Comunicato stampa di giovedì 20 settembre 2007
Domenica porte aperte negli agriturismi d’Italia.
Domenica 23 settembre, in occasione della Giornata Nazionale dell’Agriturismo, le aziende agrituristiche della Provincia di Imperia che aderiscono all’iniziativa saranno liete di far visitare l’Agriturismo, di raccontare gli aspetti della loro attività e fare degustare i propri prodotti. Si tratta di una vera e propria giornata “Agriturismi aperti” che consente alle aziende di mettersi in mostra e ai turisti di poter cogliere tutti gli aspetti di questa ormai radicata forma di offerta turistica e eno-gastronomica.
Per la Confederazione Italiana Agricoltori il disegno di legge sulla nuova disciplina dell’agriturismo è un buon disegno di legge. La Cia, al riguardo, esprime l’apprezzamento per aver voluto affrontare, così come richiesto anche nell’iniziativa del 9 novembre 2005, la stesura di una nuova Legge Regionale che cogliesse le modifiche che in questi anni si sono prodotte, sia nella legislazione di settore che in quella generale, come pure nel tessuto socio economico e nelle realtà ed esigenze aziendali.
Come linee di principio a cui ispirarsi, la Confederazione, unitamente all’Istituto “Turismo Verde” riconferma che occorre mantenere viva l’attenzione su alcuni obiettivi. Primo fra tutti il rapporto di connessione con l’attività agricola. La complementarietà rispetto ad essa, il legame con territorio, i suoi prodotti, la sua cultura e le sue tradizioni sono il connotato irrinunciabile di un’azienda agrituristica.
Altro obiettivo da difendere è quello relativo gli adempimenti normativi a cui le aziende agrituristiche devono uniformarsi. Questi, infatti, non devono essere abnormi e vessatori, né pensati per altri settori ed altre tipologie di aziende.
Bisogna, inoltre, favorire il rapporto ed il legame tra azienda agricola e territorio, incentivando l’utilizzo di prodotti provenienti dalle aziende agricole della zona.
Sempre a proposito degli adempimenti formativi, vanno recepite in tutta la loro interezza le normative sulla multifunzionalità in agricoltura. Infine, occorre utilizzare quei meccanismi che favoriscono le aziende minori e le aree più difficili.
In linea di massima i concetti sopra esposti hanno trovato rispondenza nella stesura del testo presentato; la verifica definitiva di quanto sostanziale sia tale rispondenza avverrà vista la stesura dei regolamenti di attuazione che la legge prevede.
La scelta di demandare ad altro strumento (regolamento da emanarsi attraverso delibera) tutta una parte di normativa di dettaglio e di tabelle, ha il lato positivo di poter ricorrere con una certa facilità agli aggiustamenti tecnici che si rendessero necessari, sia per incongruità della proposta iniziale che per eventuali mutate condizioni.
Infine, l’opinione della Cia circa il tema – su impulso ed iniziativa di altre organizzazioni agricole – è stato sollevato in forme diverse dall’opinione pubblica.
La Confederazione Italiana Agricoltori sostiene che ciò sarebbe stato necessario, qualora la cosa fosse rimasta nei limiti di una normale divergenza di opinione, che pure tra organizzazioni dello stesso settore può esistere, anzi è sana e utile perchè favorisce la discussione.
La questione ha però assunto una dimensione diversa – dichiara la Cia – quando si è ritenuto di dover inviare una nota ai propri soci, fornendo non informazioni ma giudizi che (fino a prova contraria) sono soggettivi e, nel caso specifico, sono infondati e si prefiggono, neppure in modo celato, di sostenere che organizzazioni diverse dall’estensore della nota non tutelino a sufficienza i loro aderenti.
Il riferimento è al concetto di vetustà dei fabbricati. La vecchia legge prevedeva che l’agriturismo si facesse utilizzando “fabbricati esistenti”, come previsto anche dalla nuova.
La legge regionale vigente dice che per esistenti si intendono fabbricati che abbiano almeno 10 anni (se su fondi) o 20 anni (se nei centri urbani).
Votato legittimamente all’epoca dal Consiglio regionale la norma – derivava non tanto da richieste provenienti dal settore agricolo, ma da richieste dei settori esterni (commercio, alberghi) che avevano, in quella prima fase, paura di una nuova attività concorrente.
Quella norma in alcuni casi non ha creato problemi, in altri ha impedito ad un potenziale operatore di intraprendere l’attività; in altri ancora ha posto l’operatore di fronte a scelte non facili, ossia a situazioni in cui “la vetustà dei fabbricati” ha consentito di poter aprire l’agriturismo, ma ne ha diminuito in parte la potenzialità. Per esempio, si potevano ricavare tre camere nel fabbricato che aveva almeno 10 anni, mentre per le potenziali due camere in più, ricavabili dalla parte di fabbricato più recente, si avevano due scelte: aspettare il numero di anni necessario o utilizzarle comunque, commettendo un abuso (non edilizio, ma relativo alla legge sull’agriturismo).
Gli esempi potrebbero continuare, con verande posticce che ospitano qualche posto di ristorazione, ecc… La Cia ritiene che non si debba impedire alle imprese, nei limiti del lecito, di poter lavorare ed utilizzare le risorse dell’azienda. Crede che sia giusto e sufficiente rispettare quello che dice la normativa nazionale: “l’agriturismo si fa nei fabbricati esistenti”.
“Premiare” i fabbricati costruiti più di 10 o 20 anni fa non è chiaro che senso abbia e a che criterio corrisponda. Non certo a criteri di qualità dei manufatti, se pensiamo che le cose più brutte sono state costruite in Italia ai tempi della speculazione edilizia ed hanno più di 20 anni, quindi sarebbero in ogni caso serenamente utilizzabili. Né tanto meno al recupero di un patrimonio storico, perchè allora la vetustà dovrebbe essere qualcosa che si misura in tempi ben più lunghi che 10 o 20 anni.
Le affermazioni che si sono fatte in articoli, comunicati e lettere alle aziende parlano di “speculazioni edilizie” di “agriturismi fatti da gente che non fa l’agricoltore” di “falsi agriturismo in Via XX Settembre a Genova”, e via di questo passo.
Rispetto a ciò, al di là dell’evidente assurdità di talune affermazioni, si possono fare alcune considerazioni. Intanto la legge sull’agriturismo non detta norme urbanistiche, non dà indici, non dice se si può o no costruire: questo è potere demandato alle amministrazioni comunali ed ai PUC che decidono di adottare; quindi, se si specula o non si specula, dipende da altro.
Stupisce anche la “comunanza d’intenti” con qualche associazione di albergatori. La Confederazione non crede che sia tanto coerente preoccuparsi della “speculazione edilizia che la legge sull’agriturismo favorirebbe” e poi osteggiare le norme che vorrebbero impedire la trasformazione degli alberghi in seconde case.
C’è però una frase illuminante nella nota che Agriturist ha inviato ai “proprietari di aziende agrituristiche”, che afferma: “Infatti consentirà di destinare all’agriturismo nuove costruzioni e costruzioni molto recenti determinando un eccesso di offerta a danno della qualità…”.
Va stabilito che la qualità del settore non è determinata da 10 anni in più o in meno di un fabbricato, ma semmai da altri elementi. É qualità, per dire il fatto più banale, che il pollo che si somministra agli ospiti, sia stato allevato nell’agriturismo (o nell’azienda del vicino) e non comprato al supermercato. É qualità anche avere un’azienda agricola attiva e visibile e soprattutto il legame che essa ha con il territorio.
Ciò che va chiarito è che l’agriturismo è una attività economica, quindi non si può pensare che ci debba essere una sorta di “riserva”, per cui chi c’è già ha conquistato il suo spazio, e a chi vuole entrare occorre mettere dei paletti per garantire ai “primi” una sorta di mercato protetto.
Per ulteriori informazioni stampa:
Ufficio Stampa FEDERICO CRESPI & ASSOCIATI
Dott.ssa Elisa Giaccardi
[email protected]
Tel. +39.0184.66.15.87 Fax +39. 0184.66.86.28
Corso Matuzia 13 – 18038 Sanremo (IM) Italy
www.fcea.it
——————————————————————————–
ANTISPAM STANDARD DISCLAIMER: La comunicazione viene inviata ai facenti parte delle mailing-list di Federico Crespi & Associati. I dati acquisiti non verranno diffusi a terzi e saranno trattati nel rispetto delle regole previste dalla Legge 675/96 e disposizioni del "Codice in materia di protezione dei dati personali", decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196. Per essere esclusi dalle mailing-list di Federico Crespi & Associati, inviare un messaggio contenente la dicitura "cancellatemi dalla mailing-list di Federico Crespi & Associati" al seguente indirizzo: [email protected].
PRIVACY: Le informazioni contenute nella presente comunicazione e i relativi allegati possono essere riservate e sono, comunque, destinate esclusivamente alle persone o alla Società sopraindicati. La diffusione, distribuzione e/o copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita, sia ai sensi dell’art. 616 c.p., che ai sensi del D.Lgs. n. 196/2003. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, vi preghiamo di distruggerlo e di informarci immediatamente per telefono allo +39.0184.66.15.87 o inviando un messaggio all’indirizzo e-mail [email protected].
Lascia un commento