Singolo e contesto politico, norma e volontà, libertà e costrizione. Tutti i conflitti che danno senso alla vita sono presenti nell’Antigone di Sofocle, che Valeria Parrella ha voluto rivisitare alla luce di problematiche solo all’apparenza lontane dal mondo greco dove il teatro è nato. È infatti l’eutanasia il cuore della diatriba che oppone la protagonista a chi preferisce chiudere gli occhi su ciò che turba, sconcerta ed esula da tutto quello che è codificato. Il diritto di onorare la morte come si onora la vita diventa diritto a morire, a scrivere senza costrizioni la parola fine al proprio viaggio. Attratto da questo scarto, il regista Luca Fusco propone la sua Antigone con Gaia Aprea, che andrà in scena il 14 marzo alle 21 al Teatro Verdi di Salerno e sarà replicata fino al 17, quando il sipario si alzerà alle 18.30. Al fianco della protagonista vi sono Anita Bartolucci (Tiresia), Fabrizio Nevola (Emone), Giacinto Palmarini (Corifeo), Alfonso Postiglione (Il guardiano), Nunzia Schiano (Detenuta), Paolo Serra (Il legislatore), Dalal Suleiman (Corifea). Le scene sono di Maurizio Balò, i costumi portano la firma di Zaira De Vincentiis, il disegno luci è affidato a Gigi Saccomandi, le musiche sono di Ran Bagno e la regista assistente è Alessandra Felli. Le figure emergono dal buio come immagini richiamate da un altrove che non si lascia scrutare. In una concezione meta teatrale, ognuna di esse sa di essere un simbolo, la codificazione di un concetto. Sì interrogano sul senso della loro esistenza, sul contrasto che oppone da sempre l’uomo al copione che la società pretende di imporgli. Creonte è detto solo il Legislatore per questo motivo: la legge si considera forte all’ombra di se stessa, vuole livellare nel proprio corpo tutte le individualità, ma Antigone sa che ciò che è deciso dagli uomini non può abbracciare il reale in tutta la sua complessità. Attraverso un’attenzione minuziosa al testo e un’atmosferas in cui le musiche giocano un ruolo cruciale, si fronteggiano l’amore per l’individuo e la scelta di colpire, ma non di capire
Gemma Criscuoli
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