Autore: Redazione area-press.eu

  • Leonardo Frontani: leadership e formazione


    Leadership: è la base di ogni percorso formativo per ogni formatore.
    Alcuni colleghi dicono che nelle aziende non ci sia più bisogno di leader.
    Altri scrivono libri sul “ritorno dei leader”. Esistono alcune reazioni codificate tipiche di chi va in aula ad ascoltare un tizio che ti parla di crescita personale e assertività. Una tipica è quella di coloro che hanno sempre pensato che leader si nasce.
    Sbagliato. Un ambiente favorevole, ti può aiutare a sviluppare un certo tipo di atteggiamento un pò come una incubatrice fa schiudere tutte le uova. In realtà il nostro codice genetico tra tante cose che ci consegna, trascura quel soffio divino che molti chiamano carisma. Il carisma poi è ancora altra cosa. Quello si ha perché qualcuno te lo riconosce. Non è come siamo, ma come gli altri ci vedono. Leader non si nasce; almeno non sempre. Si studia per diventarlo. Il carisma è un’altra cosa.
    Il potere non è leadership e la leadership non ha bisogno di potere. Abbandoniamo l’immagine del capo e perseguiamo il nostro personale stile di leadership.
    Da parte mia, quando affronto questa tematica mi piace dire che non mi interessa ciò che le persone sedute davanti a me oggi rappresentano e sono. Piuttosto ciò che potrebbero essere, cioè il loro potenziale. Andiamo a verificare se esiste piena soddisfazione circa ciò che siamo o se in effetti esiste la convinzione di poter cambiare qualcosa del nostro essere. Essere e fare ciò che si è sempre stati o si è sempre fatto significa non crescere: siamo nati per cambiare le regole. Attenzione: non si vuole agire sulla personalità modificando i tratti che la rendono unica. Qui si intende lavorare sui comportamenti che sono frutto del nostro passato e delle nostre esperienze. Nel bene e nel male, oggi ci comportiamo in un modo a causa di qualcosa che è stato nel nostro passato. Ci possono essere esperienze formative dietro di noi, ma anche sofferenza e paura che ci hanno bloccati e in qualche modo ridimensionati. Nessuno è immune dalla paura, ma un buon modo per affrontarla è stare vicini agli altri imparando una sana condivisione d’idee e passioni.
    La nostra testa spesso impegna energia nel costruire ostacoli che poi faticosamente andiamo a superare: le credenze limitanti. Per definizione sono cristallizzazioni d’idee, come il calcare intorno alla resistenza elettrica e sono quindi ostacoli alla nostra crescita e al buon funzionamento del nostro essere. S’intende, funzioniamo lo stesso, ma con più fatica, con più dispendio di energia; abbiamo bisogno d’investire più energia vitale nelle nostre azioni.
    Fondamentale per un leader avere una rotta. La sua mission personale, pur se ambiziosa è da rispettare; ovviamente dovrà, in un sistema sociale, confrontarsi con quella degli altri e adattarsi con flessibilità. La flessibilità non è opportunismo; la coerenza è una credenza se non supportata da valori. Nelle relazioni, che il leader dovrà coltivare, intense, colorate e numerose, occorre esercitare l’ascolto. Obiettivo ottenere il consenso ed un buon modo per farlo è ascoltare gli altri. Quando si arriva a far condividere la rotta ci sono gli estremi per esercitare la concessione della delega. Delegare vuol dire fidarsi e per il leader significa amplificare le proprie potenzialità. Le persone diventano tutte braccia destre. La fiducia crea coesione e arricchisce tutte le parti in gioco.
    Il concetto più importante di un percorso di questo tipo è quello della causalità. Il leader non deve essere effetto di ciò che lo circonda, ma causa. Il leader è un protagonista e questo non è legato alla sua voglia di essere al centro dell’attenzione. Non profetizziamo un forsennato egocentrismo, ma una piana adesione a ciò che andiamo ad intraprendere. Ci mettiamo tutto quello che abbiamo da dare e questo anche nelle cose insignificanti. Esiste un meccanismo quasi magico che riporta le azioni positive del leader al sistema facendo crescere tutti.

    Leonardo Frontani

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  • La crisi economica secondo TWT


    E’ tempo di crisi economica. Alcuni dei protagonisti dello scenario politico, economico ed industriale dicono: “La crisi economica in atto nel mondo e in Italia può aggravarsi ulteriormente”, “Stiamo assistendo a una crisi che non ha precedenti, se non forse il crac del 1929. È difficile prevedere l’andamento dei mercati”, “Non escludiamo alcuna opzione per assicurare che nessuna istituzione bancaria dichiari bancarotta. Siamo sull’orlo dell’abisso”.

    Queste frasi trasmettono un senso della crisi come qualcosa da temere e da arginare con tutti i metodi possibili. Trasmettono l’idea di fare qualcosa per annientare un evento “che non ci voleva”.
    La parola “crisi” deriva dal greco krìnein che vuol dire “distinguere, scegliere”. Chi distingue caratterizza una cosa rispetto a un’altra, la circoscrive e la definisce. La crisi diventa così un evento critico, un indizio di un processo culturale, di una cultura economica che magari sta cambiando.
    Il cambiamento è continuo nei contesti lavorativi ed economici, si può dire che è la normalità. Anzi viene da dire che la funzione organizzativa viene ridefinita in un rapporto continuo con un contesto (economico) che è mutevole di per sé.
    Tale contesto va conosciuto, non annientato, per poter promuovere la propria organizzazione in modo competitivo.

    Ogni organizzazione, ogni azienda agisce su una fetta di mercato, ha dei clienti. Le domande da porsi potrebbero essere: “Come i miei clienti vivono questo momento di cambiamento economico?”, “Come cambia la loro domanda di prodotti-servizi?”, “Cosa possiamo fare noi per entrare in relazione con questa domanda?” , “Cosa accade nella nostra organizzazione?” “Quali funzioni possiamo attivare?”.
    Queste domande veicolano il senso di una utilità di riflettere continuamente sulle proprie modalità di gestione del rapporto con i clienti e con la loro domanda per poter conoscere e utilizzare il cambiamento come risorsa per garantirsi maggiore competitività sul mercato. Da questo punto di vista l’evento critico stesso diventa una risorsa da cui partire per poter utilizzare il cambiamento come strumento di produttività.

    TWT, nella sua prassi formativa, ha avuto a che fare con contesti organizzativi, che stavano riflettendo sulla necessità di un cambiamento nella gestione interna per poter avviare uno scambio costruttivo con un cliente che proponeva una domanda diversa, “critica”.
    In questi contesti TWT ha proposto un percorso formativo che permettesse la creazione istituita di un team pronto ad affrontare le nuove richieste del mercato, capace di condivisione di vissuti, pensieri e proposte sul cambiamento.
    I percorsi sviluppati hanno previsto una riflessione sulle dinamiche organizzative interne che ostacolavano il cambiamento auspicato e su possibili azioni da attuare per poterlo gestire.
    Il metodo utilizzato da TWT, con la formazione esperienziale e il team building, è stato quello della sperimentazione attiva in situazioni simulate di “crisi” che hanno avviato una riflessione sulle funzioni organizzative da attivare quando si voglia promuovere il cambiamento per affrontare richieste nuove e sconosciute. La situazione simulata è stata costruita a partire da una analisi della cultura dell’organizzazione funzionale ad affrontare il problema posto nella domanda formativa.

    Sonia Russo, psicologa e formatrice

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  • TWT propone la formazione esperienziale che utilizza le tecniche teatrali per promuovere riflessioni che avviano al cambiamento


    Affrontare la crisi con le tecniche teatrali? Come il teatro nelle formazione aziendale può promuovere cambiamento per gestire la crisi?
    La crisi è un evento critico che testimonia un cambiamento in atto; ad esempio un cambiamento nella domanda del cliente. L’economia in crisi può essere in relazione con tale cambiamento.
    Come reagire a questa nuova domanda? Come entrare in relazione con questo “nuovo cliente”?
    E’ possibile se si costruiscono categorie di lettura della propria realtà organizzativa che permettono dia avviare processi di sviluppo nella relazione col cliente e di promuovere le azioni per un cambiamento.
    Il teatro come strumento di formazione aziendale è uno spazio altro rispetto al reale quotidiano, all’attività produttiva lavorativa. Ma è rappresentazione di realtà, con modalità diverse nelle varie epoche e culture. Il teatro rappresenta cultura e utilizza metodologie culturali diverse per rappresentarla. E’ uno spazio che per poter essere utilizzato necessita di regole costruite e condivise fra chi ne partecipa. E’, appunto, nella sua stessa metodologia metafora di dinamiche organizzative.
    Il teatro ha una funzione comunicativa verso il pubblico che implica una maggiore azione di riflessione sulle dinamiche organizzative rappresentate. Bisogna tener conto delle caratteristiche del proprio pubblico, del proprio cliente, per poter ad esso comunicare emozioni che lo facciano poi ritornare, per “fidelizzarlo”, per soddisfarlo.
    Il teatro è rappresentazione di un processo di esplicitazione e riflessione sulla cultura dell’ organizzazione. E’ un prodotto-processo che si avvera in uno spazio, nella rappresentazione di processi culturali che avviano anche una riflessione su azioni di sviluppo possibili per quel contesto organizzativo con le sue specifiche problematiche e dinamiche.

    TWT ha utilizzato le tecniche teatrali in una società di “Professional Style” dove veniva chiesto al titolare di salone (il parrucchiere) di usare la sua arte anche per la vendita di prodotti per il benessere del cliente. L’intervento formativo non ha previsto l’ “insegnamento” di tecniche di vendita, di azioni comportamentali, ma attraverso l’uso della relazione con l’altro in scena, sul palcoscenico, ha avviato una riflessione sul ruolo e le funzioni del titolare di salone all’interno del suo contesto. Strumenti come la “maschera” e l’improvvisazione hanno stimolato tale riflessione. Il gruppo in formazione ha costruito un’immagine di parrucchiere come consulente rispetto ad un cliente che chiede qualità e sicurezza. Vendere un prodotto è stato considerato un modo per migliorare la qualità.
    Con l’immagine di un parrucchiere-consulente orientato alla qualità e alla soddisfazione del cliente è possibile per il titolare di salone scegliere le azioni più utili per promuovere un cambiamento nel suo salone in funzione della richiesta del cliente.
    L’evento critico “vendere il prodotto” ha permesso di capire una nuova richiesta del cliente, quella che ha attivato la funzione “consulente di benessere”.

    Sonia russo, psicologa e formatrice

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  • Formazione esperienziale: TWT in un’azienda in un momento di crisi e cambiamento


    Con un programma di formazione esperienziale integrato di sessioni d’aula, di coaching e team building, TWT ha guidato una azienda di assicurazioni verso cambiamenti di organizzazione gestionale.
    Un’azienda giovane, cresciuta in fretta, che in fretta ha dovuto scegliere i suoi giovani dirigenti si è trovata di fronte a problemi di gestione del lavoro e delle funzioni organizzative. Problemi che spesso l’hanno portata a trattare in affanno e in maniera confusionaria i servizi per il cliente che, invece, chiede sicurezza e spesso azioni tempestive nella fornitura di importanti informazioni.
    TWT, ha utilizzato le sessioni d’aula e di coaching per avviare una riflessione sulle modalità gestionali problematiche guidando le persone coinvolte nella esplicitazione di difficoltà comunicative fra i diversi settori, fra persone che lavorano in una stessa area, di difficoltà a delegare in maniera funzionale il lavoro ai collaboratori, della difficoltà a usare le riunioni come momento di costruzione produttiva rispetto a una specifica problematica. Nelle sessioni d’aula e nell’attività di team building che ha simulato una situazione di “crisi” (compiere la propria missione avendo perso il materiale per poterlo fare) sono venute fuori le risorse del gruppo a lavoro in un momento di difficoltà: condivisione di riflessioni su un certo problema, costruzione di funzioni per raggiungere un certo obiettivo, capacità di riflettere sulla proprie difficoltà a lavorare con gli altri e possibilità di superarle in vista dell’utilità che questo può avere per il “prodotto” del gruppo, possibilità di istituire momenti di riflessione e condivisione su problemi gestionali organizzando il tempo del proprio lavoro.
    L’azienda ha attivato azioni di cambiamento gestionale orientate a favorire una comunicazione interattiva, fra le diverse aree e i collaboratori all’interno della stessa area, funzionale alla qualità produttiva nel rapporto con il cliente.

    In questo clima di cambiamento arriva, anche per questa azienda, la crisi economica che imperversa nei mercati in questo periodo.
    L’azienda, già orientata al cambiamento e consapevole delle proprie risorse ma anche delle proprie problematiche, chiede a TWT, nonostante la crisi e proprio per avviare azioni che permettano di comprenderla e gestirla, di essere guidata nel processo di cambiamento già avviato. L’azienda dice a TWT come la formazione sia strumento utile proprio nei momenti “critici”, momenti in cui è fondamentale attivare una riflessione sui vissuti, i problemi, i modi di affrontare e rispondere alla crisi. Questo, a partire da un orientamento al cambiamento: la crisi non può essere eliminata, è sintomo o evento critico di un cambiamento del mercato, della domanda del cliente, e richiede, quindi, un’azione di comprensione della crisi stessa per poterle dare risposta con il proprio sviluppo e la propria produttività.

    Sonia russo, psicologa e formatrice

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  • TWT-TEAM propone corsi di formazione per riflettere sull’uso di strategie di marketing a basso costo


    “Guerilla marketing (da Wikipedia, l’enciclopedia libera): promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”.

    In un momento di crisi economica può essere importante aumentare il profitto con una strategia di marketing a basso costo, che parte dall’utilizzo di risorse limitate.
    Le risorse fondamentali diventano la creatività, l’immaginazione e la capacità di costruire eventi pubblicitari emozionanti che facciano parlare dell’azienda. Caratteristica fondamentale di tale strategia, infatti, è la diffusione dell’evento, della notizia da parte del cliente, del consumatore stesso.
    Inoltre attivare tecniche di guerrilla marketing presuppone una riflessione sulle caratteristiche di
    eccellenza del proprio prodotto tenendo in mente il tipo di cliente a cui è rivolto e sull’importanza di cooperare con le altre “tipologie di affari” piuttosto che attivare competizione: può essere utile costruire relazioni di partnership.
    TWT-TEAM organizza corsi per aziende che vogliano utilizzare questo tipo di strategia per promuovere i propri servizi. Nei corsi viene stimolata proprio una riflessione creativa sulla ricerca di risorse a basso costo che permettano di costruire azioni promozionali.
    Inoltre, attraverso l’utilizzo di varie esercitazioni, si avvia un’ulteriore riflessione sulle diverse funzioni che i partecipanti al corso possono attivare per l’utilizzo delle strategie di guerrilla.
    Si sviluppa così un modo di fare marketing con poche risorse che è costruito da quella specifica azienda: non vengono “insegnate” tecniche standard.
    L’utilizzo di tale strategia può interessare l’area del no-profit che come è noto ha risorse economiche molto limitate. TWT sta iniziando ad avviare percorsi formativi con aziende appartenenti a quest’area a partire proprio da una richiesta specifica:promuovere il proprio servizio con poche risorse.

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  • Il coaching come strumento per affrontare la crisi e il cambiamento: una proposta di TWT-TEAM


    Il coach è un facilitatore di percorso. Non dà soluzioni precostituite ma stimola il cliente all’individuazione di nuove soluzioni alle problematiche; non dà risposte ma aiuta il cliente a trovarle da sé. Il coaching, difatti, è uno strumento che aiuta le persone a diventare consapevoli delle proprie risorse e potenzialità, scoprendo le strategie più adeguate per raggiungere i propri obiettivi. In tal senso, l’approccio della consulenza di processo, strutturato da Edgar H. Shein offre al coaching un modello interessante. La “consulenza di processo” propone un confronto congiunto tra cliente e consulente dove il consulente non deve mai sostituirsi al cliente. In poche parole, sottolinea il ruolo attivo del cliente in qualsiasi fase del percorso di coaching.
    Questo senso del coaching può essere esteso all’ambito aziendale.
    Il coaching oltre a puntare alla risoluzione dell’obiettivo, stabilito dal cliente, attraverso l’attivazione delle risorse del cliente stesso, dà la possibilità di utilizzare una particolare metodologia per riflettere su di sé e affrontare le proprie problematiche.
    La formazione fatta con il coaching permette l’apprendimento di un modalità di trattare le problematiche costruita nel rapporto tra cliente e coach.
    In tal senso, a livello aziendale, il coaching può essere considerato uno strumento di sviluppo organizzativo.
    In un momento di crisi dei mercati e di cambiamenti delle richieste dei clienti alle aziende, il coaching aziendale può essere strumento attivatore di risorse e competenze organizzative per avviare azioni di cambiamento favorevoli al raggiungimento degli obiettivi produttivi e di sviluppo. L’evento critico richiede di attivare risorse per conoscerlo e affrontarlo. Il coach può facilitare e accompagnare questo processo.

    TWT propone lo strumento del coaching come momento di riflessione per poter trattare le questioni organizzative in relazione ai cambiamenti esterni e interni all’organizzazione stessa e attivando le risorse proprie dell’azienda per promuovere sviluppo organizzativo in relazione a obiettivi prefissati e continuamente ridefiniti con il cliente.
    Con tale metodologia TWT ha avviato in una società di assicurazioni un progetto di cambiamento dell’assetto organizzativo che sarà ancor più oggetto di riflessione nel momento critico attuale.

    Inoltre, TWT propone anche dei corsi di formazione in cui riflettere su un modello manageriale coaching oriented . Il manager può essere un coach per i propri collaboratori; può essere un coach per la propria azienda. Può, in poche parole, dirigere utilizzando tecniche di coaching, essendo orientato alla “facilitazione” dell’ individuazione, condivisa con i propri collaboratori, di risorse e funzioni per raggiungere obiettivi anch’essi condivisi. E’ il rappresentante di una cultura organizzativa orientata agli obiettivi, attenta allo sviluppo delle proprie risorse umane, promotrice di efficienza in funzione del continuo cambiamento del contesto.

    Sonia Russo, psicologa e formatrice

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  • Italy for Sichuan: si conclude il piano di aiuti


    Un’inserzione di solidarietà, un’iniezione di speranza: con questo slogan dallo scorso giugno Editrice Le Fonti sta raccogliendo fondi per aiutare migliaia di persone sconvolte dal terremoto nella regione Sichuan in Cina.
    L’operazione ha preso il via da un numero di Family Office, la prestigiosa rivista del Gruppo rivolta ai professionisti italiani del family office, interamente dedicato alla Cina ed alle iniziative di assistenza per i terremotati dello Sichuan.
    Grazie alla vendita di spazi di comunicazione e pubblicità è stato possibile raccogliere importanti fondi da devolvere al progetto.
    Oggi è stato chiuso il conto creato ad hoc per il Consolato Cinese: gli introiti pervenuti sono stati ufficialmente devoluti alla causa.

    Editrice Le Fonti coglie l’occasione per ringraziare gli inserzionisti che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, garantendo un Natale più umano a chi si trova ancora oggi in grave difficoltà.

  • Anche nel 2008 il Franciacorta non conosce la crisi: oltre 9,6 milioni di bottiglie vendute


    Sono state 9.671.564 le bottiglie di Franciacorta immesse sul mercato nel 2008, con un incremento del 16% rispetto al 2007.
    Un dato che testimonia il crescente successo sul mercato e la tendenza, sempre più diffusa, che vede la destagionalizzazione del consumo: secondo i dati raccolti il Franciacorta resta una scelta d’eccellenza per i brindisi di Natale e Capodanno, ma diventa sempre più accompagnamento ideale a tutto pasto anche durante il resto dell’anno.

    A confermare la crescita del sistema Franciacorta anche l’aumento della superficie vitata sul territorio della denominazione, salito a 2.215 ettari (+5% rispetto ai 2.115 del 2007) e l’aumento dei soci aderenti al Consorzio: 15 in tutto, fra i quali 7 viticoltori e 8 imbottigliatori, per un totale di 366 associati.

    “Sono risultati confortanti – dichiara il presidente del Consorzio, Ezio Maiolini – che ripagano l’impegno di tutti gli attori della filiera per produrre rispettando le rigide regole del Disciplinare”.
    Per il Direttore Adriano Baffelli, “Franciacorta è sempre più sinonimo di eccellenza e cultura, del territorio e di qualità della vita”.

    I numeri, sempre più significativi del Franciacorta, confermano la validità della strada intrapresa dai produttori della pregiata area bresciana. Nonché della loro coerenza: la filosofia programmatica è sempre stata accompagnata da concreti investimenti. Non casualmente tutte le Guide di settore presentano ampi e considerevoli riconoscimenti ai produttori del Franciacorta.

    Erbusco (Brescia), 22 Dicembre 2008

    Francesco Angius
    Ufficio Stampa
    Cell. 334.6080585

  • LOVEHATE abbigliamento | prosegue il – LOVEHATE FASHION TOUR –


    LOVEHATE abbigliamento | prosegue il – LOVEHATE FASHION TOUR –

    Dopo l’Estate in Sardegna con la LOVEHATE COMPILATION ’08
    e l’autunno fra Liguria,Piemonte e Lombardia,LOVEHATE si sposta sulla neve della VALLE D’AOSTA per tutto il periodo festivo

    23/12/2008 – LOVEHATE abbigliamento | prosegue il – LOVEHATE FASHION TOUR –

    Dopo l’Estate in Sardegna con la LOVEHATE COMPILATION ’08
    e l’autunno fra Liguria,Piemonte e Lombardia,LOVEHATE si sposta sulla neve della VALLE D’AOSTA per tutto il periodo festivo

    Festeggiate con noi e seguite le nostre serate, ogni sera dressing gadgets ed artistico di assoluto livello.

    In consolle: Marco di Conti DJ
    In collaborazione con: Wintergecko studios

    www.lovehate.it
    www.wintergecko.com
    www.myspace.com/odioamore
    www.myspace.com/marcodicontidj

  • Fabio De Donno – pittura fra realtà e sogno


    Fabio De Donno è un artista capace di veicolare in immagini un suo mondo poetico che si concretizza sulla tela grazie ad una perfetta simbiosi fra colore e segno. Opere, le sue, dove emergono elementi che caratterizzano un impianto compositivo, individuato sempre in una profondità di sentimento e di penetrazione, nella conoscenza e nella rivelazione, in grado di svelare i contenuti all’osservatore, necessari per una immediata leggibilità.

    Complessivamente, l’opera dell’artista, si presenta come un contenitore di immagini prese in prestito dal mondo reale, elaborate con grazia ed equilibro grafico – pittorico. Attraverso queste peculiarità, egli riesce a dar vita ad opere che si svelano in tutta la loro poetica, capace di visualizzare un mondo di immagini che, pur appartenendo alla realtà, ne travalicano i confini per invadere la sfera onirica, dove realtà e sogno trovano asilo.

    Non sfugge all’occhio attento del fruitore l’originalità e l’autonomia nei confronti di altre esperienze artistiche, che gli consentono di individuare una propria cifra espressiva. La sua pittura è originata da un perfetto equilibrio colore – segno, dove quest’ultimo risulta fondamentale in opere costruite e impaginate con rigore professionale, dall’ampio respiro poetico, in grado di immergerci in atmosfere fiabesche. Quanto detto, non è cosa da poco, se si tiene conto che al mondo d’oggi il successo di un’artista o di una corrente, dipende dall’originalità del messaggio e dalla capacità di farlo apprezzare dal pubblico e dalla critica. L’arte di Fabio De Donno assolve pienamente tale compito.

    De donno è come un equilibrista: sospeso fra terra e cielo. ci prende per mano, ci accompagna nelle sue visioni ubriache, ci investe di un’onda di cose, personaggi e animali che ci fluttuano accanto. In bilico ci affacciamo dai suoi quadri e vediamo i suoi sogni funambolici. Questi sogni attingono dalle favole che atavicamente ci portiamo dentro e diventano anche i nostri sogni. Questo mondo galleggia in una musica senza suono, in un tempo senza tempo, giocondo e fanciullo, per questo eterno e inattaccabile. Se pur fabulistico il suo stile non ammicca lezioso nè si gela in grottesche icone, ma si fa vivo e pulsante. l’equilibrista ondeggia sognante come un palloncino ma è retto dal pugno stretto di un bambino.

    “Le mie rappresentazioni sono un trittico di pittura