“Link baiting”: la nuova frontiera del posizionamento nei motori di ricerca … e il link è preso all’amo!

Nei forum e nei siti dei
tecnici di seo-marketing, si parla sempre più spesso di “link baiting” indicando
con tale termine la vera nuova frontiera del posizionamento nei motori di
ricerca.



Ma
cosa vuol dire “link baiting”? Il verbo “to bait” in inglese può essere tradotto
con: “innescare”, “lanciare l’esca” o addirittura “adescare”. La “Link baiting”
corrisponde a qualsiasi tipo di contenuto collocato internamente ad un sito web
(sulla home o su pagine interne) che catturi l’attenzione costituiendo una
“esca” per attrarre gli utenti e i visitatori convincendoli ad inserire links
sul proprio sito verso il sito o le specifiche le pagine web che possiedono
questo contenuto di grande attrazione.




Matt
Cutts, nel suo famosissimo blog, ha definito come “Link bait” qualsiasi
contenuto che sia sufficientemente interessante per attrarre l’attenzione della
gente.




Nella
normalità delle cose gli utenti che accedono e lasciano posts su bullettin
boards, newsgroups, siti di social networking (siti che consentono le conoscenze
sociali come ad es. MySpace.com) o blogs, inseriscono un link al proprio sito
cercando di stimolare gli altri partecipanti a visitarlo. Si tratta di una forma
di marketing assai potente data la sua natura “virale”.


Nell’ambito del SEO (search engine optimization) e quindi dei lavori che
i seo-marketers compiono in ottica posizionamento nei motori di ricerca, la
quantità e qualità dei links univoci (non scambiati) che un sito riceve
rappresentano il metro attraverso il quale i motori di ricerca calcolano il
valore di popolarità e quindi di importanza che Google esprime prevalentemente
mediante il Page Rank. Il campo del “Link bait” trae origine dai lavori di link
building e, pertanto, si pone anch’esso lo scopo principale di incrementare la
quantità e soprattutto la qualità dei links “rilevanti” che il sito acquisisce
da siti terzi con contenuti correlati. Questo metodo è considerato come facente
parte delle tecniche che possono essere incluse nella “Lista bianca” ovvero
quella lista (ideale – in effetti non è stata mai scritta ufficialmente) che
contiene le tecniche ammesse e consigliate dai motori di
ricerca.




Tipologia della “link baiting”




Sebbene non ci sia nulla di ufficiale né quindi esista una chiara
suddivisione delle tipologie di link bait, possiamo pensare di proporre una
catalogazione come quella che segue:






  • Informazioni: fornire informazioni che il lettore può trovare
    particolarmente utili come suggerimenti e consigli basati sulla personale
    esperienza di chi scrive e di cui il lettore può avvalersi traendone
    vantaggio. Gli utenti beneficiari dei consigli possono a loro volta inserire
    links consigliando di visitare la pagina web in oggetto.



  • Notizie: fornire contenuti “freschi”, unici (cioè non copiati da altri
    siti web), e aggiornati, per spingere gli utenti a linkare o ancora meglio
    “sindacare” via RSS il feed di notizie ottenendo così una grande quantità di
    links univoci.



  • Scherzi ed umorismo: raccontare storie simpatiche, barzellette,
    scherzi, divertire l’utente e spingerlo a linkare il sito (o la pagina web
    specifica) per condividere con altri (amici, parenti, colleghi) l’esperienza
    divertente.



  • Impopolarità o stupore. Dire qualcosa di veramente impopolare o fare
    affermazioni controverse o che suscitino scalpore. Attrarre l’attenzione
    positivamente ma anche negativamente. Anche i links scritti con connotazioni
    negative – contribuiscono al page rank.



  • Strumenti e tools. Creare strumenti e tools utili e funzionali per
    l’utenza spingendola a linkare al sito.



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Stefano Mc Vey è un web marketer che si
occupa fin dal 1995 di tecniche di ottimizzazione e di posizionamento nei motori
di ricerca. Potete contattare Stefano attraverso il sito ufficiale Posizionamento
e Link Baiting

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