Categoria: Arte e Cultura

  • Calendario illustrato 2010

    CenerOntola, la principessa non convenzionale del web che racconta su Facebook la sua vita quotidiana da principessa XXXL a oltre 1200 appassionate fan, propone per il 2010 un calendario illustrato per un NON solito regalo di Natale. Basta con il calendario rigido della banca, con quello falso sexy delle veline, con quello che ti regalano e che non sopporteresti mai in cucina. Il calendario di CenerOntola propone un anno diverso, un anno da vere principesse con tutti i protagonisti della vita di CenerOntola su facebook: c’è il principe Buzzurro, ex di CenerOntola, i teppisti Hansel e Gretel che deturpano il castello e il gatto con gli stivali che scalda i piedini della principessa più vera che c’è. Il calendario di CenerOntola nasce dalla penna di Davide Nonino, autore di Chi ha visto CenerOntola? Manuale di scrittura creativa per giovani scrittori, dalla matita di Simona Meisser che l’ha illustrato e dal computer di Arianna Arizzi he l’ha impaginato. Il calendario di CenerOntola è disponibile sullo shop online dedicato al link a 10 euro senza spese di spedizione

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    CenerOntola

  • UNA DENUNCIA IN SOLIDARIETA’ AI BOSCIMANI DEL KALAHARI E AI POPOLI INDIGENI E TRIBALI: “TRA LA PERDUTA GENTE”DI RAFFAELLA MILANDRI

    Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.

    Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).

    “Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:

    “Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”

    LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI

    I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.

    Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.

    “Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.

    Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano

    nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.

    Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.

    E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :

    una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:

    “E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”

    I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169

    Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.

    Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .

    Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.

    “ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri

    L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.

    “ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”

    L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.

  • Tipologie di un amore fantasma, il nuovo fumetto di Adriano Barone

    Esce, dopo l’ottimo successo riscosso in anteprima a Lucca Comics & Games 2009, il nuovo fumetto di Adriano Barone. “Tipologie di un amore fantasma”, questo il titolo, é disegnato dal fumettista Mauro Cao ed é edito da Edizioni Voilier. Italia, oggi. Dopo il fenomeno conosciuto come “il Disastro”, i destini di due persone si sfiorano più volte: Adriano insegue incessantemente Eva, senza riuscire a incontrarla, e quando l’incontro avviene, ecco che la discordanza dei sentimenti reciproci ha conseguenze devastanti.
    L’Italia scomparsa dalla cartina geografica, un reality show in cui la posta in palio è la vita, una malattia che si diffonde senza controllo, morti che tornano dalle tombe, storie parallele sullo sfondo di un amore non corrisposto.
    Perché ogni storia raccontata sembra essere contenuta a sua volta in un’altra storia?
    Perché sembra che il Disastro assuma di volta in volta una forma diversa?
    Realtà parallele? Riflessione metanarrativa? “Decadono le stelle, nuove ne sorgono. Tempo infinito, e infinito moto. Tutto. Si. Sparge.”
    In una vertiginosa myse en abime, una riflessione sull’amore, sull’Italia e sul fumetto.
    Citando nel titolo l’opera di Alain Robbe Grillet “Topologie d’une cité fantôme”, ispirandosi a “Italia De Profundis” di Giuseppe Genna e “2046” di Wong Kar-Wai, Adriano Barone, avvalendosi dei disegni straordinariamente espressivi di Mauro Cao, crea un vero e proprio romanzo a fumetti postmoderno: “Tipologie di un amore fantasma”.

  • “Normal different” mostra fotografica di Daniela Jessica Paw

    TWELVE

    presenta

    Daniela Jessica Paw in “ Normal Different

    Una serie di color picture. Giovani indossatori. Uomini e donne. Persone vere. Il ritratto di una nuova generazione in tutta la sua semplicità. I colori, le posizioni dei corpi e gli stili degli abiti segnano la diversità. Ogni foto è un individuo unico. Si distingue per carattere e sensibilità.
    Jessica ha inventato lo styling dei suoi ritratti: uno stile che non segue le mode, fugge dal tempo e rivela noi stessi. Con la sua creatività e con la sua filosofia “niente è impossibile” crea continuamente del nuovo. Inaspettato.
    Nata come designer di prodotto, Jessica cura ora servizi fotografici per riviste ed è sempre in cerca di nuove sfide. Design di accesori di moda e styling. Sensibilità. Colore. Illusioni ottiche. Zero postproduzione. Le foto della serie Normal Different sono state scattate in piccolo formato su negativo e mai ritoccate.

    “Diverso è normale” vuol dire foto mai viste, interessanti, belle e nuove.
    Welcome to the show!

    Jessica lavora in StudioB5 a Milano, studio di Fotografia e Comunicazione, da lei fondato nel 2008.

    Vernissage Mercoledì 25 novembre 2009 ore 19:00

    La mostra proseguirà fino al 25 dicembre 2009

    Twelve è LOVE ARTS, ogni mese un appuntamento per artisti, designers, fotografi, poeti, appassionati o semplicemente curiosi e dotati di” sense of humour

    Sponsor by Maison Espana ShowRestaurantDiscoBar

    Twelve Milano

    Viale Sabotino 12 – Milano

    tel. 02.89073876

    Info: www.twelvemilano.it

    [email protected]

    Rosaspinto

    Ufficio Stampa e Direzione Artistica

    Indira Fassioni- Vincenzo Frascella

    Info:[email protected][email protected]

    Indira Fassioni 3338864490

  • SoHo (New York) chiama a esporre Amanda Nebiolo

    Voluta per esporre a New York, presso la Ward-Nasse Gallery del quartiere di SoHo, nel borough di Manhattan, la pittrice torinese Amanda Nebiolo ha scelto di rimanere, a dicembre, ancora a Roma.
    Dopo la sua scorsa esposizione presso le Sale del Bramante , la troveremo nuovamente nel centro storico della capitale, dove le sue opere saranno presentate alla Galleria “Il Collezionista” di Via Rasella n° 132.

    Nicola Cirignano
    info: [email protected]

  • COMUNICATO STAMPA – INVITO NATALE 2009: UN MONDO A MISURA DI BAMBINO

    A Roma uno specialissimo anticipo di Natale. Buona musica

  • La Spada nella Roccia, su DVD

    Mediaframe annuncia la pubblicazione di “La Spada nella Roccia di San Galgano” un DVD Video a cui hanno partecipato esperti di rilievo internazionale quali Luigi Garlaschelli, Mario Pagni, Franco Cardini ed altri.

    Per chi non lo sapesse, l’unica Spada nella Roccia originale esistente al mondo si trova in provincia di Siena, presso l’Abbazia di San Galgano. Quando scriviamo “originale”, vogliamo dire che essa è l’unica Spada nella Roccia scientificamente datata al XIII secolo, l’epoca delle Leggende Arturiane.
    Fu proprio un Cavaliere del tempo, tale Galgano di Chiusdino, a configgerla miracolosamente nella roccia, all’apice della sua crisi religiosa e all’inizio della sua conversione (che lo porterà alla Santità).

    Intorno alla vicenda di Galgano si è sviluppata, nei secoli, una certa quantità di leggende e simbolisimi. In questa rete di analogie, il rimando alla cultura Cortese e Cavalleresca Europea è quasi costante.
    Per questi motivi possiamo affermare, senza dubbio, che occuparsi di San Galgano significa occuparsi di argomenti d’importanza “europeistica”.
    Non stiamo parlando, dunque, di un mistero locale, o di un “fenomeno di provincia”, per quanto la dimensione prettamente storico-archeologica della vicenda sia limitata alla Toscana.

    Il Dvd “La Spada nella Roccia di San Galgano” consiste in un interessante documentario di più di un ora, che conduce lo spettatore nei meandri della Leggenda, confrontandosi con la fantasia latente che, la Spada di Galgano, sia in qualche modo l’ispiratrice stessa delle fantasie relative alla Spada nella Roccia di Artù.
    Il Documentario, con l’ausilio di ricostruzioni 3d, fiction, interviste e materiali di origini varie (alcuni mai mostrati prima), cerca di sviscerare la questione Galgano, affinché lo spettatore possa crearsi una sua opinione su questa interessante vicenda storica, religiosa, letteraria e saggistica.

    Per saperne di più sul Dvd e sugli autori:

    http://www.mediaframe.it/san-galgano.htm Spada nella Roccia

  • Interferenze, Arte e Ospedale: spazi tra azioni e reazioni

    Firenze chiama il mondo: le esperienze del Meyer di Firenze, Marsiglia e Manchester
    Convegno internazionale
    Sabato 28 novembre 9-18
    Presso Ospedale Pediatrico Meyer, viale Pieraccini 24 Firenze

    Sabato 28 novembre presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, dalle 9 alle 18, si svolgerà il convegno internazionale “Interferenze, Arte e Ospedale”. Interferenze perché l’arte negli ospedali interrompe e stimola la frequenza psicologica o sociale di chi vive un luogo da sempre fonte di ansia e paure, l’ospedale per bambini. Così il Meyer di Firenze vive l’arte che ha dentro di sé, integrata nel nuovo complesso di Villa Ognissanti. Opere che colorano e frammentano gli spazi e i tempi della cura, come i reparti, le sale di attesa degli ambulatori, i corridoi; infiltrandosi nel giardino, nei vani delle scale, riempiendo il vuoto degli ampi lucernai, offrendosi come stimolo alle relazioni tra gli operatori, i piccoli pazienti e le loro famiglie. L’esperienza dell’Ospedale fiorentino non vuole essere arte terapia e nemmeno uno scenario disneyano, ma semmai un’arte che “stimola reazioni e relazioni fra coloro che la condividono”.

    Tra i relatori del Convegno Internazionale organizzato dalla Regione Toscana (Assessorato alla Cultura, Assessorato per il Diritto alla Salute) e dalla Fondazione Meyer, il semiologo Omar Calabrese, Peter Scher, Arts of Health della Facoltà Arte e Design dell’Università di Manchester. Verranno presentate le migliori esperienze internazionali come il progetto per l’Ospedale di Marsiglia di Michelangelo Pistoletto, ideatore di Cittàdellarte, che sarà presente con un contributo. Il convegno che si aprirà con i saluti di Tommaso Langiano, Presidente della Fondazione Meyer, vuole costruire un percorso affinché il “laboratorio Arte al Meyer” e quanto realizzato altrove possano diventare replicabili in altri Ospedali. Un’arte che al Meyer non è semplice ornamento ma diviene interazione con il bambino, anche nei tanti laboratori attivi nella Ludoteca.

    Proprio per delineare le progettualità con l’intento dichiarato di renderle ampliabili ad altri contesti ospedalieri, Interferenze si dividerà in due: al mattino si parlerà de “I luoghi del sé” per riflettere su ciò che è stato fatto. Una sessione tutta dedicata alle esperienze artistiche già attivate in realtà sia nazionali che europee, secondo una visione olistica dell’Ospedale, che dovrebbe riflettere una molteplicità di visioni e percezioni, contenere e richiamare tutti gli elementi della vita che dal quotidiano vanno al fantastico e all’immaginario. Interverrà l’Assessore alla Cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi. Al pomeriggio sarà la volta de “Le pratiche del fare” per definire le possibili strategie di sviluppo e di consolidamento. Si terrà infatti una tavola rotonda, destinata ad analizzare gli strumenti e le leve da adottare per attivare esperienze di arte in ospedale, in occasione del progetto proposto dalla Regione Toscana sulla costruzione di quattro nuovi ospedali, per i quali parallelamente alla loro progettazione sarà attivato anche un percorso di umanizzazione e di accoglienza degli ambienti.

    Al termine dell’appuntamento convegnistico, alle ore 18 verranno presentati dieci pannelli ispirati al primo libro di Pinocchio di Fabio De Poli, realizzati dai bambini dell’Asilo Nido Noè di Firenze.

    Come partecipare. L’iscrizione è obbligatoria sul sito www.meyer.it/interferenze e va fatta entro il 18 novembre. In occasione del convegno la Fondazione Meyer offre il caffè di benvenuto alle ore 9 e in chiusura.

    L’esperienza del Meyer. L’Ospedale pediatrico di Firenze nell’ambito di Meyer Art, progetto voluto e sostenuto dalla Fondazione Meyer, ospita le opere di artisti quali Esther Albardanè, Altan, Dario Bartolini, Carlo Cantini, Sara Carlini, Fabio De Poli, Francesco Fagnani, Gianni Fanello, Sophie Fatus, Paolo Favi, Simone Frasca, Paolo Guidotti, Janet Mullarney, Daniele Nannini, Giovanni Pecchioli, Peppe Perone, Andrea Rauch (Direttore Artistico), Guido Scarabattolo e Sergio Traquandi.
    Interferenze Arte e Ospedale, 28 novembre 2009, ore 9-18, aula Magna Ospedale Meyer
    Viale Pieraccini 24 – Firenze
    www.fondazione.meyer.it
    www.regione.toscana.it


    Ufficio Stampa: Roberta Rezoalli, Ospedale Pediatrico Meyer
    Fondazione Meyer, viale Pieraccini 24 – 50139 – Firenze
    Tel. + 39 055 566 2302
    Cel. + 39 335 6860677
    www.meyer.it

    PR e comunicazione: Vito Abba, Studio Abba, [email protected] tel. 055292082
    http://www.meyerart.org/

  • La Cognata “ritorna” a Siracusa con una personale al Quadrifoglio

    Sabato 5 dicembre 2009 alle ore 18 alla galleria d’arte contemporanea “Il Quadrifoglio” (Via SS. Coronati, 13) sarà inaugurata una mostra personale di Giovanni La Cognata.

    L’artista comisano torna a esporre a Siracusa tredici anni dopo la prima personale, allestita proprio negli spazi della galleria diretta da Mario Cucè.

    La mostra, organizzata in collaborazione con la galleria Forni di Bologna, propone tredici oli di grandi dimensioni realizzati tra la fine degli anni Novanta e il 2009.

    Si tratta di paesaggi di campagna immersi nella luce degli iblei e scorci urbani, dove i palazzi e le vie diventano pretesto per esaltare i contrasti di luci e ombre. Ma non solo.

    Tra le opere in mostra anche una vera e propria “chicca”: un inedito paesaggio con figure – fatto abbastanza insolito per l’artista – dal titolo “Siracusa” (cm 130×80) che riproduce uno scorcio di Piazza Duomo a Ortigia, affollata da turisti e inondata da una calda luce estiva.

    Esponente di spicco della figurazione italiana, spesso associato agli artisti del Gruppo di Scicli, Giovanni La Cognata racconta la città, i palazzi, le strade, la campagna siciliana con colori accesi e innaturali, con una pittura nervosa «sincopata e sospesa» (la definizione è del critico d’arte Maurizio Sciaccaluga) che li trasfigura nella quinta teatrale di un dramma in attesa.

    La mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre 2009 e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 20.

    Info e contatti:

    Galleria d’arte contemporanea “Il Quadrifoglio”

    Tel. 0931-64443

    www.galleriaquadrifoglio.it

  • SGUARDI MULTIPLI – Rassegna Nazionale di Arti Visive

    a cura di Settimio Ferrari e Francesca Londino

    ARTISTI:

    Elisa Anfuso, Michele Bono, Maurizio Cariati, Linda Carrara, Dellaclà, Delya Dattilo, Debora Fede, Francesco Liggieri, Andrea Martinucci, Jara Marzulli, Sabrina Milazzo, Laurina Paperina, Andrea Riga, Ivana Russo, Luca Scornaienchi, Vania Elettra Tam, Matteo Tenardi, Angelo Volpe

    INAUGURAZIONI:

    22 Novembre 2009 ore 17,30, Palazzo San Bernardino, Rossano

    12 Dicembre 2009 ore 17,30, Castello Estense, Ferrara

    L’Associazione Koinè – Centro per la Promozione e la Divulgazione delle Arti Visive Rossano, presenta la seconda edizione di Sguardi Multipli, Rassegna Nazionale di Arti Visive, ideata e curata da Settimio Ferrari e Francesca Londino.La rassegna prevede una mostra itinerante, un simbolico viaggio che partirà il 22 novembre 2009 dalle mura del quattrocentesco Palazzo San Bernardino di Rossano (CS) e proseguirà nelle sale 3 e 4 dell’Imbarcadero del Castello Estense di Ferrara, dove si concluderà il 20 dicembre 2009. L’intera manifestazione, promossa dal Comune di Rossano – Assessorato al Turismo, Spettacolo e Manifestazioni Culturali, gode del patrocinio della Regione Calabria – Assessorato al Turismo, della Provincia di Cosenza, della Provincia e del Comune di Ferrara. Sguardi Multipli ha evidenziato anche quest’anno la ricerca delle generazioni emergenti di artisti provenienti da tutta Italia, la quale, anche se partendo da presupposti tecnici e formali differenti, si dispiega attraverso il tentativo di portare l’arte alla consapevolezza del mondo e del presente. Che si tratti di pittura, fotografia, video o installazioni, i diciotto artisti presenti in mostra coniugano come elemento emergente la necessità di esplorare la molteplicità della realtà esteriore/interiore con il dichiarato intento di raccontarne le sfaccettature e le contraddizioni. L’interscambio tra l’immaginazione e la cruda lucidità, le suggestioni, ben radicate nell’immaginario, provenienti dal seducente mondo della pubblicità, dei fumetti e dei cartoni animati, le situazioni in bilico tra il sublime e il sarcasmo, il flusso delle emozioni e delle sensazioni che si accavallano sotto la pelle,le cose note e le cose fantastiche, tutto, nelle opere di artisti capaci di procurarci un batticuore metafisico. La rassegna, in cui trovano spazio tutte le espressioni visive, si apre con la presentazione di tre video, realizzati da Laurina Paperina, che riflettono il carattere ironico e pungente della sua ricerca artistica, ispirata alle grammatiche della net generation. L’arte per Laurina, artista giovane ma già affermata, è un’incognita affascinante, dove, attraverso una scelta iconografica che apparentemente si rivolge all’occhio più infantile, inventa universi che affermano la realtà della virtualità e la sua paradossale autenticità. L’opera di Sabrina Milazzo si muove in una sintesi tra tensione e accoglienza, tra aggressività e tenerezza. L’artista propone una riflessione sul superamento degli stereotipi e dei pregiudizi socio-culturali che generano superficialità, paure e disattenzione.Uno sguardo penetrante, che trafigge l’osservatore, si solleva dalla tela di Andrea Riga, dove il solido e misterioso volto di una figura maschile, a mezzo busto, suggerisce una poetica quasi autistica, incapace di proferire, ma profonda nel suggerire. Le figure femminili che vediamo nelle opere di Elisa Anfuso non sono che un frammento di vita e di realtà, al di là del quale c’è lo sconfinamento oltre il visto e il visibile nel misterioso territorio del sogno, dell’immaginazione e dell’intuizione. Apparentemente leggeri, ma emotivamente intensi, sono i nuovi lavori dall’impostazione fumettistica di Michele Bono. Immagini con soggetti ripetuti, quasi ossessivamente, che rimandano sottilmente alle false chimere e ai drammi del nostro tempo. Quella di Angelo Volpe è una creatività raccontata su di un cromatismo acceso e brillante che avvolge e coinvolge piccole dolls, caratterizzate da un’ algida e inquietante sensualità, sfuggite dal regno dei cartoon per affermare la loro esistenza nella realtà. La costruzione del lavoro di Andrea Martinucci si presenta come una composizione articolata, da cui emerge la chiara volontà dell’artista di azzerare la distanza tra realtà e immaginazione, creando un contatto diretto tra l’opera e lo spazio esterno. Nello spazio silenzioso delle opere di Francesco Liggieri le immagini, prelevate dalla realtà, si caricano di un valore unico di testimonianza e di storia, sopravvivendo alla loro funzione nel mondo per diventare emblemi, ciascuno con un suo coefficiente. Emozioni, istinti e sentimenti sfuggiti al controllo del sé, spogliati da tutto ciò che è pudicamente sociale e morale, vengono intrappolati, nell’attimo stesso in cui sono stati trasferiti “al di là”, nell’installazione dal forte impatto visivo creata da Dellaclà. Le suggestive figure raffigurate da Matteo Tenardi ci vengono incontro mentre oscillano, come la realtà stessa, tra le costrizioni di un sistema e la libertà infinita di scelta, il rassicurante e l’inaspettato, il conosciuto e l’indecifrabile. Aggressivo e diretto è il lavoro fotografico di Luca Scornaienchi. Le sue opere non sono mai prevedibili. Ci meravigliano e sorprendono, scuotono il nostro involucro di pelle, ossa, anima e corpo, l’idea di noi stessi e la proiezione del nostro sentire verso l’esterno. Linda Carrara, attraverso atmosfere morbide e colori soffici, parla di un mondo differente, dove grandi pesci vengono esaltati, decontestualizzati, imbrigliati in una malia che li rende preziosi e prigionieri immobili, mentre l’uomo diventa una cosa strana. Ivana Russo si ispira a “Le Troiane” per estrapolarne i concetti e renderne il lavoro con magica preziosità, cercando negli strati del tempo e nella propria interiorità immagini in grado di trasmettere il suo bisogno di definizione dell’uomo e dell’esistenza. Delya Dattilo svolge il suo intervento critico sul corpo e sul concetto di femminilità senza compromessi, catalogando e conservando una serie di bacini femminili all’interno di nichilistici contenitori monocromi di colore bianco che ne azzerano il senso. Donne, nell’ambito casalingo, alle prese con piccole ossessioni e routine ripetitive, vengono catapultate da Vania Elettra Tam in ludici e colorati scenari, per farci riflettere sul rapporto tra la donna e il territorio domestico, con tutte le sue implicazioni psicologiche e sociali. L’occhio di Maurizio Cariati è attento al movimento della figura umana; una dimensione che è tutta da scoprire e trasfigurare, tra-scegliendo volti e gesti che ricevono subito connotazioni singolari, per comporre ritratti estroflessi, mutevoli, ma sempre riconoscibili. Jara Marzulli scrive per immagini un intenso e ininterrotto poema dell’angoscia e del dolore umano. Non è facile tendere i sensi e la mente a quella visione, perché colpisce in profondità, provoca ferite, tocca zone nascoste e proibite. Le opere di Debora Fede sono piccole storie che puntano alla conoscenza universale prendendo i propri modelli dalla realtà, dalla scrittura e dal mondo dei media. Piccole storie che hanno come contenuto la temporalità umana e la sua essenza storica.

    Le opere saranno raccolte in un libro-catalogo con saggi di Settimio Ferrari e Francesca Londino.

    www.sguardimultipli.it