Presentazione del romanzo “Vertoiba 5” ed. Zona, di Alessandra MR D’Agostino presso Circolo dei Lettori di Torino, sabato 10 Gennaio h 18
Relatore: il giornalista de “Il Giornale”, Giovanni Choukhadarian
Reading a cura di Laura Renaldo e Ilaria Comolli
Breve Presentazione del libro:
Un palazzo di Milano, in pietra grigia.
Il civico cinque.
Una guardiola a vetri che divide due mondi: quello della bambina seduta sulla sedia impagliata al di qua e quello degli abitanti di un condominio che passano, amano, si (dis)perdono, vivono, muoiono al di là. Due mondi che si sfiorano, con tenerezza, dolore, ricordo claustrofobico, solitudine.
Tre voci narranti.
Personaggi che si intersecano, dialogando, raccontando(si), fuggendo(si).
Un pittore, un avvocato, un annuncio su un giornale, molte domande, nessuna risposta.
Un romanzo dal sedicente impianto teatrale, definito da Giovanni Choukhadarian de “Il Giornale” come “squisitamente pinteriano”.
Un romanzo che va a riaprire una porta, come una malattia contratta nell’infanzia.
Un esercizio di patopatia, come ben definisce l’incipit di Valerio Magrelli.
Questo è “Vertoiba 5”.
Sito del libro:
www.vertoibacinque.splinder.com
Alcune recensioni:
“Una parola che si morde la a con la bocca fatta a vi, inesorabile ma imprecisa come la molla di un orologio meccanico: Vertoiba.
Questo mi fa venire in mente il titolo del libro di Alessandra.
Poi, leggendolo, la prima cosa che si sente – perché questo è un libro in cui, più che pensare, si sente – è lo spazio bianco di ogni pagina, lasciato lì per far completare a chi legge quello che non viene esplicitato, o meglio ancora quello che non viene dettagliato; ma non è questo che mi ha più colpito, quanto piuttosto la densità di ciò che è scritto: fulminei concentrati di pulsioni, come delle brevi tempeste, violente ed effimere le quali, nello spazio bianco che le divide allontanandole e isolandole, lasciano chi legge un po’ sperduto, come un naufrago senza punti di riferimento, lontano dalla terra ferma.
E’ un libro che, sul versante della scrittura, vive di guizzi particolarmente efficaci perché minimali, mentre obbliga chi legge a un involontario confronto con se stesso, la propria infanzia e gli altri – a me almeno è successo così.
E’ un libro scomodo. Non è stato scritto per piacere.
Non è facile: pretende.
Ne vale la pena.”
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