Applausi a Salerno per il Re Lear di Michele Placido

Salerno – Una gigantesca corona corrosa dal tempo su cui campeggiano le immagini di Kennedy, Marylin, Mussolini, Hitler, appoggiata al muro come qualcosa di troppo ingombrante di cui sarebbe meglio disfarsi, simile al tempo stesso a una ruota che riporta gli uomini sempre allo stesso punto, l’ambizione più sfrenata. Un’aquila imperiale abbandonata a una sezione cilindrica che funge da grotta, un avambraccio scolpito disteso su lastre di marmo, un pavimento punteggiato da macerie. Michele Placido ha scelto l’abbagliante limpidezza delle scene di Carmelo Giammello per il suo “Re Lear”, in programma con successo presso il teatro Verdi di Salerno fino al 4 novembre: tutti gli oggetti alludono alla peggiore sconfitta che si possa subire nella storia, quella che colpisce quando si è all’apice. Sullo sfondo il palcoscenico appare nella sua nudità e i personaggi si affollano su di esso come chi si prepara un attimo prima che il sipario si alzi, evidenziando che non esiste un “dietro le quinte”, dato che verità e finzione si equivalgono nella vita umana. Placido opta per una vena beffarda e caustica: il suo sovrano rinuncia a ogni traccia di dignità tragica per osservare con amaro sarcasmo le contraddizioni umane. Un esempio si ha nel momento in cui Edmund (Giulio Forges Davanzati) viene vestito per la battaglia da Reagan e Goneril, di cui vuole servirsi attraverso la passione che suscita in entrambe, eppure proprio quella vestizione lo rende oggetto delle mire delle due donne: chi insegue il predominio ne diventa subito schiavo. La facilità con cui gli uomini si ingannano si ha anche nell’esecuzione di Cordelia (Federica Vincenti), sollevata per narrarne l’impiccagione: in quel gesto, che dovrebbe annullarla, è espressa anche fisicamente la sua superiorità rispetto agli assassini. L’attualità del “Re Lear” è sottolineata a più riprese: il Matto (Brenno Placido) mette in guardia dalla follia della ragione a ritmo di rap, mentre le voci concitate dell’11 settembre fanno da colonna sonora alla tempesta che il protagonista vive nella sua mente, come a dire che la tendenza all’autodistruzione spinge a invocare l’annullamento della natura. Tutti gli interpreti danno il massimo e tra essi spicca Margherita Di Rauso, audace e credibile Goneril, Gigi Angelillo, che si consacra senza riserve al dolorosissimo ruolo del Conte di Gloucester, e Francesco Bonomo, che nel calvario di Edgar dalla mortificazione al coraggio dà vita a tutta l’ostinazione di chi vuol imprimere al destino il proprio marchio.

Gemma Criscuoli

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