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  • Morandi: cosa è successo ad un anno dal crollo

    È passato un anno esatto dal crollo del Ponte Morandi di Genova, ma cosa è accaduto ai cittadini che in seguito a quella tragedia dello scorso agosto si sono trovati, da un giorno all’altro a non poter più entrare nella loro casa su cui, magari, gravava un mutuo? E che ripercussioni ha avuto il crollo del ponte sul mercato immobiliare genovese? Mutui.it e Facile.it, in collaborazione con Franco Canevesio, se lo sono chiesti e hanno scoperto delle cose interessanti; 12 mesi dopo quel drammatico 14 agosto, finalmente arriva qualche buona notizia, a cominciare dal risarcimento riconosciuto; circa 2.000 euro a metro quadro.

    Mutui, indennizzi da 2.000 euro al metro quadro.

    L’ultima data importante di questa storia è, in ordine di tempo, il 6 agosto 2019 quando è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Interno relativo al rimborso al Comune di Genova del minor gettito dell’IMU e della TASI, riferito alle annualità 2019 e 2020. Il provvedimento si è reso necessario per l’esenzione applicata ai fabbricati “oggetto di ordinanze sindacali di sgombero adottate a seguito dell’evento del crollo di un tratto del viadotto Polcevera dell’autostrada A10”. Al Comune, dunque, viene assegnato un contributo di 210 mila euro per ciascuna annualità 2019 e 2020.

    «Entro febbraio 2019 sono stati indennizzati tutti gli aventi diritto; ossia gli abitanti di via Porro dal numero 5 al 16 e di via del Campasso 39 e 41», spiega Franco Ravera, presidente del comitato Quelli del ponte Morandi. Il Decreto Genova ha previsto gli indennizzi allargando agli sfollati del ponte Morandi il Pris, Pogramma regionale di intervento strategico, inizialmente previsto per gli espropriati dalla gronda.

    Ogni proprietario ha ricevuto 2.025,50 euro di indennizzo per ogni metro quadro di casa; le voci principali che formano la cifra complessiva sono il risarcimento del valore venale dell’immobile (calcolato in circa 1.500 euro a metro quadro) e le spese di riacquisto degli arredi e di ogni altra spesa accessoria per la ricollocazione abitativa (circa 450 euro). A questi importi è stato aggiunto, per ogni unità abitativa, un indennizzo forfettario di importo pari a 45.000 euro secondo quanto previsto dalla legge della Regione Liguria 3 dicembre 2007 n. 39, che disciplina i Programmi regionali di intervento strategico (PRIS) e un ulteriore risarcimento, di 36.000 euro, per l’improvviso sgombero.

    Ad essere indennizzate sono state 260 famiglie; 200 proprietarie residenti e 60 in affitto (con i relativi 60 proprietari non residenti). «Tutto è filato liscio, anche se con qualche ritardo» – sottolinea Ravera – «le pratiche sono state inoltrate tramite notai: gli indennizzi avrebbero dovuto arrivare entro fine dicembre 2018, ma per via di qualche professionista che ha allungato i tempi la questione si è conclusa a febbraio 2019».

    Il mercato immobiliare di Genova. Quale è oggi la situazione immobiliare del comune di Genova? Un buon metro per comprenderlo è la richiesta di mutui per l’acquisto della casa presentati alle banche. «Nel primo semestre del 2018, quando il ponte era ancora in piedi» afferma Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it«secondo i dati del nostro portale, a Genova faceva capo l’1,37% delle domande di finanziamento presentate in Italia. Un anno dopo, nel primo semestre del 2019, il valore rilevato tramite il nostro osservatorio è sceso allo 0,98% e non si può escludere che un calo di questo tipo possa anche essere stato generato dall’incertezza che il crollo del ponte ha diffuso in merito all’opportunità di un investimento nella città della Lanterna; nell’ultimo periodo, però, stiamo assistendo ad una leggera inversione di tendenza e questo fa ben sperare».

    12 banche per gli sfollati del Polcevera. Per ciò che riguarda i mutui che gravavano sulle case ubicate nella zona del crollo ci sono buone notizie e, a detta dei diretti interessati, le banche hanno risposto bene all’appello degli sfollati con ben 12 istituti che hanno firmato l’accordo quadro tra ABI Liguria e associazioni dei Consumatori. Questo prevede la sospensione delle rate dei mutui e di eventuali prestiti personali non solo ai danneggiati residenti o lavoratori nella cosiddetta “zona rossa” o aree limitrofe, ma anche tutti coloro che a causa del crollo hanno perso il posto di lavoro o lo hanno dovuto sospendere per almeno 30 giorni. A firmare sono stati: Carige; Banca di Caraglio, del Cuneese e della Riviera dei Fiori; Banca di credito cooperativo di Cherasco; Banca Passadore; Popolare Sondrio; Banco di Desio e della Brianza; Banco di Sardegna; la sede italiana della Barclays Bank; Intesa Sanpaolo; Ubi Banca; Unicredit e Unipol Banca.

    Assicurazioni mutui sospese. Note positive arrivano anche dal ramo assicurativo visto che Ania ha tenuto fede a quanto garantito firmando, a febbraio 2019, un protocollo con le associazioni dei consumatori. Tra i benefici previsti dal documento, la proroga dei termini per il pagamento dei premi o delle rate di premio di tutte le polizze in essere se l’assicurato coincide con chi ha subito il danno.

    L’intesa garantisce inoltre che, in caso di sospensione del pagamento delle rate del mutuo, l’abbinata polizza assicurativa sulla vita verrà gratuitamente estesa fino alla nuova scadenza del finanziamento e che in caso di mutui estinti verrà restituita agli assicurati la quota di premio versata e non goduta relativa alle polizze abbinate.

    Vendite in aumento e nuova vita a Certosa. Solo qualche proprietario non residente, pare, è ricorso al Tar pretendendo di ottenere un rimborso maggiore. Il resto è la voglia di tornare a vivere. Spiega Bruno Fraternale, broker owner di Re/Max«Sul crollo del Morandi le autorità competenti hanno rimborsato gli sfollati con importi due e anche tre volte superiori ai valori immobiliari di vendita del periodo. Risarcimenti doverosi visti i gravi disagi. Le famiglie hanno in gran parte ricomprato generando un ritrovato interesse per la zona di Certosa, con un aumento medio delle transazioni. Di fatto – prosegue Fraternale – non abbiamo registrato alcun effetto Morandi: la nostra agenzia ha aumentato le vendite del 23% rispetto all’anno precedente, con oltre 400 transazioni, di cui il 20% nella zona Valpolcevera. Dico di più: la costruzione del nuovo ponte, con una complessiva riqualifica delle aree interessate, fa prevedere in aumento dei prezzi tra Sampierdarena, Cornigliano, Area Fiumara, Campi».

  • Mutui: richiesta in aumento del 4% nel primo semestre. Tassi ancora in calo, ma le banche aumentano gli spread

    Aumenta l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari, cresce quello effettivamente erogato dagli istituti di credito e calano i tassi di interesse; sono queste alcune delle evidenze emerse dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, che ha tracciato un bilancio sull’andamento del mercato dei mutui nel primo semestre dell’anno analizzando un campione di oltre 60.000 richieste raccolte dai due portali tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2019.

    Importi richiesti ed erogati in aumento

    Il primo segnale positivo è quello relativo agli importi; nei primi sei mesi del 2019 la richiesta media presentata agli istituti di credito è cresciuta del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, stabilizzandosi a 132.603 euro. In aumento, anche seppur in misura più contenuta, l’importo medio erogato dalle banche, pari a 128.681 euro, vale a dire l’1% in più rispetto al primo semestre 2018.

    «L’aumento moderato dell’importo medio erogato può essere letto in funzione di una maggiore prudenza da parte delle banche, soprattutto verso le pratiche di mutuo legate a finanziamenti ad alto LTV», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Nonostante questo, però, la tendenza a concedere credito nel corso del primo semestre è stata complessivamente positiva e ci aspettiamo possa continuare a crescere ulteriormente nella seconda parte dell’anno, anche grazie al calo dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi.».

    Stabile, invece, la durata media dei mutui richiesti; chi ha presentato domanda di finanziamento in questa prima parte del 2019 ha puntato a un piano di ammortamento in 22 anni.

    Nuovi record per Irs e Euribor, ma salgono gli spread

    Dal punto di vista dell’offerta di nuovi mutui, il primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da un calo dei tassi di interesse, soprattutto quelli fissi. Determinante, da questo punto di vista, è stata la caduta dell’indice europeo IRS; prendendo in esame l’andamento di quello a 20 anni, da gennaio a giugno il suo valore sì è quasi dimezzato passando da 1.30 a 0.73 e toccando nei primi giorni di luglio il suo minimo storico, 0.64. Calo mitigato in parte dalle politiche delle banche che, al contrario, hanno ritoccato al rialzo i loro spread; se si guarda alle migliori proposte a tasso fisso, da gennaio a giugno gli spread bancari sono cresciuti, in media, in una forbice compresa tra i 10 e i 40 punti base.

    Al netto delle politiche bancarie, i TAEG offerti alla clientela sulle nuove erogazioni a tasso fisso sono comunque diminuiti nel corso del primo semestre; a giugno 2019, per un mutuo fisso da 124.000 euro da restituire in 25 anni, il Tasso Annuo Effettivo Globale è risultato più basso tra i 25 e i 55 punti base rispetto a gennaio; vale a dire un risparmio mensile compreso tra i 15 e i 30 euro.

    Anche sul fronte dell’offerta di nuovi mutui a tasso variabile, il primo semestre del 2019 è stato caratterizzato da un nuovo record storico per l’indice Euribor che è tornato a calare dopo 3 anni di stabilità; a giugno 2019, l’Euribor a 1 mese è sceso a -0.39. Sui mutui a tasso variabile la politica in termini di spread applicato dalle banche è stata meno uniforme; non tutte hanno ritoccato il valore e anzi, in alcuni casi, è stato ridotto, mentre per chi è intervenuto al rialzo, l’aumento è stato più morbido, compreso tra i 10 e i 20 punti base.

    Scelta del tasso, vince ancora il fisso

    Continua a crescere la percentuale di italiani che sceglie il tasso fisso; guardando alle richieste di mutuo presentate nel primo semestre dell’anno, l’85% di chi ha fatto domanda di finanziamento ha puntato ad ottenere una rata costante nel tempo; erano il 75% nel primo semestre del 2018.

    La percentuale è ancor più alta se si guarda ai mutui effettivamente erogati; in questo caso, il 90% di coloro che hanno ottenuto il finanziamento nel primo semestre ha optato per un tasso fisso; erano l’80% lo scorso anno.

    Il profilo del richiedente: aumentano gli under 30

    Guardando alle richieste di mutuo emerge che, nel primo semestre, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, in media poco meno di 41 anni, valore in lieve calo rispetto al primo semestre 2018, quando l’età media era pari a 41 anni e 4 mesi.

    Determinante nella riduzione di questo parametro è stato l’aumento del peso percentuale degli aspiranti mutuatari under 30, passati dal 13,6% al 14,4%.

  • Mutui: a Napoli erogato in calo del 9,5% in un anno

    Brutte notizie per chi vuole comprare casa a Napoli. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it – che hanno preso in considerazione più di 2.000 richieste formulate negli scorsi 24 mesi – a giugno 2018 l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Napoli è diminuito del 9,5% arrivando a 117.493 euro dai 129.846 di giugno 2017.

    A scendere, si legge nello stesso documento di analisi realizzato sulla provincia napoletana, non sono soltanto gli importi concessi, ma anche i Loan To Value, ovvero il dato con cui viene indicata la percentuale del valore dell’immobile finanziata dalla banca attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 58,63%, mentre a giugno 2018 ha perso oltre 4 punti percentuali assestandosi al 54%.

    Importi e percentuali che, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 20 anni del giugno 2017 ai 21 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente fosco. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 117.678 euro; considerando che il valore medio di un immobile oggetto di richiesta mutuo prima casa a Napoli è pari a poco più di 194.000 euro, questa cifra equivale ad un LTV del 60,6%; anche questo in riduzione rispetto al dato del giugno 2017 quando le banche finanziavano a Napoli il 69,6% del valore della prima casa.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i napoletani, però, sono comunque intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e il mutuo a tasso fisso è quello con cui sono indicizzate l’81,37% delle richieste monitorate da Facile.it e Mutui.it.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Napoli ha in media 41 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 124.300 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 133.700 euro.

  • Mutui: a Milano l’importo erogato aumenta del 3,5% in un anno

    Comprare casa a Milano oggi è più facile di quanto non lo fosse un anno fa o, perlomeno, le banche sono più generose. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it  – che hanno preso in considerazione più di 40.000 richieste formulate nei primi sei mesi dell’anno – a giugno scorso l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Milano è aumentato notevolmente fino a raggiungere, ancora una volta in media, la somma di 151.865 euro, vale a dire il 3,5% in più di quanto non fosse dodici mesi prima quando gli istituti avevano accordato ai milanesi alle prese con l’acquisto della casa 146.723 euro.

    A salire, si legge ancora nel documento di analisi che i due siti hanno realizzato sulla provincia milanese, non sono unicamente gli importi concessi, ma anche i cosiddetti Loan To Value, termine tecnico che indica quale percentuale del valore dell’immobile è finanziata attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 62,12%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 65% arrivando a sfiorare il 66% visto che il valore medio è pari a 65,77%.

    Importi e percentuali che, seppure in crescita, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 23,01 anni del giugno 2017 ai 23,06 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente positivo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 147.290 euro, cifra che equivale al 2,1% in più dei 144.158 euro con cui si era chiuso il giugno 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV è pari al 60,8% (era pari al 56,6% un anno fa), mentre la durata media sale a 25 anni dai 24 anni di giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i milanesi sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 64,18% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Milano, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel 79,37% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso; un incremento di ben 15 punti percentuali.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Milano ha in media 39 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 159.962 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 173.802 euro.

  • Mutui: a Roma l’importo erogato aumenta del 3,6% in un anno

    Buone notizie per i mutui richiesti a Roma. Secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, a giugno 2018 l’importo medio erogato ai mutuatari della provincia di Roma è salito fino a raggiungere una media di 147.663 euro, vale a dire il 3,6% in più di quanto non fosse dodici mesi fa quando, ancora una volta in media, le banche avevano accordato ai romani alle prese con l’acquisto della casa 142.504 euro.

    Ad aumentare, si legge ancora nell’analisi che i due portali hanno focalizzato sulla provincia romana, non sono solo gli importi erogati, ma anche gli LTV, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 59,17%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 60% arrivando al 60,63%.

    Anche riguardo ai tempi di restituzione a Roma si respira una buona aria e oggi chi fa un mutuo ha intenzione di estinguerlo in 22 anni e 5 mesi, tre in meno rispetto al 2017.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ancora più roseo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 156.128 euro, cifra equivalente al 4,2% in più dei 149.789 euro del 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV sale addirittura al 68% (era pari al 66,24% un anno fa), mentre la durata media scende a 25 anni e 1 mese dai 25 anni e 5 mesi del giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto pare i romani sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 72,84% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Roma, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nell’81,62% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Roma ha in media 42 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 153.500 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 40 anni (1 in meno rispetto al 2017) mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 163.400 euro.

  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Mutuo prima casa: servono quasi 18 anni di stipendio per restituire il capitale richiesto

    Il 2017 è stato un anno positivo per chi ha scelto di acquistare casa: i tassi di interesse dei mutui ai minimi, il prezzo degli immobili sostanzialmente stabile e l’aumento del reddito a disposizione delle famiglie hanno creato condizioni favorevoli per comprare. Ma chi ha presentato domanda di mutuo prima casa, quanti anni di stipendio dovrà versare per restituire alla banca il capitale richiesto?  Al netto degli interessi e considerando che oggi le famiglie italiane cercano mediamente di destinare alle rate del mutuo circa il 25% del reddito annuale, Facile.it e Mutui.it hanno calcolato che occorrono in media 17 anni e 10 mesi. Il risultato emerge dall’analisi di circa 40.000 richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali da gennaio 2013 a dicembre 2017 i cui valori sono stati incrociati con i dati Istat disponibili relativi ai redditi delle famiglie italiane*.

    Aumentano gli anni necessari, ma anche gli importi richiesti

    Il valore risulta in crescita rispetto al 2013, quando le famiglie che richiedevano un mutuo dovevano mettere in conto di destinare alla banca in media 16 anni e 10 mesi di stipendi. Brutte notizie? In realtà no, se si considera che dietro all’aumento degli anni necessari a ripagare il capitale non vi è una riduzione dei redditi medi delle famiglie italiane, bensì un aumento della cifra richiesta agli istituti di credito. Nel 2013 l’importo medio che gli aspiranti mutuatari cercavano di ottenere per acquistare la prima casa era pari a 123.583 euro, mentre nel 2017 la richiesta media è aumentata dell’8% raggiungendo i 133.456 euro.

    «Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una consistente diminuzione dei tassi di interesse e degli spread applicati dalle banche, che ha determinato un alleggerimento della rata mensile», spiega Ivano Cresto, Responsabile BU mutui di Facile.it. «Questo ha consentito alle famiglie di richiedere in prestito importi più elevati, mantenendo comunque una rata mensile contenuta, che non impattasse troppo sul reddito complessivo».

    La dinamica spiegata da Cresto risulta molto chiara se si guarda a come è cambiato negli ultimi quattro anni il valore medio della rata e il suo il rapporto con il reddito mensile delle famiglie richiedenti; nel 2013 la rata media richiesta era pari a 663 euro, con un impatto del 27% sullo stipendio mensile, mentre nel 2017, nonostante gli importi richiesti alle banche siano aumentati, la rata media è diminuita arrivando a 606 euro, con un impatto del 24% sul reddito mensile medio.

    Se per assurdo fosse possibile destinare alle rate del mutuo il 100% del reddito annuale, alle famiglie italiane basterebbero oggi mediamente 4 anni e mezzo per restituire alla banca la quota capitale presa in prestito al netto degli interessi, mentre nel 2013 servivano 4 anni e 2 mesi.

    Le differenze regionali

    Analizzando in ottica territoriale le richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali nel 2017, emergono importanti differenze tra le aree del Paese. Gli aspiranti mutuatari della Campania risultano essere quelli che dovranno mettere in conto più anni, e stipendi, per restituire il capitale richiesto al netto degli interessi; 21 anni, ipotizzando, come detto, che ogni anno confluisca nel mutuo una somma pari al 25% dello stipendio. Seguono in classifica i richiedenti mutuo del Lazio (20 anni e 3 mesi) e della Sicilia (19 anni e 11 mesi)

    Di contro, le aree dove i valori si riducono notevolmente sono il Friuli Venezia Giulia, qui i richiedenti mutuo impiegano in media 13 anni e 10 mesi, l’Umbria (14 anni e 7 mesi) e l’Emilia Romagna (14 anni e 11 mesi).

  • Mutui per bioedilizia: sono appena lo 0,47% delle richieste

    Nonostante il settore delle case in legno sia in espansione – secondo dati ufficiali nel 2015 rappresentavano il 7% del totale costruito nell’anno* –  il mercato dei mutui green, ovvero i prodotti finanziari destinati all’acquisto o ristrutturazione di immobili in legno, stenta a decollare. Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it che, monitorando oltre 15.000 richieste di mutuo raccolte attraverso i due siti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, hanno evidenziato come appena lo 0,47% delle richieste riguardava un mutuo bioedilizia.

     «Fino a qualche anno fa era di fatto impossibile comprare una casa in bioedilizia attraverso un mutuo», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it. «Oggi, invece, le banche non solo sono disposte a erogare finanziamenti per questa tipologia di immobili, ma lo fanno attraverso prodotti del tutto equiparabili – in termini di condizioni – ai mutui tradizionali per l’acquisto di una prima casa. Quindi, pur trattandosi ancora di un mercato di nicchia, la strada percorsa è stata molta, e ancor più grandi sono i margini di crescita del settore».

    Fra chi ha presentato richiesta di mutuo per bioedilizia attraverso i due portali, l’importo che si cerca di ottenere è mediamente pari a poco meno di 178.500 euro, equivalenti al 60% del valore dell’immobile. Nell’ 80% dei casi si sceglie il tasso fisso ed il piano di restituzione è previsto in 23 anni. L’età media del richiedente, infine, è pari a 40 anni.

    Esaminando più da vicino le richieste raccolte da Facile.it e Mutui.it emergono alcune interessanti differenze a livello territoriale; la regione da cui provengono il maggior numero di richieste di mutui bioedilizia è il Veneto, che ha generato il 26% delle domande. Seguono in classifica la Lombardia e il Piemonte, entrambe con il 13% delle richieste.

    I mutui bioedilizia sono prodotti finanziari che possono essere richiesti solo per l’acquisto, la ristrutturazione o costruzione di immobili in legno con specifici requisiti. La maggior parte degli istituti di credito richiede che l’edificio sia ancorato al terreno tramite fondamenta, abbia una classe energetica pari o superiore a B, una resistenza al fuoco almeno R30 e sia stato costruito per durare 50 anni o più.

    Il mercato della produzione di case in legno

    Nel 2015 il mercato italiano della produzione di case in legno è cresciuto di quasi il 10%, sfiorando i 700 milioni di euro*. Un valore che fa guadagnare all’Italia il quarto posto in Europa; alle spalle di Germania (1,8 miliardi di euro), Regno Unito (1,5 miliardi di euro) e Svezia (1,3 miliardi di euro). (Fonte: elaborazione Centro studi Fla su dati Eurostat).

    * Fonte: Federlegno Arredo Eventi per conto di Assolegno – luglio 2017

     

  • Facile.it apre a Bergamo il suo negozio fisico

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio sulle spese familiari, apre il suo negozio su strada a Bergamo (https://www.facile.it/store/bergamo.html). Dopo lo straordinario successo ottenuto dal Facile.it Store di Varese, la web company amplia la propria rete di punti vendita fisici a gestione diretta scegliendo per il suo secondo negozio in Italia il cuore della città bassa, via Tiraboschi 30.

    A partire dal 22 novembre, all’interno di uno spazio di 100 mq, i bergamaschi potranno trovare esperti assicurativi e del credito che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle offerte migliori su polizze RC auto e moto, mutui, prestiti, ADSL, luce e gas. L’attività di consulenza sarà totalmente gratuita e sarà possibile effettuare l’acquisto direttamente in negozio; è previsto un costo di brokeraggio solo in caso di sottoscrizione della polizza auto o moto.

    «Prosegue il percorso di ampliamento della rete di negozi fisici a marchio Facile.it», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it «Si tratta di spazi dedicati al risparmio e ai consumatori, pensati come estensione naturale del portale web. L’obiettivo è di migliorare ulteriormente la già ottima customer experience del canale online e, al contempo, offrire ai nostri clienti una consulenza pre e post acquisto, costruendo un rapporto fiduciario personale con i consulenti».

    Lo spazio espositivo e l’arredamento dello store Facile.it di Bergamo, progettati dallo studio di architettura Mumbledesign (architetti Franz Bergonzi, Matteo Faroldi e Giorgia Milani), sono stati studiati in modo da rendere semplice e agevole l’interazione con i consulenti del sito, all’interno di un ambiente caratterizzato da design moderno e minimale dove predomina il colore arancione, elemento visivo che contraddistingue il marchio del portale leader in Italia nella comparazione di tariffe.

    «Nel 2011, con il lancio del sito Facile.it, abbiamo cambiato il modo in cui gli italiani risparmiavano online», ha continuato Giacobbe. «Ora vogliamo portare questa rivoluzione anche nelle piazze italiane e Bergamo rappresenta una tappa importantissima del progetto; la abbiamo scelta perché, ad esempio, dai dati raccolti con la nostra piattaforma sappiamo di poter offrire ai bergamaschi prezzi molto bassi sulle assicurazioni auto e moto. Vogliamo comprendere meglio le esigenze dei nostri clienti e dare un’opportunità di risparmio anche al pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online.»

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Bergamo

    Quanto costa vivere a Bergamo e quanto spendono le famiglie bergamasche per i conti di casa? In occasione dell’apertura del primo punto vendita nella città dei Mille (https://www.facile.it/store/bergamo.html) Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio sulle spese familiari, ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere in città e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto, luce, gas, ADSL e RC moto. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi prodotti finiti sotto la lente del comparatore, ed anche i più richiesti nei punti vendita e tramite il sito, sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it* relativi ad ottobre 2017, assicurare un’auto in provincia di Bergamo costa, in media, 446,96 € e 465,49€ nel comune. Se si passa a considerare il costo dell’Rc moto, invece, i centauri della provincia pagano mediamente 372,32 € e 373,53€ quelli che risiedono nel comune.

    Mutui prima casa

    Facile.it ha poi analizzato i mutui relativi all’acquisto della prima casa. Il taglio medio dei mutui erogati in provincia di Bergamo nei primi 10 mesi del 2017 è stato pari a 117.725 euro e, se ci si concentra unicamente sui finanziamenti ottenuti per comprare la prima casa, la cifra sale a 118.023 euro. I bergamaschi finanziano attraverso il mutuo, che nel 71% dei casi è a tasso fisso, nel 21% variabile e misto nell’8%, il 61% del valore dell’immobile e resteranno legati alla banca erogante per circa 21 anni. Per quanto riguarda la surroga, l’importo medio erogato è stato pari a 114.598 euro, con una durata media del finanziamento di 18 anni.

    Luce e gas

    Per ciò che riguarda la luce ed il gas, l’ufficio studi di Facile.it ha preso a campione i consumi medi di una famiglia di tre elementi. Nel caso dell’energia elettrica i costi sostenuti nel 2017 sono pari a 575 euro (+1.8% rispetto al 2016) e addirittura 1.015 euro per il gas (+1.7% se confrontato con il 2016).

    Telefonia

    Facile.it ha esaminato i costi sostenuti dalle famiglie bergamasche in relazione alla telefonia fissa (voce e ADSL). Dall’analisi è emerso che, nel 2017, la spesa media sostenuta in città e provincia è di 334,36 euro a famiglia, valore in diminuzione del 6,80% rispetto al 2016.

    Prestiti personali e cessioni del quinto

    Un’altra delle spese che Facile.it ha considerato nella sua analisi dei consumi bergamaschi è quella relativa ai prestiti personali e alle cessioni del quinto dello stipendio o della pensione. Nel primo caso la richiesta media che i bergamaschi hanno presentato alle finanziarie è stata pari, da gennaio ad agosto 2017, a 10.667 euro da restituire in 61 mensilità (appena più di 5 anni). Curioso notare come facciano capo ad un bergamasco quasi il 9% delle richieste di prestito personale presentate in Lombardia.

    Analizzando invece i dati relativi alla cessione del quinto a Bergamo, tutti i numeri crescono e non di poco. Chi sottoscrive questa particolare forma di finanziamento richiede in media appena meno di 17.000 euro (16.824), e riuscirà a restituire quanto gli è stato concesso in un tempo davvero lungo: 98 mensilità, ovvero più di 8 anni. Guardando il totale delle richieste bergamasche in rapporto con quelle lombarde, in questo caso, hanno origine nella provincia il 9,2% del totale lombardo.

    «L’apertura del Facile.it Store a Bergamo», ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato della società, «consentirà a tutti i bergamaschi di avere a portata di mano ogni strumento possibile per risparmiare sulle spese della famiglia. Un team di consulenti dedicati sarà a disposizione di chi si recherà nella sede di via Tiraboschi 30 per analizzare il suo profilo utente e aiutarlo a scegliere i prodotti migliori disponibili sul mercato.».

  • Mutui: in Italia “costano” meno

    I mutui in Italia costano meno e i tassi applicati dalle banche che operano nel nostro Paese sono, ad oggi, fra i più convenienti, con oscillazioni comprese fra lo 1,03% ed il 2,08% a seconda dell’istituto e del tipo di tasso scelto*. Facile.it e Mutui.it hanno voluto analizzare come lo stesso finanziamento per l’acquisto casa venga indicizzato in 14 nazioni diverse e, almeno per questa volta, le notizie per i mutuatari italiani sono più che positive.

    Il confronto europeo

    Per tutte le nazioni la simulazione è stata compiuta considerando un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.

    In Italia questo finanziamento oggi è indicizzato con TAEG compresi fra 1,03% ed 1,10% se a tasso variabile e fra 2,01% e 2,08% se a tasso fisso. Nel vecchio continente va meglio solo ai tedeschi e ai francesi (che per il tasso fisso si vedono applicare, rispettivamente TAEG all’1,70% e 1,87%) e, soprattutto, agli svizzeri; al di là delle Alpi chi decide di comprare casa col mutuo dovrà considerare un tasso dell’1,65% se sceglierà il tasso fisso e appena dello 0,65% se opterà per il variabile.

    Se in Spagna i tassi non sono troppo lontani da quelli italiani (fra 1,85% e 2,10% se fisso; fra 0,80% ed 1,20% se a tasso variabile), va decisamente peggio a chi la casa vuole comprarla nel Regno Unito o in Grecia. In UK le banche applicano al momento indici pari al 4,20% se a tasso fisso e al 3,30% se a tasso variabile; se si guarda ad Atene, invece, i tassi applicati per i mutui salgono ancora, arrivando al 3,62% nel caso del variabile e al 5,50% per un fisso.

    «I tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro visto che tutti i paesi utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro che notiamo sui mutui sono quindi riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione e al cosiddetto “rischio paese”, un concetto simile a quello di spread usato per i titoli di stato», spiega Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it «Un discorso diverso vale invece per il Regno Unito, dove i mutui, non essendo denominati in Euro, hanno dinamiche slegate da quelle del resto di Europa.».

    I mutui al di fuori dell’Europa

    L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in molte altre parti del mondo. Se a Singapore la situazione è tutto sommato positiva con tassi dell’1,45% per il mutuo fisso e dell’1,28% per il variabile, in quasi tutte le altre nazioni considerate le percentuali applicate sono alle soglie del proibitivo.

    Negli Stati Uniti chi compra con un mutuo a tasso fisso ottiene TAEG quasi doppio rispetto a quello italiano, con valori compresi fra 3,38% e 3,96%. In Australia la situazione non è troppo dissimile e le banche concedono finanziamenti con TAEG al 4,25% per il tasso fisso e fra 3,66% e 3,74% per quello variabile.

    Spostandoci in Cina si vede come anche questa volta i tassi applicati siano doppi per mutui indicizzati con tasso variabile (2% la media rilevata da Facile.it e Mutui.it) e più che doppi per quelli con tasso fisso (4,90%).

    Se fino a qui i tassi vi sembravano alti, chissà quale sarà la vostra reazione nel sapere che in alcune aree del mondo si arriva addirittura alla doppia cifra; in Russia chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso ha un indice del 12,50%, comunque ancora poco se si considera che in Uganda il variabile arriva al 20% e in Nigeria il fisso addirittura al 23%.

    «Tassi di interesse così elevati denotano un’economia in forte evoluzione con inflazione, e crescita potenziale, tipica dei paesi in via di sviluppo e delle economie non ancora mature», conclude Cresto.

     

    *Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati il 15 settembre 2017

     


     

  • Mutui prima casa: in Italia servono in media 134 giorni

    Quanto tempo occorre per ottenere l’erogazione di un mutuo prima casa in Italia? Molto, ma non moltissimo; secondo Facile.it e Mutui.it, che hanno seguito l’iter di un campione di quasi 1.800 pratiche concluse fra il 01 gennaio 2016 ed il 30 giugno 2017, dalla prima richiesta di informazioni fino all’effettiva erogazione il sole sorge e tramonta 134 volte, ovvero servono circa 4 mesi e mezzo.

    L’analisi ha evidenziato che esistono differenze importanti nei tempi sia in base alla tipologia di mutuo richiesto – si oscilla fra i 115 giorni del finanziamento per liquidità ai 140 di quello legato alla surroga, in assoluto il più lento – sia in base alla regione in cui si presenta la richiesta di mutuo.

    «Nel leggere questi dati», ha commentato Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, «non si può non tenere conto anche di altri fattori importanti; in primis il tempo necessario all’acquirente per concludere la trattativa d’acquisto dell’immobile e, in secundis quello necessario a raccogliere tutti i documenti indispensabili alla finalizzazione della pratica».

    Le più veloci e le più lente

    Secondo i dati elaborati da Facile.it e Mutui.it, se si osservano le sole pratiche legate all’acquisto della prima casa, la regione in cui gli aspiranti mutuatari devono aspettare più a lungo è l’Umbria con un tempo medio, fra la prima richiesta di informazioni e l’effettiva erogazione, di ben 153 giorni. Appena sotto la soglia dei 5 mesi la Sardegna ed il Piemonte (entrambe 147 giorni); sopra la media italiana anche Calabria (143 giorni), Puglia (139), Campania (138) e Lombardia (135).

    Curiosamente, però, la maglia nera in ambito provinciale è conquistata da Pisa che, con ben 204 giorni di media, è il posto in cui è stato necessario il tempo maggiore per arrivare alla conclusione dell’acquisto immobiliare tramite mutuo.

    Osservando la classifica in senso opposto, i mutuatari più fortunati sembrano essere quelli residenti nel Friuli Venezia Giulia, “costretti” ad attendere solo 94 giorni prima di entrare nella loro nuova casa.

    Alle loro spalle i richiedenti del Trentino Alto Adige (112 giorni), della Liguria (115) e del Veneto (120 giorni).

    Il primato del Friuli Venezia Giulia si conferma anche a livello provinciale con Udine e Gorizia ai primi due posti della classifica delle province più rapide (82 ed 83 giorni in media).

     

    Valori richiesti ed LTV

    «Anche in Italia» continua Cresto, «i consumatori cominciano ad informarsi molto tempo prima e, secondo il nostro osservatorio, se si stratta di prima casa quasi il 50% cerca di capire quali siano le sue reali possibilità di finanziamento prima ancora di aver individuato l’immobile. Nel fare questo l’aiuto di un consulente super partes ed il confronto fra le offerte diventano fondamentali».

    L’analisi dei due portali ha indagato anche le cifre richieste in media per acquistare la prima casa ed il rapporto fra valore dell’immobile ed importo del mutuo erogato.

    In base al primo parametro le richieste di importo maggiore sono state presentate in Trentino Alto Adige con valori appena inferiori ai 151.000 euro; a seguire nel Lazio (145.600 euro) e in Lombardia (134.750 euro), ma sono Sicilia e Campania le regioni in cui pare i mutuatari abbiamo maggiore necessità dell’aiuto della banca dal momento che la cifra che si richiede servirà a finanziare, rispettivamente, il 73% ed il 71% del valore dell’immobile.

    I cittadini stranieri in Italia

    Gli stranieri che richiedono un mutuo per comprare casa nel nostro Paese sono sempre di più e, per questo motivo, Facile.it e Mutui.it hanno indagato anche se ci siano variazioni nei tempi a seconda della nazionalità del richiedente.

    Se per un italiano i tempi medi per concludere un acquisto con mutuo prima casa sono pari a 134 giorni, questo valore si abbassa a 117 se il richiedente ha nazionalità di uno stato europeo non aderente alla moneta unica né facente parte dell’Unione e a 104 se la sua nazionalità è extra europea.

    Non bisogna, però, farsi prendere da facili moralismi; il dato va considerato alla luce di forti differenze culturali; un cittadino straniero che sceglie di acquistare casa in Italia tenderà a rivolgersi all’Istituto di credito solo dopo aver effettivamente individuato l’immobile e questo, come abbiamo visto, riduce notevolmente i tempi.

    Anche per quello che riguarda le cifre richieste, si evidenziano forti differenze; per un italiano in media 130.000 euro, 107.000 per un europeo “non comunitario” e 102.000 per un extra europeo.

    «Come avvenuto negli anni precedenti alla crisi economica del 2007» ha concluso Cresto, «la ripresa del mercato passa anche dall’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri. I loro acquisti consentono un miglioramento abitativo ai precedenti proprietari e ciò innesca un meccanismo positivo di cui tutti beneficiano. Sarà curioso vedere, fra qualche tempo, se l’effetto della Brexit spingerà i sudditi della Regina Elisabetta ad acquistare casa all’estero, magari in Italia, nazione dove storicamente amano investire».

  • Come è andato il primo trimestre dei mutui italiani

    In base all’Osservatorio mutui di Facile.it (https://www.facile.it/mutui.html) e Mutui.it (https://www.mutui.it/), il primo trimestre 2017 ha evidenziato segnali importanti rispetto al medesimo periodo del 2016. 

    In primis gli italiani pare abbiano ripreso in maniera netta la fiducia nei confronti del mercato immobiliare e le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa sono aumentate del 17%, mentre gli erogati hanno vissuto un aumento ancora maggiore facendo segnare un incoraggiante +21%. I numeri sono però difficilmente comprensibili appieno se non si considera anche il valore degli immobili oggetto della richiesta; in media questo parametro si è nettamente ridotto fermandosi, nel primo trimestre 2017, appena sopra i 224.000 euro.

    Se diminuisce il valore medio dell’immobile aumenta invece quello delle somme richieste, anche se di poco. Nel primo trimestre 2017 la cifra che gli aspiranti mutuatari hanno provato ad ottenere dalle banche è stata pari a circa 132.500 euro, il 5% in più di quanto non accadesse nel 2016; anche l’erogato è cresciuto più o meno con lo stesso passo (4%) arrivando oggi a circa 123.100 euro.

    Nel primo trimestre 2017 sono state indicizzate con tasso fisso il 78% delle richieste, con il variabile il 18,5%. Pressoché invariati durata del finanziamento (21 anni) ed età del richiedente (40 anni). «Non abbiamo mai registrato una così netta prevalenza delle domande di mutuo a tasso fisso», ha commentato Ivano Cresto, Responsabile Business Unit Mutui Facile.it e Mutui.it «Il graduale aumento dei tassi di riferimento a cui stiamo assistendo, ha convinto gli italiani che il 2017 potrebbe essere l’ultima occasione per assicurarsi tassi fissi così competitivi».

    Per quanto riguarda i finanziamenti legati alla prima casa, il numero degli erogati è cresciuto del 23% mentre l’importo concesso dalle banche è aumentato dell’1,4% arrivando poco sopra ai 128.000 euro; proporzioni non troppo dissimili per il valore dell’immobile oggetto di mutuo prima casa (209.460 euro; +2,45%), mentre l’importo che chi intende comprare la sua prima casa cercava di avere dall’istituto è stato pari a 141.350 euro (+6%).  

    Ultima nota sulle surroghe, nel primo trimestre 2016 queste rappresentavano il 47% delle erogazioni, oggi sono il 43%, ma sono aumentati sia gli importi dei mutui che si intende surrogare (oggi poco meno di 127.000 euro; +6% rispetto al 2016) sia quelli effettivamente erogati (119.000; +4%).

  • Mutui: aumentano del 6,22% gli importi erogati

    Tornano a salire gli importi richiesti dai mutuatari e quelli erogati loro dalle banche; è questa la prima e più importante evidenza emersa dall’Osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it relativo ai mutui italiani nel periodo febbraio 2016 – febbraio 2017. (https://www.facile.it/mutui.html). Nello scorso mese la richiesta media di mutui in Italia, si legge nell’analisi condotta su un campione di oltre 13.000 pratiche, è stata pari a 134.900 euro, vale a dire il 7,35% in più rispetto ai valori registrati dodici mesi prima. L’incremento, però, sembra in qualche modo aver rallentato col passare del tempo visto che se si ferma l’analisi ai sei mesi l’aumento è pari al 5,34% e, nei tre mesi scorsi, al 4,21%.

    All’aumento degli importi richiesti corrisponde anche quello nelle somme erogate dalle banche, anche se in questo senso la crescita è inferiore e, di conseguenza, si crea un certo scollamento fra quanto gli aspiranti mutuatari vorrebbero ricevere e quanto effettivamente ottengono; a febbraio 2017 l’erogato medio è stato pari a 121.039 euro, equivalente al 6,22% in più rispetto ad un anno fa. Considerando ancora una volta i valori in ottica semestrale e trimestrale vediamo come, nei sei mesi, la crescita ci sia effettivamente stata, sia pure in maniera più contenuta (+1,85%), mentre nell’ultimo trimestre le banche sembrano aver scelto una linea di maggior cautela e gli importi erogati si siano ridotti, da dicembre 2016, del 2,13%.

    Con gli indici di riferimento ai valori più bassi di sempre, moltissimi italiani cercano di garantirsi per tutta la durata del mutuo le migliori condizioni possibili e, quindi, scelgono in massa il tasso fisso, cui sono indicizzati il 77% dei mutui richiesti a febbraio 2017; eppure qualcosa sembra cambiare all’orizzonte e, nel periodo compreso fra il 01 dicembre 2016 ed il 28 febbraio 2017, il tasso variabile torna a crescere guadagnando oltre 4 punti percentuali (+4,32%).

    A spiegare il fenomeno è Ivano Cresto, responsabile della Business Unit mutui di Facile.it: «La percentuale di nuovi mutuatari che sceglie il tasso fisso è in leggera discesa rispetto a fine 2016 perché, nonostante ci siano ancora sul mercato delle offerte a tasso fisso molto competitive, l’aumento degli IRS degli ultimi mesi sta spingendo alcuni nuovi mutuatari ad orientarsi verso altre soluzioni più convenienti sul breve periodo, come i tassi variabili, ma anche quelli misti che consentono una maggiore flessibilità e capacità di godere delle variazioni di mercato».

    Guardando al rapporto fra valore dell’immobile e importo del mutuo, se da un lato gli italiani continuano a tarare le proprie richieste su importi che sono pari a poco meno del 60% del prezzo della casa oggetto della compravendita, le banche ridimensionano le aspettative e finanziano in media il 53% del valore (era quasi il 56%) a dicembre, ma rimangono comunque anch’esse stabilmente al di sopra della soglia psicologica del 50%. Invariate, ormai da un anno, sia la durata media del piano di restituzione (22 anni), sia l’età del richiedente tipo (40 anni).

    I mutui prima casa

    Come da abitudine, l’osservatorio ha poi svolto un focus dedicato ai mutui prima casa (https://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), per i quali ha riscontrato aumenti ancora più significativi.
    Se a febbraio chi ha sottoscritto una richiesta di finanziamento per comprare la sua prima casa puntava ad ottenere appena meno di 143.000 euro (142.826, +8,85% rispetto all’anno prima), le banche hanno comunque scelto di essere più generose rispetto a febbraio 2016, concedendo mediamente 125.250 euro (+9,18%), ma notevolmente più parche in confronto ai valori di dicembre 2016, quando concedevano in media 136.100 euro, vale a dire l’8% in più.
    Anche per i mutui prima casa rimangono sostanzialmente identici sia l’età media dei richiedenti (38 anni, uno in meno rispetto al febbraio 2016) e i tempi di restituzione del mutuo (24 anni, erano 23 dodici mesi fa).

  • Dal bonus ristrutturazioni a quello alberghi; cosa resta nella finanziaria 2017

    Dopo le dimissioni del premier Renzi, la votazione della Legge Finanziaria per il 2017 è stata comunque assicurata, e con essa la presenza dei bonus e delle detrazioni fiscali per il prossimo anno.noi di Mutui.it. in collaborazione con Facile.it, abbiamo rianalizzato i testi e verificato quali sono i bonus riconfermati, eccoli.

    C’è ancora l’Ecobonus, ovvero la detrazione fiscale spettante a chi intraprenda lavori di riqualificazione energetica, che ammonta al 70/75% per i condomini (detrazione da spalmarsi su 10 anni ed estesa fino al 2021) e al 65% per le singole case, provvedimento esteso fino alla fine del prossimo anno. Bonus che quindi incentiva alla stipula di mutui e finanziamenti per dare liquidità a questi tipi di progetti.

    Anche il bonus per le ristrutturazioni è stato prorogato fino al 2017, e consiste in una detrazione del 50% delle spese. A questo si aggiunge come ormai da qualche anno il bonus mobili, per l’acquisto di arredamento e piccoli elettrodomestici, anche questo detraibile al 50% da distribuire in dieci anni.

    Per chi debba adibire un immobile ad albergo, esiste anche un bonus alberghi, esteso fino al 2018, che dà la possibilità di detrarre il 65% delle spese in dieci anni.

    Ricordiamo poi il bonus per l’adeguamento antisismico delle abitazioni, con detrazioni, a seconda delle zone, del 50-70-80% per le case e del 50-75-80% per i condomini. Questo bonus consiste in una detrazione del 50%, che sarà possibile richiedere fino alla fine di dicembre del 2021.

    Confermato anche il Fondo di garanzia per la prima casa, prorogato anch’esso a tutto il 2017, e le agevolazioni per i mutui destinate agli under 35, sia giovani coppie che single con contratti atipici, che usufruiranno di una garanzia statale del 50% presso le banche aderenti al progetto. Tale garanzia riguarderà però solo la quota capitale (non gli interessi) del prestito sottoscritto per l’acquisto dell’abitazione principale, purché il suo valore non superi i 250 mila euro e non rientri nelle categorie “di lusso” A8, A9 e A1.

    Per chiunque chieda un mutuo per comprare o ristrutturare la prima casa ci sono inoltre agevolazioni Irpef, che consistono, per il 2016, nella consueta detrazione degli interessi passivi e degli oneri accessori relativi alla quota interessi (non capitale) dei finanziamenti, per un massimo di 4 mila euro.

    Non è stata invece confermata, tra le agevolazioni fiscali legate alle abitazioni, la misura che permette di detrarre dall’Irpef il 50% dell’Iva all’acquisto di un immobile di classe energetica A o B direttamente dall’impresa costruttrice

  • PrestitoSì Finance, disponibile online il nuovo sito web

    PrestitoSì Finance Mediazione Creditizia: presentato il nuovo sito web

    PrestitoSì Finance S.p.a, società di mediazione creditizia tra le più importanti realtà nell’intero panorama nazionale, è lieta di presentare al pubblico il nuovo sito web. Il sito è online già da alcuni giorni, rinnovato sia dal punto di vista grafico che per quanto concerne i contenuti.

    La principale novità riguarda l’inaugurazione della sezione News. All’interno di tale sezione è possibile trovare articoli di approfondimento su mutui, cessioni del quinto, prestiti personali, finanziamenti chirografari e prestiti delega.

    Non solo. Gli utenti potranno trovare news anche sul mondo della mediazione creditizia. Uno spazio importante, dedicato soprattutto ai professionisti del credito desiderosi di conoscere le ultime novità su un settore molto attivo e dinamico.

    I professionisti del credito possono, inoltre, facilmente accedere all’area “Collabora“. Tale sezione consente di candidarsi ad una o più offerte di lavoro, compilando l’apposito modulo presente sul sito.

    Sotto l’aspetto grafico, la società ha voluto mettere in evidenza i colori che da sempre caratterizzano il brand PrestitoSì: il blu ed il bianco. L’home page è stata costruita in maniera tale da includere nella stessa i principali contenuti del sito. Basta solo scorrere la pagina verso il basso.

    Insomma, col nuovo sito web l’usabilità e l’esperienza di navigazione dell’utente saranno molto più fluide, sia da Desktop che da Mobile. Il progetto 2.0 è la conferma della volontà della PrestitoSì di investire importanti risorse nel web.
    nuovo sito prestitosi

  • Mutui: continuano a diminuire le surroghe, -19,8% nel semestre

    I mutui richiesti in Italia nel semestre maggio – ottobre 2016 sono sempre più spesso nuovi finanziamenti e le surroghe diminuiscono, rispetto al periodo novembre 2015 – aprile 2016 di quasi 20 punti percentuali perdendo terreno sia in termini assoluti, sia in termini relativi rispetto al totale dei finanziamenti erogati. I dati arrivano dall’Osservatorio condotto da Facile.it (https://www.facile.it/mutui.html) e Mutui.it (https://www.mutui.it/) che ha analizzato un campione di oltre 20.000 richieste e relative erogazioni di mutuo presentate in Italia evidenziando come, nel semestre in analisi, le surroghe hanno rappresentato circa il 38% dei mutui erogati, mentre rappresentavano quasi il 50% sei mesi prima. Il valore medio delle surroghe nel periodo è stato pari a poco più di 113.000 euro, era 118.000 euro nel semestre novembre 2015 – aprile 2016.

    La richiesta media registrata in Italia per un mutuo nel periodo maggio-ottobre 2016 è stata pari a 128.000 euro, equivalente al 3,2% in più rispetto al semestre precedente; guardando ai valori dell’erogato, invece, l’Osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha registrato un importo medio di 120.000 euro, anche esso in aumento, ma in maniera meno netta (+1,3%). Crescono, in termini assoluti, anche i mutui erogati, che oggi sono il 34,1% in più rispetto a sei mesi prima. Gli italiani sembrano volersi garantire la positività degli indici attuali e, nel 70,4% dei casi, optano per un mutuo a tasso fisso; scelgono il variabile il 26,5% degli aspiranti mutuatari. Sei mesi fa le percentuali erano pari, rispettivamente, al 64,5% e al 28,1%.

    Se aumentano sia gli importi richiesti sia quelli erogati, diminuisce invece il valore medio dell’immobile al centro del finanziamento.  Oggi le case oggetto di mutuo hanno un costo pari a 220.650 euro, vale a dire il 4,7% in meno rispetto a quanto non evidenziato nell’osservatorio precedente; mettendo in rapporto il valore dell’immobile con l’erogato, si ottiene un LTV di poco superiore al 62%. Osservando invece la durata del piano di restituzione, la media è pari a 21 anni.

    I mutui prima casa

    Facile.it e Mutui.it hanno poi condotto, nel loro Osservatorio, un focus specifico sui mutui richiesti per l’acquisto della prima casa. In questo specifico segmento di mercato, il valore medio dei mutui richiesti è stato pari a 137.000 euro, 126.500 euro quello dei finanziamenti erogati.

    Nel primo come nel secondo caso i valori sono in crescita; del 5% per le richieste, del 2,2% per le erogazioni. Il valore degli immobili oggetto dei mutui richiesti per l’acquisto prima casa è stato pari, da maggio ad ottobre 2016, a  poco più di 203.000 euro, equivalenti ad un incremento del 2,2% rispetto al periodo novembre 2015 – aprile 2016 e ad un LTV pari al 67,4% rispetto alle cifre richieste e al 62,2% rispetto a quelle erogate.

    «Il mercato dei mutui italiani si sta progressivamente avviando ad una normalizzazione e questa va letta come una buona notizia» ha dichiarato Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it e Mutui.it «Sebbene prevista, una variabile importante potrebbe essere la recente decisione della Fed relativa all’aumento dei tassi applicati negli Stati Uniti e quanto velocemente questa influirà sull’aumento dei tassi applicati in Italia. »