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  • Tariffe commerciali, l’America Latina può avvantaggiarsi della presidenza Trump

    Ormai siamo sempre più vicini alle elezioni statunitensi, con il duello tra Trump e Kamala Harris che rimane molto incerto. Spettatori molto interessati di questo duello sono i paesi dell’America Latina, per ragioni puramente economiche riguardanti le tariffe commerciali.

    Le presidenziali USA e le tariffe commerciali

    tariffe import exportDonald Trump ha sempre posto come uno dei caposaldi del suo programma economico l’inasprimento delle tariffe commerciali, allo scopo di ridurre il grosso deficit statunitense. Ha fatto chiaramente intendere che, in caso di rielezione alla Casa Bianca, inasprirà la battaglia dei dazi in corso contro la Cina.
    Ed è qui che entrano in ballo i paesi dell’America Latina, perché da questo scenario otterrebbero un grande vantaggio.

    Una battaglia a suon di tariffe commerciali tra Stati Uniti e Cina finirebbe per penalizzare l’export americano verso il paese del Dragone, con quest’ultimo costretto a cercare nuove fonti di approvvigionamento. Probabilmente non potrebbero essere quelle europee, destinate almeno parzialmente ad allinearsi alle misure statunitensi (come accaduto per le tariffe commerciali sulle auto elettriche). E allora i paesi privilegiati diventerebbero quelli dell’America Latina.

    La prima presidenza Trump

    C’è già un precedente in tal senso, relativo alla prima esperienza di Trump alla Casa Bianca. Durante quel periodo infatti l’export dei prodotti agroalimentari americani verso Pechino subì un profondo declino. La soia ad esempio, prima delle elezioni di Trump vantava un export di 36 milioni di tonnellate verso la Cina, dopo scesero a 8,2 milioni.
    Tutto questo ebbe ripercussioni anche sui prezzi, perché la soia crollò a 780,5 cents/bushel, sui minimi di 10 anni (fonte Pocket Option Italia).

    Il Brasile si sfrega le mani

    Nonostante i tentativi dei produttori americani di bypassare i dazi, adottando anche strategie di hedging trading, di tutto questo scenario se ne avvantaggiò il Brasile, che ha decuplicato le proprie esportazioni verso la Cina. Non a caso dal 2022 è diventato il primo partner commerciale di Pechino.

    Il paese sudamericano vide crescere nello stesso periodo anche l’export di mais verso Oriente, che arrivò a 16 milioni di tonnellate. La carne bovina crebbe a 2,3 milioni di tonnellate. Complessivamente il Brasile durante la presidenza Trump raddoppiò il proprio export da 85 miliardi a 167 miliardi di dollari.
    Ma un discorso analogo vale per molti altri paesi dell’America Latina, che sono ricchi di materie prime agricole (l’Argentina ad esempio è il primo esportatore mondiale di soia) e che per i motivi anzi detti fanno il tifo per Trump.

  • Petrolio, l’OPEC non dà retta a Trump e la quotazione vola

    Dopo un periodo di relativa stabilità, il mercato del petrolio sta vivendo una nova fase di intenso rialzo. A favorire la spinta degli ultimi tempi è stata la decisione dell’Opec di lasciare invariate le quote produttive, in barba alle ripetute sollecitazioni del presidente Trump per un aumento delle stesse, in modo fa far calare i prezzi.

    Opec, Trump e il petrolio

    petrolioNeppure le minacce (via tweet) del Presidente USA hanno fatto desistere il cartello dai suoi propositi. L’OPEC continua a spingere il prezzo per facilitare il pareggio dei bilanci in molti Paesi produttori, dall’altra parte Trump vorrebbe un calo dell’oro nero per spingere la produzione ed allo stesso tempo contenere l’inflazione (che a sua volta innesca anche il temutissimo aumento del costo del denaro). Il botta e risposta ha avuto l’effetto di spingere ancora di più l’oro nero, con il Brent arrivato sugli 85 euro, mentre il WTI è salito a 75 (quotazioni dei migliori broker CFD trading). Valori altissimi se confrontati con quelli dell’estate. Siamo giunti ai massimi di 4 anni delle quotazioni.

    I mercati sono stati anche incoraggiati dalla conclusione del Usmca, l’accordo commerciale che andrà a sostituire il Nafta. Dopo l’intesa già raggiunta tra USA e Messico, anche il Canada in extremis ha saputo evitare la rottura con Trump. Immediatamente questo ha spinto al rialzo il dollaro canadese (la strategia forex Parabolic SAR evidenzia il riposizionamento dell’indicatore sotto la linea dei prezzi).

    Ma le tensioni sul greggio non sono ancora finite. L’imminente entrata in vigore, a novembre, delle sanzioni Usa contro l’Iran ridurranno le esportazioni dal Paese. Qui sta uno degli aspetti più singolari del momento attuale. Le sanzioni all’IRAN sono state volute da Trump, ma finiranno poer accelerare ulteriormente i prezzi, cosa che Trump non vuole. La matassa quindi s’è fatta intricata. C’è comunque una sola certezza al momento, che il petrolio continua a correre.

  • Mercato delle commodities, cresce la pressione dopo i dazi di Trump

    La politica protezionista di Trump ha contagiato in fretta il mercato delle commodities. All’inizio di marzo il presidente USA ha scosso i mercati mondiali annunciando l’introduzione di tariffe commerciali sulle importazioni di acciacio (25%) e alluminio (10%). Due misure pesantissime, che hanno subito innescato una forte reazione da parte della UE. Per adesso lo scontro è solo verbale, ma presto si potrebbe passare ai fatti. Il rischio che si scateni una vera e propria guerra commerciale è concreto. Trump ha precisato che i dazi che intende imporre sull’import non colpiranno il Messico e il Canada, i vicini di casa con i quali si sta rinegoziando il trattato NAFTA.

    Gli effetti dei dazi sul mercato delle commodities

    mercato delle commoditiesAl momento le ripercussioni sul mercato delle commodities è ancora moderata, anche perché la scena è stat dominata dalla notizia del probabile incontro in maggio tra Trump e Kim Jong Un, il leader nordcoreano, per discutere della denuclearizzazione. Questo ha ridotto il clima di tensione e riacceso la propensione al rischio degli investitori. Non per niente il dollaro è andato in aumento sui mercati valutari, con l’accumulation distribution forex trading che è schizzato verso l’alto.

    Acciaio su, alluminio giù

    Tornando in ambito commodity, la quotazione della bobina di acciaio è schizzata verso l’alto nell’ultimo periodo. Metalli più cari negli Stati Uniti, prezzi sotto pressione nel resto del mondo. Sui mercati delle materie prime l’acciaio era a livello 744 dollari in febbraio, oggi siamo a quota 820. Chi conosce come funziona awesome oscillator trading potrà scorgere un segnale di ipercomprato pressoché costante. Peraltro da ottobre 2017 il mercato ha premiato questo metallo, visto che all’epoca una bobina valena meno di 600 dollari. L’alluminio invece ha fatto registrare la peggiore performance al London Metal Exchange (Lme) quest’anno dopo l’annuncio dei dazi.

    Del resto il mercato delle commodities in generale teme il protezionismo, non fosse altro che per i danni che può infliggere all’economia globale. Infatti meno crescita significa meno consumi e meno produzione, il che al tempo stesso innesca ribassi di prezzo per tutti i materiali.