Categoria: Salute e Medicina

  • Come scegliere il tappeto fiorito per agopressione

    Ecco come scegliere il tappeto fiorito con punte per agopressione di cui tanto si parla da mesi: il migliore tappeto fiorito e’ risultato lo svedese Mysa Originale: ora con meravigliosa ed esclusiva fibra 100% naturale, biologica, e ecologica!

    Primo: il design delle punte (niente simboli o figure! Solo…punte piramidali), Secondo: niente gom

    guarda qui il: tappeto fiorito Mysa per una massima acupressione opinioni, confronti, prezzi

    Per tanto tempo i laboratori di ricerca Mysa hanno tentato di creare o trovare disponibile in naturale un materiale che potessero essere completamente naturale ed ecologico, per sostituire la gommapiuma ed altri materiali sintetici derivati dal petrolio, che costituiscono le imbottiture degli attuali tappetini per agopressione in commercio, sia di produzione indiana, cinese, che europea. La difficoltà era derivata dalla necessità di trovare esattamente il materiale naturale che potesse garantire, se non migliorare, la densità delle imbottiture sintetiche. Un marchio scandinavo come Mysa non poteva tollerare di dover ricorrere ad imbottiture non riciclabili ed inquinanti!

    Tre anni fa Mysa e’ riuscita a trovare la giusta imbottitura vegetale per il solo cuscino per la cervicale: brevettando cosi’ il termo cuscino Mysa. Il successo e’ stato immediato ed impressionante. Mysa vinse cosi’ la sua sfida, che era quella di non utilizzare mai imbottiture di plastica o gommapiuma, come nei cuscini della concorrenza, ne tanto meno cuscini per la cervicale gonfiabili.

    Ma ancora non si era trovata la soluzione per la linea tappetini Mysa…

    Leggi tutto qui sul: tappeto fiorito Mysa per agopressione ecologivo in fibra naturale opinioni, confronti, prezzi

    “La sfida, durata oltre 5 anni, si e’conclusa con un grande successo che ci riempie di soddisfazione. Abbiamo infatti trovato un materiale assolutamente naturale, vegetale, ecologico e riciclabile che, addirittura ha dimostrato essere capace di garantire una densità ancora migliore di qualsiasi materiale in commercio , sia naturale che sintetico, utilizzato per tappetini: e’ nato il materiale eco Mysalus!”


    Di cio’ ne beneficia il tuo benessere (se Mysa era gia’ il migliore tappetino fiorito per agopressione in commercio… ora la differenza rispetto a tappetini per agopressione, (sia chiamino tappetini chiodati, o tappetini fioriti di ditte concorrenti o che creano copie del Mysa originale) e’ abissale, e lo si sente subito, toccandolo o notando il sollievo alle tensioni ed allo stress muscolare a schiena, e spalle, durante tutta la giornata, gia’ dopo i primi trattamenti.

    guarda qui il: tappeto fiorito Mysa per una massima acupressione opinioni, confronti, prezzi

    o guarda su: www.mysa.it

    Tappeto fiorito, tappeti fioriti per agopressione, pranamat, migliore tappeto fiorito, tappeti fioriti eco, tappetino agopressione ecologico

  • I segni della tiroidite in iridologia

    Lavoro scientifico presentato (come poster) al 3° Congresso Italiano di Medicina di Genere, Università di Padova, 10-11 Ottobre 2013.

    Metodi: è stata condotta una ricerca osservazionale e monocentrica. Sono stati analizzati i pazienti con diagnosi di tiroidite autoimmune, iscritti presso lo studio di Medicina Generale del Dr. Daniele Lo Rito. Il campione selezionato è costituito da 108 soggetti, di cui 36 affetti dalla malattia di Hashimoto (casi di cui: 29 donne e 7 uomini, età media 49,7±15.0) e 72 controlli (di cui: 36 donne e 36 uomini, età media 49.5±16.6).

    Obbiettivi: valutare 1) la presenza di un segno irideo localizzato a livello dei loci di riferimento iridologico per la ghiandola tiroidea, in relazione con la diagnosi di tiroidite autoimmune e in rapporto alla differenza di Genere; 2) la correlazione tra l’organo, la patologia e la costituzione iridologica, la disposizione e la diatesi.

    Per la tiroidite autoimmune sono stati individuati i seguenti loci iridologici: orlo pupillare interno (OPI), spazio 7; area embriologica tiroidea, area 15; area ciliare classica della tiroide; spaziorischio del limbus, area 7; area sclerale classica della tiroide.

    Per le disposizioni iridologiche abbiamo una leggera diffusione, tra i casi, della disposizione vegetativo-spastica.

    Conclusioni:
    Nello studio sulle costituzioni, disposizioni e diatesi il dato predominante individua una disposizione vegetativo-spastica. Per l’OPI (orlo pupillare interno) nelle donne il valore predominante (p

  • Tiroidite autoimmune in iridologia e le differenze di genere

    Lavoro scientifico presentato (come poster) al 3° Congresso Italiano di Medicina di Genere, Università di Padova 10-11 Ottobre 2013.

    Metodi: è stata condotta una ricerca osservazionale e monocentrica. Sono stati analizzati i pazienti con diagnosi di tiroidite autoimmune, iscritti presso lo studio di Medicina Generale del Dr. Daniele Lo Rito (Oriago di Mira – Ve). Il campione selezionato è costituito da 108 soggetti, di cui 36 affetti dalla malattia di Hashimoto (casi di cui: 29 donne e 7 uomini, età media 49.7±15.0) e 72 controlli (36 donne e 36 uomini), età media (49.5±16,6).

    Obiettivi: valutare: 1) la presenza di un segno irideo localizzato a livello dei loci di riferimento iridologico per la ghiandola tiroidea: limbus, area sclerale e area ciliare; 2) la correlazione tra la lateralità del segno e la familiarità, l’asse ereditario.

    Conclusioni:

    Per il Limbus è evidente una differenza significativa nello spazio 7 dell’area nasale dx e sx nelle donne (p

  • Ferite sulla pelle? Le creme per cicatrici delle Terme di Tabiano aiutano la guarigione

    Ognuno di noi porta sul suo corpo qualche cicatrice, più o meno grande probabilmente, e nella migliore delle ipotesi poco visibile. La loro origine tuttavia è sempre la stessa: dopo una ferita, il corpo produce un tessuto fibroso che va a sostituire la pelle originariamente presente in quel punto lasciando un segno netto.

    Forse non tutti sanno che nel regno animale esistono specie la cui pelle è in grado di produrre, nel punto in cui si è originata la ferita, nuovi tessuti con le medesime caratteristiche di quelli precedenti: in pratica, sulla superficie del loro corpo non si osserva alcuna cicatrice.

    Fortunati questi animali, verrebbe da pensare, dal momento che sulla nostra epidermide gli esiti cicatriziali non solo si vedono benissimo, ma risultano anche più sensibili ai raggi del sole e spesso non vi ricrescono più i bulbi piliferi.

    Per migliorare i processi di cicatrizzazione si può ricorrere ad appositi prodotti per uso topico che, come le creme delle Terme di Tabiano, mantengono morbida ed elastica la pelle favorendo la moltiplicazione cellulare.

    Applicando queste creme sulle cicatrici lasciate da tagli, brufoli, scottature e altre piccole ferite si potrà osservare una più rapida guarigione di queste lesioni e al tempo stesso un miglior procedere della ricostituzione della pelle.

    Questi prodotti sono ideali ad esempio per la pelle del viso di chi soffre di acne, e grazie alla loro delicatezza possono essere utilizzati anche sulla pelle dei più piccoli.

  • Volete un sorriso perfetto?

    State pensando alle faccette denti?
    A Torino trovate lo studio del dott. Cannizzo, che mette a vostra disposizione i suoi prodotti garantiti e di alta qualità, assieme alla sua professionalità nel campo della bellezza dentale.

    Avere un sorriso perfetto non è più impossibile, grazie all’uso delle faccette denti in ceramica dello studio del Dott. Cannizzo. Le faccette dentali sono veramente sottili. Pensate che hanno uno spessore di appena 0,3 mm. Praticamente come una lente a contatto!
    Ma lo spessore non interferisce con la loro robustezza, che permette una durata nel tempo.
    Se ancora non siete convinti, vi basti sapere che sono garantite a vita!

    Avete i denti sorti, scheggiati o macchiati? Avete denti discromici (di colore diverso), troppo spaziosi tra di loro o troppo corti? I vostri denti sono forse da riallineare?
    Nessun problema!


    Dite pure addio al trapano e all’anestesia. Dite addio a lunghe e interminabili sedute dal dentista. Dite addio a interventi dolorosi che lasciano fastidi nel tempo. Dite addio a capsule o bordini antiestetici.


    Le rivoluzionarie faccette denti in ceramica brevettata vi permettono di trasformare il vostro sorriso senza tutto questo. Non sarà nemmeno necessario limare i denti o devitalizzarli.


    In un paio di sedute avrete risolto definitivamente il vostro problema legato al sorriso. Durante la prima seduta vengono prese le impronte dentali e al termine della seconda avrete gia le vostre faccette denti montate e perfettamente funzionanti. Senza alcun dolore e senza alcun fastidio.

    Recatevi in Via Balma 39 Rivalta di Torino (TO), presso lo studio del Dott. Cannizzo. Le faccette denti vi regaleranno il sorriso che sognate da tempo!

  • Sbiancamento dentale torino

    Vuoi avere un sorriso luminoso e senza macchie? La soluzione è lo sbiancamento dentale e a Torino potrai avere la professionalità e competenza del Dottor Cannizzo che ha messo a punto una tecnica innovativa che ti permetterà di prolungare l’effetto dello sbiancamento dentale.

    Solo dal Dott. Cannizzo a Rivalta di Torino in provincia di Torino potrai avere le tecniche denominate DentalArte, infatti, lo studio è uno dei pochi accreditati a praticare un’innovativa tecnica frutto di anni di esperienza, traning e corsi di formazione.


    Questa tecnica prevede una seduta presso il centro per la prima parte dello sbiancamento e poi il paziente riceverà un kit di 10 mascherine da applicare comodamente a casa.

    Basta applicarne una a settimana da tenere in posa per mezz’ora e i risultati dello sbiancamento professionale alla poltrona saranno amplificati e dureranno a lungo.
    Solo con questa tecnica si riuscirà ad ottenere un colore dello smalto molto chiaro, in linea con quelle che sono le tendenze del mondo odierno e con le richieste frequenti dei nostri pazienti che vogliono denti luminosi e un sorriso perfetto.


    Presso lo studio del Dott. Cannizzo a Torino potrai avere trattamenti sbiancanti, con o senza lampada al plasma, con la sicurezza di sapere che saranno applicati solo materiali della migliore qualità.

    Il trattamento è stato inoltre certificato e testato da organi di competenza e assicura che lo smalto naturale dei vostri denti non sarà rovinato dai trattamenti di sbiancamento professionale.


    Per avere informazioni e prenotazioni chiamate il numero 011. 90.93.145, il numero è attivo tutti i giorni, domenica compresa. Ricominciate a sorridere senza imbarazzo, da oggi si può.

  • Caso Stamina, gli indagati sono venti

    Sarebbero venti gli indagati a conclusione dell’inchiesta sulla Stamina Foundation aperta dalla Procura di Torino. Otto i nuovi avvisi di garanzia, che sarebbero pronti e riguarderebbero anche Davide Vannoni. Gli avvisi riguardano le stesse persone che fanno riferimento agli Spedali Civili di Brescia e alla Regione Lombardia sui quali, poco prima di Natale, gli ispettori inviati dal pm Raffaele Guariniello avevano svolto approfondimenti. Agli altri 12 indagati la Procura di Torino aveva mandato avviso di chiusura indagini nell’agosto 2012. Vannoni è indagato, oltre che per somministrazione di farmaci imperfetti ed esercizio abusivo della professione medica, anche per violazione della legge sulla privacy. Sul profilo Facebook della Fondazione, infatti, è stato pubblicato un video – che il Garante per la Privacy ha chiesto a YouTube di rimuovere – con i presunti miglioramenti di una bambina torinese di 4 anni dopo la cura. La famiglia della piccola si era rivolta alla trasmissione televisiva di Rai Tre Presadiretta dove aveva sostenuto di avere pagato 50mila euro per infusioni praticate a Trieste senza che poi ci fosse stato alcun cambiamento.

    DIGNITÀ LESA – «Il video – spiega il Garante per la protezione dei dati personali – mostra in chiaro il volto della bambina, rendendola così chiaramente identificabile, e lede in modo gravissimo la dignità della piccola malata, determinando una indebita diffusione di dati personali, particolarmente sensibili, in completa violazione del Codice sulla protezione dei dati personali. Il Garante ha adottato un provvedimento di blocco del video e chiede che in queste ore lo stesso non venga riprodotto e rilanciato da altri siti, blog e media». «Non ho mai effettuato visite mediche su Nicole e non sono stato io a diffondere per primo il video che ritrae la piccola, l’ho semplicemente ripreso da alcuni comitati pro-Stamina»: così Davide Vannoni, presidente di Stamina, risponde alle accuse mosse dai genitori della piccola Nicole M., che lo hanno denunciato per esercizio abusivo della professione medica e violazione della privacy, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica

    Fonte Articolo

  • Sul caso Stamina l’informazione-spettacolo è stata irresponsabile

    Caro Direttore,
    la libertà di stampa è un valore non negoziabile. Proprio per questo, cioè per proteggerla, chi ne abusa causando danni a persone, in un Paese che costituzionalmente rifiuta ogni ipotesi di autorizzazione o censura, di regola andrebbe responsabilizzato dalla legge. Anche l’indicatore della libertà di stampa ci vede in fondo alla graduatoria internazionale dei paesi civili.

    Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica, è l’uso che della vicenda Stamina ha fatto nei mesi scorsi il programma televisivo «Le Iene». Interpretando al peggio la filosofia situazionista, che mescola finzione e realtà, sono state asserite circostanze insussistenti per manipolare e spettacolarizzare le sofferenze di malati e parenti. Viceversa, i fatti provati che condannavano Stamina sono stati trasfigurati. Sono stati letteralmente ribaltati e proposti come una «dimostrazione» della «falsa propaganda del potere costituito» o di non meglio precisati «interessi di potenti multinazionali». In quanto tali, gli eroici giornalisti di «Le Iene» li contrastavano. E per farlo hanno condito il tutto con «impressioni» o «sensazioni» mosse dalle più viscerali e irrazionali emozioni.

    Si dovevano usare per far questo bambini malati? Si usavano. Tra le testimonianze pubblicate in questi giorni, che danno conto dell’incredibile calvario offerto da Stamina a famiglie disperate in cambio di numerose decine di migliaia di euro, non è insolito leggere espressioni come «Avevamo visto questo programma “Le Iene”…».
    Sulla vicenda Stamina il Senato ha ora dato avvio ad un’indagine conoscitiva, per comprendere anche il ruolo di alcuni mezzi di informazione nella sua origine ed evoluzione. Nel frattempo, ora che sta franando il palcoscenico su cui si è recitata la tragicommedia dell’«inganno Stamina», giocata intorno all’illusione di uno pseudo-trattamento dai poteri taumaturgici, il direttore del programma «Le Iene» (Davide Parenti), cerca di smarcarsi e ripete un ritornello già ascoltato: «Abbiamo solo raccontato». Aggiungendo che la trasmissione ha «reso testimonianza», che «basta guardare le cartelle cliniche» (quali?), «abbiamo avuto curiosità per un tipo di cure, ripeto compassionevoli, che mandavano segnali», etc. E, per eludere ogni responsabilità professionale, butta lì che loro sono «un varietà, ma un varietà anomalo».

    A nostro avviso, «Le Iene» hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’«inganno Stamina». Con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello «stregone di Moncalieri» e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello che «uno o più stregoni» avrebbero mai potuto avere.
    Ma facciamo un passo indietro, un po’ di storia per capire meglio e non lasciare dubbi, a nessuno. Già in passato, Parenti e la sua trasmissione avevano «giocato» ad alimentare false speranze presentando fenomenali «cure» a base di staminali proposte in paesi non proprio al centro della scienza e della medicina come: Thailandia o Cina. Coerentemente, nella vicenda Stamina, «Le Iene» non hanno esitato a schierarsi con Vannoni, facendo da cassa armonica alle menzogne e alle falsità. È stato dopo un loro servizio che Adriano Celentano ha scritto la lettera pubblicata dal Corriere della Sera in cui si chiedeva al ministro Balduzzi di consentire ad una bambina di continuare a ricevere il «trattamento Stamina». Da quel momento è stata un’escalation.

    «Le Iene» hanno cominciato a montare e trasmettere riprese di bambini gravemente malati, facendo percepire al pubblico che il trattamento Stamina producesse effettivi e «visibili» miglioramenti. A questa tesi, perseguita con instancabile accanimento, hanno a più riprese mortificato e umiliato, oltre che la verità e il legittimo bisogno di chiarezza delle famiglie, anche la reputazione di non poche brave persone, esperti e scienziati «macchiatisi del peccato» di denunciare subito, senza mezzi termini, l’odore di bruciato. «Le Iene» hanno teso una trappola al professor Paolo Bianco, esperto italiano tra i più qualificati al mondo su staminali mesenchimali, provocandolo e montando un servizio per metterlo in cattiva luce. Con sapienti «taglia e cuci» hanno prodotto immagini distorte del serio lavoro svolto dai professionisti della Commissione incaricata dal ministro facendo ricorso a piene mani alla loro (solita) scenografica e stucchevole pseudo-ironia riservata (solitamente) ai peggiori e loschi figuri intervistati in loro passate trasmissioni.

    E ancora, hanno ingannato lo staff di Telethon, mostrando Vannoni, «che per caso passava di lì», dialogare con un addetto Telethon (non un incaricato competente di aspetti medici e scientifici), allo scopo di suffragare l’idea che Vannoni fosse «interlocutore abituale e accreditato» degli scienziati del campo e «frequentatore attendibile» dello storico e internazionalmente riconosciuto ente no-profit di ricerca. Eccetera. L’elenco delle «furbate» sarebbe lungo come tutti i servizi mandati in onda. Tutto sempre allo scopo di «raccontare» quel che loro stessi andavano sceneggiando, con l’intento da un lato di spettacolarizzare le sofferenze dei malati, e dall’altro di alimentare un’idea falsata della controversia, dove Vannoni doveva apparire il benefattore contro cui si erano scatenati i poteri forti e cattivi, incarnati dagli scienziati, ovviamente sempre al soldo delle case farmaceutiche (sia chiaro, le stesse che producono i farmaci che spesso salvano la vita a noi e ai nostri figli).

    Di una serie di altri aspetti invece «Le Iene» si sono completamente disinteressate:
    1) dell’indagare e raccontare che fosse Vannoni a intrattenere accordi commerciali con un’impresa farmaceutica multinazionale (Medestea – che le cronache dicono sia stata censurata dall’antitrust decine di volte per pubblicità ingannevole – tanto per restare in tema di corretta informazione);

    2) del perché il proprietario di quella stessa multinazionale comparisse «improvvisamente» dietro le telecamere di «Le Iene» durante l’aggressione a Bianco (giusto quei secondi per permettergli di esprimere squallidi epiteti sottotitolati dal programma senza dire chi realmente fosse e quali fossero i suoi interessi ad esprimersi così);

    3) del dettagliare l’insussistenza del «metodo» come riportato nelle valutazioni dell’ufficio brevetti americano (diventate pubbliche solo perché Vannoni & Co. non riuscirono nell’intento di «nasconderle»);

    4) dello spiegare cosa significhi uno pseudo-metodo plagiato e falsato da artefatti sperimentali russi (come riportato da Nature);

    5) che il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (termine usato spesso e a sproposito nei loro servizi);

    6) che non vi fosse mai stata un’autorizzazione formale dell’Agenzia Italiana del Farmaco ad effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia (fatto mai smentito da Brescia), e che anzi, nel 2012, l’Agenzia avesse riscontrato illegalità su ogni fronte;

    7) del raccogliere e raccontare i motivi che hanno spinto gli specialisti scienziati e clinici del mondo, oltre a premi Nobel, ad evidenziare che «non c’è nessun metodo» e nessuna «cartella clinica» in cui fosse scritto che i pazienti erano migliorati;

    8) che in agosto Vannoni stesso avesse detto che la sperimentazione clinica del suo «metodo» era inutile e che per la variabilità della Sma – fino a quel momento malattia bandiera di Stamina e di «Le Iene» – tale malattia era da escludere dalla sperimentazione governativa in quanto sarebbe stato impossibile osservare benefici.
    Di tutto ciò, appunto, Parenti e il suo programma si sono disinteressati anche se si trattava di elementi che qualsiasi giornalista aveva a facile disposizione, di fatto coprendo queste evidenze fondamentali.
    Senza trascurare che dal sito del programma, che riporta il logo di Stamina, si dava accesso facilmente a informazioni utili a chi intendesse «rivolgersi a qualche giudice» (non a qualche medico!) per ottenere la prescrizione del trattamento Stamina.
    Ora, il contratto di convivenza sociale prevede che i danni fatti si paghino. In un paese civile, Parenti e chi per lui, sarebbero anch’essi chiamati a rispondere davanti a un giudice e, probabilmente, nessuna testata che si riconosca nei più elementari principi della deontologia giornalistica darebbe più una riga da scrivere, un secondo di trasmissione, a chi si è comportato come abbiamo visto fare. Perché alla base della deontologia vi è il dovere di ricercare l’oggettività nella ricostruzione dei fatti. Se poi si sale a livello europeo, le raccomandazioni etiche dicono che i giornalisti devono chiaramente e manifestamente «tenere distinti i fatti dalle opinioni». Nel caso Stamina i fatti venivano costruiti, nutriti dalla materia di opinioni insensate o manipolatorie. Questo evidenzia, a nostro parere, una chiara responsabilità diretta di chi ha agito così.
    Fino a quando in Italia si potrà continuare a giocare sul fatto che in un «varietà anomalo» si possa fare anche pseudo-informazione senza avvisare lo spettatore che si tratta di puro spettacolo? Questa è diventata l’immagine dell’Italia all’estero: quella di un Paese dove negli ultimi decenni – a livello della comunicazione non solo mediatica, ma anche politica – è sempre più difficile distinguere tra le spettacolarizzazioni mistificatorie e la realtà.
    Noi pensiamo che l’Italia vera non sia questa. Vorremmo che anche le competenze e il senso di responsabilità che nel nostro Paese non mancano, venissero sempre mostrate e valorizzate. Ovviamente affidandole a quei mezzi di comunicazione capaci di cogliere, consapevolmente e ogni giorno, il significato civile e la responsabilità sociale del loro ruolo.

    Fonte Articolo

  • A Torino i medici specialisti si cercano online

    Se gli italiani che usano il web per informarsi sulle tematiche della salute sono ogni giorno di più, l’ultimo trend in atto li vede scegliere attraverso internet anche il proprio medico: a questo proposito è nato il servizio offerto da Dottori.it (www.dottori.it) che, già attivo su Roma, Milano e Napoli, si allarga ora agli specialisti di Torino.

    «Il nostro progetto – dichiara Vito Ciardo, General Manager di Dottori.it – punta ad aiutare tanto chi cerca una consulenza, quanto i medici stessi, che possono così mettersi in contatto con nuovi pazienti. Sempre più spesso, infatti, la verifica della reputazione del medico specialista passa attraverso internet perché, a Torino come in tutta Italia, il passaparola non basta più per formulare una scelta convinta.»

    Nel capoluogo piemontese sono già centinaia i professionisti che hanno scelto di farsi trovare sul web: ispirandosi a modelli diffusi all’estero da diverso tempo, e già in adozione in molte città d’Italia, Dottori.it offre ai piemontesi uno strumento per cercare il miglior medico nella città di Torino (www.dottori.it/torino), consentendo di prenotare la visita online senza più perdere tempo.

    Tra le centinaia di professionisti della provincia che il sito al momento raccoglie è possibile contattare ogni tipo di specialista: mentre le categorie più presenti sono, ad oggi, gli psicoterapeuti (15%), gli odontoiatri (10%) e i chirurghi plastici (10%), non mancano sessuologi, pediatri e medici legali.

    Una curiosità: per smentire chi pensa che il web sia uno strumento utilizzato solo dai più giovani, i medici che ricorrono al servizio di Dottori.it in Piemonte appartengono a tutte le fasce d’età, a riprova di una precisa volontà di fornire al paziente uno strumento di contatto davvero indispensabile. Oltretutto, un medico su tre di quelli al momento presenti tra le pagine dedicate a Torino ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni; seguono i medici tra i 30 e i 39, che rappresentano il 29% del totale. Il campione maschile supera di molto quello femminile: queste sono, attualmente, solo il 31% dei medici registrati al servizio.

  • Generici o di marca? Il rapporto degli italiani coi farmaci

    Nella percezione collettiva c’è una pressione dall’alto per tagliare la spesa pubblica, che condiziona medici, pazienti e rischia di incidere sulla qualità delle prescrizioni. Ma gli interventi sulle modalità di prescrizione e di accesso ai farmaci cozzano con la personalizzazione del rapporto dei cittadini con il farmaco, che passa anche per la consuetudine, spesso quotidiana, a prendere una certa medicina resa riconoscibile da nome commerciale, confezione, forma e colore.

    E’ quanto ha evidenziato l’ultima indagine Censis sull’impatto della prescrizione del principio attivo sulla qualità di cure. Oltre il 47% degli italiani, infatti, ritiene secondo la ricerca che ci sia stato un aumento del peso del fattore economico sull’attività prescrittiva dei medici. D’altro canto, per il 77% le esigenze di ridurre la spesa pubblica per i farmaci pesano molto o abbastanza sull’attività prescrittiva e oltre il 61% registra un aumento della spesa di tasca propria per l’acquisto di farmaci. Ciò vale soprattutto nella scelta tra farmaco di marca e farmaco generico con il 45% degli italiani che dichiara di pagare la differenza di tasca propria per avere quello ‘brand’ piuttosto che quello generico con stesso principio attivo; ad averlo fatto sono soprattutto gli anziani (oltre il 54%), le donne (quasi il 49%) e più ancora le persone con pessimo stato di salute (il 70,6%).

    “Il rapporto intimo, soggettivo, di forte personalizzazione con il farmaco vive anche tramite l’investimento di risorse proprie per l’acquisto del farmaco desiderato”, si sottolinea nell’indagine del Censis. La preferenza per il farmaco di marca è più radicata tra gli anziani (47%), gli adulti di età compresa tra 45 e 64 anni (53,1%), le donne (44,1%) e le persone con pessimo stato di salute (quasi il 53%). «Ricorrere al farmaco equivalente non deve diventare un gioco di quanto costa l’uno rispetto all’altro, altrimenti si producono solo svantaggi per il paziente –evidenzia il prof. Ettore Ambrosioni, membro dell’European Society of Hypertension (ESH) e già Direttore della clinica medica dell’Università di Bologna- inoltre quando si sceglie un farmaco non brand bisognerebbe cercar di continuare con il medesimo, senza cambiarlo tra vari generici come invece troppo spesso succede. In generale bisogna star attenti a non generare sfiducia nel paziente, che rischia di confondersi con scatole di tipo diverso e perdere aderenza alla terapia».

    Dall’indagine Censis infatti si evidenzia che il rapporto con il farmaco per sua natura entra nelle abitudini quotidiane, si innesta quasi nell’automaticità dei comportamenti più personali di ogni giorno. Ecco perché provocano disagio eventuali cambiamenti relativi al nome del farmaco (73%), alla confezione (oltre il 57%), al colore della compressa (54,2%) e alla forma della compressa (50,7%). Ciò è più forte per gli anziani (oltre il 79% dichiara di averne per l’eventuale cambio del nome del farmaco), gli uomini (oltre il 73%) e le persone con pessimo stato di salute (quasi il 71%). Inoltre il 30% degli italiani dichiara che si potrebbe confondere se il farmacista gli consegnasse un medicinale contenente lo stesso principio attivo di quello che prende solitamente, ma con una confezione diversa o nome differente. Il rischio confusione è molto più alto tra gli anziani (oltre il 39%) e le donne (quasi il 28%); si tratta di un’area vasta, socialmente più fragile, e con una consuetudine di rapporto, anche quotidiano con i farmaci. Ecco allora che i cittadini associano farmaco e nome commerciale e fanno di quest’ultimo l’identificativo primo, pur nella consapevolezza che ne esistono altri che sono equivalenti. Non importa se per i farmaci che si assumono ve ne sono altri con uguale principio attivo, perché rispetto al nome commerciale del farmaco i cittadini si rapportano secondo la logica “questo farmaco è il mio farmaco”.