Comunicato stampa: sabato 28 luglio – Jannis Kounellis, Michele Zaza – Livorno


Sabato 28 Luglio 2007 – ore 19.00

Chiesa del Luogo Pio,
Livorno

a cura di REACT

La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza
negli spazi della Chiesa del Luogo Pio,
in collaborazione con
il Comune e la Provincia di Livorno,
organizzata dall’Associazione Culturale React, (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti
installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo.
In collaborazione tra loro, gli artisti
entreranno in dialogo con la struttura barocca della chiesa per restituire una
nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed “autentica”. Un dialogo unico,
in due atti. Con questo evento React
prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio
iniziata nel 2001 attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi
culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.


Kounellis apre una sorta di epos del
visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma
alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si
evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni
concettuali.

Kounellis sceglie di stare “dentro” il
linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato,
allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai
“flussi di coscienza” dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di
materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo
all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al
gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e
l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La
sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica
dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.


L’artista presenta il vero così com’è, non elabora
l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte
le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli
odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono
l’essenza del lavoro di Kounellis. Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi,
letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono
fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono
sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una
visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di
ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un
pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto
rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale,
tangibile. L’energia del fuoco e degli
animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e
leggendaria. La “voracità poetica” di Kounellis traspare in una carica
simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al
pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta
inquietudine.



Di Michele Zaza, il
pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948,
vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70 , le opere che
convocano, restituiscono e esplorano “la scena primitiva”. La madre, il padre,
i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono
in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le
situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a
illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire
dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro
da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove
appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in
bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento,
accordato alle attitudini ieratiche.


Andando più in là possiamo affermare
che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda
che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo
spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché
qui non si tratta di quella che chiamiamo “mitologia
personale”) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della
creazione e dell’esistenza.


Cranio rasato come gli scribi egiziani,
la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo,
incorniciando come un telamone gli elementi di un
polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i
palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo
parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente
rinvia a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è
in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da “Michele Zaza-Vita nuova”
di Rainer Michael Mason).


Briciole di pane e stelle, fiocchi e un
blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma
l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo
dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il
divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico
nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra
in dialogo con i propri feticci.



Jannis Kounellis, nato
nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta
l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’
Arte Povera .


Tra
le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea
Donnaregina, Napoli, e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di
Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art
Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna
di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a
Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico,
Messico; nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk,
Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid,
Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale
degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum,
Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988
Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986
Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain,
Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum,
Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel
1977 Kunstmuseum, Lucerna,
Svizzera.



Michele
Zaza
nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver
frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per
seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di
Brera
.


Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la
galleria Diagramma
(“cristologia” nel 1972 e “naufragio euforico” nel 1974) e a Bari presso la
galleria
Bonomo
(“dissidenza ignota” 1973), a Brescia alla galleria
Minini, a Napoli da
Lucio
Amelio
.

Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert),
Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato
alle Documenta
6
e
7
di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria
Leo
Castelli
di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia,
sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla
Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate
importanti mostre personali: a Mosca ( Museo Shchusev), Roma
(Museo Laboratorio dell’Univarsità ” La Sapienza “), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte
Contemporanea), Parigi (galleria
Martine&Thibaultdelachatre), Anversa
(MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla
Galleria Six, a Lissone, Milano.










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