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  • Prezzo dell’oro, segnali chiari indicano la fine della corsa

    La corsa del prezzo dell’oro potrebbe ormai aver superato il suo picco. E ci sono diversi segnali che lasciano immaginare una possibile discesa nei prossimi mesi, con il metallo giallo che verrebbe scalzato dall’argento.

    Lo scatto del prezzo dell’oro

    prezzo dell'oroL’ultimo impulso alla quotazione del metallo prezioso è stato attivato nel mese di ottobre. La tensione geopolitica scoppiata dopo l’aggressione di Hamas a Israele, e il successivo scoppio del conflitto in Medio Oriente, avevano scatenato un clima di avversione al rischio sui mercati finanziari. Questo ha portato il prezzo dell’oro da poco più di 1800 dollari l’oncia, fin sopra i 2000 dollari.

    Questa corsa al rialzo peraltro è stata accompagnata da un incremento della volatilità, che è passata da una media del 9% settimanale fino a un massimo del 16%. Soprattutto nell’immediatezza dello scoppio del conflitto.
    Proprio il successivo ritorno della volatilità verso valori più normali 12%, è il primo segnale che il clima di avversione al rischio sta lentamente rientrando. Ciò si lega al fatto che il timore di un allargamento del conflitto si è quasi del tutto affievolito.

    Il premio e le banche centrali

    Un altro aspetto importante da sottolineare è di natura tecnica. L’oro infatti continua ad essere scambiato con un premio incredibilmente alto rispetto ai rendimenti reali. Tuttavia questi ultimi sono destinati a rimanere a livelli abbastanza alti, e comunque superiori a 2%. Ciò crea uno scenario poco favorevole al prezzo dell’oro.

    Anche le banche centrali hanno un ruolo importante. Nei primi nove mesi dell’anno gli acquisti di lingotti da parte degli istituti centrali sono cresciuti del 14% rispetto al 2022, accumulando trading con i volumi per oltre mille tonnellate, un record che però sembra destinato a non essere continuato.

    Il testimone passa all’argento

    Con il prezzo dell’oro che pare destinato a scendere, potrebbe invece crescere quello dell’argento. Il silver metal all’inizio di ottobre è sceso ai minimi sui 21 dollari prima di cominciare una lenta risalita dopo aver attraversato diversi livelli di supporto e resistenza. Il recente calo dei rendimenti dei Treasuries a 10 anni è un fattore positivo per quei metalli ad alto Beta come l’argento, che viene anche favorito dalle migliori prospettive per le industrie, dove è molto utilizzato.

  • Produzione di petrolio, l’intero mercato è in mano a 10 Paesi

    Anche se si cercano costantemente delle alternative, il petrolio rimane attualmente la principale fonte di energia per l’economia globale. Non tutti sanno che la produzione di questo carburante del pianeta è in mano prevalentemente ad un pugno di pochi paesi.

    Petrolio, estrazione e produzione

    petrolioIl petrolio alimenta il 40% di tutta l’energia che viene consumata nel mondo. È quasi il doppio rispetto al carbone e dal gas naturale, che sono al 23% ciascuno. Il resto è prevalentemente garantito da energia idroelettrica, al 14%.

    La lavorazione del petrolio consente la produzione di benzina, gasolio, nafta e oli combustibili per il riscaldamento e l’alimentazione dei mezzi di trasporto. La sua preziosità non a caso lo fa denominare oro nero. Come l’oro, anche la maggior parte delle risorse si concentra nelle mani di pochi.

    I dati sul petrolio

    Sebbene sia utilizzato in tutto il mondo, sono soltanto 10 gli stati che forniscono petrolio a tutto il mondo. Ne estraggono circa l’87% del totale e sono i veri market maker del settore petrolifero.

    Il principale paese è il Venezuela dove si trova il 18% delle riserve mondiali di petrolio. Parliamo di quasi 47 miliardi di tonnellate. Proprio il paese sudamericano fu il promotore negli anni 60 della costituzione dell’OPEC, ovvero il cartello dei produttori che ha lo scopo di negoziare meglio prezzi e concessioni con le compagnie petrolifere.

    Il secondo paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo e l’Arabia Saudita con 42 miliardi di tonnellate. Dietro a questi due paesi ci sono Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Canada e Russia.

    Stati Uniti leader nella produzione

    Va detto però che avete delle riserve petrolifere non vuol dire automaticamente essere produttore. In questo senso il discorso cambia del tutto.
    Gli Stati Uniti ad esempio, pur essendo il decimo paese per riserve di petrolio, sono il primo produttore al mondo. Fanno business trading con i volumi più alti di tutti. Immettono infatti sul mercato 1,8 di tonnellate al giorno. La Russia, pur essendo l’ottavo paese per riserve di greggio, è il secondo produttore mondiale. Questo ci fa capire perché con lo scoppio della guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni contro Mosca, il prezzo del petrolio è schizzato oltre 100 dollari al barile.

    L’unico Paese che, oltre ad avere grandi giacimenti, è anche uno dei maggiori produttori è l’Arabia Saudita.
    Un’ultima annotazione riguarda l’Italia: siamo il primo paese europeo per giacimenti di petrolio, la maggior parte dei quali è concentrata al Sud in Sicilia e Basilicata.