Categoria: Arte e Cultura

  • “Spoleto incontra Venezia”: Daniela Biganzoli alias Dab espone la sua arte quantistica

    Durante la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” Daniela Biganzoli, conosciuta con lo pseudonimo di Dab, sarà presente con la sua arte quantistica, che la guida e la indirizza nel dinamico percorso di ricerca e sperimentazione. L’esposizione di richiamo internazionale, curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes nell’antichissimo contesto veneziano di Palazzo Falier sul Canal Grande, si terrà dal 28 settembre al 24 ottobre 2014. Tra le pregiate opere, si potranno ammirare anche quelle appartenenti a personaggi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri autori di spicco.

    Dalle significative riflessioni della Biganzoli è possibile comprendere al meglio la radice portante del suo modo di concepire l’arte e fare arte: “Mi esprimo attraverso l’arte quantistica col nome di Dab. Mi rivolgo agli aspetti più misteriosi e comunque non ancora del tutto messi in luce dalla scienza. La mia attenzione è rivolta in particolare al microcosmo, al mondo delle particelle subatomiche, ad una realtà invisibile e immateriale dove non possiamo conoscere gli oggetti, ma solo le loro relazioni. Una realtà dove tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi. Mi servo dell’arte quantistica per riunire concetti scientifici e spirituali in una visione olistica, che tutto abbraccia. I richiami simbolici spesso presenti nelle mie opere aiutano nella comprensione e contemporaneamente ricollegano ad un lontano passato, fondendo tutto nell’uno, come principio armonizzante”.

    Incentra le sue opere inedite trans-disciplinari su una concezione nuova e stimolante, che ha come punto focale di riferimento la sintesi comunicativa tra i numerosi linguaggi derivanti dall’arte e dalla scienza, nonché dal dialogo instaurato dagli scienziati più avanguardisti con l’ambito artistico e filosofico. Questo risultato è ottenuto rielaborando l’influsso delle teorie fisiche più recenti e stimolanti, valutando però la complessità della realtà circostante e le interazioni di tali dottrine con i campi applicativi delle altre scienze, per integrarne gli aspetti spazio temporali salienti e individuare i più misteriosi e ancora sconosciuti.

    Tra i concetti primari richiamati nelle composizioni, la complementarietà, considerata basilare per ogni aspetto della vita si ritrova anche nella fisica. Infatti, secondo il Premio Nobel Niels Bohr “Gli aspetti ondulatori e quelli corpuscolari della materia e della luce, sono due facce dello stesso fenomeno”.

  • Annalisa Picchioni a “Spoleto Incontra Venezia” con il suo Astrattismo di matrice intimista

    In occasione della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” a cura di Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager Salvo Nugnes, Annalisa Picchioni è stata scelta tra i rinomati artisti partecipanti con la sua arte ispirata dall’astrattismo intimista. L’iniziativa di portata internazionale si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 nel sontuoso Palazzo Falier sul Canal Grande a Venezia, coinvolgendo nomi altisonanti come Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì.

    La Picchioni durante gli anni di studio accademico approfondisce la tecnica dell’incisione tramite il metodo Hayter con la stampa simultanea a colori. In parallelo con la crescente passione per la fotografia continua la sperimentazione con la pittura, inserendo lastre di plexiglass per conferire una struttura tridimensionale alle rappresentazioni.

    In lei emerge la capacità di donare alle forme tratti decisi, che poi si confondono nelle sfumature tonali. Sullo sfondo inserisce le cromature pastello per armonizzare i contorni geometrici delle raffigurazioni. L’intento è di lasciare molta libertà al tratteggio, pur marcando le linee poiché come spiega “Vorrei far visionare quel mondo interiore ricco di sogni e magie e metterlo in contrapposizione con quello -costruito- che è alla luce di tutti”.

    Nelle composizioni partendo da un pensiero, che diventa un “modulo” di base ne accentua la ripetizione per sottolineare come le ossessioni e i sogni si pongono e si impongono ripetutamente nelle nostra mente. Le cromature accese e le tinte brillanti rendono visibile quella che si pone come unica e fondamentale variante: il punto d’osservazione, l’alter ego della percezione onirica, che viene dilatato nell’analisi microscopica di un dettaglio o viene riequilibrato in una prospettiva di visione d’insieme.

    L’apparente disordine delle forme e dei segni è un universo in sviluppo progressivo, che si armonizza. Lo spettatore percepisce la dimensione luminosa, perché vede l’ombra dell’immateriale, che nella sua irrealtà genera emozioni, evocando il movimento dell’anima e il fluire dei sentimenti nel fremito delle sensazioni impresse nelle opere e condivise, come la magia dei ricordi dimenticati e recuperati, che fanno sentire vivi e suscitano inaspettate reazioni nella memoria dei sensi.

  • “Lo strano caso di Kirby Logan” di Nino Branchina: alla scoperta della verità

    “Lo strano caso di Kirby Logan” dello scrittore Nino Branchina è giallo dai risvolti interessanti, le cui tracce lasciate per il lettore devono essere seguite fino alle ultime pagine del libro per scoprire la verità.

    Il giallo “Lo strano caso di Kirby Logan”, pubblicato dalla casa editrice Leone Editore, fornisce al lettore tutti gli indizi per poter comprendere lentamente chi sia il colpevole dell’omicidio.

    Il detective Lester Richards, protagonista del libro, dopo un periodo di forte stress lavorativo, decide di prendersi il meritato riposo e andare a trovare il suo amico giudice Andrew Scott. Insieme trascorreranno qualche giorno pescando in Scozia.

    Quello che però doveva essere per Lester un momento di svago, si trasforma in lavoro. Nella casa di un uomo di punta della contea viene trovato il cadavere di un fantino.

    A questo punto Lester Richards non può tirarsi indietro e assieme ad Andrew Scott parte alla ricerca del responsabile cercando di capire cosa sia accaduto. Lester è un detective in gamba, che non si lascia ingannare e trova sempre il modo per venirne a galla.

    “Lo strano caso di Kirby Logan” di Nino Branchina è un bel giallo, con una storia intrigante e una scrittura piacevole. Un libro da non perdere!

  • “Nessun voto” di Elisabetta Formisano: un libro da prendere d’esempio

    La scrittrice Elisabetta Formisano con il suo libro “Nessun voto” riesce non solo a tenere viva l’attenzione grazie alla bella storia narrata nel romanzo, ma fornisce uno spunto di riflessione davvero interessante.

    Ciò che appare impossibile nell’evoluzione della scuola, alla fine di questo libro ci sembrerà possibile: il cambiamento è reale e porta al miglioramento se si rivoluziona il metodo d’insegnamento.

    Franz Feldman protagonista di “Nessun voto” vuole portare avanti la sua idea, anche se c’è chi non l’accetta o non crede nella sua efficacia: vuole estrapolare le doti naturali dei suoi studenti. Per farlo ha deciso di non assegnare nessun voto ai suoi alunni, ma di darli solo alla fine dell’anno scolastico. Così, secondo lui, i ragazzi sentendosi responsabilizzati, metteranno in pratica il comportamento adeguato.

    Franz Feldman, però, viene ostacolato in tutti i modi dagli altri insegnanti, perché il suo progetto non è ritenuto valido, ma lui non si lascia intimidire e persevera, poiché è certo che l’idea possa dare ottimi risultati.

    “Nessun voto” di Elisabetta Formisano è sicuramente differente dai classici libri che siamo abituati a leggere e sprona a tenere in considerazione delle vie alternative per l’insegnamento. La scuola, secondo la Formisano, può tirare fuori dagli alunni il loro meglio e gli insegnanti devono essere il veicolo per coadiuvarli nella loro riuscita.

  • “Il Viola di Alex” di Francesca Rizza: la purezza dei sentimenti

    Il libro “Il Viola di Alex” di Francesca Rizza parla in modo universale alle generazioni di questi anni affrontando il tema della diversità con una veduta ampia, per superare il bigottismo che ancora persiste in Italia.

    Francesca Rizza con la bontà e semplicità delle sue parole ci fa comprendere come sia necessaria un’apertura della nostra mente verso certe tematiche.

    Nel romanzo non si parla solo d’amore, ma di legami che purtroppo ancora devono essere celati a chi giudica e non comprende che i sentimenti vanno rispettati e che ognuno deve sentirsi libero di amare.

    Alessandra, la ragazza protagonista del libro, è introversa, ha bisogno di capire le sue emozioni e cosa desideri per se stessa. Dopo aver accolto i sentimenti che vibrano dentro di lei, decide di esprimere la propria omosessualità. La sua vita assume un sapore diverso, lei si scopre felice grazie a questo nuovo legame con Viola.

    “Il Viola di Alex” però non tratta solo questo argomento, poiché nel libro ci sono dei risvolti drammatici. La scrittrice con questo romanzo parla senza riserve, mettendoci dinanzi alla realtà che spesso il pregiudizio limita la vita degli altri e fa soffrire tante persone.

  • “Fino all’inizio” di Franco Sangues: un viaggio nei sentimenti

    Il romanzo “Fino all’inizio” dello scrittore Franco Sangues tocca in profondità l’animo del lettore, che, assieme ai suoi protagonisti, intraprende un viaggio interiore per scoprire quali siano le cose che hanno realmente un valore.

    L’amore con la sua luce riesce a illuminare anche gli spazi che apparivano bui o in penombra. L’amore è un sentimento unico che con il suo tocco riesce a infondere bellezza a ogni cosa. Ma per amare gli altri bisogna prima aver imparato a rivolgere quell’amore a se stessi. Questi sono solo alcuni dei messaggi che Franco Sangues lascia ai suoi lettori.

    Anteros e Carolina, i due protagonisti del libro “Fino all’inizio” capiscono di aver perso la bussola, si sentono disorientati, privati di qualcosa di importante: non capiscono più né cosa vogliano per sé, né chi siano in fondo.

    I due giovani protagonisti improvvisamente sono spinti da una forza invisibile l’uno verso l’altra, ma non ne sono consapevoli. Grazie a questa forza di attrazione avverrà in loro un bellissimo cambiamento.

    Il messaggio più importante che lascia lo scrittore Franco Sangues con il suo libro è che bisogna desiderare la felicità per ottenerla, perché il futuro si costruisce con le proprie mani.

  • “Apocalisse. La soluzione dell’enigma”: un libro da scoprire…

    Dopo una ricerca approfondita che lo ha portato a interpretare diversamente l’ultimo libro delle Sacre Scritture, Federico De Luca nel libro “Apocalisse. La soluzione dell’enigma” ci svela verità scioccanti.

    Federico De Luca spiega come le nostre convinzioni relative alla fine del mondo vadano riviste: l’Apocalisse fissa la fine del tempo non per un futuro indefinito ma già per il 71 d.C. L’opera di De Luca è uno studio serio ed approfondito che mette in discussione alcuni punti fermi della fede cristiana ma i suoi intenti sono positivi, chiarificatori, in modo che alla fine chi crede lo possa fare in maniera ancora più convinta e matura.

    Tutto parte dall’interpretazione dell’identità dei due personaggi negativi tratteggiati nell’Apocalisse: la Bestia che sorge dal mare è l’Impero Romano mente quella che sorge dalla terra è l’imperatore Nerone che perseguita i cristiani accusandoli ingiustamente di aver appiccato il grande incendio di Roma. Per questo mise a morte Pietro, il successore di Cristo, e Paolo, l’apostolo delle genti.

    Giovanni vede in tutto ciò la realizzazione delle predizioni di Gesù sulla fine del mondo e la profetizza per il 71 d.C.

    “Apocalisse. La soluzione dell’enigma” è un libro di grande pregio, risultato di anni di studio e traduzioni, e mostra come spesso la verità è diversa da quello che in genere crediamo.

  • “L’ombra del passato” di Carla Menon: un libro ricco di suspense

    “L’ombra del passato” della scrittrice Carla Menon può essere considerato, a tutti gli effetti, un giallo in grado di coinvolgere il lettore grazie a un intreccio ben costruito e ricco di suspense.

    Il libro di Carla Menon, acquistabile sia in libreria sia online, vede come protagonista una giovane di nome Miriam, la quale ha un appuntamento di lavoro con un certo signor Smith, ma per l’ennesima volta è in ritardo.

    Durante il tragitto, una persona le offre un passaggio ma tal episodio rievoca nella mente della giovane il ricordo di un fatto doloroso accadutole tanto tempo prima.

    Quando Miriam arriva a casa del signor Smith, si rende subito conto che quell’uomo è lo stesso che ha visto pochi attimi prima e tal evento scatena in lei una reazione inaspettata.

    Da qui il romanzo di Carla Menon prende un ritmo diverso e tutto quello che avverrà all’interno della storia, segnerà in modo decisivo le decisioni della ragazza.

    Nei pressi del condominio in cui abita Miriam, più di vent’anni prima era stata uccisa una ragazza di quindici anni. Cosa c’entra, però, tutto questo con la vita di Miriam?

    Il lettore scoprirà la verità soltanto alla fine, perché l’autrice ha fatto in modo che la storia si evolva attraverso continui colpi di scena, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

    William Smith e la moglie, che Miriam ha incontrato grazie all’appuntamento di lavoro, celano dei segreti sul loro passato che s’intrecciano, fatalità, con la vicenda della giovane.

    Carla Menon con il libro “L’ombra del passato” lascia il segno e coinvolge il lettore fino all’ultimo.

  • L’azienda vinicola fratelli Giorgi partner dell’artista Diego Boiocchi a “Spoleto incontra Venezia”

    In occasione della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes, che si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 nella magica atmosfera veneziana del sontuoso Palazzo Falier affacciato sul Canal Grande, il poliedrico artista Diego Boiocchi sarà presente con il supporto commerciale dell’affermata azienda vinicola fratelli Giorgi di Pavia, che ha creato una positiva partnership in qualità di sponsor.

    Le origini delle Cantine Giorgi risalgono al 1875. La prima generazione produceva vino secondo le usanze dell’epoca e lo forniva nel contesto dei paesi limitrofi. Nel 1970 i fratelli Gianfranco e Antonio hanno costruito una cantina moderna e tecnologicamente avanzata a canneto pavese, creando un’immagine di alta qualità aziendale rimasta indelebile fino ai giorni nostri. Negli anni ottanta è sorta la terza cantina a Camponoce e si è giunti alla consacrazione dell’attività in ambito nazionale con una corposa e articolata rete di vendita. Oggi la Giorgi esporta in 59 paesi nel mondo e ha vinto prestigiosissimi premi di settore in ambito nazionale e internazionale, rappresentando il “made in Italy” e la tradizione vinicola d’eccellenza per l’oltrepò pavese, che fin dal medioevo vanta un ambiente congeniale per la viticultura.

    La crescente evoluzione è stata possibile in virtù di un pilastro fondamentale e imprescindibile: la famiglia al centro dell’impresa, inteso come principio trainante propulsore, che è stato perpetrato di generazione in generazione come valore inestimabile da conservare e custodire intatto.

    Nei vigneti per garantire la massima qualità del prodotto viene praticata la potatura castigata, la concimazione dei terreni realizzata esclusivamente con sostanze naturali e la produzione del ceppo inferiore alla norma. La raccolta delle uve selezionate avviene nel momento preciso della maturazione. La pigiatura e la fermentazione sono rigorosamente monitorate e controllate. Gli appezzamenti territoriali sono collocati in alta collina per godere della posizione più congeniale, anche in base all’esposizione al sole.

    Particolarmente interessante l’Enoteca Solo Giorgi, spazio caratteristico nel quale si possono degustare i molteplici vini di produzione, dove vengono organizzati importanti eventi culturali d’intrattenimento. Al riguardo Fabiano Giorgi spiega “questo spazio è stato concepito come punto di animazione, dove confluiscono appuntamenti culturali su tematiche legate all’ambiente, ai saperi e alla conoscenze delle tradizioni locali, alle adottate per coltivare sapientemente i vigneti, all’arte di produrre vini di qualità. È un modello da prendere come significativo esempio di coesistenza di attività aziendali con iniziative culturali, che arricchiscono il patrimonio territoriale e mettono in risalto il contesto della valle Versa, che deve valorizzare la propria identità e le risorse insite, per dare ulteriore plus valore aggiuntivo ai prodotti provenienti dalla zona”.

  • A “Spoleto incontra Venezia” geometrie e colori del noto pittore Rolando Rovati

    Si prospetta un appuntamento cultural artistico imperdibile quello della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” con l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi, prevista dal 28 Settembre al 24 Ottobre nello splendido scenario del capoluogo lagunare, all’interno dello sfarzoso Palazzo Falier, residenza nobile risalente al XV secolo edificata sulla sponda del Canal Grande. Il pittore Rolando Rovati è inserito nell’esclusivo evento diretto dal manager produttore Salvo Nugnes, che riunisce un parterre di opere di esponenti prestigiosi, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, Josè Dalì.

    Le immagini ricorrenti, che si ritrovano nei quadri di Rovati denotano una pittura ispirata da un forte simbolismo e da speciali giochi cromatici. Attraverso l’utilizzo della tecnica denominata “papier collé” che consiste nell’applicazione di variopinte carte colorate su supporti lignei, egli compone le sue formule rappresentative, usando e miscelando acrilici, legno, pvc e altri svariati materiali. Si ispira a un tipo di arte, che richiama il riferimento a esperienze del secondo Futurismo.

    Rovati realizza delle strutture rigide, delle vere e proprie “celle” dentro le quali esprime la genialità dell’estro e della fantasia creativa discostandosi volutamente dalla tradizione classica del figurativo per trovare, nell’armonia equilibrata della forma e nell’elegante e raffinato accostamento delle tinte e delle sfumature tonali, il suo punto di forza vincente dell’espressione stilistica. Le linee nella gestualità esecutiva non seguono nessun percorso razionale predefinito, ma sono libere di agire lungo la superficie pittorica interagendo con essa.

    Vengono individuate delle nuove e innovative strutture architettoniche, dei veri e propri labirinti intersecati e intrecciati insieme, dove il colore dialoga con la potenza del simbolo e del significato connesso e diventa sferzante e incisivo nella pennellata. Le forme astratte sembrano quasi danzare sulla tavola colorata a smalto, che conferisce all’insieme un intenso bagliore di lucentezza di notevole impatto visivo, in una dimensione di ritmica timbrica scandita virtualmente da una melodia musicale in ottave.

    La sua ricerca è ricca di fermenti emozionali e sollecitazioni emotive. Evidenzia particolari archetipi visivi posti a metà tra immagini d’introspezione e astrazione, che si risolvono in una sintesi scenica davvero originale unica nel suo genere, che riproduce un’iconografia misteriosa rivelatrice dei segreti della mente, in cui i segni si dipanano come nel leggendario labirinto del Minotauro, da cui è possibile uscire seguendo i suggerimenti subliminali forniti dallo stesso Rovati in un intrigante linguaggio codificato, da interpretare con acuta e sensibile capacità intuitiva.