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  • Economia agricola penalizzata dalla guerra come il settore energetico

    L’invasione della Russia in Ucraina ha provocato un contraccolpo violento sull’intera economia globale. Il vero tsunami si è abbattuto soprattutto sul settore energetico. Ma qualcosa di analogo sta accadendo anche nell’economia agricola.

    La guerra e l’economia agricola

    economia agricolaAlla base del problema c’è una scelta scriteriata di fondo, ossia quello di basare la propria strategia di approvvigionamento su un unico fornitore. L’aver reso la Russia il nostro principale partner energetico ci è costato carissimo nell’ultimo anno.

    Adesso che questo problema sembra in via di risoluzione, o quantomeno attenuazione, sta emergendo chiaramente che lo stesso sbaglio è stato condotto anche nell’economia agricola.

    La corsa dei prezzi

    Troppo focalizzati sulla fiammata dei prezzi dell’energia, non abbiamo prestato sufficiente attenzione all’analoga corsa che hanno avuto i prezzi dei fertilizzanti e delle colture.

    Il grano è schizzato dai 740 dollari al bushel che aveva a febbraio 2022, prima cioè dell’invasione russa in Ucraina, alla cifra record di 1290 dollari.
    Discorso analogo si può fare per il mais, il cui prezzo era già schizzato verso l’alto a causa del Covid e della siccità, ha proseguito lungo quel momentum rialzista. Era a quota 600 dollari al bushel a febbraio dello scorso anno, ma già nel mese di aprile era arrivato ad 800 dollari.

    La nuova minaccia

    Negli ultimi mesi la situazione è migliorata, perché quelle quotazioni shock sono andate in discesa. Tuttavia all’orizzonte c’è una nuvola nera che minaccia di far fallire tutti i progressi in tal senso, che già ha fatto aumentare gli indicatori di volatilità dei prezzi, preannunciando scenari nuovamente turbolenti.

    Lo scorso anno c’era stato un accordo sul grano del Mar Nero, che aveva consentito un contenimento dei prezzi. Quell’accordo tra Mosca e Kiev necessita di un rinnovo che dovrebbe arrivare nel mese di marzo, ma al momento non si vede un lampo di ottimismo.
    Se il patto dovesse naufragare si innescherebbe una nuova fiammata dei prezzi. A ciò si aggiunge anche il rischio climatico, provocato dalle temperature record dello scorso anno. Va sottolineato che le scorte previste per l’annata agraria sono appena sufficienti per 58 giorni, ossia il dato più basso dal 2008.

  • Crisi energetica e inflazione sono le due minacce maggiori per i mercati non sviluppati

    La crisi economica ha colpito trasversalmente tutte le economie, mentre la ripresa continua a procedere a singhiozzo.
    In questo scenaro, la crisi energetica e la crescita dell’inflazione sono le minacce maggiori per i mercati non sviluppati. Per il semplice fatto che hanno meno “armi” per fronteggiare i venti contrari.

    L’impatto della crisi energetica

    crisi energeticaNegli ultimi mesi i prezzi dell’energia hanno cominciato a crescere a ritmi sempre più sostenuti.
    Il simbolo della crisi energetica è il petrolio, il cui prezzo è arrivato a superare la quota degli 80 dollari al barile, come non succedeva da alcuni anni. Ma la corsa dei prezzi ha riguardanto anche il gas e il carbone, dove gli indicatori di momentum evidenziano una forza importante della spinta rialzista.

    L’effetto a cascata

    Il problema è che questo contesto alimenta degli effetti a cascata, perché molti prezzi di prodotti che sono a valle del processo, risentono della crisi energetica. Ad esempio il costo dei fertilizzanti è schizzato verso l’alto, in conseguenza di maggiori costi dell’energia o di interruzioni della produzione dovute alla scarsità di energia. Ma le correlazioni con i processi produttivi sono pressoché totali, per questo motivo tale vortice finisce per coinvolgere anche i prezzi di molti prodotti alimentari. Del resto sono già cresciuti in modo evidente negli ultimi mesi.

    Rischio turbolenze

    Nei Paesi emergenti l’inflazione degli alimentari innesca processi critici, perché il reddito disponibile della popolazione non è elevatissimo. Allora si rischiano turbolenze sociali, che per adesso stanno già apparendo in alcuni paesi. Ma molti si trovano in una situazione analoga, che va quindi monitorata con attenzione.

    Prospettiva della crisi: quando durerà?

    Ma la domanda più importante è quando la crisi energetica è destinata a durare.
    Se da una parte è vero che l’aumento dei prezzi dovrebbe dipendere squilibri temporanei di domanda e offerta, per altri versi invece è connesso a squilibri struttursali, che nel breve periodo sono difficili da eliminare. In sostanza, a lungo termine si rischiano deficit di offerta permanenti e prezzi delle materie prime più alti in diversi settori.

  • Business e ripresa post-Covid, cambierà ruolo (e predominio) della tecnologia

    La ripresa economica dopo i disastri da Covid passerà per la tecnologia. Diventerà il fulcro dei futuri modelli di business. Ma non come la intendiamo oggi, cioè la tecnologia da “vendere” come prodotto, bensì il suo utilizzo e la sua applicabilità a tutti i settori.

    Il nuovo ruolo della Tecnologia nel business

    L’esempio tipico del ruolo cruciale della tecnologia nel business sono Tesla (nel settore auto), oppure Visa (in quello dei servizi finanziari) e Netflix (per i media). La capacità di vedere oltre quello che la tecnologia può dare, per applicarla e creare nuovo valore, diventerà sempre più cruciale. Non a caso il tasso di adozione sta accelerando in modo significativo, per non parlare della crescita digitale.

    Il digital 4.0

    business digitaleGià in passato le aziende che hanno rapidamente virato sul digitale sono state grandi protagoniste, sia in termini di risultati di business che di ritorno per gli azionisti. Questo scenario sarà amplificato nel prossimo futuro. Non per niente si parla di quarta ondata o “digital 4.0” (l’ondata precedente, la digital 3.0, si ebbe con il boom degli smartphone). E sarà più grande delle precedenti. E’ qualcosa che sarebbe accaduto comunque, ma la pandemia ha accelerato i suoi indicatori di momentumvelocità, propagazione, penetrazione – rendendolo frenetico.

    La trasformazione dei modelli economici

    Nella maggior parte dei mercati mondiali, la quota di Pil connessa alla digitalizzazione (e-Gdp) è a una cifra soltanto. In molti casi è inferiore finanche all’1%. Soltanto Regno Unito, Cina, Corea del Sud e Giappone hanno quote del Pil digital-connect superiori al 10%.
    Questo significa che ci sono ampi margini di trasformazione dei modelli di business, che creano anche nuove opportunità di investimento. Gli investitori, quindi, non devono cadere nell’errore di rimanere bloccati nella fase precedente (puntando sui soliti titoli-growth come Amazon, Facebook e Google) e non posizionati per la successiva.

    Le aree a rapido sviluppo

    Ma dove avrà luogo questa nuova rivoluzione? I principali beneficiari di questa prossima fase potrebbero celarsi nella sanità, nei trasporti e nell’industria.

    Alcune stime infatti collegano il numero crescente di utenti di smartphone in tutto il mondo alla prossima sanità digitale. AI, IoT e 5G infatti permetteranno di portare virtualmente le migliori competenze anche negli ospedali rurali e nelle località remote. Le cartelle cliniche elettroniche porteranno a una significativa riduzione dei costi.
    Nell’ambito dei trasporti, non si può non pensare ai veicoli a guida autonoma, oppure al mercato del ride sharing (Uber, Lyft).

    Infine il settore industriale. Già oggi le aziende sfruttano la tecnologia in ogni fase dei processi produttivi. Domani lo faranno ancora di più, sfruttando la tecnologia digitale per analisi predittive delle macchine, pianificazione delle risorse aziendali e gestione della supply chain.