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  • TRINITY COLLEGE LONDON registra il successo degli esami digitali mentre continua il progetto pilota con il Comitato nazionale musica del Miur

     

    L’ente certificatore e charity educativa registra il successo degli esami digitali mentre continua il progetto pilota con il Comitato nazionale musica del Ministero dell’Istruzione

    A novembre 2020 Trinity College London ha avviato i nuovi esami digitali di musica “Digital Grades and Diplomas”, accessibili a insegnanti e studenti di tutto il mondo, che permettono di proseguire il proprio percorso di studi musicali in qualsiasi periodo dell’anno.

    Con una modalità altamente innovativa, questi esami prevedono, da parte dell’artista, la registrazione della propria performance musicale in un video utilizzando qualsiasi tipo di dispositivo audio-video, con la possibilità di coinvolgere amici e parenti come pubblico per simulare una vera e propria esibizione dal vivo. La performance viene poi valutata da un esaminatore Trinity. I “Digital Grades and Diplomas” sono stati pensati come possibile alternativa ai tradizionali esami in presenza, ma non sono legati alle restrizioni dovute alla pandemia. Al contrario, continueranno ad essere prenotabili tramite le sedi d’esame registrate Trinity accanto agli esami in presenza, avranno la stessa validità e saranno disponibili per tutti gli strumenti degli esami Trinity di Classical & Jazz e Rock & Pop e per i Music Performance Diplomas (ATCL, LTCL).

    Prosegue anche il progetto pilota avviato durante l’anno scolastico 2019/2020 con il “Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti” (CNAPM) – Ministero dell’Istruzione, presieduto dal professor Luigi Berlinguer e coordinato dalla prof. Annalisa Spadolini. 

    Sono circa 60 le scuole coinvolte in tutta Italia in questo progetto di ricerca volto a misurare l’impatto delle certificazioni internazionali sull’apprendimento della musica su scuole di ogni ordine e grado. Realizzato per la prima volta nel nostro Paese, il progetto pilota prevede un monitoraggio dell’esperienza tramite uno studio di impatto portato avanti da Trinity in collaborazione con l’Università di Lancaster, nel Regno Unito. Il progetto pilota ha come obiettivo la condivisione di best practice, la valorizzazione dell’impegno dei docenti di musica italiani, la sensibilizzazione sul riconoscimento delle certificazioni internazionali mappate al quadro europeo delle qualifiche (EQF), la promozione di un curriculum verticale per l’apprendimento della musica per tutti gli studenti. 

     

    «Il progetto pilota che presentiamo con Trinity misurerà l’impatto della certificazione internazionale sulla preparazione e sulle performance dei nostri studenti, motivando le scuole italiane a mettersi in gioco, perché le osservazioni degli esperti sulla qualità di questi studi sono una definizione autorevole della qualità stessa e un naturale stimolo per le scuole italiane che si sentono, in tale modo, investite di un compito particolarmente rilevante.» Luigi Berlinguer

     

    Trinity è stato, inoltre, protagonista delle lezioni di “La scuola in tv” di Rai scuola. Fino ad ora sono state trasmesse quattro puntate dedicate alla musica con approccio CLIL, condotte da Fiona Mancuso e Stefano Trevisi. In particolare, le puntate hanno affrontato il tema della teoria musicale, dell’armonia, dell’improvvisazione, della storia delle tastiere e del pianoforte. 

     

    Trinity College London è un ente certificatore internazionale e una charity educativa patrocinata dalla famiglia reale inglese, che opera nell’ambito della musica, della lingua inglese e delle arti performative. Fondato nel 1877, è attivo in oltre 60 Paesi nel mondo.

     

    Contatti e social

     

    www: https://www.trinitycollege.it

    Facebook: https://www.facebook.com/TrinityCollegeLondonItaly

    Instagram: https://www.instagram.com/trinitycollegelondonitaly/

    Canale youtube: https://www.youtube.com/user/TrinityVideoChannel

  • “Gli Orazi e i Curiazi” di Cimarosa in CD

    Intervista a Simone Perugini, massimo esperto di Domenico Cimarosa e direttore d’orchestra della registrazione discografica, che sarà rilasciata da VDC Classique il 20 ottobre 2019.

    Maestro, ci parli de Gli Orazi e i Curiazi. Un’opera che, a suo parere, merita effettivamente una riscoperta e la riproposta a un pubblico contemporaneo?

    Il parere personale di un musicista che si occupa di Cimarosa da vent’anni è piuttosto ininfluente poiché, è facile capire, viziato da un giudizio di tipo emotivo se non addirittura affettivo. Premesso questo, sì, naturalmente, Gli Orazi e i Curiazi è un’opera straordinaria, di non facile esecuzione, ma sicuramente di fattura straordinaria. E’ un Cimarosa, quello di questa tragedia per musica in tre atti, a cui siamo poco abituati – ammesso che ci sia qualcuno abituato alla sua produzione. Il musicista abbandona, come in tutte le sue opere serie, il suo personalissimo linguaggio adottato per le innumerevoli produzioni comiche, a vantaggio di un linguaggio profondamente diverso, sicuramente in linea con lo stile “serio” dell’epoca, ma anche arricchito di una vena personalissima che conferisce al lavoro, in alcuni casi, la caratteristica di un quasi “miracolo”.

    Un’opera che, come le coeve, si struttura in un’infinita serie di recitativi e arie o c’è qualcosa di più?

    C’è molto di più. Innanzitutto, nel 1796, anno in cui l’opera debuttò alla Fenice di Venezia, le opere serie non si sviluppavano già più tramite una sequenza infinita, come dice lei, di arie e recitativi. Cimarosa, poi, forte della sua esperienza in terra russa presso la corte di Caterina II, aveva notevolmente arricchito il proprio linguaggio musicale, la propria intuizione drammaturgica e la tavolozza dei colori e degli impasti orchestrali. Se, in linea di massima, il primo atto e la prima metà del secondo, pur contenendo pagine di sublime bellezza, possono essere più o meno allineati allo stile e alle figure retorico/musicali in auge anche nelle produzioni coeve, a partire dalla seconda parte del secondo atto e per tutto il terzo – brevissimo – il musicista mette in pratica una serie di soluzioni musicali inedite e teatralmente efficacissime: la famosa scena del sotterraneo, concepita come finale del secondo atto, evidenzia colori timbrici e soluzioni drammaturgico/musicale inattese, modulazioni tonali imponenti e fraseggio ti stampo pre-ottocentesco.

    Le biografie del musicista, raccontano di un fiasco clamoroso avvenuto alla prima veneziana…

    Si tratta di una leggenda sfatata dai documenti ritrovati per l’allestimento dell’edizione critica della partitura che è servita per questa registrazione. Le “Gazzette” venete, in particolare la Gazzetta Urbana Veneta registra, al contrario, un successo clamoroso dell’opera fin dalla sera del proprio debutto. Tant’è che nel giro di pochi mesi si contarono più di 140 repliche del lavoro nei teatri di tutta Europa. Gli Orazi e i Curiazi divenne in breve tempo considerata, insieme a Il matrimonio segreto, il capolavoro di Cimarosa e la fama di quest’opera fu tale che il suo libretto e la sua musica servirono come base non solo per alcune parodie (il compositore Francesco Gnecco scrisse un’opera buffa intitolata La prova dell’opera seria Gli Orazi e i Curiazi), ma ebbero anche l’onore di un’edizione a stampa della partitura (cosa rarissima all’epoca) da parte dell’editore parigino Imbault nel 1802.

    Qualche legame di quest’opera con le future opere serie di Rossini?

    Naturalmente. Anticipo che non tutta la musica composta da Cimarosa per Gli Orazi e i Curiazi è completamente nuova: un paio di cori (riadattati e riorchestrati) vennero tratti dalla partitura de La Cleopatra che debuttò una decina d’anni prima a San Pietroburgo. La marcia del primo atto, non solo fu tratta da Cimarosa da un’altra opera precedentemente composta, Achille all’assedio di Troja, ma servirá anche da base per la musica del famosissimo e anomalo coro composto per la Rivoluzione partenopea del 1799 – e sul quale mai è stata fatta completa luce. Non solo Gioachino Rossini, per venire alla sua domanda, ma decine di compositori che si collocano cronologicamente tra la morte di Cimarosa (1801) e il debutto ufficiale di Rossini (1810), si ispirarono alla forza creativa e alle soluzioni musicali adottate ne Gli Orazi e i Curiazi che divenne, ben presto, un modello assoluto per tutti coloro che volevano cimentarsi in un’opera d’argomento tragico. Rossini stesso, ancora nel suo straordinario Tancredi (composto anch’esso su commissione del teatro La Fenice nel 1813 ) riprese, facendone un uso personalissimo e originale, diverse soluzioni adottate da Cimarosa.

    (Intervista a cura di Gigliola Creatini)

  • In..Canto di Natale

    Per dettagli https://www.facebook.com/events/141158613314829/

    Si terrà il prossimo 17 Dicembre 2017 presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore ad Itri l’evento “In..Canto di Natale”.

    Una serata speciale per augurare a tutti buone feste con l’atmosfera suggestiva che i classici Canti Natalizi riescono a donare.

    Con la Direzione Artistica di Robert Rivera e Daniele Nardone, Il programma ormai quasi completamente definito, si preannuncia di grande interesse artistico per la presenza degli interpreti che si esibiranno.

    Ascolterete:
    Il Coro Discantus Ensemble
    diretto dal Maestro Paola Soscia
    https://www.facebook.com/Discantus-Ensemble-392963967457179/

    I Sopra le Righe
    diretti da Sergio Locascio
    https://www.facebook.com/sopralerighemusical/

    le voci soliste di Daniele Nardone, Ambra Cancelliere, Daniela Dato
    accompagnate alla chitarra dal Maestro Emanuele Damiani
    https://www.facebook.com/electrowavesitri/

    e ancora racconti, storie……..

    Coreografie di Valeria Martone

    Con la partecipazione di Pierluigi Cova e Sissy Esposito

    Presenta: Robert Rivera e Valeria Martone

    Se avete voglia di emozionarvi con noi……… passate a trovarci, Vi aspettiamo!!

    Ingresso libero

    Media e Partners Robert Rivera Press Events
    https://www.facebook.com/robertriveraitaly/

    Official Photographer Jessica Stravato

  • Un inaspettato e meraviglioso Cimarosa sacro.

    Povero Cimarosa. La sua iniziale e trionfale carriera in territorio italiano come compositore d’opera (con particolare riferimento all’opera buffa), ebbe una leggera incrinatura quando venne chiamato a lavorare, come Maestro di Cappella presso la corte di Caterina II a San Pietroburgo: La zarina nutriva, come è noto, una vera e propria passione per l’opera italiana e, durante il suo regno, aveva invitato a comporre per i teatri del proprio regno i maggiori compositori italiani dell’epoca, inviando presso il Regno di Napoli e delle Due Sicilie propri “emissari” incaricati, appunto, di ingaggiare i musicisti più in voga del periodo. Artisti come Paisiello, Traetta e Sarti furono tutti portati a San Pietroburgo e “fermati” (come si diceva all’epoca) con contratti molto vantaggiosi . Sarti si innamorò così tanto di San Pietroburgo che tentò addirittura di introdurre la moda, non gradita, di scrivere musica teatrale e sacra direttamente su parole in lingua russa, invece che in italiano; ma, paradossalmente, queste iniziativa non ebbe alcun successo e il musicista fu costretto, per scelta della stessa Caterina che mal sopportava i suoi ultimi lavori, a emigrare per un certo periodo di tempo in Ucraina. Dopo l’allontanamento di Sarti, venne proposto alla zarina , l’assunzione a corte di Domenico Cimarosa, musicista di gran fama e che aveva mietuto succosi successi in Italia e in Europa. Il compositore aversano partì da Napoli a luglio del 1787 per approdare, insieme alla propria famiglia, a San Pietroburgo, a dicembre dello stesso anni. Nonostante il buon contratto con cui il musicista fu assunto, Caterina gli affiancò, come sorta di assistente, Vincente Martin y Soler, compositore di una certa notorietà e che godeva di un notevoli riscontri di pubblico. Forse, tra i due musicisti, nacque un po’ di rivalità. Complici il rigido clima russo, mal sopportato dal maestro napoletano, la riduzione delle spese per spettacoli e intrattenimenti a favore del ripristino delle spese di guerra ratificate dal governo russo, e un superficiale gradimento della zarina nei confronti della musica di Cimarosa (che sembra non averlo amato molto), il compositore ripartì dalla Russia nel 1791 per far ritorno a Napoli. Fu proprio durante in viaggio di ritorno che, fatta tappa a Vienna, Cimarosa ebbe occasione di comporre la sua opera più celebre, “Il matrimonio segreto” che debuttò proprio in quella città del febbraio del 1792.

    Il “Requiem in Sol minore”, scritto in fretta e furia per l’improvvisa morte della Duchessa di Serra Capriola, moglie di Antonio Maresca, Duca di Serracapriola, nominato dal Re di Napoli ministro plenipotenziario in Russia – colui che segnalò Cimarosa alla zarina – fu la composizione con cui il musicista aversano debuttò in terra russa. Il lavoro fu composto in un paio di settimane ed è costituito da una serie di brevi brani, in cui però ciò che appare sorprendente è lo splendido utilizzo delle voci e l’orchestrazione elegante e raffinata, con un parco utilizzo delle voci soliste a tutto vantaggio delle parte corali.. L’apertura del coro, “Requiem aeternam”, è appropriatamente lugubre, con interventi corali delicati, patetici e assai riflessivi.

    Questa nuova release discografica di Rc Record Classic Label si avvale di una delle orchestre che maggiormente collabora con l’etichetta londinese, l’Harmoniae Templum Chamber Orchestra che anche in questo caso accompagna con discrezione ed eleganza i solisti e il coro, rispettando la prassi esecutiva dell’epoca. Eccellente l’interpretazione dei cantanti solisti: il soprano Carolyn Donnely, pur non avendo lo spessore vocale di Elly Ameling – interprete della precedente registrazione pubblicata da Philips – possiede una grazia e un eleganza capace di sottolineare tutte le sfumature espressive insite nella partitura; allo stesso modo il contralto Doreen Lambert Lane offre un’interpretazione impeccabile, in particolar mondo nel “Judex ergo”. Concludono, con voci di grande pregio, il quartetto vocale le voci maschili maschili del tenore Clifton Wilkinson e del basso Randolph Bronwless, pur impegnati in una parte non particolarmente complessa né lunga. Anche in questo caso il direttore d’orchestra, Simone Perugini, si rivela una grande e gradita sorpresa. Perugini è considerato il maggior esperto di Domenico Cimarosa (sia come ricercatore, che come interprete); da anni è il principale revisore delle partiture dell’aversano in edizione critica per conto di Artaria Editions Limited, all’interno del poderoso progetto di pubblicazione dell’opera omnia cimarosiana. In questa registrazione Perugini offre un ottima prova di concertatore energico e appassionato e la sua interpretazione spicca per originalità, e profondità di riflessione senza però mai abbandonare la linea apollinea che caratterizza tutta la scrittura di Cimarosa e dei suoi contemporanei.

    Lionel Harrington

    (Traduzione Italiana di Fiorenza Gabbi)

    © July 2017 MusicWeb International

  • Il Settimino Italiano e il M° Viccardi inaugurano Castelli d’Aria, in Valle Camonica

    CASTELLI D’ARIA
    gli Organi si raccontano

    Percorsi alla scoperta del patrimonio organario della Valle Camonica (BS)
    luglio – settembre 2017

    Il Distretto Culturale – Comunità Montana di Valle Camonica presenta Castelli d’Aria, una nuova rassegna dedicata all’immenso patrimonio organario della Valle dei Segni, che si svolgerà tra luglio e settembre 2017 all’insegna di concerti di altissimo livello (non solo per Organo), una visita nella bottega dell’artigiano dove gli Organi vengono restaurati e creati, una giornata di studi e persino un crowdfunding.

    Il primo evento in calendario di Castelli d’Aria, che avrà luogo domenica 2 luglio nella suggestiva cornice del Santuario della Madonna di Gianico, promette subito fuochi d’artificio, con la prestigiosa esibizione del Settimino Italiano (formato da Professori dell’Orchestra del Teatro alla Scala, tra cui la prima arpa Luisa Prandina) e del celebre organista Enrico Viccardi.

    Il territorio della Valle Camonica è costellato di numerosi e spesso assai pregevoli Organi, costruiti perlopiù tra il XVIII e il XIX secolo, con alcuni esemplari più moderni fino all’epoca contemporanea. A questa evidente ricchezza materiale si accompagna quella immateriale del sapere artigianale di Gianluca Chiminelli, camuno, per quindici anni violoncellista dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e da quasi trent’anni restauratore e costruttore di Organi.

    È in un simile panorama che nasce la volontà di valorizzare le peculiarità di questo patrimonio, riportando la gente a conoscere gli Organi e il contesto in cui sono collocati, attraverso la condivisione di spazi ed eventi.

    Per la prima edizione di Castelli d’aria si è pensato all’organizzazione di 5 appuntamenti estivi tutti molto differenti tra loro, proprio come sono straordinariamente diversi gli strumenti che ne saranno protagonisti.

     

    IL PROGRAMMA è sfogliabile anche online

    Domenica 2 luglio 2017 – ore 20.45
    Santuario della Madonna del Monte – Gianico (BS)
    Concerto per Organo e Archi con Enrico Viccardi e il Settimino Italiano (Professori dell’Orchestra del Teatro alla Scala)

    Sabato 5 agosto 2017 – Dalle ore 16.00 alle 19.00
    Chiminelli Bottega Organaria, Via Gheza 14 – Darfo Boario Terme (BS)

    NELLA BOTTEGA DELL’ARTIGIANO. Open day nel laboratorio del restauratore d’Organi Gianluca Chiminelli. In collaborazione con Segno Artigiano

    Sabato 12 agosto 2017 – Ore 20.45
    Chiesa di San Maurizio – Incudine (BS)

    CROWDFUNDING AL CAPEZZALE DELL’ORGANO DI INCUDINE. In compagnia dell’organista Maria Magdalena Kaczor per far conoscere all’intera comunità le condizioni di degrado di questo strumento in vista di un suo prossimo restauro

    Domenica 13 agosto – Ore 20.45
    Chiesa di San Maurizio – Breno (BS)

    MARIA MAGDALENA KACZOR ALL’ORGANO DELLA CHIESA DI SAN MAURIZIO

    Sabato 2 settembre 2017 – Convegno (ore 14.30) e Concerto (ore 20.30)
    Chiesa parrocchiale S. Famiglia e S. Vittore – Piamborno (BS)
    GIORNATA DI STUDI SULL’ORGANO DELLA CHIESA DI PIAMBORNO E CONCERTO CON IL M° ROBERTO MARINI

     

    GLI ARTISTI

    SETTIMINO ITALIANO – Professori del Teatro alla Scala
    Il Settimino Italiano, gruppo cameristico di recente costituzione, è formato da musicisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala, spesso impegnati, parallelamente all’attività in teatro, in esibizioni solistiche e concertistiche.
    Si compone di un quintetto d’archi (2 violini, viola, violoncello e contrabbasso) più Arpa e Fagotto, combinazione di strumenti che dà vita ad un complesso eterogeneo e dalle ampie possibilità timbriche e di repertorio. Quanto all’ambito delle proposte, il Settimino Italiano offre una scelta musicale varia, scrupolosa e comunque dichiaratamente vocata ad un ascolto gradevole, rivolto anche all’ascoltatore più inesperto. Un riguardo speciale poi, da qui il nome del gruppo, è riservato al vastissimo patrimonio musicale nazionale, con proposte di brani originali oppure appositamente rielaborati. Con questo spirito il Settimino Italiano si è presentato in breve tempo ad un pubblico sempre più ampio, accolto da un costante e caloroso successo.
    Fra le più recenti performance del Settimino Italiano si ricordano una serata memorabile al Piccolo Teatro di Milano e il prestigioso debutto “in casa”, al Teatro alla Scala, nel gennaio 2017.

    LUISA PRANDINA – arpa
    Grazia da étoile e tecnica d’acciaio, la promettente Luisa si diploma in arpa a soli 15 anni e, quando le è concesso, si assenta dai banchi del ginnasio e raggiunge al volo da qualche parte nel mondo la super-prestigiosa ECYO di Claudio Abbado, la vetrina della migliore gioventù musicale d’Europa. Nasce da qui un amore dichiarato per l’attività d’orchestra che la porta prima a Francoforte poi alla Scala, dove ricopre il ruolo di prima arpa dal 1991. Artista di fama indiscussa, insegnante con un esercito di allieve ed instancabile globe trotter, riesce a far convivere le sue molteplici attività con un’altra irrinunciabile passione, quella del viaggio, che condivide con tutta la famiglia.

    NICOLA MENEGHETTI – fagotto
    Avviato agli studi musicali fin da bambino, si è diplomato al Conservatorio “Verdi” di Milano. Prescelto poi da Riccardo Muti, è entrato a far parte molto giovane dell’Orchestra della Scala. Come fagottista ha collaborato con diversi gruppi musicali tra i quali, spesso nella sua Padova, i celebri Solisti Veneti. Per parenti ed amici, invece, di tanto in tanto rispolvera l’antico sogno nel cassetto, proponendosi come squillante tenore nel canto lirico.

    CORINE VAN EIKEMA – violino
    Nata e cresciuta ad Amsterdam, al primo viaggio in treno, zaino e violino al seguito, si è innamorata dell’Italia e ha deciso di farne il luogo in cui vivere stabilmente. Dopo un intenso periodo romano, si è trasferita definitivamente a Milano quale vincitrice del concorso internazionale indetto dal Teatro alla Scala. Da brava olandese, si reca a prove e spettacoli in teatro (con qualsiasi clima) rigorosamente in bicicletta.

    ANDREA PECOLO – violino
    Studia violino a Treviso, si diploma a Venezia, fa i master in Germania, Francia e Italia poi, per caso, passa da Milano. Parla con Corine, condividendo l’idea di quanto sia bello girare il mondo con la musica. Risultato: tutti e due si impongono nel concorso internazionale ed entrano a far parte stabilmente dell’orchestra della Scala fin dal 1991; i viaggi da quel momento si chiameranno tournée. Quando non suona dipinge quadri.

    GIUSEPPE RUSSO ROSSI – viola
    Il più giovane del gruppo, dopo il diploma in violino e in viola a 17 anni decide di seguire il motto “Alis V(i)olat Propriis”, si laurea anche in Lettere e Filosofia e tiene lezioni per la cattedra di Letteratura Latina dell’Università di Bari. In campo artistico, forte del Premio Sinopoli ricevuto dal Presidente della Repubblica nel 2008, intraprende un lungo tour concertistico per il mondo che lo porterà dalla Carnegie di New York al Giappone, a Pechino, al Sudamerica. Del suo vasto repertorio fa parte la celebre Sinfonia Concertante per violino e viola di Mozart eseguita anche con Salvatore Accardo. È membro dell’Orchestra del Teatro alla Scala dal 2010.

    MARCELLO SIROTTI – violoncello
    In Romagna fino al liceo, ha terminato gli studi musicali al Conservatorio “Verdi” e quelli giuridici all’Università Statale di Milano. Prescelto poi da Claudio Abbado, è entrato a far parte giovanissimo dell’Orchestra della Scala. Eclettico per natura, spesso alterna l’attività di violoncellista a quelle di direttore d’orchestra e divulgatore televisivo.

    CLAUDIO PINFERETTI – contrabbasso
    Milanese doc, si diploma in contrabbasso presso la Scuola Civica di musica e a soli vent’anni entra a far parte dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Come tutti i componenti del Settimino, ha collaborato con diverse formazioni cameristiche; tra queste, per lungo tempo, The Chamber Orchestra of Europe con cui ha effettuato tournée e incisioni discografiche. Sempre legato alla sua vecchia scuola, per anni è stato insegnante di contrabbasso presso la Scuola Civica di Milano.

    ENRICO VICCARDI
    Si è diplomato con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica al Conservatorio di Piacenza nella classe di Giuseppina Perotti, perfezionandosi poi con M.Radulescu alla Hochschule fr Musik di Vienna. Ha seguito quindi numerosi corsi di perfezionamento con insegnanti quali E.Fadini, C.Tilney, J.Langlais, D.Roth e in particolare quelli tenuti da L.F.Tagliavini all’Accademia di Pistoia. L’attività concertistica lo ha portato a suonare per rassegne ed associazioni prestigiose in Italia ed all’estero. Ha collaborato anche con prestigiosi complessi come il Coro della Radio della Svizzera Italiana, l’ensemble Vanitas, i Sonatori della Gioiosa Marca con direttori quali R.Clemencic, D.Fasolis, G.Carmignola. Ha registrato per Bottega Discantica, Divox Antiqua e Dynamics; per la casa Fugatto ha invece realizzato, oltre a diversi cd, un dvd intieramente dedicato a musiche per organo di J.S.Bach (segnalato con cinque stelle dalla rivista Musica). Sempre per la medesima etichetta ha iniziato il progetto dell’incisione degli Opera Omnia organistici di J.S.Bach su strumenti italiani antichi e moderni con la registrazione dell’Orgelbüchlein sull’organo “Francesco Zanin” (2008) della basilica di San Babila in Milano, di prossima uscita; recente è invece la registrazione dell’Arte della Fuga sul Mascioni di Giubiasco per la Radio della Svizzera italiana. Ha tenuto corsi di perfezionamento in Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Svezia e Kazakhstan. È docente d’Organo all’Istituto diocesano “San Cristoforo” di Piacenza nonché presidente dell’associazione musicale Accademia Maestro Raro. È direttore artistico dei “Percorsi d’Organo in Provincia di Como” e dell’Autunno Organistico nel Lodigiano. Fa parte della commissione per gli organi della Diocesi di Piacenza. È titolare della cattedra d’Organo e Composizione organistica al Conservatorio “G.Verdi” di Como.

     

    MARIA MAGDALENA KACZOR
    Nata in Polonia nel 1980, il suo amore per la musica si manifesta all’età di sette anni, quando inizia a prendere lezioni di pianoforte alla scuola di musica di Poznàn. Del 1999 il diploma presso la Scuola di Musica Mieczyslaw Karlowicz, del 2004 il master in piano e la laurea con lode. In seguito alla partecipazione a un corso in Francia per musica da Organo, riceve l’invito a continuare la sua formazione a Parigi: qui, dal 2005, studia con Françoise Dornier al Conservatorio Gabriel Fauré e nel 2008 si diploma in Organo al Conservatorio Nazionale de Région. La sua formazione prosegue a Lione, dove si laurea con un Prix d’Orgue nel 2012, e ad Amburgo, dove studia con Pieter van Dijk, Wolfgang Zerer e Bernard Haas. Dal 2012 inizia una fiorente attività concertistica, prima a Sapporo e Tokyo, in Giappone, dove suona con i migliori musicisti e incide il suo primo album solista, e in seguito in Europa: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e la sua Polonia.
    Vincitrice (e finalista) di numerosi premi internazionali, Kaczor continua a coltivare la sua formazione, ed è a sua volta diventata promotrice di rassegne organistiche e manifestazioni benefiche.

     

    ROBERTO MARINI
    Organista dalle grandi qualità virtuosistiche e musicali, raffinato interprete del repertorio romantico, tardoromantico e moderno, Roberto Marini è considerato uno dei maggiori interpreti italiani di fama internazionale. La critica lo definisce: interprete carismatico e dalle formidabili capacità tecniche, virtuoso insigne e musicista raffinatissimo, musicalissimo, romantico e passionale, maestro dell’arte della registrazione, un vero e proprio talento naturale e uno dei più importanti interpreti di Max Reger. Debutta giovanissimo con le più celebri composizioni di J. S. Bach, divenendo allievo del grande organista italiano F. Germani. Si diploma in organo e composizione organistica con il massimo dei voti. Nel 1994 ottiene il prestigioso I premio di Virtuosité d’organo al Conservatorio di Ginevra sotto la guida del M° L. Rogg. Vincitore di concorsi, caratterizza la sua carriera artistica con l’esecuzione dell’opera omnia di Reger e di J.S. Bach. Da anni svolge un’intensa attività concertistica che lo porta ad esibirsi nei più importanti Festival in Italia e all’estero. La sua discografia comprende, oltre a quella di R. Schumann, di J. Brahms, l’opera completa per organo di Max Reger in 17 CD, evento musicale che non ha precedenti nel panorama mondiale e che gli è valso un unanime riconoscimento dalla stampa internazionale. I suoi concerti e incisioni vengono trasmesse da radio e televisioni italiane ed estere. È titolare della cattedra di organo e canto gregoriano presso il Conservatorio di Pescara, del quale è stato per diversi anni Vicedirettore e docente d’organo presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra in Roma. È direttore artistico di Festival Internazionali in Spagna e Italia, e direttore del segretariato organisti dell’Associazione Italiana Santa Cecilia e organista titolare della Cattedrale di Teramo.

     

  • Musica Classica al Teatro Sala Umberto con Suono e Immagine Onlus

    Musica Classica al Teatro Sala Umberto

    Nuovo Appuntamento con la Classica in Teatro: una passeggiata domenicale in centro a Roma, coronata da splendidi concerti.

    Domenica 12 Febbraio alle ore 11.00 il secondo  imperdibile appuntamento con il Festival Suono e Immagine Classica, a cura dell’Associazione Suono e Immagine Onlus e sotto la direzione artistica del M° Lorenzo  Porta del Lungo.

    In questa seconda giornata di grande musica, dopo gli splendori barocchi del precedente incontro del 22 Gennaio scorso con L’Ensemble di Musica antica “Giardino di Delizie” in programma il recital “Le piace Brahms?”, interamente dedicato alle composizioni di due grandi del passato: Johannes Brahms e Gustav Mahler.

    Tre straordinarie artiste di calibro internazionale a condurre l’uditorio in  un nuovo viaggio attraverso le intense atmosfere del tardoromanticismo mitteleuropeo: Katia Castelli, mezzosoprano,  Ilona Bàlint alla viola ed  Edina Bak al pianoforte proporranno  splendidi brani tratti dal repertorio liederistico di entrambi gli autori, trascrizioni dalle Danze Ungheresi e  la celebre e sempre amata  Sonata Op. 120 n°2 .

    Come le dolci melodie questi suoni di altri tempi  ci attraggono ancora oggi, e fioriscono come boccioli di primavera, inebriandoci  in una domenica di Febbraio con il loro profumo.

    Un appuntamento consigliatissimo  per una domenica mattina all’insegna della cultura, della bellezza e dell’ottima musica.

    I Matineès di Musica Classica al teatro sala Umberto della Stagione Suono e Immagine Classica si concluderanno  i l 13 Marzo prossimo, con un spettacolo affascinante e composito, che unirà il repertorio liederistico di Shubert, Schumann e Debussy, eseguito dal soprano Bruna Tredicine, dal tenore Francesco Giannelli e dal pianista Lorenzo Porta Del Lungo alla recitazione di due giovani e brillanti attori, Federica Argenio e Edoardo Lecce.

    Teatro Sala Umberto , Via della Mercede 50, 00187 Roma

    Tel. 06 679 4753

    Per info e prenotazioni rivolgersi a:

    Home

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