Credere di avere il mondo nelle proprie mani e poi perdere tutto. Cadere nelle trappole del desiderio e non poterne fare più a meno. Non perdonare all’altro di non somigliarci o di comprenderci. Le tensioni sotterranee che animano l’avventura per antonomasia, il capolavoro ariostesco, esplodono sulla scena di “Furioso Orlando”, in cui Marco Baliani dirige Stefano Accorsi e Nina Savary e che andrà in scena l’8 novembre alle 21 al Teatro Verdi di Salerno. Lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 11 novembre, quando il sipario si alzerà alle 18.30. Il disegno luci è affidato a Luca Barbati, i costumi portano la firma di Alessandro Lai e le scene sono di Bruno Buonincontri.
Nell’adattamento di Baliani tutto ruota attorno al cuore del poema cinquecentesco, il desiderio inesausto e frustrato che tesse all’infinito le sue trame, mettendo però in campo due sole figure che si sfidano nella lotta senza tempo di chi insegue e chi è inseguito. Orlando e Angelica sono distanti e in quella distanza si avvicinano; anche Ruggiero e Bradamante emergono tra le pieghe del racconto e i corpi si fanno portavoci di molte anime, i personaggi sembrano moltiplicarsi per narrare da punti di vista differenti il medesimo cammino verso una meta che si allontana e non per questo cessa di stregare chi la persegue. La narrazione tentacolare e insinuante vuole esorcizzare il fallimento e la solitudine, è causa ed effetto di uno sguardo sempre proteso verso un altrove. Nell’amore caldeggiato e rifiutato si riflette la condizione del narratore che deve giocare a rimpiattino con i propri fantasmi senza sperare di vincere. In una scenografia evocativa e sempre pronta a cogliere gli echi del cinema e della cultura pop, i contendenti sanno di poter esistere soltanto nella contesa, tanto da dimenticare per un momento ciò che li spinge. E i versi di Ariosto, trasformati, manipolati, amati senza riserve si fanno eco delle urgenze del profondo.
Gemma Criscuoli
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