La stabilizzazione dei mercati obbligazionari nei mercati dei Paesi emergenti, già iniziata nel mese di dicembre è proseguita anche nel mese di gennaio.
La richiesta all’interno di questa asset class ha visto un leggero miglioramento soprattutto perché il flusso di cassa, rispetto al mese precedente, sembra essere in una fase di stallo. Tuttavia il segmento, nelle scorse quattro settimane, è stato caratterizzato nuovamente da una mancanza di liquidità che ha portato a forti oscillazioni dei prezzi per quanto riguarda i singoli titoli.
Nel mese di gennaio il premio di rischio su titoli di stato dei paesi industrializzati (Spread) è diminuito – in relazione all’ indice JPMorgan EMBI – di un buon 70 punti base, al 6,3 per cento. Su base mensile le obbligazioni dei mercati emergenti hanno ottenuto un guadagno intorno all’1 per cento. Le obbligazioni in valuta rappresentate nell’indice JPMorgan ELMI hanno perso, durante lo stesso periodo, circa il 3,5 per cento. Questo è provocato soprattutto alla debolezza di alcune valute dei Paesi dell’Europa dell’Est.
La recessione economica che domina ormai tutto il mondo si riflette con grande chiarezza nei dati pubblicati dai singoli paesi emergenti. Così, per esempio, per il Brasile che ha dovuto registrare un calo della produzione pari al 6,2 per cento e si è visto costretto a ridurre il tasso d’interesse di riferimento di 100 punti base, pari al 12,75 per cento.
Allo stesso modo, la banca centrale turca – posto di fronte al brusco rallentamento della crescita economica e alla ormai conclamata recessione – ha sorpreso gli operatori finanziari con una manovra correttiva di 200 punti base, pari al 13 per cento, e ha già annunciato ulteriori tagli per il futuro.
Tagli sono stati annunciati anche per il Messico, la Corea del Sud, l’Indonesia, la Tailandia e il Cile. Il calo dei prezzi al consumo e un dinamismo economico più debole potrebbero portare – anche nei paesi dell’Europa dell’Est – a una costante ulteriore riduzione dei tassi di interesse.
Il Brasile è stato il primo dei Paesi emergenti ad affacciarsi sul mercato con una nuova emissione all’inizio di gennaio, seguito subito dopo dalla Colombia che punta a garantirsi condizioni di finanziamento favorevoli.
Queste mosse sono state accettate di buon grado dai mercati di capitale e ora altri paesi come il Perù, l’Indonesia, il PEMEX statale messicano potrebbero decidere di intraprendere la stessa strada.
I mercati hanno dovuto registrare anche un’accelerazione della svalutazione del rublo. La banca centrale russa ha annunciato che si muoverà per porre fine, in maniera graduale, alla svalutazione del rublo che ha già pesato enormemente sulle riserve finanziarie del Paese. Ora il rublo dovrebbe seguire il principio della “ fluttuazione controllata”. Questo significa che la moneta russa dovrebbe essere negoziata all’interno di un range di valore tra i 36 e 41 rubli per il paniere euro/ dollaro. La banca centrale, in questo caso, gestisce le oscillazioni valutarie all’interno di quel range che determina, tra l’altro, una soglia di limite massimo. Questa manovra potrebbe portare a un ulteriore e potenziale svalutazione del 10 per cento. D’altra parte si tratta di un sistema di controllo valutario che è già utilizzato, per esempio, da Paesi quali la Cina e l’Indonesia. La Russia, inoltre, si riserva la possibilità di prendere in considerazione l’opportunità di un rifinanziamento sui mercati di capitale, vista l’attuale debolezza del prezzo del petrolio e le conseguenti minor entrate governative.
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