Comunicato stampa da pubblicare

SULLE ORME DELLA SPEDIZIONE MARCHESI 70 ANNI DOPO.
Spedizione effettuata nel Febbraio 2003

Vi sono degli episodi nella storia delle esplorazioni che
non hanno destato clamore e che sono dimenticati nelle
pieghe polverose di una memoria storica spesso superficiale
o che, per ragioni di convenienza politica non sono state
valorizzate. Una di queste esplorazioni “dimenticate”
riguarda la “spedizione Marchesi”, dimenticata perchè
compiuta dall’esercito italiano, delle cui attività in
Libia sembra più conveniente non parlare, anche negli
aspetti più nobili, quelli scientifici e di esplorazione,
schiacciati anch’essi nella pressa di un giudizio storico
opportunamente severo ma che non può e non deve ridurre
tutto ad un libro nero dal titolo L’avventura coloniale. Era
il febbraio del 1933 quando il Conte Lodovico di Caporiacco,
entomologo dell’università di Firenze sbarca in Libia per
raggiungere la spedizione del capitano Oreste Marchesi, una
spedizione esplorativa organizzata dall’istituto geografico
militare italiano per compiere rilevamenti topografici,
altimetrici, tracciare nuovi percorsi stradali e piste
palificate per raggiungere le oasi della zona di Cufra nel
Sud Est della Libia da poco annessa all’Italia come colonia.
Di Caporiacco era stato chiamato a partecipare alla
spedizione in quanto scienziato di fama internazionale nella
sua disciplina e specialmente tra gli aracnologi. Lodovico
di Caporiacco era nato ad Udine il 22 gennaio 1900, da
antica e nobile famiglia Friulana si fregiava del titolo
nobiliare di conte.

Il Conte di Caporiacco, che fra l’altro aveva partecipato
alla spedizione del 1929 di Ardito Desio sul Carakoram, al
termine della sua avventura con la spedizione Marchesi
raccolse i suoi appunti in un diario arricchendo il racconto
con alcune interessanti fotografie di viaggio. A distanza di
settanta anni, utilizzando come guida il summenzionato
diario, abbiamo ripercorso gran parte delle vie tracciate
dalla spedizione del 1933, cercandone le tracce e
documentando con nuove immagini fotografiche i luoghi già
calcati dagli ufficiali dell’allora regio esercito.

La nostra spedizione documentaristica (è stato realizzato
un CD -Rom dal titolo “sulle orme della spedizione Marchesi”
che viene distribuito tramite librerie specializzate e su
ordinazione via Internet tramite questo sito) è rientrata
in Italia nel marzo 2003, dopo aver, in poche settimane di
viaggio (a fronte degli otto mesi della spedizione del 1933)
percorso oltre 6500 chilometri di cui circa 4000 nelle zone
desertiche del Sud Est libico, fino a spingersi, come fece
la spedizione Marchesi nel 33,fino al Jabal Awainat,
massiccio montuoso oltre duecento chilometri a sud del
tropico del cancro, attuale punto di congiunzione dei
confini libico, sudanese ed egiziano.

La spedizione Marchesi settanta anni fa usò alcune auto
Fiat 514, alcuni camion leggeri Fiat 611 e Spa, mezzi
certamente inadeguati alle difficoltà dei percorsi che
oggi hanno messo a dura prova le nostre Land Rover e Toyota,
pensare di percorrere quelle stesse catene dunarie, le
grandi distese sabbiose di Fech Fech con delle auto con 20
cavalli o poco più, gomme strette e trazione posteriore,
ci appare davvero impresa impossibile. Ma invece quegli
ardimentosi esploratori affrontarono, per di più nei mesi
più caldi, percorsi davvero difficili, ma non solo, nel
1933 quei valenti geografi dovevano orientarsi con le
stelle, la bussola ed il sestante, mentre oggi l’ausilio del
gps ed il telefono satellitare, ci hanno consentito di
viaggiare in maniera decisamente più sicura, almeno per
quanto concerne l’orientamento.

Alla spedizione di rievocazione storica hanno partecipato 17
persone su sette mezzi con l’assistenza tecnica e logistica
della Adventure Operator/Elantour di Viareggio, fra i
partecipanti il nipote del Conte di Caporiacco Lodovico che
ha fornito la documentazione raccolta da suo nonno, il
diario ed alcune fotografie d’epoca.

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