Tag: sviluppo economico

  • Lucia Salvati, io candidata con Lorenzin contro gli amici degli Spada

    La preside coraggio, nota per la lunga battaglia sostenuta a Ostia contro persone in rapporti con il clan, coperte dalle istituzioni, ha scelto di esporsi in politica per lanciare un messaggio a favore della legalità

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Municipio di Ostia

    Roma – Sono quasi tredici anni che Lucia Salvati conduce la sua battaglia contro la corruzione e la mafia a Ostia. Infatti l’ex preside coraggio, assurta agli onori delle cronache per varie manifestazioni di protesta inscenate per richiamare l’attenzione sulla sua kafkiana vicenda, è stata vittima, insieme ai suoi due figli, uno dei quali è il giornalista Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, di vari comportamenti omissivi posti in essere da numerose cellule deviate delle istituzioni per coprire degli abusi, che la stessa aveva denunciato, da parte di persone in rapporti con l’ormai famigeratissimo clan Spada di Ostia.

    Come se non bastasse le prefate persone arrivarono ad accompagnare il boss Armando Spada (lo stesso che pare abbia minacciato la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che vive attualmente sotto scorta) sotto casa sua minacciandola di morte insieme ai figli e aggredendo questi ultimi con un bastone procurando loro lesioni a cui è stata attribuita una prognosi clinica di 6 e 8 gg.

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Comando Generale della Polizia Locale di Roma Capitale

    Suo figlio Antonello ha scelto di aderire con il movimento Italia dei Diritti, di cui è il leader, alla proposta politica della ministra della Salute Beatrice Lorenzin rappresentata dal gruppo Civica Popolare e, dopo aver accettato la candidatura alla Camera dei Deputati, ha scelto di fare un passo indietro per accettare l’incarico di coordinatore della campagna elettorale dell’on. Jean-Léonard Touadi, candidato alla carica di presidente della Regione Lazio. Per via dell’impegno dell’ex dirigente scolastica per la legalità e la giustizia, l’aspirante governatore le ha chiesto di essere l’emblema della campagna legalitaria della sua lista, accettando di candidarsi al secondo posto alle spalle del capolista Pierluigi Borghini. Ritrovando nella compagine capeggiata da Lorenzin quei valori a cui ha informato tutta la sua carriera al servizio delle istituzioni ha deciso volentieri di dare il suo contributo, anche per via della stima nutrita nei confronti del candidato governatore, un apprezzamento che ha addirittura spinto suo figlio a rinunciare alla possibilità di un seggio in Parlamento.

    Lucia Salvati incatenata per protesta all'Ansa

    E’ la stessa Salvati a spiegare i motivi della sua scelta: “Sono molti anni che mi batto per vedere riconosciuti i miei diritti. Nel 2005 ho presentato un esposto per lavori edili abusivi realizzati ai miei danni, pensando di vivere in un paese normale e che la risposta istituzionale sarebbe stata quella più rispondente a una logica deduttiva, ossia di reprimere l’illecito ed evitarne la prosecuzione. Mi ero illusa. Da quel momento sono piombata in un incubo. Le fattispecie comportamentali omissive si sono susseguite a dismisura. A iniziare da alcune vigilesse e da dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Ma anche gli esponenti politici locali sono rimasti a guardare, seppur messi a conoscenza del fatto. Non solo le vigilesse intervenute dichiararono in documenti ufficiali, pur in presenza di abusi visibili agevolmente ictu oculi, che era tutto in regola, ma addirittura riuscirono a denunciare me e i miei figli per abusi edilizi inesistenti, tanto da essere assolti con la canonica dicitura della formula piena ‘perché il fatto non sussiste’. Un’odissea dal sapore kafkiano, che ha visto il suo momento più grave quando le persone in questione hanno accompagnato in macchina, sotto casa mia, Armando Spada, esponente di spicco dell’omonimo clan di Ostia, che ha minacciato di morte me e i miei figli e ha aggredito questi ultimi, servendosi anche di un bastone, procurando loro lesioni guaribili in in 6 e 8 giorni. Lo scopo della sua venuta era di intimidirci per farci desistere dal continuare a chiedere i nostri diritti e il rispetto della legalità. A quel punto abbiamo avuto la certezza che i signori che avevano commesso gli abusi erano in rapporti con un clan mafioso di Ostia e chi li aveva coperti lo aveva fatto a beneficio di soggetti legati, non spetta a me dire in che modo, a un sodalizio mafioso. Su questo non mi pare possano esserci dubbi. Se io accompagno un elemento di vertice come Armando Spada per intimidire qualcuno ho palesemente un rapporto piuttosto stretto con il clan. Ebbene, si è parlato molto negli ultimi mesi della pericolosità degli Spada a Ostia, specie dopo l’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, si sono adottate misure anche clamorose sotto certi aspetti, ma cosa è stato fatto prima, quando il mio grido d’aiuto è rimasto inascoltato? E’ alquanto singolare che dopo tanti esposti e denunce, tutti ignorati, solo ora ci si accorge di un fenomeno presente già da molto tempo. Il ministro Marco Minniti ha dichiarato che non ci sono zone franche. Questa affermazione mi fa sorridere. Vorrei dire al ministro che in via Peio, 34, all’Infernetto, la zona franca esiste dal 2005, e persone vicine al clan Spada hanno potuto fare di tutto senza che gli organi istituzionali deputati al controllo muovessero un solo dito per ostacolarli. Invito il ministro Minniti a recarsi in via Peio e lo sfido, di fronte alla realtà dei fatti, a ripetere l’assunto concettuale espresso sull’assenza di zone franche. Perché si punta il dito sugli Spada, che hanno fatto una scelta criminale, ma non si guarda a chi vive alla loro ombra nascondendosi dietro una coltre di perbenismo e di insospettabilità. Perché Armando Spada è venuto sì sotto casa mia per consumare quella che, senza mezzi termini, è stata un’intimidazione mafiosa, ma non è venuto da solo. E’ stato accompagnato in macchina. E chi l’ha accompagnato ha un nome e un cognome. Sono Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia Nuova, e sua moglie Angela Falqui. E l’evento, da intimidazione mafiosa qual’era, grazie a varie e incredibili circostanze, è stato rubricato come lesioni personali lievi ed è finito nell’alveo decisionale del Giudice di Pace, col procedimento instaurato inghiottito poi dalle sabbie mobili della prescrizione. Infatti i poliziotti della volante del Commissariato di Ostia, intervenuti sul posto, non hanno voluto porre sotto sequestro, nonostante le insistenze di mio figlio Antonello, il bastone con cui erano stati colpiti i miei figli. E nemmeno hanno voluto perquisire Spada. Il signori Alfonso De Prosperis e Angela Falqui hanno avuto l’ardire di proporre una denuncia – querela contro di noi, accusandoci di averli aggrediti e indicando Armando Spada come teste. Un atto di accusa per sollecitare un procedimento penale in cui sono state scritte cose che la più elementare e superficiale disamina logica indurrebbe chiunque a definire paradossali e ridicole. Ma non evidentemente chi ha redatto l’informativa di polizia giudiziaria, che definirei quantomeno un po’ distratta. Infatti nella denuncia vi era scritto che i signori De Prosperis e Falqui, hanno fatto nascondere il signor Spada in macchina essendosi spaventato alla vista dei miei figli. Il bastone con cui questi ultimi sono stati colpiti è stato utilizzato da Spada per tenere a distanza un pericoloso animale che mio figlio avrebbe aizzato contro di loro. Peccato che si trattasse di un cucciolo di circa sei mesi di vita. E ha un nome e cognome anche il maresciallo dei Carabinieri che ha firmato l’informativa testé citata in cui, e non sta a me giudicare se involontariamente o meno, ha indicato Spada come teste, senza fare alcun accenno alla caratura criminale del soggetto e senza citare il luogo di nascita, né tantomeno la data. Come hanno un nome e cognome le vigilesse che non sono riuscite a scorgere degli abusi lapalissiani, però sono state molto brave a individuare quelli nostri, perfettamente inesistenti. E hanno un nome e cognome molti altri personaggi di questa vicenda, che con il loro comportamento, ripeto voluto o non voluto, non è affidato alla mia competenza deciderlo, hanno di fatto favorito le condotte illecite di personaggi in rapporti con il clan Spada. Il significato della mia candidatura è proprio questo. Orgogliosa di poter dare il mio contributo a una lista che ha fatto della lotta all’illegalità il punto cardine del suo programma e che propone per la presidenza della Regione Lazio una persona di elevato spessore politico, culturale e umano come Jean-Léonard Touadi“.

  • Industria 4.0 e ripresa economica italiana – Dopo 10 anni, produzione e occupazione tornano a crescere

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    Le imprese italiane sono definitivamente ripartite. La prosecuzione del Piano Industria 4.0 anche nel 2018 segna nuovi record di investimenti e crescita per le aziende italiane, che assistono, partecipi, ad uno sviluppo che non ha eguali negli ultimi 10 anni. Una scelta quella di prolungare il piano Calenda anche per l’anno prossimo che ha avuto, e continua ad avere, effetti a cascata lungo tutta la filiera produttiva, non solo sulla produzione ma anche sull’occupazione. In merito a quest’ultima, in particolare, uno studio di Regione LombardiaUnioncamere e Assolombarda stima che, a fronte di 8 milioni di posti di lavoro destinati a sparire, sono 10 milioni i posti di lavoro previsti per  i prossimi anni e associati all’avvento delle nuove tecnologie.

    Sembra, dunque, che sia proprio iniziata una nuova era per le imprese italiane. Grazie al Piano Industra 4.0, gli effetti benefici della ripresa dell’economia italiana cominciano a farsi sentire ed a coinvolgere tutti i settori economici, dalla produzione all’occupazione, portando ossigeno e conseguenze benefiche lungo tutta la filiera. A fronte di questo trend positivo e del boom produttivo, centinaia di imprese stanno riprogrammando i loro piani di crescita e i loro processi produttivi e manageriali, in vista di un aumento continuo della domanda di mercato, non solo estera ma soprattutto interna.

    Sono gli stessi imprenditori a rendersi conto dell’enorme crescita economica di questi anni e delle conseguenze positive che questa comporta sull’acquisto di macchinari e sull’occupazione:  sono questi i due elementi che meglio testimoniano che la ripresa è effettivamente ricominciata, soprattutto per quanto riguarda il mercato italiano. Quest’ultimo, infatti,dopo anni di subordinazione al ben più forte mercato estero, sta cominciando a riguadagnare posizioni, grazie alla spirale positiva innescata dal piano Calenda e agli effetti benefici che gli incentivi per l’assunzione e gli ammortamenti per i macchinari hanno su tutta la filiera produttiva.

    Una crescita costante dunque, che va di pari passo con un aumento costante della domanda di macchinari e di personale specializzato . Quest’ultimo, tuttavia, come sostenuto da Fabio Pierini, titolare dell’impresa bresciana Olma, specializzata nel campo della meccanica di precisione, continua ad essere una risorsa scarsa, difficile da trovare, e che spesso le aziende devono creare in toto. Via libera, dunque, agli investimenti in formazione e creazione di competenze specializzate, le quali, come sostenuto da Alberto Orioli, editorialista del Sole 24 Ore, e dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, sono in questo momento il vero fattore chiave della competitività e della crescita delle aziende. Infatti, solo le imprese che riusciranno ad adeguarsi tempestivamente agli standard di mercato in merito alla preparazione delle risorse umane acquisiranno quella competitività da cui non possono prescindere per affrontare le sfide dei mercati e gli obiettivi di crescita di domani.

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  • Addio petrolio, benvenuta energia green – Imprese e società alle soglie dell’era post petrolifera

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    L’avvento della green economy sta cambiando profondamente non solo le dinamiche economiche ma le abitudini stesse degli individui, che in una scala macroscopica vanno a costituire i modi di vivere, pensare e agire di interi popoli. Per quanto l’approccio alle risorse rinnovabili sia sempre più parte del vivere comune, la domanda su che fine farà il petrolio e in che misura ancora questa materia prima condizionerà la vita umana è, anch’essa, più che mai attuale.

    Nel dialogo sulla green mobility e sullo sharing per la costruzione di scenari futuri improntati alla sostenibilità, già al centro delle tematiche affrontate nel tour #Protagonisti organizzato dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, parlare di efficientamento energetico ed energie rinnovabili non può prescindere dal parlare anche del destino del petrolio. Questione che anche gli studiosi del Boston Consulting Group si sono posti, e alla quale hanno provato a rispondere ipotizzando tre scenari, tutti incentrati sul presupposto che la domanda di greggio raggiungerà il picco tra il 2025 e il 2030, per poi procedere verso il declino.

    Tre ipotesi, dunque, che prendono in considerazione l’aumento dello sfruttamento di altre fonti energetiche: nel primo caso, l’energia elettrica, applicata soprattutto al mercato dell’automobile; nel secondo caso, l’aumento dell’efficienza energetica grazie ad una combinazione di incentivi e restrizioni governative; nel terzo caso, la crescita del consumo di gas, a causa di una diminuzione del suo costo, con una progressiva riconversione della produzione industriale, attualmente basata sul carbone, all’utilizzo del gas.

    In tutti e tre i casi, il petrolio sarà soggetto ad un declino progressivo, più o meno lento, e le industrie non possono ignorare questo fatto. Per tutte quelle imprese che non vogliono farsi trovare impreparate nel prossimo futuro, la parola d’ordine deve essere “diversificazione”. La sopravvivenza delle imprese nei prossimi anni dipenderà, infatti, dalla loro capacità di sviluppare nuove soluzioni e nuovi modelli di management per affrontare i mercati, e dall’abilità intrinseca delle aziende di sfruttare al massimo le risorse messe a loro disposizione e incorporare, in maniera sempre crescente, le energie rinnovabili nei processi produttivi aziendali.

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  • Chi ha voglia di imparare, alzi la mano – La Business Sales Academy svela agli imprenditori i segreti delle vendite 4.0

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    Formazione e crescita professionale sempre più al centro delle attività trasversali di imprese e liberi professionisti, per i quali l’acquisizione delle competenze è di cruciale importanza dell’era dell’industria e del lavoro 4.0.

    È in atto un vero e proprio cambiamento nel mondo del mercato e delle industrie italiane. Dopo un lunghissimo periodo di stasi e stagnazione, a causa anche della crisi, la voglia di crescere è tornata a farsi sentire, e ha trovato nuovi personaggi pronti a soddisfarla.

    La necessità di formazione tocca non solo le aziende ma anche i liberi professionisti, a beneficio dei quali la Fondazione Enasarco ha predisposto fondi specifici per la maternità e soprattutto per i corsi di formazione e aggiornamento. Il fondatore di EnasarcoGian Roberto Costa, ha precisato come i nuovi obiettivi della Fondazione abbiano al centro la figura degli iscritti alla fondazione e le loro necessità nella prosecuzione sia della loro vita individuale che del loro percorso lavorativo. Ed è proprio in merito a quest’ultimo punto che Enasarco ha deciso di predisporre fondi specifici per sostenere le spese di formazione e aggiornamento dei suoi iscritti.

    Se da un lato, dunque, c’è chi sostiene i liberi professionisti nel loro percorso di crescita e formazione, dall’altro le proposte formative non si fanno attendere. Nasce per questo il progetto del Business Day di Alta Formazione in Selling e Relationship 4.0 promosso e organizzato da BSA (Business Sales Academy). Un’idea di formazione veloce, personalizzabile, interattiva, dinamica e coinvolgente che si è concretizzata nell’organizzazione di una giornata formativa aperta ad imprese, liberi professionisti e studenti. Un ciclo di 12 lezioni che si susseguiranno per tutta la giornata, grazie alla presenza si speaker e formatori di eccellenza, affrontando tutte le tematiche fondamentali del mondo delle vendite e dell’evoluzione del concetto di vendita nel mercato 4.0.

    Di fronte alla richiesta di ampliamento delle competenze, BSA risponde con una giornata formativa dai contenuti quanto più possibile attuali e, allo stesso tempo, spendibili sul mercato del lavoro, per fornire a tutti i partecipanti, indipendentemente dal loro percorso pregresso, gli strumenti per approcciare efficacemente al mondo delle vendite e costruire una carriera di ampio respiro.

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  • L’Annuario è sempre più vicino – Arriva la presentazione del 30 novembre tra nuove idee e nuove domande

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    Anche quest’anno, si avvicina a grandi passi la presentazione dell’Annuario Economico dell’Umbria, di ESG89 la classifica delle migliori aziende umbre che da oltre 20 anni costituisce un punto di riferimento per la conoscenza e la valutazione delle imprese umbre e del loro percorso di crescita e sviluppo nel tempo.

    L’evento di quest’anno, che avrà luogo il 30 novembre 2017 presso l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria, metterà al centro dell’attenzione gli sviluppi dell’industria umbra in tutti i suoi settori, non solo nell’ambito dell’agroalimentare, quello generalmente associato in primis a questa regione, ma anche in merito agli altri settori dell’industria e della manifattura, che tanta parte hanno nel tessuto imprenditoriale e nel successo dell’economia della regione.

    Il dialogo che si vuole instaurare mira appunto a capire come l’industria umbra si sia sviluppata negli ultimi anni, quali siano i punti di forza e le connotazioni che ne fanno un’eccellenza regionale, quali possano essere, al contrario, i punti di debolezza e le strategie da implementare per il futuro. Per fare questo, interverranno anche importanti industriali di ogni settore, ed ognuno contribuirà individualmente allo sviluppo del dialogo. Un incontro di voci diverse che vuole portare alla condivisione positiva di contenuti e alla creazione di un immaginario collettivo in cui, in maniera unitaria, emerga in maniera decisa il ruolo dell’industria umbra sia nel centro Italia che a livello nazionale e internazionale.

    Moderatore dell’incontro sarà Giovanni Giorgetti, presidente del Centro Studi Economico Finanziario ESG89 e ideatore dell’Annuario Economico dell’Umbria, che anche quest’anno, in anticipo sui tempi, è stato in grado di comprendere il valore aggiunto intrinseco nella manifattura umbra derivante dalla tradizione e dall’artigianalità, e quali conseguenze ha questa connotazione nel panorama del mercato nazionale e internazionale.

    Anche quest’anno, dunque, si prospetta una giornata quella della presentazione dell’Annuario di grande interesse sotto molteplici punti di vista, che porterà sicuramente nuove idee e nuovi progetti al centro dei pensieri e dei piani di lavoro non solo delle industrie umbre, ma sicuramente anche di stakeholder nazionali e internazionali.

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  • Il Made in Marche conquista i mercati – Dopo due anni, assunzioni e investimenti tornano a crescere

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    Il Made in Italy torna a crescere e le Marche, nel panorama più ampio del centro Italia, si confermano terra di innovazione e sviluppo. Secondo i dati presentati il 13 ottobre alla 31esima edizione della Classifica delle principali imprese marchigiane, promossa dalla Fondazione Aristide Merloni e ospitata da Confindustria Marche Nord, nel 2016 il Made in Marche ha accelerato la sua crescita, con un +3,6% dei ricavi delle aziende sopra i 5 milioni di fatturato e con un +3,4% di crescita dell’occupazione stimati su un campione di 500 aziende del settore manifatturiero regionale.

    Un’analisi dai dati sicuramente positiva e che fa ben sperare per lo sviluppo del manifatturiero di una regione che da sempre rappresenta un’eccellenza del Made in Italy, con prodotti e brand conosciuti in tutto il mondo. Tra i nomi più importanti, Ariston ThermoTod’s e Biesse si confermano rispettivamente al primo, secondo e terzo postonella classifica delle Migliori imprese marchigiane per fatturato del 2016 stilata dall’Osservatorio Imprese Fondazione Aristide Merloni.

    Un trend positivo e che prosegue da due anni e che ha consentito una ripresa consistente sia degli investimentiin ricerca e sviluppo e strumentazioni che delle assunzioni, come affermato dal curatore della ricerca Donato Iacobucciprofessore di Economia Applicata all’Università Politecnica delle Marche. Una crescita che ha premiato, in primis, i settori del mobile e della meccanica; quest’ultimo, particolarmente importante nel mercato italiano, sarà oggetto di discussione anche in sede di presentazione dell’Annuario Economico del Centro Studi Economico Finanziario ESG89, che si terrà a Perugia il prossimo 30 novembre.

    Oltre alla meccanica, anche settori come chimica e farmaceuticacartaalimentareprodotti in metallo e legnoregistrano andamenti positivi con livelli di produzione e fatturato che superano felicemente i livelli pre-crisi. Tuttavia, in un panorama così roseo non mancano situazioni difficili, che fanno emergere, come sottolineato ancora da Iacobucci, tutte le difficoltà di crescita che ancora affliggono, ad esempio, piccole e medie imprese, legate a produzioni a basso valore aggiunto e a modelli manageriali ad impronta familiare, che limitano l’attrazione di capitali di rischio e di talenti professionali, fattori entrambi fondamentali per la crescita aziendale.

    Innovazionecompetenze e valore aggiunto sono dunque gli elementi che contraddistinguono la corsa allo sviluppo e alla crescita delle grandi imprese marchigiane, e che devono rappresentare una guida anche per le PMI non solo marchigiane ma di tutto il territorio nazionale.

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  • Start-up in bilico – Lo sviluppo delle nuove imprese tra idee e scarse risorse

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    Parlare di start-up e delle loro prospettive nel mercato italiano è all’ordine del giorno, e lo studio “Start up in Italia: mercato, valutazioni ed exit” realizzato da AIAF, Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari, e presentato al Luiss Enlabs a Roma, tira le somme di un’analisi lunga e approfondita sulle potenzialità e i punti deboli delle start up italiane, tra idee innovative e limiti economici e finanziari che ne appesantiscono lo sviluppo.

    Al centro della discussione, che mirava a valutare la capacità delle start up italiane di sopravvivere oltre i cinque anni dalla creazione, e dunque oltre il periodo di start up, vi è proprio la questione della scarsità delle risorse economiche e dei capitali di rischio veri e propri, indispensabili per alimentare le start up, ma che troppo spesso non sono sufficienti a garantirne la sopravvivenza oltre i cinque anni.

    Dallo studio, infatti, emerge che in Italia solo la metà delle start up supera felicemente il primo quinquennio, mentre per le altre la mancanza di fonti di finanziamento, unita anche alla carenza informativa che gli investitori incontrano nell’analisi della domanda e offerta di mercato, come sostenuto da Paolo Marescasocio Aiaf responsabile del gruppo di lavoro dello studio, risultano essere elementi decisivi verso il declino. Un limite, dunque, quello del reperimento delle informazioni utili alla valutazione di mercato che è sempre più un fattore da non sottovalutare da parte delle imprese, che al contrario, come sostenuto e promosso dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 attraverso i portali IoConosco.it e IoValuto.it, devono considerare sempre più dati e informazioni come elementi essenziali per crescere e svilupparsi.

    Non solo carenze finanziarie, dunque, ma soprattutto informative. Come sostengono anche Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia, e Alberto Borgiapresidente di Aiaf, i potenziali angels e investitori finanziari non hanno spesso i mezzi e gli strumenti utili e adeguati per valutare le start up, comprenderne il valore e scegliere su chi puntare, e dunque investire. E questo gap informativo non spinge certamente i potenziali investitori a puntare denaro, e fiducia, in progetti innovativi, dei quali per l’appunto non riescono a comprendere il valore e le potenzialità.

    Torna anche questa volta la tematica dello sharing, che qui è tutta dedicata alla condivisione della conoscenza e delle informazioni, alla circolazione delle idee come dei dati, al fine di creare flussi informativi utili alla comprensione delle realtà e delle dinamiche di mercato da parte di tutti gli stakeholder e consentire una crescita a lungo termine tanto delle start up quanto delle imprese affermate.

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  • Il mondo non è usa-e-getta – La Circular Economy e la sua applicazione per le imprese di oggi e domani

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    Nel 2017, profitti, progresso e crescita economica fanno sempre più rima con economia circolare, riutilizzo e riciclo. Le nuove dinamiche del business rigenerativo, così definito da Elena Cornelli, editorialista del Corriere della Sera, hanno definitivamente messo in luce come il paradigma del mercato monouso e usa-e-getta, di cui è stata capostipite la lametta Gillette, non è più applicabile nel contesto socio-ambientale di riferimento in cui ci troviamo a vivere oggi. Risulta necessario dunque, come sostenuto anche dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 nel dialogo sullo sharing e sulla green economy, dar vita subito a nuovi processi di produzione, ma anche di consumo, dei beni non più unidirezionali, ma circolari.

    Se si guardano gli ultimi settant’anni nel loro complesso, è facile intuire come questo sia l’unico periodo della storia umana a portare il nome di Grande Accellerazione: crescita della popolazione mondiale del 180%, aumento del consumo di acqua del 215%, concentrazione del metano nell’atmosfera raddoppiata e concentrazione dell’anidride carbonica aumentata del 30%.

    A conti fatti, in nemmeno un secolo la presenza umana sul pianeta ha avuto un impatto sulla terra e sulle sue risorse come mai prima d’ora nella storia dell’uomo. Solo oggi, tuttavia, si insinua nella mente di imprenditori, politici e consumatori la “colpevole” certezza che tutto quello che fino a ieri era considerato progresso sia, in realtà, solo un’involuzione, una strada molto ripida verso una potenziale crisi globale delle risorse, con conseguenze inimmaginabili.

    La risposta a questo rischio e a questo consumo sfrenato, insensato e irresponsabile delle materie prime è arrivata già negli anni ’80 dal mondo tedesco, con la teoria del chimico Michael Braungart, che per primo ha teorizzato quello che poi è stato ribattezzato modello “cradle-to-cradle”, ovvero dalla culla alla culla, in opposizione al modello dalla culla alla tomba. Un paradigma che prevede la destrutturazione del modello economico attuale, che va dall’utilizzo irreversibile della risorsa naturale alla sua trasformazione in rifiuto, e la costruzione congiunta e condivisa di un modello nuovo a carattere circolare, in cui ogni prodotto viene realizzato con parti frutto del riutilizzo o del riciclo di prodotti precedenti, in un circolo continuo di ricollocamento e riadattamento degli elementi tecnici e di restituzione all’ambiente di quelli organici.

    La sfida è ardua, senza dubbio. Ripensare interi processi produttivi in virtù della riutilizzabilità dei componenti dei prodotti significa adottare un paradigma industriale completamente diverso, con una supply chain completamente nuova, investire in ricerca e sviluppo e affidarsi a nuove competenze e professionalità. Ma significa anche creare nuove opportunità di sviluppo green delle aziende, nuovi posti di lavoro, stimati in un +30% entro in 2030, nuove prospettive di crescita nel rispetto dell’ambiente e delle persone che in esso vivono. E per quanto la sfida possa sembrare ardua, un simile obiettivo finale la rende oggetto dell’attenzione e dello sforzo di tutti.

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  • Occupazione giovanile, solo una “comparsa” nel teatro dell’Economia Italiana – Approvata la nuova Legge di Bilancio, restano i dubbi su giovani e occupazione

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    La riforma è passata, l’Economia Italiana ha trovato la sua strada anche per il 2018. Forse. Perché l’approvazione della legge di bilancio 2018, una manovra da 20,4 miliardi definita “snella” dal Presidente del Consiglio Gentiloni, appare più promettente di quanto non sia in realtà. La legge è stata approvata il 16 ottobre in consiglio dei ministri e ha raccolto un ampio bacino di consensi grazie al suo profilo moderato. Un atteggiamento che tuttavia, ad un occhio più attento, mostra la sua vera natura, ovvero quella di operazione di mantenimento piuttosto che di incentivo.

    La manovra, infatti, è un investimento di 20,4 miliardi, di cui ben 15,7 sono stati predisposti per evitare l’aumento dell’IVA, e altri 2 miliardi sono stati stanziati  per il rinnovo dei contratti degli statali. Nel conto finale degli aiuti concreti allo sviluppo economico, dunque, pur con il rinnovo del piano Industria 4.0, di cui sono stati confermati il superammortamento, l’iperammortamento e il credito d’imposta per le spese relative alla formazione e all’aggiornamento, la quota disponibile a sostegno dell’occupazione giovanile è di appena 300 milioni. Una cifra che risulta quasi irrisoria rispetto al totale della manovra e che solleva forti dubbi sulla capacità della politica e dei decisori di riconoscere le vere priorità per la crescita economica del paese.

    È indubbio, infatti, che una manovra così pensata abbia un effetto più residuale che promotrice rispetto alla condizione dell’occupazione giovanile. Lo stanziamento di 300 milioni a sostegno delle assunzioni degli under 29, sebbene sostenuto anche da altre misure approvate per il 2018, quali, ad esempio, lo sgravio fiscale per le assunzioni esteso ai giovani fino ai 35 anni, è un provvedimento molto cauto, che si inserisce in una manovra che punta più al “non-peggioramento” dello status quo piuttosto che all’applicazione di misure strutturali per l’aumento massiccio dell’occupazione.

    Ancora una volta, a tante parole sulla necessità di sostenere in maniera concreta ed efficace l’occupazione giovanile seguono, purtroppo, pochi fatti. Non è una mera questione finanziaria, ma qualcosa di più profondo: la percezione, infatti, è quella di una sottovalutazione del problema, come se il sostegno ai giovani e al lavoro giovanile non fosse una priorità da considerare in maniera distinta, ma piuttosto un elemento di corollario, la cui gestione non richiede un impegno dedicato. È tutta qui la miopia della politica italiana, che a fronte di una legislazione ampia e completa sul sostegno al lavoro giovanile e alle giovani imprese, rimane in disparte nel momento in cui è necessario offrire un supporto economico concreto, rendendo, di fatto, ogni provvedimento legislativo inutile e inefficace.

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  • Gli imprenditori promuovono il Piano Industria 4.0 e gli investimenti in R&S – Digitalizzazione e Big Data all’edizione modenese del Laboratorio Mecspe

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    Crescita della digitalizzazione delle imprese e propensione all’utilizzo dei Big Data sempre più diffusa e consapevole. Sono questi gli elementi che emergono in maniera netta dalla tappa modenese del Laboratorio Mecspe – Fabbrica digitale, che ha avuto luogo il 9 ottobre e ha valutato l’approccio delle imprese al Piano Calenda e i risultati, a distanza di un anno, sulla crescita e la redditività delle imprese del settore manifatturiero italiano.

    Uno sguardo d’insieme che registra ben un 46% degli imprenditori del settore meccanico soddisfatti del Piano, soprattutto per quanto riguarda l’iperammortamento dei macchinari e gli incentivi per R&S, e propensi alla prosecuzione degli investimenti indipendentemente da cosa prevederà la nuova finanziaria. Lo scenario, dunque, si presenta molto più roseo di quello ipotizzato precedentemente, che vedeva le PMI italiane poco digitalizzate e al passo con gli standard globali. Al contrario, come messo in evidenza dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 e oggetto della presentazione del nuovo Annuario Economico, il settore meccanico si conferma all’altezza delle aspettative, in termini di sviluppo degli strumenti digitali e utilizzo dei Big Data, e in accelerazione sulla crescita, con il 43,7% degli imprenditori in linea con le competenze richieste dall’Industria 4.0 e solo un 17% che ammette la necessità, e la volontà, di un veloce adeguamento.

    La propensione all’investimento e all’innovazione nella digitalizzazione dei processi riguarda, dunque, quasi la metà degli imprenditori inclusi nel panel di riferimento (46,1%), con un aumento dei ricavi stimato al 30% entro il 2020 per un imprenditore su 3. Per raggiungere questi risultati, tuttavia, non basta la volontà. Il passo successivo, come suggerito da Maruska Sabatoproject manager di Mecspe, riguarda la formazione delle risorse umane nell’ambito dello sviluppo delle giuste competenze digitali nel settore dei Big Data, del loro reperimento e della loro analisi. Almeno il 63% delle aziende ha già messo in cantiere investimenti e attività formative dedicate proprio alla creazione di personale specializzato nella digitalizzazione delle imprese e nello sfruttamento delle tecnologie digitali per l’aumento della produttività e dei ricavi.

    Il nocciolo duro rimane, dunque, sempre la scarsità delle competenze, che rallenta ulteriormente lo sviluppo aziendale e costituisce un ostacolo alla competitività delle imprese. Davanti a questa situazione di assenza di percorsi formativi adeguati e davanti alla consapevolezza dell’attuale mancanza di risorse umane formate e utili, le imprese stesse si muovono per formare professionisti in grado di reperire, analizzare e mettere l’utilizzo dei Big Data al servizio della crescita aziendale a livello globale.

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