Tag: progettazione di edifici passivi

  • Sismabonus per l’acquisto di case antisismiche: novità della Legge di Bilancio 2020

    Che cos’è il Sismabonus e chi ne può beneficiare? Con la Legge di Bilancio 2020 ci sono alcune novità interessanti da valutare.

     

    L’articolo 46-quater del DL 50/2017 ha esteso il Sismabonus anche agli acquisti di unità immobiliari antisismiche, non soltanto agli interventi di messa in sicurezza. Chi compra unità immobiliari in uno dei Comuni in zona a rischio sismico 1, 2 o 3 può beneficiare di una detrazione del 75% o dell’85% del prezzo di vendita, fino a un imposto massimo di 96mila euro, purché l’immobile sia ceduto, entro i 18 mesi dalla fine lavori, dall’impresa di costruzione di edifici antisismici che ha effettuato interventi di demolizione e costruzione, anche con variazione volumetrica, se consentito.

    Novità della legge di Bilancio 2020 sul Sismabonus acquisti

    L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha aggiornato il vademecum sul Sismabonus Acquisti, tenendo conto delle novità della legge di Bilancio:

    • dall’art. 1, commi 70 e 176, della Legge di Bilancio 2020, che ha eliminato lo sconto in fattura per gli interventi di messa in sicurezza antisismica. La Legge 160/2019 ha escluso, per l’acquirente delle unità immobiliari antisismiche beneficiario del Sismabonus, la possibilità di optare per lo sconto sul corrispettivo praticato dall’impresa, in alternativa alla fruizione diretta della detrazione ovvero alla cessione del credito, riducendone drasticamente la portata applicativa
    • dalla risposta n. 5 del 16 gennaio 2020, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito alla fruibilità del Sismabonus anche con riferimento a eventuali acconti, purché il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende far valere la detrazione e siano ultimati i lavori sull’intero fabbricato. Se al momento del rogito l’intervento sull’intero fabbricato non è ancora ultimato, la detrazione potrà essere fatta valere solo a partire dall’anno di imposta in cui i medesimi lavori saranno terminati
    • dal DM n. 24 del 9 gennaio 2020, che ha aggiornato il Decreto n. 58 del 28 febbraio 2017, prevedendo, in conformità alle disposizioni regionali, che il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico e l’asseverazione della classe di rischio dell’edificio debbano essere allegati alla SCIA o alla richiesta del permesso di costruire, al momento della presentazione allo Sportello Unico competente, “tempestivamente e comunque prima dell’inizio dei lavori”.

    Attualmente, l’acquirente di unità immobiliari antisismiche che ha diritto al beneficio può seguire due strade:

    • utilizzare direttamente la detrazione a scomputo delle imposte sul reddito (Irpef o Ires), suddividendo il beneficio in cinque quote annuali di pari importo
    • oppure utilizzare indirettamente la detrazione attraverso la cessione del corrispondente credito d’imposta a favore delle imprese esecutrici degli interventi o a soggetti terzi collegati, con possibilità per tali soggetti acquirenti di ricedere il credito medesimo un’altra volta (con un massimo di due cessioni complessive).

     

    L’ANCE sta intervenendo presso le competenti sedi per pervenire, in tempi brevi, alla proroga del termine del 31 dicembre 2021, ai fini dell’applicazione dei benefici fiscali per l’acquisto di unità immobiliari antisismiche ed efficienti energeticamente, tenuto conto dei tempi necessari per portare a termine le operazioni di demolizione, ricostruzione e vendita delle singole unità immobiliari.

  • Progettazione di edifici passivi: un nuovo modello costruttivo

    Le case passive sono il modello costruttivo che dovrà essere adottato in tutta Europa – anche in Italia – nei prossimi mesi. Abitare in una Passiv Haus, però, non ha soltanto ripercussioni positive sull’ambiente: ne beneficia anche la felicità di chi le vive!

    Il termine casa passiva viene utilizzato negli ultimi anni con sempre maggior frequenza. È la traduzione di Passiv Haus, termine che rivela la provenienza nordeuropea della tecnologia da cui deriva. La casa passiva è, tecnicamente, un edificio che copre la maggior parte del suo fabbisogno energetico per il riscaldamento o il raffrescamento ricorrendo a dispositivi passivi.

    In altre parole, è una casa che si assicura il benessere termico non attraverso caldaie, termosifoni, o normali sistemi di produzione e distribuzione del calore, ma ricorrendo a un involucro sostanzialmente non disperdente e garantendosi il minimo apporto di calore in modo passivo, sfruttando il calore generato dalle persone che la abitano, degli elettrodomestici che vengono utilizzati o mediante l’irraggiamento solare delle pareti finestrate. La riproposizione alle nostre latitudini di tecniche provenienti da altri luoghi comporta la necessità di adattamenti della tecnica stessa al contesto; per esempio, le problematiche e il contributo energetico di una casa passiva in Italia risultano più consistenti in estate che in inverno.

    Da sempre, le culture locali relative alla costruzione degli edifici hanno tenuto conto di alcune regole elementari per migliore la salubrità e le “prestazioni” energetiche dei fabbricati. Anche nel nostro Paese, l’attenzione all’esposizione solare, alla disposizione dei locali, agli spessori murari, alla scelta dei sistemi per l’apporto di calore e al loro posizionamento, pur con grande economicità dimezzi, hanno contribuito, nella nostra storia, a rendere più confortevoli le abitazioni. Nel nostro paese, dagli anni ’60, e ancora fino a pochi anni fa, abbiamo assistito a una continua crescita del mercato immobiliare: l’utilizzo superficiale di tecniche e materiali nuovi, la bassa specializzazione della manodopera, la mancata industrializzazione del processo produttivo, hanno comportato un impoverimento della qualità generale del costruito e, in particolare, della capacità delle abitazioni di essere confortevoli, sane, accoglienti.

    L’incredibile quota del patrimonio abitativo realizzato in questo periodo paga un deficit importante in termini di prestazioni energetiche. Il fabbisogno energetico medio degli edifici in Italia viene calcolato in 180 kWh/m2, contro i 160 kWh/m2 della Spagna e i 150 kWh/m2 della Francia – non consideriamo i dati dei paesi nordici! – ed è responsabile del 36% dei consumi energetici complessivi italiani.

    L’attenzione alle soluzioni relative al contenimento dei consumi energetici che si riscontra oggi nel mercato edilizio, deriva, da un lato, dall’introduzione di normative, di derivazione europea (vedi anche DIR. 31/2010/EU), che hanno imposto una riduzione dei consumi energetici degli edifici. D’altra parte, l’evidente scarsità delle fonti energetiche, l’inquinamento ambientale e l’aumento dei costi dell’energia, hanno contribuito a una crescente e generale consapevolezza delle problematiche relative alla sostenibilità ambientale e al futuro del pianeta.

    Alla luce di questi aspetti, anche nel nostro Paese si sta diffondendo la progettazione di edifici passivi. Lo standard di casa passiva non ha specifiche richieste formali o materiche; si raggiunge solo attraverso il soddisfacimento dei suoi requisiti prestazionali. Tutte le possibilità sono ammesse. Ogni proprietario può trovare la sua particolare soluzione per la difesa del clima e per la sostenibilità, ma sempre ottenendo altissimo comfort e senza rinunce.

    Di base, un edificio passivo si costruisce seguendo alcuni standard:

    • Per garantire un buon isolamento termico, tutti i componenti della struttura esterna della casa sono isolati fino a raggiungere valori di max. U 0,15 W/(m2K). La forma compatta di questi edifici favorisce l’isolamento.
    • Orientamento verso sud e ombreggiatura, perché l’utilizzo passivo dell’energia solare è un fattore determinante nelle case passive.
    • Vetri e infissi ad alta efficienza energetica: le finestre (sia per quello che riguarda la struttura che la vetratura) devono avere un valore di U non superiore a 0,80 W/(m2K), con un coefficiente di guadagno solare intorno al 50%.
    • Impermeabilità all’aria della struttura esterna: le perdite di aria attraverso fessure e giunti devono essere meno di 0,6 volte il volume totale della casa per ogni ora.
    • Preriscaldamento passivo dell’aria fresca: l’aria fresca può essere introdotta nella casa attraverso condotti sotterranei che effettuano uno scambio di calore con il suolo.
    • Recupero di calore dall’aria in uscita attraverso uno scambiatore di calore aria-aria: buona parte del calore contenuto nell’aria calda espulsa dalla casa viene trasferito all’aria fresca in ingresso, con un recupero di circa l’80% del calore.
    • Produzione di acqua calda attraverso energia rinnovabile, quindi pannelli solari o pompe di calore.
    • Elettrodomestici a basso consumo, indispensabili in una casa passiva.

     

    Un comfort abitativo stellare

    Siamo la Indoor Generation: la generazione che ha scelto di vivere al chiuso. Per questo è importante ripensare completamente al nostro modo di abitare: negli edifici passivi il benessere abitativo, la tecnologia e il rispetto dell’ambiente si intrecciano indissolubilmente per dare vita a concetti abitativi funzionali e all’avanguardia.

    Il fatto poi, che un edificio del genere abbia bisogno di pochissima energia per riscaldarsi, assicura un risparmio in bolletta notevole e una qualità della vita decisamente migliore: avere più denaro da spendere per altre piccole soddisfazioni personali è sicuramente un modo per essere felici!