È facile amare Paolo Poli. Il suo aggraziato disincanto, l’ironia che lascia il segno, la capacità di giocare con la scena in un continuo ondeggiare tra registri diversi lo rendono uno dei protagonisti della drammaturgia italiana. L’incontro con Pascoli asseconda il suo gusto per una musicalità sempre orchestrata su analogie e rimandi e in “Aquiloni”, lo spettacolo che approderà il 20 febbraio alle 21 al Teatro Verdi, i versi tratti da “Myricae” e dai “Poemetti” diverranno l’occasione per una deliziosa sinestesia. Il componimento poetico si farà danza e suono per esplorare le atmosfere della Belle Epoque e di un mondo che non ha smarrito la sua capacità di creare suggestioni, nonostante sia perduto per sempre. Nella rappresentazione, in programma fino a domenica 24 febbraio alle 18.30, saranno Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco ad affiancare l’artista. Emanuele Luzzati e Santuzza Calì firmano rispettivamente le scene e i costumi, Jacqueline Perrotin cura le musiche e le coreografie sono di Claudia Lawrence. Poli punterà su tutte le carte del travestimento, non per una gratuita predilezione per l’effetto, ma per mostrare il vero volto della realtà: sempre cangiante, soprattutto quando è posta in luce una composizione come quella pascoliana, che nasconde sovrasensi e allusioni al di sotto della sua nitida stesura. Artificio e immediatezza si scambiano la maschera in una messinscena che riconosce alla finzione un crisma di verità. Chi crea infatti è un sincero bugiardo: nasconde le tensioni che lo percorrono tra le pieghe del verso, mutando prospettive e atmosfere per poi tornare al cuore della propria ispirazione, che è l’io. Poli incontrerà il pubblico presso il Massimo cittadino alle ore 18.30 del 21 febbraio nell’ambito di “Giù la maschera”, l’appuntamento condotto dal giornalista Peppe Iannicelli e nato dalla sinergia tra il Teatro Pubblico Campano e l’Associazione Amici del Teatro Verdi.
Gemma Criscuoli
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