L’elezione presidenziale di Javier Milei era stata accolta come una grande svolta per l’economia argentina, tanto che i mercati avevano accompagnato la cavalcata presidenziale con rialzi sontuosi, soprattutto sulla Borsa di Buenos Aires.
Il vento però è drasticamente cambiato, e lo scetticismo verso le ricette dell’anarco-capitalista che occupa la Casa Rosada è aumentato.
E’ cambiato l’umore dei mercati
Alcuni numeri servono a rendere bene l’idea, confrontando scenario passato e quello attuale. Nella seconda metà del 2023, la Borsa di Buenos Aires aveva viaggiato all’insegna del Toro. Il principale listino del paese nell’arco di un anno è riuscito a guadagnare il 370%. Se consideriamo solo il periodo post-elettorale, la percentuale di crescita è stata del 67%.
Va precisato che la svalutazione del Peso argentino (il cambio dollaro-peso valeva 1830 a inizio 2023, adesso vale 840 con l’ADX indicator che non accenna a cambiare direzione) ha di fatto gonfiato i numeri di questo rally, comunque la crescita c’è stata ed anche molto forte. Ad innescarla erano state le promesse di tagli alla spesa pubblica e di privatizzazione di interi settori dell’economia da parte di Milei.
La realtà differente dalla fantasia
L’euforia e l’entusiasmo del periodo post elettorale lentamente però ha iniziato ad affievolirsi. La mazzata più pesante è stata la bocciatura della maxi riforma (legge Omnibus), che avrebbe dovuto cambiare radicalmente l’economia argentina. La riforma è stata prima ridimensionata in Commissione, in quindi respinta dal Congresso all’inizio di febbraio. Bisogna rifarla.
La bocciatura ha avuto un effetto raggelante sui mercati, perché si è capito che l’ago della bilancia al Congresso sono i rappresentanti del partito liberale, che hanno posizioni molto più moderate rispetto a quelle del presidente.
Dopo il flop della riforma la Borsa di Buenos Aires ha imboccato una via della discesa, perdendo nel mese di febbraio il 23%, con una intensa escursione di volatilità (che piace agli speculatori ma non agli investitori). L’unica buona notizia per Milei è che nel mese di gennaio, per la prima volta 12 anni, c’è stato un avanzo finanziario con un surplus pari a oltre mezzo miliardo di euro.
A innescare questi problemi è stata soprattutto la pandemia, perché con i lockdown le produzioni / estrazioni si sono fermate. Quando sono cominciate le riaperture, la conseguente impennata della domanda ha reso sempre più complesso smaltire tutti gli ordinativi rimasti in sospeso.
Molti si sono chiesti allora se non avrebbe avuto senso, visto che siamo tutti sulla stessa barca, chiedere alla UE di procedere alla cancellazione del debito pubblico da parte delle banche centrali. Ma a ben guardare, ci sono fondati motivi per i quali nessun governo si è avventurato ad avanzare una richiesta del genere.