Resistenza delle aziende a proteggere i dati, nonostante le continue violazioni alla sicurezza

Micro Focus International plc (LSE.MCRO.L), azienda leader nella fornitura di soluzioni di “Enterprise Application Management and Modernization”, ha rilevato come le aziende di tutto il mondo non dispongano di misure di sicurezza adeguate per il collaudo delle loro applicazioni nonostante la netta maggioranza di esse abbia sperimentato una violazione dei dati nel corso degli ultimi 12 mesi.

I risultati di una ricerca commissionata da Micro Focus e condotta indipendentemente da Ponemon Institute interpellando oltre 1.350 professionisti coinvolti nello sviluppo e nel test di applicazioni nel Regno Unito e negli Stati Uniti, hanno infatti evidenziato come le aziende mettano a rischio le informazioni riservate dei loro clienti evitando di proteggerle in maniera appropriata in occasione dei processi di collaudo.

Lo studio, che ha interessato aziende con un fatturato compreso tra 10 milioni e oltre 20 miliardi di dollari, indica che in oltre tre quarti (79%) dei casi si è verificata almeno una violazione dei dati negli ultimi 12 mesi; ciononostante, quasi la medesima percentuale (70%) di aziende non dispone di tecniche per mascherare i dati nel corso dei test. La netta maggioranza degli intervistati ha confermato di utilizzare dati relativi a clienti, dipendenti, carte di credito e altre informazioni riservate nel corso dello sviluppo e dei test applicativi.

Ancora più preoccupante è il fatto che i dati sensibili dei clienti siano messi a repentaglio su base regolare. Quasi due terzi (64%) degli intervistati usano settimanalmente questi dati nei processi di test delle applicazioni, mentre il 90% lo fa su base mensile. Nonostante le esperienze compiute e l’alto profilo attualmente riconosciuto alle violazioni dei dati, solo il 7% delle aziende ritiene che la protezione dei dati negli ambienti di sviluppo e collaudo sia più rigida che negli ambienti di produzione.

La complessità del processo è aggravata ulteriormente dalle quantità dei dati utilizzati per i collaudi. Ben tre quarti degli intervistati hanno confermato di adoperare per i test file più grandi di un terabyte, e in alcuni casi anche superiori ai 50 terabyte. L’impiego di volumi di dati campione così estesi aumenta non solo la suscettibilità ad attacchi interni o esterni, ma anche l’am,bito e la portata di possibili errori umani.

La ricerca è stata realizzata in modo indipendente da Ponemon Institute, società specializzata nelle ricerche su privacy, protezione dei dati e policy per la sicurezza delle informazioni. Le percentuali cui fa riferimento il presente comunicato stampa rappresentano la media globale in base alle singole cifre raccolte nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

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