Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, figlio della sorella, emigrato a
New York in tenerissima età alla fine del 1800 viene considerato insieme a
Ivy Lee il fondatore delle Pubbliche Relazioni e più in generale il
patriarca della “persuasione occulta”.
Prima agente teatrale, poi consulente dell’Ufficio americano per la
propaganda durante la Prima guerra mondiale, Bernays capì subito
l’importanza decisiva che poteva avere l’uso massiccio e spregiudicato dei
media e degli eventi per lanciare un prodotto, un candidato politico o una
causa sociale ritenuta giusta.
Ben introdotto nelle alte sfere del governo americano, amico di Franklin
Roosevelt e soprattutto della First Lady, nonostante Felix Frankfurter,
membro della Suprema Corte di Giustizia, anche lui di origine
austro-ebraica, lo accusasse di essere un “avvelenatore professionista dei
cervelli della gente”, Bernays dominò a lungo la scena della comunicazione
negli Usa ed è oggi considerato uno dei cento personaggi più importanti
della storia americana.
Le sue campagne che puntavano sulla “manipolazione” dell’opinione pubblica
riscossero sempre un notevole successo, anche nei periodi difficili, come
dopo la Grande crisi del 1929.
Attento ai mutamenti della sensibilità collettiva, pronto a coglierne le
minime sfumature, sapeva utilizzare in modo sinergico durante una campagna
pubblicitaria tutto ciò che poteva richiamare l’attenzione del pubblico, dai
testimonial, alle nuove tecnologie come la radiodiffusione e, alle soglie
degli anni 1940, la televisione, non dimenticando i media più tradizionali e
quei fenomeni che potevano avere il maggior impatto sociale.
Gli aspetti più significativi di quella che oggi viene chiamata la “società
della comunicazione” e/o “società dello spettacolo”erano stati individuati e
analizzati da Bernays, ben prima di Debord e dei situazionisti. Diversamente
da questi ultimi però egli non coltivava utopie rivoluzionarie, anzi era
perfettamente integrato nel sistema economico-sociale americano, di cui pur
riconoscendone i limiti, apprezzava la sostanziale validità consistente
nella grande mobilità sociale, aspetto che aveva consentito il suo
folgorante successo.
Attività e opere di Bernays erano note anche fuori dagli Stati Uniti, come
ad esempio in Germania. Nel 1933 Joseph Goebbels rivelò a un giornalista
americano che lo stava intervistando, come il libro Crystallizing Public
Opinion che Bernays aveva pubblicato nel 1923 fosse stato utilizzato per le
campagne politiche dei
nazional-socialisti. Così per un singolare paradosso della storia un ebreo
aveva contribuito all’ascesa al potere di Hitler. Episodio che rivela come
l’arma della comunicazione, in tutte le sue forme, sia uno strumento
difficile e pericoloso da maneggiare, e le sue ricadute sull’opinione
pubblica, soprattutto nei periodi di crisi, non sempre rispondano alle
attese.
Uno degli aspetti più intriganti del lavoro di Bernays concerne l’arte della
politica su cui esprime una serie di valutazioni, di grande attualità, che
investono le modalità di quella che oggi chiamiamo la “comunicazione
politica” e la definizione della leadership. Chi governa deve sapere
esercitare l’arte del comando, deve guidare i cittadini e non essere al
seguito degli umori dell’opinione pubblica perché la società moderna
complessa e caotica esige una leadership forte.
Va sottolineato il rilievo che per Bernays assume questo aspetto della lotta
politica in cui dovrebbe emergere chi ha una spiccata personalità, una sorta
di “carisma” attraverso il quale, per usare le parole di Max Weber: “egli si
distingue dagli uomini comuni come se fosse investito di qualità o poteri
soprannaturali, sovrumani o almeno particolarmente eccezionali […] in base
ad esse l’individuo in questione viene trattato come un leader”.
Ispirandosi a questo principio Bernays difende il forte ruolo simbolico,
quasi mistico, che riveste la figura del presidente nella vita politica
degli Stati Uniti, ma si fa anche in qualche modo il mallevadore di scelte
politiche autoritarie.
Edward Louis Bernays
PROPAGANDA
Della manipolazione dell’opinione
pubblica in democrazia
Traduzione di Augusto Zuliani
2008 – pp. 150
Euro 14,00
Logo Fausto Lupetti
Isbn 978-88-95962-05-4
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