Tag: Pompei

  • La casa dei Casti Amanti, Pompei

    Negli scavi archeologici di Pompei, su una delle principali arterie stradali dell’antica città, via dell’Abbondanza, riapre al pubblico la casa dei Casti Amanti.

    La Casa dei Casti Amanti grazie a delle passerelle sospese, darà la possibilità a chi visita gli scavi di Pompei, di osservare dall’alto l’intera area di scavo. darà anche un’altra grandissima possibilità, ossia osservare le attività di indagine e restauro degli ambienti che sono emersi di recente. come La Casa dei Pittori e del Cenacolo colonnato.

    La casa dei Casti Amanti, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., era in fase di ristrutturazione forse per riparare i danni di un terremoto avvenuto alcuni giorni prima, come testimoniano i lavori di sistemazione idraulica e la ridecorazione in atto in un grande ambiente della Casa dei Pittori al Lavoro, chiamata così in virtù del fatto che si stava ridipingendo al momento dell’eruzione, sulle cui pareti sono stati trovati i disegni preparatori realizzati prima di applicare il colore dell’affresco, improvvisamente interrotti dalla catastrofe.

    La domus deve il suo nome dalla decorazione di un triclinio, che ritrae due amanti in atteggiamenti sobri ed eleganti durante un banchetto. Sono stati ritrovati anche disegni di gladiatori e cacciatori realizzati da bambini con il carboncino si muri di un cortile di servizio prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

    Oltre ai disegni dei bambini, sono stati documentati i resti di due vittime, una donna e un uomo, morti nei lapilli del Vesuvio davanti al portone chiuso della casa dei Pittori all’interno della casa, è venuto alla luce una piccola camera da letto  allestito come studiolo in prossimità di una sala di ricevimento.

    Tra le scene mitologiche un quadretto singolare, senza confronti del repertorio vesuviano, con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato, forse un figlio deceduto dei proprietari.

     

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  • Casa della Venere in conchiglia Pompei

    La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei.

    La casa della venere in conchiglia è famosa  per il dipinto della Venere dai capelli ricci distesa su una conchiglia. La casa della Venere in conchiglia, venne scoperta tra il 1933 ed il 1935. La casa ha un grande peristilio, che è in pratica il centro della domus.

    Sul peristilio affacciavano vari ambienti della casa con pareti decorate in IV stile. Solo una piccola eccezione la notiamo per il grande oecus , ossia una stanza utilizzata come ambiente di ricevimento della casa romana. L’oecus, costruito ad ovest dell’atrio, è particolare perchè le pareti non hanno decorazioni. Questa assenza è dovuta al fatto che al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. era stato messo in opera solo il pavimento.

    La casa degli scavi archeologici di Pompei, prende il nome, come detto sopra, dal famoso affresco della Venere in conchiglia. L’affresco si trova sulla zona di fondo della domus. La Venere adagiata in una conchiglia è nuda ricoperta di gioielli. E’ accompagnata nella sua nascita, da un amorino e un bimbo, che rappresenta, presumibilmente Marte fanciullo. La straordinarietà dell’affresco è dato dal lussureggiante giardino, che si pone come prosecuzione di quello reale del viridarium.

    A sinistra si incontra un affresco che raffigura Marte, mentre sulla destra una fontana dipinta. Il giardino che incornicia tutto questo era diviso in aiuole, dove sono stati impiantati esemplari di mirto, tassi e rose galliche. Al centro si trova un vialetto centrale che ci conduce, come un tappeto rosso, all’affresco famoso nel mondo.

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  • Teatro Grande degli scavi di Pompei

    Il Teatro Grande di Pompei, è una costruzione teatrale di epoca romana.

    Il Teatro venne sepolto, anch’esso dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, promossi da Carlo III di Borbone. Al suo interno venivano rappresentate commedie, mimi, pantomimi e atellane.

    Il Teatro Grande negli scavi archeologici di Pompei,  viene ancora oggi utilizzato, per spettacoli di ogni tipo, così a testimoniare la continuità tra la città antica e quella moderna. Nelle città greche e romane, il teatro era un divertimento collegato alla religione. Partecipare ad uno spettacolo era segno di appartenenza civica , però solo i cittadini liberi andavano a teatro e di festività religiosa , gli spettacoli avvenivano per lo più, durante le festività. Infine si partecipava agli spettacoli anche per puro divertimento.

    A sottolineare l’aspetto religioso è il fatto che il Teatro Grande sorge nelle vicinanze del Tempio Dorico.

    Edificato sulle pendici di una collina, dove viene sfruttato il costone per la gradinata, ha una forma a ferro di cavallo, distinguendosi dal modello tradizionale romano ad emiciclo, e fu costruito interamente in opera incerta. Partecipare ad uno spettacolo al Teatro Grande era un occasione per tutti. Lo testimonia il fatto che, come tutti gli spettacoli nelle arene dell’antica Roma, lo spettacolo era gratuito.

    A pagare gli allestimenti erano i cittadini più ricchi, che così si ingraziavano gli elettori e si candidavano a ricevere incarichi politici. La parte riservata al pubblico era la cavea e questa è divisa in tre parti.

    Ima cavea, rivestita in marmo, era riservata ai decurioni. La media cavea, la più ampia e la meglio disposta per la visione dello spettacolo, era destinata alle corporazioni. La summa cavea, con posti limitati. Della summa cavea, rimane solo un piccolo tratto, in quanto crollata a seguito del terremoto del 62 d.C.

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  • Le terme degli scavi di Pompei

    Le terme degli scavi di Pompei, erano uno dei passatempi preferiti degli antichi pompeiani.
    Luoghi di divertimento, tra i più amati dai cittadini, le terme, erano posti che si frequentavano sia per motivi igienici e soprattutto per ritemprarsi. Ma si frequentavano anche per incontrare amici, per fare affari, per fare politica e per corteggiare e farsi corteggiare.
    Molti abitanti frequentavano quotidianamente le terme, sia uomini che donne. Anche a Pompei questa tendenza di frequentare le terme, è visibile ancora oggi.
    Negli scavi archeologici di Pompei incontriamo almeno tre stabilimenti termali: le Terme del Foro, le Terme Stabiane, e le terme Suburbane.
    Le Terme del Foro erano le più grandi e prestigiose. Le Terme Suburbane invece erano le più nuove, mentre le Terme Stabiane erano le più antiche.
    Le terme più antiche erano divise in una zona maschile ed in una femminile. Ma in un secondo momento la divisione architettonica dei due ambienti terminò. Con la fine di questa divisione, si arrivò probabilmente ad una divisione per orario, che però tutti facevano in modo di arginare.
    Le terme a Pompei erano terme pubbliche, cioè aperte a tutti e a pagamento. Ma le ville romane private e più grandi, erano dotate di terme private, cosa importante perché indicano il massimo lusso. Un esempio fra tutti di terme in un abitazione privata è la Villa di Poppea di Oplonti.
    Tra le terme più visitate oggi, ci sono le terme del Foro, in quel luogo in cui davvero accadeva di tutto nelle città romane. La zona meglio visitabile è la sezione maschile.
    Nel frigidarium c’è una grande vasca in cui fare il primo bagno, nel tepidarium, si riescono ancora oggi ad ammirare le decorazioni in stucco, stessa cosa che accade nel calidarium. La vasca per il bagno caldo poteva contenere sino a dieci persone.
    Delle terme Suburbane , è curioso e particolarmente interessante, scoprire le decorazioni sopra gli armadietti degli spogliatoi. Su ogni armadietto è dipinta una scena erotica abbastanza esplicita. Probabilmente il gestore delle terme, voleva aggiungere un elemento osè per richiamare i clienti.
    Questa nuova moda si era diffusa in epoca imperiale e scandalizzava molti, ma come si è sempre detto, il commercio richiede innovazione e già allora l’ingegno dei proprietari, faceva la sua parte.
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  • Scavi di Pompei: la casa del Fauno

    La Casa del Fauno, è tra le più belle e sfarzose domus dell’antica città di Pompei.

    La casa del Fauno degli scavi di Pompei, è situata su via della Fortuna, deve il suo nome ad una statua in bronzo, posizionata nell’impluvium, che rappresenta un satiro danzante. Erroneamente la statua venne interpretata come un fauno. La statua originale oggi è conservata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

    La datazione della domus può essere divisa in vari tempi. La prima costruzione risale al III secolo a.C. Venne ampliata nel II secolo a.C. La casa venne totalmente ricostruita , il piano di calpestio venne rialzato quasi di un metro. Con l’occasione venne aggiunto un secondo peristilio, che equivaleva a dimostrare ostentazione, ricchezza e potere. Risale invece al I secolo a.C. la zona dei bagni e dei servizi.

    Venne esplorata all’inizio del XIX secolo. Numerosi mosaici videro la luce. Mosaici che vennero esportati e portati al Museo archeologico nazionale, proprio per preservarli.

    All’interno della Casa del Fauno vennero ritrovati numerosi oggetti in oro e argento. L’ingresso possiede una particolarità. L’ingresso, sostenuto da due pilastri in tufo, ha all’ingresso la scritta “Have”. Oltre al valore artistico, questo mosaico è importante perché testimonianza della conoscenza della lingua latina del proprietario della casa. Infatti a Pompei al tempo era parlata la lingua Osca.

    Nel tablinio venne ritrovato lo scheletro di una donna con denari e gioielli. La donna sicuramente stava scappando dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. Ma non solo nel tablinio, sono stati ritrovati dei corpi vittime dell’eruzione. Anche nella stalla infatti, sono stati ritrovati i resti di alcuni uomini e di alcuni buoi.

    Ma la Casa del Fauno è famosa soprattutto per il grande mosaico, ritrovato tra il primo e secondo peristilio. Il mosaico è la copia di un famoso mosaico del II secolo a.C. che raffigurava la battaglia decisiva tra Alessandro Magno e il re persiano Dario, che cambiò il corso della storia. Il mosaico della Battaglia di Isso , così chiamato, oggi si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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  • L’Anfiteatro di Pompei

    L’antica città di Pompei, ancora oggi desta meraviglia e stupore. Una visita guidata negli scavi più famosi al mondo, ci riporta in dietro di secoli.

    Pompei possiede ancora un atmosfera quasi sospesa, un atmosfera ferma al 79 D.C. giorno in cui l’eruzione del Vesuvio fece addormentare per sempre la città.

    È possibile ancora oggi quasi toccare con mano usi, costumi ed abitudini, che sono ancora vivi.

    Visitando, le botteghe, le domus e gli edifici pubblici, è possibile quasi immergersi nella vita quotidiana degli antichi pompeiani.

    E proprio l’anfiteatro era uno dei luoghi preferiti dai Pompeiani, il più antico luogo giunto a noi, dedicato al tempo libero. Il luogo dei giochi circensi, delle battaglie tra i gladiatori.

    A Pompei, come in ogni altra città dotata di un anfiteatro, la popolazione aveva una vera e propria passione per i giochi, per i gladiatori e gli spettacoli più cruenti. Tanta la documentazione che è arrivata fino ai nostri giorni, non mancano graffiti che riguardano il tifo per l’uno o l’altro campione, ma anche di apprezzamenti femminili che riguardava la fisicità dei gladiatori.

    Costruito nel 70 A.C. da due magistrati, Gaio Quinzio Valgo e Marco Porcio , sorge nella parte sud-est dell’antica città di Pompei. In realtà la scelta della posizione, che può sembrare quasi nella periferia dell’antica città, fu dettata da due motivi.

    Il primo che per l’appunto era una zona della città poco abitata, e quindi la costruzione, e le giornate di spettacolo, non avrebbero intralciato la vita quotidiana della città, dato la grande affluenza di pubblico.

    La seconda fu una scelta economica, in quanto la struttura venne addossata alla cinta muraria ormai in disuso, sfruttando un terrapieno già esistente.

    Si trattava di un vero e proprio stadio, anche dal punto di vista del pubblico che partecipava con grande foga agli eventi, che sfociavano molte volte in risse.

    Una delle risse più famosa accadde nel 59 D.C. quando i pompeiani si scontrarono con gli abitanti di Nuceria Alfaterna, a causa di motivi territoriali. Una rissa che riportò tanti feriti e addirittura morti.

    Effetto di tale nefasta occasione fu la chiusura per 10 anni dell’anfiteatro.

    La chiusura fu poi revocata a causa di un terremoto nel 62 D.C. che provocò ingenti danni alla struttura, la quale fu oggetto di ristrutturazione.

    Ma il terremoto fu nulla rispetto a quanto avvenne anni dopo, con l’eruzione del 79 che lo ricoprì con un mantello di cenere e lapilli.

    Un “mantello” che solo nel 1748 fu rimosso durante gli scavi borbonici.

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  • Pompei e il suo Santuario

    Pompei non è famosa solo per il suo parco archeologico conosciuto nel mondo, ma anche per il suo santuario.

    Il santuario della beata Vergine del Rosario di Pompei è uno dei santuari mariani più importanti e visitati d’Italia.

    Tra i papi che hanno visitato il santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ci sono stati san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco. La storia del santuario è legata alla figura del beato Bartolo Longo, che è stato il suo fondatore, assieme alla contessa Marianna del Fusco, con la quale condivise anche una vita dedicata all’aiuto dei più bisognosi.

    Il santuario è stato costruito grazie alle offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo. Si iniziò nel 1876, ed il primo a seguire i lavori fu Antonio Cua, docente dell’Università di Napoli, e che diresse in maniera gratuita la costruzione della parte rustica della chiesa. Mentre Giovanni Rispoli, si dedicò sia alla decorazione sia alla lavorazione della monumentale facciata che venne inaugurata nel 1901. Il santuario divenne basilica pontificia maggiore grazie a papa Leone XIII nel 1901.

    La chiesa in principio aveva una sola navata, ma con il passare del tempo e con l’aumento dei fedeli che si recavano in chiesa, divenne necessario l’ampliamento del santuario che venne eseguito tra il 1934 al 1938. Il santuario così divenne a tre navate. Oltre che meta di pellegrinaggi, il santuario attira anche molti turisti, che oltre a visitare gli adiacenti scavi archeologici dell’antica Pompei, si recano al santuario, per ammirare la quantità di ex voto, presenti nei corridoi, che il quadro della Madonna di Pompei. Immagine mariana a cui migliaia di pellegrini si rivolgono in preghiera e per avere aiuto. Si deve ringraziare Bartolo Longo per questa immagine e non solo. Bartolo Longo proprio perché voleva propagare la pratica del rosario, si recò a Napoli per acquistare un dipinto della Madonna del Rosario. Voleva acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose andarono diversamente. In via Toledo per puro caso, incontra infatti, Padre Radente, suo confessore, che gli consigliò di andare a suo nome al Conservatorio del Rosario di Portamedina, e di chiedere a suor Maria Concetta De Litala un vecchio dipinto del rosario che egli stesso le aveva affidato. Bartolo Longo si recò dalla suora, ma rimase sconvolto alla visione del quadro, molto rovinato e con la Madonna che in maniera insolita consegna il rosario a Santa Rosa anziché a santa Caterina da Siena come da tradizione. Bartolo Longo voleva rinunciare, ma la suora con insistenza lo convinse a portar via il quadro. Arrivò al Santuario di Pompei su un carretto che trasportava letame, avvolto in una coperta logora e consumata. Il dipinto rovinato subì vari restauri e ben presto l’immagine della Madonna si coprì di pietre preziose e offerte dei fedeli .

    Ogni anno oltre quattro milioni di persone si recano in visita al santuario in particolare l’8 maggio e la prima domenica di ottobre per assistere alla supplica alla Madonna di Pompei, preghiera e atto d’amore alla Vergine, scritta dal beato Bartolo Longo .

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  • Casa del Bracciale D’oro Pompei

    La Casa del bracciale d’oro di Pompei è anche conosciuta e chiamata Casa di Marco Fabio Rufo. Il nome della domus si deve al ritrovamento di un bracciale in oro dall’incredibile peso di 160 grammi.

    Il bracciale è uno squisito lavoro di oreficeria composto da un laccio d’oro che termina con due teste di serpente. Gli occhi dei serpenti sono rappresentati con l’intarsio di pietre preziose. Nella bocca i serpenti reggono una medaglia con la rappresentazione di Selene. La proprietaria del bracciale, molto probabilmente doveva essere una seguace del culto di Selene, culto più orientale che italico. Questo culto col passare degli anni verrà assimilato al culto della Dea Diana.

    Il prezioso bracciale, è stato ritrovato in un sottoscala della domus dove si erano rifugiati due adulti con un bambino, il giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Con molta probabilità uno dei due adulti aveva tentato di salvare il prezioso bracciale. Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento.

    Il grandioso complesso della Casa del bracciale d’oro, negli scavi archeologici di Pompei, si sviluppa su almeno quattro livelli abitativi, con terrazze panoramiche che si aprivano in maniera scenografica verso il mare.

    La casa venne esplorata grazie agli scavi archeologici promossi da Carlo III di Borbone tra il 1758 e il 1763. Il piano terra, che ha l’ingresso dal Vico del Farmacista, presenta l’impianto della domus con l’atrio tuscanico, ove è fiancheggiato da cubicoli, mentre sul lato nord, incontriamo un triclinio dai pavimenti asportati ed un aula che subì almeno tre trasformazioni.

    Le terrazze vennero costruite al di sopra delle mura di cinta, ma in età preromana le case erano invece disposte ai lati di una delle porte della città, come porta Occidentalis, che era considerata il punto di arrivo di via di Nola e Via delle Terme.

    Molte sono le decorazioni pittoriche ritrovate nella domus, anche se in parte molte sono state staccate, per motivi di conservazione. Ritroviamo nella domus sia una lussuosa decorazione sia pavimentale, con mosaici marmi colorati, e sia per una delicata decorazione parietale, soprattutto con affreschi che rappresentano temi mitologici, decorazioni parietali che riprendono vedute di giardini e riproduzioni di originali greci del IV secolo.

    Al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la casa del bracciale d’oro, come tutte le case dell’antica città di Pompei, erano abitate. La testimonianza ci viene data dalla realizzazione dai calchi in gesso ideata dall’archeologo Giuseppe Fiorelli, delle numerose vittime della città di Pompei.

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  • Macellum di Pompei

    Il Macellum di Pompei è un edificio pubblico di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

    La città di Pompei venne ricoperta dall’eruzione del Vesuvio come le città di Ercolano, Oplontis e Stabia. Il Macellum è stato ritrovato grazie agli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, avvenuti nel 1748. L’edificio era utilizzato come mercato dell’antica città di Pompei, specializzato soprattutto per la vendita di carne e pesce.

    Il Macellum fu edificato intorno alla fine del III secolo a.C., in seguito alla risistemazione del Foro, cuore della città. Ricostruito tra il 130 ed il 120 a.C., la nuova costruzione non era particolarmente diversa dalla vecchia struttura, se non per la costruzione di un piccolo tempio al centro dell’edificio, e per l’arretramento della facciata principale. Il terremoto di Pompei del 62 d.C., portò notevoli danni al Macellum, che venne infatti nuovamente restaurato. il colonnato in tufo venne completamente eliminato, vennero ricostruite alcune tabernae, vennero rifatte alcune decorazioni pittoriche, in quarto stile che raffigurano scene mitologiche, e costruito un nuovo muro perimetrale nella parte sud, che si rese necessario per la costruzione del Santuario dei Lari Pubblici. L’edifico è posto tra il Foro, la via degli Augustali e come detto prima, il Santuario dei Lari Pubblici. La scelta è stata quella di una posizione centrale, ma che allo stesso tempo nascosta. Decisione presa proprio per non intralciare alle attività della piazza.

    Il Macellum, come tutta la città antica di Pompei, venne sepolto sotto una colte di cenere e lapilli il 79 d.C. quando si verificò questo tragico evento vesuviano. Con molta probabilità i lavori di restauro non erano ancora terminati. Riportato alla luce a seguito delle indagini archeologiche eseguite per volere della dinastia borbonica dal 1748. Precisamente tra il 1818 e il 1822, vennero ritrovate delle lastre di marmo.

    In origine il ritrovamento di queste lastre di marmo, fece ipotizzare che la costruzione fosse di un pantheon, dedicato a più divinità. Ma l’ approfondendo delle indagini, rivelarono la presenza di resti di cereali, frutta, pesce , facendo giungere gli archeologi alla conclusione che si trattava di un mercato.

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  • Casa del Poeta tragico di Pompei

    La casa del Poeta tragico di Pompei si trova nella Regio VI degli scavi archeologici dell’antica città di Pompei. È una delle domus che non passa in osservata. Si trova proprio alle spalle del Foro centrale, lungo via delle Terme, nell’area tra Porta Ercolano e come abbiamo detto prima, il Foro. Questa abitazione riportata alla luce nel 1824 dopo l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è celebre per la ricchissima decorazione pittorica appartenente all’ultimo periodo dell’arte pompeiana.

    La casa del Poeta tragico di Pompei in realtà, è famosissima nel mondo per il suo mosaico pavimentale di un cane legato alla catena, in atto di abbaiare, con su scritto “Cave Canem” ossia “Attenti al Cane”.

    La raffigurazione del cane è estremamente realistica, e proprio per preservarne la bellezza quest’ingresso è chiuso da una vetrata. Ma anche se l’accesso è limitato, permette comunque di apprezzare la bellissima e realistica opera.

    Per entrare nella domus, bisogna andare nel vicolo della Fullonica, dove proprio il secondo ingresso, introduce direttamente al peristilio. A testimonianza del culto familiare che gli antichi romani avevano verso i Lari, numi protettori della casa, si trova proprio qui nel peristilio uno splendido larario con delle forme quasi barocche. Anche se riccamente decorata, il che fa pensare ad un proprietario molto danaroso, la casa però ha dimensioni molto più piccole rispetto alle altre domus dell’antica città di Pompei.

    Le dimensioni piccole però, non incidono minimamente la sua bellezza che è conservata nei suoi mosaici e nei suoi affreschi. Oltre al famoso Cave Canem, l’ingresso era decorato e abbellito con un mosaico che rappresentava l’esibizione teatrale di due attori satireschi, e proprio questo affresco ritrovato, diede il nome alla domus. Altri invece pensano che la scena raffigurerebbe Alcesti e Admeto che ascoltano un oracolo.

    La decorazione oggi è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, assieme ad altre decorazioni con soggetto mitologico come la scena di Achille e Briseide e la Vendita degli amorini. Ancora oggi nel salottino della domus è visibile l’affresco di Arianna abbandonata da Teseo, anche se danneggiato l’opera ci offre un delicatissimo esempio di pittura romana, e che sottolinea ancora di più il fatto, che i committenti nonché i proprietari di casa dovevano essere davvero benestanti.

    La fama della casa del poeta tragico di Pompei, non dipende solo dalla sua estrema bellezza, ma anche dal romanzo Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Bulwer-Lytton, pubblicato ne 1838. Glauco, protagonista della storia, abitava proprio in una domus ispirata a questa.

    La domus divenne nell’immaginario comune, la classica domus di epoca romana, così nel 1854, fu costruita nell’area espositiva del Crystal Palace di Londra e fu adibita per un breve periodo a sala da te. Potremmo dire che la regina Vittoria prese il tea nell’antica Pompei.

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  • Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei

    Il Santuario della beata Vergine del Rosario di Pompei è uno dei santuari mariani più importanti e visitati d’Italia.

    Tra i papi che hanno visitato il santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ci sono stati san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco.

    La storia del santuario è legata alla figura del beato Bartolo Longo, che è stato il suo fondatore, assieme alla contessa Marianna del Fusco, con la quale condivise anche una vita dedicata all’aiuto dei più bisognosi.

    Il santuario è stato costruito grazie alle offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo. Si iniziò nel 1876, ed il primo a seguire i lavori fu Antonio Cua, docente dell’Università di Napoli, e che diresse in maniera gratuita la costruzione della parte rustica della chiesa. Mentre Giovanni Rispoli, si dedicò sia alla decorazione sia alla lavorazione della monumentale facciata che venne inaugurata nel 1901. Il santuario divenne basilica pontificia maggiore grazie a papa Leone XIII nel 1901.

    La chiesa in principio aveva una sola navata. Con il passare del tempo e con l’aumento dei fedeli che si recavano in chiesa, divenne necessario l’ampliamento del santuario che venne eseguito tra il 1934 al 1938. Il santuario così divenne a tre navate. Oltre che meta di pellegrinaggi, il santuario attira anche molti turisti, che oltre a visitare gli adiacenti scavi archeologici dell’antica Pompei, si recano al santuario, per ammirare la quantità di ex voto, presenti nei corridoi, che il quadro della Madonna di Pompei. Immagine mariana a cui migliaia di pellegrini si rivolgono in preghiera e per avere aiuto.

    Si deve ringraziare Bartolo Longo per questa immagine e non solo. Bartolo Longo proprio perché voleva propagare la pratica del rosario, si recò a Napoli per acquistare un dipinto della Madonna del Rosario. Voleva acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose andarono diversamente. In via Toledo per puro caso, incontra infatti, Padre Radente, suo confessore, che gli consigliò di andare a suo nome al Conservatorio del Rosario di Portamedina, e di chiedere a suor Maria Concetta De Litala un vecchio dipinto del rosario che egli stesso le aveva affidato. Bartolo Longo si recò dalla suora, ma rimase sconvolto alla visione del quadro, molto rovinato e con la Madonna che in maniera insolita consegna il rosario a Santa Rosa anziché a santa Caterina da Siena come da tradizione. Bartolo Longo voleva rinunciare, ma la suora con insistenza lo convinse a portar via il quadro. Arrivò al Santuario di Pompei su un carretto che trasportava letame, avvolto in una coperta logora e consumata. Il dipinto rovinato subì vari restauri e ben presto l’immagine della Madonna si coprì di pietre preziose e offerte dei fedeli .

    Ogni anno oltre quattro milioni di persone si recano in visita al santuario in particolare l’8 maggio e la prima domenica di ottobre per assistere alla supplica alla Madonna di Pompei, preghiera e atto d’amore alla Vergine, scritta dal beato Bartolo Longo .

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