Categoria: Arte e Cultura

  • FONTANAROSA LA LINEA DEL FURORE

    Sono iniziate il 30 giugno a Napoli le riprese di Fontanarosa, il nuovo film di Lucio Fiorentino, una produzione Transitans Film srl con Lucia Peraza Rios, Elisabetta Valgoi, Massimiliano Gallo, Cristina Donadio, Lello Serao, Giorgio Pinto, Ciro Esposito, Domenico Ciruzzi e Alessandro Fontanarosanei panni del protagonista Giuliano Fontanarosa.

    Il film parte dalla reale biografia del protagonista, adolescente rissoso e ragazzo difficile aiutato prima dal pugilato e poi dalla musica. Ma sulla sua vera storia è costruita una trama di finzione che racconta anche altro rispetto allo spunto biografico di partenza.

    Fontanarosa è una storia di speranza e rivalsa. Una storia sulla musica, sulla boxe, sulla rabbia, sull’amore. Una storia che palpita tra le strade di Napoli e il mare di Bagnoli dove lo sguardo dei protagonisti si ferma a cercare ristoro e sogni futuri. La musica e lo sport come strumenti di redenzione. Un film sul fallimento e sui propri sogni, sul passato che talvolta opprime il presente, sulla dignità nonostante la povertà, sull’incontro e l’amore possibile tra culture diverse affratellate dal nostro mare Mediterraneo che da millenni ci unisce e ci nutre.

    La storia gravita intorno alla musica, un ipnotico blues moderno e ancestrale assieme portatore di emozione, racconto, conoscenza. Una musica cantata in napoletano di forte meticciato artistico in cui si uniscono armonicamente caratteri mediterranei a caratteri nordamericani. Una musica che, figlia della nostra antica e illustre tradizione, la rinnova estendendone i confini e aumentandone il tracciato a livello transnazionale, pur restando riconoscibile come napoletana. I testi invece vanno da invocazioni sacre (di tradizione cristiano-pagana) al racconto di vita in una metropoli contemporanea.

    Il cast: Alessandro Fontanarosa (Giuliano); Elisabetta Valgoi (Anna, sorella di Giuliano); Lucia Peraza Rios (Livia); Massimiliano Gallo (Osvaldo); Lello Serao (padre di Giuliano); Cristina Donadio (Elisabetta); Giorgio Pinto (Nunzio); Ciro Esposito (Medico); Domenico Ciruzzi (notaio). Altri ruoli in corso di definizione.

    In allegato la sinossi del film e il profilo di Lucio Fiorentino.

    Ufficio stampa dipunto studio tel. 081681505 www.dipuntostudio.it

  • A “Spoleto Arte” suscitano scalpore le opere di Francesco Pezzuco

    Nell’eterogeneo gruppo di artisti di spicco scelti per partecipare alle rinomate mostre di “Spoleto Arte” curate da Vittorio Sgarbi con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, si colloca anche Francesco Pezzuco, con positivissimi commenti ad encomio, da parte dello stesso Sgarbi, che di lui ha detto “A un pattern visivo immediatamente riconoscibile punta, con le sue composizioni verticali Pezzuco, che ha impronte ripetute di forte evocazione”. L’esposizione è allestita nell’incantevole cornice di Palazzo Leti Sansi, sito a Spoleto nella zona centrale di Piazza del Mercato, dal 27 Giugno al 24 Luglio.

    La personalità artistica di Pezzuco è molto singolare, poiché fin da giovanissimo, ha saputo ricercare e trovare il percorso evolutivo più temperato per arrivare a una forma pittorica estremamente calibrata e raffinata, oltre che assai moderna e innovativa. La vasta produzione rende onore al miglior equilibrio e rigorismo formale. Non rinuncia mai alla decorazione, concepita in modo lieve e delicato.

    Si percepisce un acuto slancio emotivo e spirituale, che rende partecipe l’osservatore di questa dimensione evocativa, che tende a celebrare la natura e l’ambiente e a porre l’uomo in posizione di centralità universale, nel pieno e totale rispetto del mondo circostante.

  • FOUNDATION ART T-SHIRT: SCHIZZI E BOZZETTI D’ARTISTA PRENDONO VITA CON L’IDEA DI ANNA PAOLA LO PRESTI

    Roma, 7 luglio 2014 Stampe per schizzi inediti, ispirazioni artistiche ormai abbandonate riacquistano vitalità e dignità artistica grazie a Foundation Art T-shirt, il progetto ideato da Anna Paola Lo Presti che unisce arte, moda e comunicazione nella prima collezione di T SHIRT – opere da indossare: realizzate grazie a disegni di Luigi Bellinzoni, le tele – t-shirt, inusuali e contemporanee, verranno presentate nei giardini dell’Accademia Filarmonica Romana sabato 12 luglio 2014, nell’ambito della fashion week romana AltaRoma.

    L’evento lancia il progetto Foundation Art T-shirt: un contenitore di ricerca che coinvolge differenti figure professionali nell’attività artistica “attraverso la realizzazione di eventi itineranti in cui lo spettatore ed il luogo non si sentono separati, ma coinvolti” racconta Anna Paola Lo Presti “Con FOUNDATION ART T-SHIRT si vuole trovare un filo di comunicazione che soddisfi la necessità che spesso accomuna moda ed artisti, quella di creare uno spazio parallelo della mente per unire la loro opera alla realtà oggettiva”.

    Prosegue Anna Paola Lo Presti: “In FOUNDATION la T-shirt diviene “supporto” sul quale schizzi, bozzetti e tutto quello che è stato espressività visiva del disegno, trova la massima libertà di espressione: non è dimenticato, abbandonato o relegato a mero schizzo, ma, rappresentando quel momento fondamentale per la preparazione dell’opera e della sua unicità, anche questo può vivere di vita propria e, idealmente, raccontare e suscitare emozioni, per quel filo che lega emozione e realtà, chiave di volta della vita”.

    Con Foundation Art, una semplice T-shirt diviene originale strumento di comunicazione che, attraverso arte e visioni creative, coinvolge in modo totale lo spettatore: una Art t-shirt è un’idea, una tela, un muro su cui far confluire creatività e unicità di quegli artisti convinti che un’opera d’arte possa trasformarsi anche in un momento di comunicazione urbana, un’opera che potrà essere acquistata, indossata, usata. Vissuta. In quest’ottica, gli artisti contemporanei, e chi vive di arte come Luigi Bellinzoni, sono fonte di ispirazione per nuove idee e concetti, da tradurre in istanti di comunicazione.

    Dalle 18:30, il giardino dell’Accademia della Filarmonica Romana sarà animato dall’allestimento a cura di Anna Paola Lo Presti e DJ Enrico Apa: tra le suggestive installazioni artistiche che per l’occasione contestualizzeranno lo spazio, prenderà poi vita “Make it Alive”, la performance a cura di Mila Monaco e Giorgio Lupano, interpretata da Rosalinda Celentano e Cristian Giammarini.

    La scelta del nome FOUNDATION risiede nel significato stesso del progetto, per dar forza al pensiero che motiva il cuore dello stesso: bozzetti e disegni che, per motivi personali dell’autore, non hanno avuto seguito nella strada che aveva preso l’indirizzo dell’arte, quell’arte che continua ad essere l’aria di Luigi Bellinzoni, oramai preso da un altro mondo lavorativo. Ma i suoi bozzetti, l’inizio di un percorso verso l’arte, erano vivi nel momento della loro creazione, carichi di sentimento e voglia di raccontare, di regalare visioni; si è voluto riprenderli, quindi, proprio perché dimenticati, abbandonati; forse non avrebbero avuto più vita né significato; invece, ripresi e stampati, hanno cominciato a raccontarsi, a risvegliarsi, ad esistere su quell’oggetto che oggi più che mai è il capo di abbigliamento di comunicazione per eccellenza: la T-shirt.

    Tanti i nomi noti nel mondo dell’arte che hanno concesso i loro scketch per le prossime T SHIRT, già in cantiere.

    Curatrice dell’allestimento e ideatrice della collezione, Anna Paola Lo Presti: architetto di formazione, nasce a Roma nel 1964, dove vive e lavora. Da sempre, il suo impegno è rivolto all’estetica del gusto e alla creazione di spazi sensoriali legati al cibo e all’arte contemporanea, una continua ricerca che l ha portata ad immaginare il gusto e l’arte contemporanea attraverso nuove forme di percezione. In passato, ha collaborato con I Momix, Il Teatro Olimpico, Justin Peiser, la galleria Emme Otto Roma e con gli artisti Alessandro Nardone Galleria Bruxel.

    Anna Paola Lo Presti è, inoltre, ideatrice del marchio Angelina, sinonimo di ospitalità, qualità ed eleganza impeccabili nel cuore di Roma, che comprende: Angelina Ristorante a Testaccio, l’esclusivo servizio Angelina l’Altro Catering e Angelina’s Home, affascinante dimora contemporanea e temporary gallery affacciata su via Cicerone.


    Per maggiori informazioni:

    Mila Monaco
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  • Al Complesso del Vittoriano, dal 17 luglio al 7 settembre, un’esposizione racconta Irene Petrafesa

    Roma, 5 luglio 2014 – Dal 17 luglio (anteprima stampa e visita alla mostra mercoledì 16 luglio alle 18.00) il Complesso del Vittoriano ospita Irene Petrafesa con la personale dal titolo “TRA TERRA E MARE – Opere 2001-2014, in programma nella splendida cornice di Via di San Pietro in carcere fino al 7 settembre prossimo (orario 9.30 – 19.30; ingresso libero). L’esposizione – che è stata patrocinata dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Provincia di Bari, dalla Provincia di BAT (Barletta, Andria e Trani) e dal Comune di Andria – offre la possibilità al grande pubblico di ammirare da vicino i lavori di un’artista che ha raggiunto ormai da tempo un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale ottenendo riconoscimenti significativi.

    Pittrice poliedrica e dalla spiccata sensibilità, Irene Petrafesa è cresciuta in un contesto familiare sensibile all’arte che ha notevolmente condizionato la sua successiva attività in un groviglio di percorsi emozionali scaturenti da un forte impulso alla creatività. Si tratta di tracciati che sono frutto di una ricerca interiore piuttosto emotiva e ricca di implicazioni sociali che trovano un retroterra autorevole in artisti come Pasolini, Moravia, Antonioni e Bertolucci, a buon diritto considerati dalla Petrafesa come suoi “padri spirituali”. Abile tanto nella sperimentazione quanto nella tecnica, questa pittrice è dotata di un talento multiforme e non comune, prodigioso e assolutamente originale, capace di esplodere in un’arte che sa comunicare le sue più intime emozioni.

    “Materia, spazio, ricordo, istinto, immagini captate e sedimentate nella memoria – scrive la Petrafesa – vengono evocate nell’atto creativo”. E, interessata come è a narrare non il reale immediato, ma l’anima della realtà, la dimensione più oscura della vita, la magia delle cose, spiega: “Non descrivo quel che accade ma cerco di collocare me stessa e l’osservatore nell’evento, tentando di coinvolgerlo emotivamente, creando un effetto estetico seducente che lo inviti a lasciarsi trasportare dai propri sensi”.

    La mostra – curata da Claudio Strinati e Nicolina Bianchi – punta a raccontare la prorompente forza creativa di questa pittrice attraverso un’ampia raccolta di opere, circa 40, che sono il risultato degli ultimi quattordici anni di lavoro e rappresentano l’espressione più recente della sua preziosa produzione. Essenziali per una ottimale comprensione delle sue opere le fasi proposte all’interno del percorso espositivo: dal ciclo “Mediterraneo” a “Frammenti Metropolitani”, da “Paesaggi industriali…ciminiere” passando per “What identity”, “Profili” fino a “Respiri”, “Passeggeri e “Sospeso”, serie quest’ultima in cui, come spiega l’artista stessa “qualsiasi suono viene ovattato, attutito, qualsiasi movimento o immagine perdono di intensità, diventano fluidi ed è lì che io immagino possa anche avere origine la vita”.

    Così accanto a opere che sono “istantanee” mentali capaci di trasudare poesia, “scatti” in cui a rubare il posto alla natura è “un orizzonte buio e fumoso, spesso opaco e rotto solo da fabbriche e gru” – come affermano critici di chiara fama che si sono interessati alla sua arte – si impongono all’attenzione dello spettatore quadri i cui protagonisti sono esseri che sembrerebbero vivere sospesi nel cosmo e trascorrere la propria esistenza tra terra e mare, tra essere umano e natura, e ancora creazioni pittoriche più attuali che vedono campeggiare sulla tela personaggi inediti, passeggeri ideali, “figure sospese – come scrive Nicolina Bianchi nel suo testo editoriale a catalogo – in un’etere di intime simbologie, silenziose ma prepotentemente presenti nella mente e nell’animo di Irene”. Si tratta, continua ancora la Bianchi nel suo testo, di “visioni poetiche che dialogano con i luoghi delle sue nostalgie, con i colori evanescenti delle sue atmosfere preferite, espressioni immediate e concrete dell’uomo alla incessante ricerca di una realtà di valori, di un mondo interiore ricco di rispetto, di fiducia, d’amore”.

    Nata a Bari nel 1952, Irene Petrafesa trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra questa città e Barletta. Interrotti gli studi alla Facoltà di Giurisprudenza e successivamente il lavoro presso il Ministero delle Finanze, si fa sempre più strada in lei la passione per la pittura che, dal 2000, la porta a intensificare un’attività artistica iniziata da tempo e a trasferire nelle proprie opere quella innata vocazione cromatica e quella passionale cultura espressiva, acquisita frequentando note gallerie e osservando, nei musei più famosi, le opere dei grandi Maestri. Su invito comincia a prendere parte, in Italia e all’estero, a importanti rassegne di arte contemporanea e a eventi espositivi di portata internazionale: Bari, Montichiari, Padova, Reggio Emilia, Forlì, ma anche il Free Trail al Centro d’Arte Sanvidal di Venezia e Nel Respiro del Tempo a Firenze. Di lì a poco arrivano, notevoli e numerosi, i primi successi e i primi riconoscimenti in terra natia: il Premio Barletta Provincia, la Manifestazione internazionale Culture a Confronto al Castello Svevo di Trani. Fanno presto eco i risultati raggiunti al Premio Arte Mondadori a Milano, il Primo Premio di Pittura al Castello di Montegiardino di San Marino, il Primo premio a Bari nella Rassegna Puri e semplici riflessi di Puglia e il Premio Sanremo 2000. Tra il 2001 e il 2002 partecipa al prestigioso Roma New Age a Palazzo delle Esposizioni. In quell’occasione, così come per la Rassegna Internazionale a Palazzo Barberini Le Grandi Mostre a Roma, si aggiudica il Premio della Critica. Altri riconoscimenti arrivano con il Premio Città di Brindisi, alla Rassegna nazionale Natiolum, e nel 2003 con la menzione di Artista Europeo nell’ambito della New Art Summer di Helsinki. Intanto partecipa a eventi artistico-culturali internazionali a Tenerife in Spagna, a Salisburgo e alla Rassegna Away game alla Sendai Mediateque in Giappone. Dal 2004, una dopo l’altra, si susseguono una serie interessante di mostre personali e rassegne: Frammenti metropolitani, Visioni Urbane, Tangenzemozionali, Art/chitetture e paesaggio urbano. Il 2008 è un anno estremamente significativo per la sua pittura: l’intensa e qualitativa attività artistica viene riconosciuta a Roma con la consegna del Premio SEGNI D’ARTE, promosso dalla Direzione dello storico periodico omonimo, una targa con la riproduzione di un disegno del Maestro Montanarini assegnato in passato ai Maestri Attardi, Calabria, Trotti, Leone. Nel 2012 si avvicina al Design e, spinta dall’Architetto Francesco Mancini, inizia interventi pittorici su oggetti da lui creati, Insieme parteciperanno poi a PugliArch 2012. I successivi due anni portano ancora nuove ispirazioni. E’ il periodo del Museo Crocetti e della partecipazione alla sesta edizione della Donna nell’Arte a Monopoli con la personale Ànemos, alla Mostra di Arte contemporanea La spiritualità nell’Arte ad Andria, alla rassegna L’Arte Contro La Violenza e il Dolore presso il Castello Estense a Ferrara in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne, e ancora alla Rassegna Murart, alla Rassegna a tema OLIO D’Artista, allestita nello storico Torrione Angioino e frequentata dalle più qualificate firme dell’arte contemporanea, alla manifestazione MINIMALIA. Tra le ultime manifestazioni l’esposizione, a Roma, insieme ai Maestri internazionali del Group exibition art collection, dell’opera Muro, e ancora Rebirth/Rebuild, La bellezza e le radici Biennale di Arte Contemporanea, organizzata dall’Associazione Culturale Mente Contemporanea e a cura di Cosimo Strazzeri, che si snoderà dal 21 luglio presso gli spazi espositivi della Torre delle Saline Margherita di Savoia. Tra le mostre personali e itineranti che meglio sintetizzano il suo percorso creativo: Fossili, Realtà non conforme, Mediterraneo, Ciminiere suggestioni della memoria e l’attuale antologica presso il Complesso Monumentale del Vittoriano Tra terra e mare.

    Irene Petrafesa lavora prevalentemente con olio, ma non disdegna tecniche miste e pigmenti naturali su grandi tele. La sua è una pittura evocativa, un mezzo dell’agire in rapporto diretto con la rappresentazione mentale. L’artista è impegnata a mettere a nudo e trasmettere l’anima della realtà e la magia delle cose ed è sicuramente per questo motivo che il suo pennello dà spazio, piuttosto che alle persone, a ombre passeggere che fanno da quinta alla rappresentazione del vero soggetto dei suoi lavori: “il vuoto” inteso come aridità di sentimenti e smarrimento.

    Di lei hanno detto:

    “Irene Petrafesa rivolge il suo sguardo a quelli che chiama i paesaggi industriali per coglierne un’essenza profonda, un palpito di vita latente, uno stato d’animo come di delicata auscultazione di una materia che sembrerebbe di per sé arida e quasi respingente. Nelle sue immagini sovente ai limiti dell’invisibile la pittrice sembra affrontare l’eterna questione dell’agio e del disagio, dello stare in questo mondo confortati dagli affetti e dall’amicizia o, all’opposto, del trovarsi isolati, inermi, deboli, indifesi. (…) l’ arte della pittrice ha in certi momenti l’aria di una reazione a una minaccia latente che investe gli uomini e le cose. In questo senso la Petrafesa è pienamente un’artista del nostro tempo che non esprime tanto malinconia e sottile angoscia, quanto quello che psicanaliticamente si chiama “disagio della civiltà”. Non sono più i tempi di Metropolis di Fritz Lang o di Quelli che vanno di Umberto Boccioni. Di fatto, però, l’ispirazione è analoga ma la prospettiva espressionista o futurista non ci appartiene più e non appartiene di certo alla Petrafesa. Tuttavia è innegabile che le immagini della pittrice fanno riferimento a una meditazione che ha attraversato il ventesimo secolo e prosegue adesso con nuove e diverse intenzioni ma pur sempre all’interno di un ambito estetico ancora ricchissimo di implicazioni e conseguenze interessanti. (…). E’ una poetica complessa che ha esiti sovente di qualità finissima e di intensa carica comunicativa, proprio là dove sembrerebbe che la pittrice si ritragga per scomparire dietro le sue stesse immagini. Ma è un po’ la quintessenza del suo essere. Non è un’ arte rinunciataria e impalpabile quella che la Petrafesa ha costruito nel tempo e che continua a dipanare come un unico lunghissimo tema che non può trovare un punto culminante o finale. E’ un’ arte, piuttosto, incisiva e determinata”. (Claudio Strinati)

    “La pittura di Irene Petrafesa segue da sempre la vita senza mai imbrigliarsi nel predeterminato, nel programmato, nel definito, e mette in scena un suo processo creativo “ri-vivendone” costantemente lo spirito di una narrazione dove i valori dell’arte vanno oltre la necessità interiore del fare pittura, oltre l’analisi della natura e dell’uomo. Il suo è un continuo esplorare osservare scrutare, dal suo affacciarsi alle prime esperienze artistiche dove già anticipava prepotentemente il messaggio di un piacere spontaneo e geniale del fare pittura fino ad oggi quando immersa nello spirito del nostro tempo, così controverso e contraddittorio, continua a disporre nella sua maniera privilegiata segni e spazi di colore e di forme. (…). Irene sulla tela narra le sue urgenze di costruire e comunicare forme, e soprattutto quell’irrefrenabile piacere spontaneo del dipingere. E lo fa seguendo un processo creativo concreto ed essenziale che si evolve nella seduzione del colore, nelle figure eteree, impalpabili, quasi celate a volte da cromie di perla, ma che conservano sempre all’interno importanti frammenti di vitali anatomie. E’ questa la sua vera esperienza che si evolve nella conquista di una assoluta naturalezza della realtà, di una verità espressiva che non è mai approdo ma continuo progetto dell’andare avanti. Una sottile filosofia che segna tutta la sua storia pittorica sempre ben salda nei suoi ideali, nel suo sviluppo di argomentazioni d’arte, poetiche, ma al tempo stesso logiche e razionali”. (Nicolina Bianchi)

    “(…) Il positivo giudizio della critica e, soprattutto, del pubblico, è oramai una costante nella produzione artistica di Irene Petrafesa, cresciuta in un contesto familiare sensibile all’arte e che ha notevolmente condizionato la successiva attività in un groviglio di percorsi emozionali scaturenti dall’impulso alla creatività, frutto di una ricerca interiore, in alcuni tratti piuttosto emotiva, senza tralasciare implicazioni sociali (…). Nel confermare dunque l’impegno e la sensibilità del Comune di Andria verso le arti, nel solco di una lunga e consolidata tradizione dell’Ente, rinnovo all’amica Irene Petrafesa i più fervidi voti augurali per questa nuova personale, sicuro che saprà conseguire egregiamente il consueto successo di pubblico e critica che l’ha già proiettata in contesti nazionali ed internazionali”. (Nicola Giorgino, Sindaco del Comune di Andria)

    La mostra, a cura di Claudio Strinati e Nicolina Bianchi, è stata patrocinata dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Provincia di Bari, dalla Provincia di BAT (Barletta, Andria e Trani) e dal Comune di Andria. L’organizzazione generale dell’esposizione è firmata da Comunicare Organizzando in collaborazione con il periodico Segni d’Arte.

    Pubblicato da Edizioni SEGNI D’ARTE, il catalogo – al cui interno sono presenti contributi critici di Giusy Caroppo, Claudia Germano, Francesco Salamina, Maurizio Vitiello, Paolo Meneghetti, Vinicio Coppola, Mariangela Canale, Giuliana Schiavone, Francesca Mariotti e interviste a cura di Grazia Lamesta, Oscar Iarussi, Maria Grazia Rongo e Marina Ruggiero – è stato curato da Claudio Strinati e Nicolina Bianchi. Il testo editoriale è a cura di Nicolina Bianchi.

    Complesso del Vittoriano – (www.comunicareorganizzando.it) – Via di San Pietro in Carcere – Roma

    Mostra personale: Mostra antologica di Irene Petrafesa

    Presentazione alla stampa e visita guidata alla mostra: mercoledì 16 luglio 2014 alle ore 18.00

    Patrocinio di: Regione Lazio, Roma Capitale, Provincia di Bari, Provincia di BAT (Barletta, Andria e Trani), Comune di Andria

    La mostra, a ingresso libero, si protrarrà fino al 7 settembre 2014: orario: 9,30-19,30

  • «LiNUTILE DEL TEATRO» 2014 – GUERRA E PACE

    Il Teatro de LiNUTILE di Padova promuove la sesta edizione del Premio «LiNUTILE del Teatro» e rende note, attraverso un bando pubblico, le condizioni di partecipazione per l’edizione 2014, che si svolgerà a Padova nel mese di novembre 2014.

    Oltre al Teatro de LiNUTILE, l’iniziativa è promossa dalla rete TOP – Teatri Off Padova, costituitasi come Società Cooperativa di Impresa Sociale ad aprile 2014, di cui LiNUTILE è socio fondatore.

    La sesta edizione del Premio si svolgerà a Padova, presso il Teatro de LiNUTILE, il sabato sera alle ore 21.00 dall’8 novembre al 29 novembre 2014. Ricordando il centenario della Prima Guerra Mondiale, verranno selezionatisu tutto il territorio nazionale 4 spettacoli per adulti che mettano in scena testi focalizzati sul tema “Guerra e Pace”, in particolare per analizzare i temi legati al concetto di «guerra» (dei popoli, tra famiglie, tra etnie, tra i sessi, tra generazioni, tra religioni, economica, culturale, sociale) e di «pace» (alleanza, tolleranza, inclusione, buone pratiche, convivenza, solidarietà, cooperazione, integrazione, risoluzione dei conflitti, amicizia, amore).

    Nelle 4 serate di spettacolo ospitati presso il Teatro de LiNUTILE in Via Agordat 5 a Padova, una giuria tecnica affiancherà il pubblico nella scelta dello spettacolo vincitore. Anche per la sesta edizione, il Premio coinvolgerà nel ruolo di giurati il pubblico generico e lo spettacolo vincitore riceverà il premioElefante di Gomma realizzato dalla designer UMMAGUMMA e un premio in denaro.

    La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 12 dicembre 2014 alle 21.00.

    La manifestazione, che in questi anni ha visto alternarsi sul palco de LiNUTILE compagnie provenienti da tutta Italia, si è proposta di diventare negli anni occasione di confronto e visibilità per quelle realtà teatrali professionali che non rientrano nei circuiti ufficiali dei teatri stabili e più affermati, pur presentando un livello di qualità elevato e pur portando in scena un teatro fruibile anche da un pubblico non necessariamente di esperti. Rivolto alle realtà teatrali professionali, dal primo anno d’istituzione coinvolge pubblico generico e giovani che si formano nel settore delle arti e/o della comunicazione nel ruolo di giurati, in modo da favorire la conoscenza del teatro e la critica nel campo delle arti performative anche tra i non addetti ai lavori.

    Oltre 50 le domande pervenute per la passata selezione 2013, di un premio che ha scelto un nome provocatorio per riportare l’attenzione sulla scarsa considerazione di cui godono oggi le arti e la cultura in Italia, quasi celando un chiaro manifesto di impegno culturale e professionale.

    Le domande dovranno pervenire entro il 12 luglio 2014 all’indirizzopremio@teatrodelinutile.com. Tutte le informazioni sulle modalità di candidatura unitamene ai materiali da presentare sono scaricabili dal sitohttp://www.teatrodelinutile.com/premio/#bando.

    Per informazioni scrivere a [email protected] o telefonare a 331 9980149.

  • Come fai a sapere abiti da sera economici

    Che le donne sono vita sottile, esagerato gonna sotto i glutei per esporre un senso di peso, spalla, torace, braccio, lasciando spazio per lo svolgimento di gioielli ornato. Come ad esempio: scollatura progettato per decorare un forte senso del design per sottolineare l’eleganza, l’uso concentrato di mosaico, ricamo, collare pieghettato sottile, splendidi pizzi, fiocchi, rose, dà una classica, l’impressione abito formale.

    Abiti da sera è vestito da sera indossato dopo le 20:00, le signore indossano il più alto grado, più unico, completamente visualizzare la personalità dello stile vestito. Conosciuto anche come abito da sera, vestito da pranzo, vestito da promenade. Spesso con scialli, giacche, corrispondenza mantello tipo di vestiti, guanti, ecc, con bellissimo effetto decorativo insieme costituiscono l’abito intero.
    Per la sua forma croccante, tipo gonna, sceglierà taffetà, raso e tessuti a forma di piatto. Per le morbide pieghe e delicato e gonna fluttuante, userà satin, raso e chiffon trasparenti le rughe e così via.
    Delicato persona petite per la vita, superficie del filato, vestito di sconto della vita, percentuale di modificazione del corpo. dovuto Un po ‘di grasso di persone indossano abito da sera importo lontano per evitare gonna troppo soffice, pantaloni, gonna non cadere sotto il ginocchio. Rotator disegno bracciale deve evitare esagerazioni; parte superiore del corpo può essere più cambiamenti, V-vita raccomandato micro disegno a vita bassa, al fine di accrescere il senso snello.
    Persona alta, – naturale gruccia, tutto lo stile del vestito può essere cercando, vestito particolare Baoshen fishtail orlo migliore spettacolo postura abiti economici da sera.
    Figura Plump che, per dritto linea di taglio, l’usura più snello. Fiori di pizzo dovrebbero usare un pizzo piatto e sottile, alto stile collare non è facoltativo, dovrebbe evitare in vita complicata, design gonna.

  • Alle mostre di “Spoleto Arte” applausi per le suadenti composizioni floreali della pittrice Angelica Cioppa

    Le mostre di “Spoleto Arte” inaugurate il 27 Giugno e allestite nel sontuoso Palazzo Leti Sansi, in Piazza del Mercato a Spoleto, stanno radunando tanti visitatori interessati e appassionati, così come numerosi esperti e collezionisti di settore. La prestigiosa iniziativa, che durerà fino al 24 Luglio, è posta sotto la curatela del critico Vittorio Sgarbi, mentre il comparto organizzativo è gestito dal manager produttore Salvo Nugnes.

    In questo importante contesto si trovano alcune suggestive opere di Angelica Cioppa, che ha conquistato parole lodevoli di apprezzamento. La Cioppa mette in scena l’anima vegetativa del mondo e dell’uomo. Quella, che guida le funzioni fisiologiche istintive e anche le grandi passioni: gli amori, gli intrecci dei corpi, come gli stami e i pistilli dei fiori. Nell’apparente monotonia del soggetto la Cioppa affresca la sintesi del destino umano, la sua bellezza e l’insieme della sua fugacità. In ogni fiore è custodito il mistero della vita come della morte. Nulla, è meno fecondo e meno duraturo di un fiore. Nell’esercizio paziente della sua pittura ci racconta l’eterna lotta tra Eros e Thanatos.

    A lei Sgarbi riserva parole significative, definendola “Sofisticata, soprattutto nell’affrontare il mondo misterioso dei fiori”.

  • Il pittore dell’armonia, Alessandro Testa, presente alle mostre di “Spoleto Arte”

    Si può senza dubbio affermare, che il pittore spoletino Alessandro Testa ha meritatamente raccolto gli “onori di casa” per i pregevoli quadri esposti alle mostre di “Spoleto Arte” attualmente allestite fino al 24 Luglio presso il secolare edificio di Palazzo Leti Sansi e inaugurate con trionfale ovazione il 27 Giugno. L’iniziativa è affidata alla curatela del Professor Vittorio Sgarbi e organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes.

    Dapprima sperimenta la scultura del legno, lavorando il melo, il tiglio, il noce con particolare predilezione per l’ulivo. Per l’artista, che Sgarbi ha avvicinato al gusto di Tancredi, la pittura costituisce una sfida. Le sue mani desiderano confrontarsi con la corposità e con la superficie del colore. Le tinte, che si espandono sulle tele sono per lui come strumenti musicali, che evocano vibrazioni emotive.

    Al riguardo afferma “Non so dipingere, cerco solo di creare per lanciare un messaggio”. Pone dunque la comunicazione al centro della sua esperienza, che a livello stilistico richiama l’arte informale, pur senza mai riferirsi a una corrente specifica. Le sue opere non sono mai mute. Infatti, la sua anima continua a muoversi, a vibrare tra le cromie con indomita armonia e poetico equilibrio.

  • Enrico Dal Covolo: “La speranza nell’educazione”, Riflessioni Rettore PUL

    Le riflessioni di Mons Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense sul senso dell’educazione salesiana. Dal Covolo parte da alcune osservazioni sui giovani, attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù: “Al di là del successo in termini di numeri, ci sono dei dati oggettivi: adolescenti e giovani, provenienti da tutto il mondo, accompagnati dai loro educatori, si radunano per ascoltare dei messaggi impegnativi; per accogliere una visione antropologica ispirata dalla ragione in armonia con la fede del Vangelo: una visione molto impegnativa, che richiede sacrificio e dedizione”.

    Mons Enrico Dal Covolo La speranza nell Educazione
    Mons Enrico Dal Covolo, Rettore PUL

    Testo integrale dell’articolo apparso su Ans il 6 novembre 2013

    Lo scorso 30 ottobre, mons. Enrico dal Covolo, sdb, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, ha introdotto i lavori del II Incontro di Animatori della Pastorale Universitaria. Nell’occasione ha presentato alcuni spunti di riflessione sul senso dell’educazione salesiana, utili a qualsiasi educatore.

    Mons. dal Covolo è partito da alcune osservazioni sui giovani, attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù. “Al di là del successo in termini di numeri, ci sono dei dati oggettivi: adolescenti e giovani, provenienti da tutto il mondo, accompagnati dai loro educatori, si radunano per ascoltare dei messaggi impegnativi; per accogliere una visione antropologica ispirata dalla ragione in armonia con la fede del Vangelo: una visione molto impegnativa, che richiede sacrificio e dedizione”.

    Successivamente, rifacendosi a seri studi scientifici, il presule salesiano ha toccato anche il problema opposto: il senso diffuso di sfiducia, il nichilismo presente tra tanti ragazzi; a questo problema ha però risposto ricordando la sicura speranza che manifestava già Benedetto XVI nella Lettera inviata alla diocesi di Roma sul compito urgente dell’educazione: “Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna. (…) Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale”.

    Quindi mons. dal Covolo ha messo in campo il suo specifico apporto di educatore salesiano, richiamando il Sistema Preventivo di Don Bosco e in particolare il pilastro costituito dalla ragione: “Il termine ragione sottolinea, secondo l’autentica visione dell’umanesimo cristiano, il valore della persona, della coscienza, della natura umana, della cultura, del mondo del lavoro, del vivere sociale, ossia di quel vasto quadro di valori che è come il necessario corredo dell’uomo nella sua vita familiare, civile e politica” ha detto citando il beato Giovanni Paolo II. Compito dell’educatore, dunque, è quello di saper leggere attentamente i segni dei tempi per individuarne i valori emergenti che attraggono i giovani.

    Richiamando il celebre motto di Don Bosco “buoni cristiani e onesti cittadini” mons. dal Covoloha poi ricordato agli animatori pastorali come quel detto – che rappresenta anche la meta del processo educativo salesiano – condensi proprio l’idea di formare delle persone integralmente sviluppate, ciò che i Vescovi italiani domandano alle Università. E, ha poi suggerito di seguire la metodologia collaborativa di Don Bosco, che non aveva timore nel ricercare sostenitori e benefattori tra tutti i soggetti della società civile.

    E, per finire, mons. dal Covolo ha proposto l’esempio del Servo di Dio Giorgio La Pira, noto professore universitario, come esempio del fatto che la vocazione alla santità di un educatore si vive nell’educare allievi santi.

    FONTE: Ans

  • Intervista di Alessia Mocci a Rita Stanzione ed al suo Spazio del sognare liquido

    “[…] Non esisto/ non esisti/ non distinguo più i corpi,/ cremosi impasti/ in sproloqui di spasimi.// Lingue sospinte/ vene incollate/ avvolgono le emozioni/ di umori selvatici. […]” – “Il Grido”

    L’inesistenza dell’Io che avvolge emozioni antiche, un istinto selvaggio che unisce due corpi in un unico umore, suono e grido. Una poetica struggente e melanconica.

    Spazio del sognare liquido” è una silloge poetica edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Heroides”. L’autrice Rita Stanzione celebra l’elemento di vita, l’acqua, e la dimensione onirica, considerando la relazione di creazione che interviene nella mente, immaginata come fiume che scorrendo genera la fantasia.

    La stessa acqua come fonte di vita, è vista fonte d’amore ed eros, la silloge rappresenta un circolo di desideri di completamento fisico e mentale.

    Rita Stanzione è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: “Spazio del sognare liquido”, un titolo che affascina perché spiazzante e non di semplice interpretazione. Che cosa simboleggia il sogno liquido?

    Rita Stanzione: L’acqua è elemento che scorre, è la nostra prima compagna nell’abitacolo materno e fonte di ogni vita; e tutte le sostanze per poterci nutrire hanno bisogno di sciogliersi nell’acqua. Una mia breve poesia scritta di recente chiudeva con questi versi “fiammelle d’amore sui ghiacciai: “è d’acqua/ la vita”.
    Il titolo del libro, che coincide con il titolo di una delle poesie della raccolta, è dato dal fluido che attraversa la mente e “bagna” l’immaginazione, rendendola un divenire creativo. Ecco, vedo come un fiume la fantasia e quindi il sogno-visione che trascina anche il corpo e le sue peculiarità che sono la risultante di percezione e materia insieme. La poesia “Spazio del sognare liquido” è un percorso di ricerca dell’altro in uno spazio di ricordo fluente (un momento in cui con la fantasia il compagno viene posto lì accanto e raccoglie –inconsapevolmente – le sensazioni della donna) e lei stessa è come acqua, scivola nella notte senza una forma.

    A.M.: L’amore e l’eros è una grande tematica della tua silloge. Il tuo scrivere prende ispirazione dalla tua vita reale oppure è pura fantasia?

    Rita Stanzione: Credo che ci sia sempre una parte di sé in ciò che si scrive; a volte traggo i contenuti da miei vissuti, altre volte uso dei filtri personali per raccontare non di me, ma dell’uomo e della donna (amanti e amori, conflitto o idillio, attrazione, inganno, fatalità) in un ricorrente bisogno l’uno dell’altra, vuoi per il desiderio di completarsi, vuoi per vincere la solitudine verso la quale infine veniamo proiettati.

    A.M.: Nella poesia “Addomesticami” palesi un’invocazione amorosa di grande emozione, infatti, l’Io poetico richiede di essere addomesticato. Come senti oggi questi tuoi versi?

    Rita Stanzione: L’invito “addomesticami “, adesso come quando ho scritto questa poesia, deriva da una necessità di appartenenza, per il timore di vagare nella vita come monade o metà non appaiata. Si tratta di un’appartenenza che nulla ha a che vedere con il possesso (quest’ultimo ha una valenza solo come momento di gioco amoroso!), ma è riconoscersi in un contenitore di emozioni adatto al proprio essere, quale può essere l’unione completa con altra persona.

    A.M.: Se ti dico: “E bruciano le nostre membra/ in vorticose scintille/ mai sedate.”, tu rispondi con?

    Rita Stanzione: Rispondo che amare dovrebbe essere una fiamma che mai si spegne. Può piegarsi, affievolirsi, ma quando finiscono le scintille finisce la passione. “Una notte di me e di te” è un episodio: se ha forza, si ripete ancora e ancora.

    A.M.: Qual è la tua formazione letteraria?

    Rita Stanzione: Sono stata trascinata da Gabriel Garcia Marquez: Cent’anni di solitudine è un capolavoro di bellezza che solleva dalla realtà e fa capire che un libro a volte è meglio di un viaggio. Leggevo con avidità Italo Calvino; amavo Nadine Gordimer, Elsa Morante e Marguerite Duras; ero incollata all’inquietudine di Kafka, affascinata da Dostoevskij, sofferente in Tolstoj, incantata da Tolkien. Tra i poeti che prediligevo, mi vengono in mente la Merini, Neruda, Prevért, Baudelaire. Col tempo ho conosciuto meglio e tanto apprezzato altri grandi. Per citarne alcuni: Emily Dickinson, Nazim Hikmet, Ghiannis Ritsos, Ada Negri, Sylvia Plath, Wislawa Szymborska, Marguerite Yourcenar e anche poetesse arabe contemporanee, la cui poesia è raffinatezza e coraggio. Ma l’elenco delle letture continuerebbe ed è sempre in evoluzione.

    A.M.: “Spazio del sognare liquido” è una silloge edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. Hai pubblicato altre raccolte poetiche da allora?

    Rita Stanzione: Ho all’attivo altre raccolte di poesie oltre a “Spazio del sognare liquido”, ottenute come risultato di concorsi letterari a cui ho partecipato. Dello stesso anno, il 2012 “L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo” Libreria Editrice Urso; successivamente “Versi ri-versi” di Carta e Penna editore (novembre 2012), “Per non sentire freddo” ebook di Gds Diffusione Autori (dicembre 2012), “È a chiazze la mia bella stagione” di Libreria Editrice Urso (marzo 2013).

    A.M.: Hai qualche novità che vuoi svelare in anteprima ai nostri lettori?

    Rita Stanzione: Progetti particolari attualmente non ne ho, ma continuo sempre a scrivere -mi piace anche comporre haiku e aforismi- e partecipo a premi letterari, con i quali mi metto alla prova ( è la dimensione di ciò che altri leggono nei miei versi e anche un’ulteriore motivazione per proseguire in questa attività che mi prende molto). Sono stata più volte premiata con buoni riconoscimenti. Ne ricordo alcuni:

    1° posto poesia a tema libero al Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa. L’integrazione culturale per un mondo migliore”, 2011, del Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano.

    1° posto poesia al Premio “Lo sguardo di Eros” ed.2012

    1° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2013 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia a tema al Premio poesia Sacravita 2010-2011 Firenze

    2° posto poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2011 La Guglia- Agugliano

    Tra i sei finalisti poesia in italiano al Concorso “Poesia senza confine” 2014 La Guglia- Agugliano

    2° posto poesia inedita a tema libero al Concorso Adriano Zunino 2011

    2° posto silloge poesie inedite alla selezione editoriale “Carta e penna” 2012

    2° posto raccolta poesie inedite al Premio internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni Descalzo”

    città di Sestri Levante Edizione 2012

    2° posto al Concorso Nazionale di Poesia “Premio Istrana 2013” XV edizione, sezione Lingua Italiana

    3° posto poesia al Premio Letterario “Spiragli di Poesia” 2012

    3° posto poesia al III Concorso Nazionale “Fame di parole” della S.I.P.S.e.C.

    3° posto al Premio Nazionale di teatro, narrativa e poesia “Citta’ di Mesagne” XI Edizione – Anno 2013 sezione Poesia

    3° posto al Premio Saffo 2013 – II Edizione Per la sezione Gabriele d’Annunzio (Poesia erotica)
    Una mia poesia è stata fra le 6 scelte del concorso di Scripta Volant “San Valenzine 2012”

    Varie volte ho aderito a raccolte di poesie di Autori Vari, perché la poesia va diffusa, sono in pochi a leggerla davvero.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Rita Stanzione: Non hai niente, se di quel niente la bellezza ti sfugge Rita Stanzione

    A.M.: Rita, ti ringrazio anche a nome di tutti i lettori per queste risposte rivelatrici. Aspetto con piacere la tua nuova pubblicazione e ti auguro di amare in questo modo profondo ad aeternum.

    Written by Alessia Mocci

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    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/07/01/intervista-di-alessia-mocci-a-rita-stanzione-ed-al-suo-spazio-del-sognare-liquido/