Tag: mercato immobiliare

  • Mutui: in Emilia-Romagna richiesta media in calo del 4,4%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Emilia-Romagna per un mutuo prima casa è sceso a 142.996 euro, valore in calo del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari emiliano-romagnoli si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 139.674 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’84% del secondo semestre 2021 all’80%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 16% del totale domande di finanziamento raccolte in Emilia-Romagna, valore più che raddoppiato (+114%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Rimini è la provincia dell’Emilia-Romagna dove è stato rilevato l’importo medio più alto (156.027 euro), seguita da Bologna (154.725 euro). Valori inferiori alla media regionale per Ravenna (142.193 euro), Modena (141.050 euro), Parma (138.691 euro) e, staccata di un soffio, Forlì-Cesena (138.005 euro). Chiudono la classifica Piacenza (132.181 euro) e Reggio Emilia (131.889 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti emiliano-romagnoli per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 64% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province; la percentuale di finanziamenti variabili sul totale delle richieste arriva addirittura al 68% in provincia di Ravenna.

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 52.000 richieste di mutuo raccolte in Emilia-Romagna tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

  • Casa: 4,9 milioni di italiani non hanno pagato le rate condominiali

    Gli effetti economici della pandemia si sono fatti sentire anche nei conti dei condomìni e, come emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quasi 4,9 milioni di italiani hanno dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

    Quante rate sono state saltate?

    Se a livello nazionale la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1%, l’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – ha rilevato come il fenomeno sia stato più frequente nel Centro Italia e, soprattutto, al Sud e nelle Isole, dove coloro che hanno saltato uno o più pagamenti verso il proprio condominio sono stati, rispettivamente, il 21,9% e il 24,8%.

    In termini di importo non corrisposto, in media i condòmini morosi non hanno pagato 482 euro; va detto, però, che per più di 1 su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

    Crisi economica… ma non solo

    La difficoltà economica è la prima ragione per cui gli italiani non hanno pagato le spese condominiali (lo ha dichiarato il 52,2% dei rispondenti), con ben il 19,5% che lo ha fatto perché aveva perso il lavoro (o era in cassa integrazione), ma anche le ruggini interne all’immobile sembrano aver inciso notevolmente tanto che quasi 1 moroso su 5 ha ammesso di aver saltato il pagamento di una o più rate perché in disaccordo su alcune scelte fatte dal condominio.

    «È evidente come il 2020-2021 sia stato, anche a causa della pandemia, un anno complesso dal punto di vista dell’abitazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «Una nostra indagine recente ha messo in luce come 1,9 milioni di famiglie in affitto abbiano avuto difficoltà a pagare il canone mensile, e ora si evidenzia che milioni di italiani hanno avuto problemi con le rate del condominio. Una situazione inedita quest’ultima, visto che ben 3 rispondenti su 4 tra coloro che non hanno pagato le spese condominiali hanno dichiarato che non era mai successo prima».

    Le conseguenze

    Ma cosa è successo dopo il mancato pagamento delle rate condominiali? Il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese.

    Più di 1 su 5 al momento dell’intervista era ancora indietro con le rate, ma aveva ricevuto dal condominio ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, mentre circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i condòmini.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Mutui: si chiedono importi più alti e si cerca casa in provincia

    Il primo semestre 2021 si chiude positivamente sul fronte dei mutui, con un aumento degli importi medi richiesti ed erogati, uno spostamento della domanda dalle grandi città ai piccoli centri e un incremento dei giovani che si sono rivolti ad una banca per comprare casa. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’osservatorio* congiunto Facile.itMutui.it, che ha messo in luce come l’importo medio chiesto nei primi sei mesi del 2021 abbia raggiunto i 137.626 euro, valore in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

    All’aumento della richiesta media ha corrisposto anche un atteggiamento di grande apertura da parte delle banche che, da un lato, non hanno irrigidito i propri criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato arrivato, in media, a 136.480 euro, l’1% in più rispetto al 2020.

    Anche al netto dell’effetto pandemia e lockdown, i valori sono in crescita; se confrontati col primo semestre del 2019, la richiesta media è aumentata del 3,3%, l’erogato del 4,6%.

    «L’unico valore in diminuzione nel periodo osservato», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it, «è stato il valore medio degli immobili oggetto di richiesta di finanziamento, oggi pari a poco più di 209mila euro, vale a dire il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato va letto alla luce di uno spostamento di parte delle compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore».

    A dimostrazione delle dichiarazioni di Cresto, Facile.it ha analizzato come è cambiata la domanda di mutui pre e post pandemia scoprendo che nel primo semestre 2021 la richiesta di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città.

    Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%.

    Più acquisti e meno surroghe

    Il primo semestre 2021 ha visto una parziale ridefinizione delle ragioni per cui si chiede un mutuo, con un aumento della domanda di finanziamenti per acquisto e un calo del peso delle surroghe. Queste ultime sono state circa il 20% del totale, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano più del 40%.

    Il dato, spiegano gli esperti di Facile.it, va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che in questa prima parte dell’anno sono rimasti su livelli contenuti, ma comunque più alti rispetto ai minimi storici registrati lo scorso anno.

    Mutui: largo ai giovani

    Un’altra importante novità è emersa analizzando il profilo dei richiedenti; nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo gli esperti, è destinato a crescere nei prossimi mesi anche grazie anche agli incentivi introdotti dal Governo e destinati ai giovani alle prese con l’acquisto della casa; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare dei nuovi incentivi, la domanda di finanziamenti da parte di under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

    L’andamento e la scelta del tasso

    Guardando alla scelta dei tassi emerge che, nonostante la distanza tra fisso e variabile non sia più ai minimi storici, gli italiani sembrano non voler abbandonare il fisso; più di 9 aspiranti mutuatari su 10 hanno optato per questa scelta.

    In riferimento all’andamento dei tassi, quelli proposti alla clientela restano su livelli bassi. Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi partono dal’1,18%, mentre chi volesse optare per un variabile può ottenere un tasso che parte dallo 0,78%.

    Gli indici sono ancora più bassi per quelle operazioni dove il mutuo copre solo il 50% del valore della casa; ipotizzando un finanziamento da 200.000 euro da restituire in 20 anni, ad esempio, è possibile trovare TAEG fissi che partono da 0,70%, mentre per il variabile addirittura da 0,45%.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2019-2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 9 luglio 2021.

  • Mutui: aumenta l’importo medio richiesto nel primo trimestre (+2,5%)

    Nonostante il lieve aumento dei tassi fissi e una situazione economica ancora incerta, gli italiani sembrano non voler rinunciare al sogno di comprare casa; è questo uno dei dati emersi dall’osservatorio realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione* di circa 90.000 domande di mutuo, ha evidenziato come, tra gennaio e marzo 2021, l’importo medio richiesto agli istituti di credito sia cresciuto del 2,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando a 137.479 euro.

    «Nel corso del primo trimestre le banche non solo hanno continuato ad offrire condizioni favorevoli, ma hanno anche mantenuto una certa elasticità nei criteri di valutazione del merito creditizio dei richiedenti; tutto questo ha contribuito a sostenere la domanda in un periodo comunque ancora molto influenzato dagli effetti della pandemia», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it

    Guardando al profilo del richiedente tipo emerge che chi ha presentato domanda di mutuo nel primo trimestre 2021 aveva, in media, 41 anni, quasi un anno in meno rispetto al valore rilevato nel primo trimestre 2020. In aumento, invece, la durata del piano di ammortamento medio che, probabilmente per via dell’incremento degli importi richiesti, passa da poco meno di 22 anni a 23 anni.

    Aumenta il tasso fisso: ritorna in auge il variabile?

    Sebbene le condizioni applicate dalle banche siano rimaste estremamente favorevoli, qualcosa sul fronte degli indici si è mosso e questo ha prodotto, in particolare, un lieve aumento dei tassi fissi.

    Il rincaro, spiegano gli esperti di Facile.it, è dovuto alle aspettative di inflazione: le previsioni di crescita dell’economia americana e, di riflesso, la possibile ripartenza dell’economia europea e dei prezzi al consumo, hanno determinato un aumento dell’IRS (l’indice che guida il tasso dei mutui fissi), con conseguente rincaro dei tassi offerti alla clientela. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro da restituire in 25 anni, ad aprile 2021 il Taeg medio rilevato online è salito all’1,37%, vale a dire il 10,5% in più rispetto a febbraio 2021.

    Ancora molto basso, invece, il tasso variabile: ad aprile 2021, secondo la simulazione di Facile.it, il Taeg medio era pari all’1,03%. Torna quindi ad allargarsi la forbice tra tassi fissi e tassi variabili; secondo la simulazione di Facile.it, la differenza media è di circa 18 euro sulla singola rata iniziale, ma sebbene la distanza sia cresciuta, ad oggi non si è registrata un’inversione di tendenza e più di 9 aspiranti mutuatari su 10 optano ancora per il fisso.

    Ultime occasioni per la surroga?

    L’aumento dei tassi di interesse ha avuto però un primo effetto; il calo delle richieste di surroga. Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre 2021 il peso percentuale di questo tipo di finanziamento è diminuito, passando dal 37% dello scorso anno al 22%.

    Per una lettura corretta del fenomeno, però, va considerato che a marzo 2020 il settore immobiliare e quello dei mutui hanno vissuto un vero e proprio stop, soprattutto per quanto riguarda la richiesta di nuovi finanziamenti; inoltre, un calo del peso delle surroghe è fisiologico se si considera che i tassi di interesse sono bassi da tempo e che, negli scorsi anni, tantissimi italiani hanno già approfittato una, se non più volte, di questa opportunità.

    Addio alla surroga dunque? Niente affatto, almeno per ora; nonostante gli aumenti, i tassi odierni sono ancora nettamente inferiori rispetto agli indici rilevati pre-pandemia. Un esempio: surrogando oggi un finanziamento a tasso fisso da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto con il tasso medio rilevato a gennaio 2020 si potrebbero risparmiare oltre 4.000 euro di interessi calcolati sull’intera durata del mutuo.

    «Per tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo prima del 2020 e non lo hanno ancora surrogato potrebbero esserci le condizioni per ridurre le rate. Il consiglio è di non temporeggiare ulteriormente perché, come detto, i tassi fissi potrebbero ulteriormente salire in futuro, riducendo così la convenienza di una surroga», conclude Cresto.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di circa 90.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nei periodi gennaio-marzo 2020 e gennaio-marzo 2021.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it per un mutuo da 126.000 euro da restituire in 25 anni con LTV al 70% nelle date: 9 aprile 2021, 24 febbraio 2021, 9 gennaio 2020.

  • Lazio: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nel Lazio? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 51.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 228.076 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi nel Lazio; a causa della pandemia, però, si è passati dal +5,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,2% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Lazio abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Rieti, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 77% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 68% nel terzo trimestre 2019), a Roma il 35% (era il 32% nel 2019), a Latina il 77% (era il 75% nel 2019) e a Viterbo il 76% (era il 74% nel 2019). Unica eccezione è Frosinone, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto invariato rispetto al 2019.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Lazio?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 151.554 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+1,4%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Roma, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 156.907 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Latina, che hanno chiesto, sempre in media, 124.873 euro e quelli di Viterbo (118.650 euro).

    Chiudono la graduatoria del Lazio i richiedenti mutuo della provincia di Rieti (111.198 euro) e di Frosinone, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 105.844 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 51.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti laziali tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Lombardia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Lombardia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 76mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 211.831 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Lombardia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 3,5% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,8% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Lombardia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Sondrio, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 92% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’86% nel terzo trimestre 2019), a Cremona il 79% (era il 74% nel 2019), a Lodi il 77% (era il 72% nel 2019), a Brescia l’85% (era l’81%) e a Milano il 62% (era il 58% nel 2019). Unica eccezione è Lecco, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (erano l’86% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Lombardia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 149.000 euro, valore in aumento dell’1,2% rispetto a quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Milano, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 165.286 euro. Seguono nella graduatoria i richiedenti di Como, che hanno chiesto, sempre in media, 146.776 euro, quelli di Monza e Brianza (142.616 euro) e quelli di Varese (137.298 euro).

    Continuando a scorrere la classifica troviamo gli aspiranti mutuatari di Bergamo (135.875 euro), Lecco (133.477 euro), Brescia (132.137 euro) e Lodi (128.955 euro).

    Chiudono la graduatoria della Lombardia i richiedenti mutuo della provincia di Sondrio, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 127.823 euro, Cremona (121.098 euro), Pavia (120.583 euro) e Mantova (119.710 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 76.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Marche: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nelle Marche? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 6.700 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 173.446 euro.

    Il 2020 non era iniziato sotto i migliori auspici, ma la pandemia sembra aver fatto ulteriormente crollare i valori tanto che, dopo il -1,7% registrato nel primo trimestre 2020, si è arrivati addirittura ad un -3,8% nel quarto trimestre. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città delle Marche abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    Ad Ancona, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 79% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 74% nel terzo trimestre 2019), mentre a Macerata l’89% (era l’84% nel 2019). Unica eccezione è Ascoli Piceno, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è calato leggermente, passando dall’87,4% nel 2019 all’86,8% nel 2020.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province delle Marche?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 121.350 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Pesaro e Urbino, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 131.192 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Ancona, che hanno chiesto, sempre in media, 121.396 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Macerata (117.933 euro) e Ascoli Piceno (112.303 euro).

    Chiude la graduatoria delle Marche i richiedenti mutuo della provincia di Fermo, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 108.576 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 6.700 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti marchigiani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Veneto: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,5%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Veneto? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 24.900 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,5% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 178.267 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Veneto; a causa della pandemia, però, si è passati dal +2,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –4,5% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Veneto abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Belluno, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’86% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’83% nel terzo trimestre 2019), a Rovigo l’81% (era il 78% nel 2019) e a Verona il 74% (era il 71%). Unica eccezione è Vicenza, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto stabile all’83%.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Veneto?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 130.800 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,8%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Verona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 139.539 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Belluno, che hanno chiesto, sempre in media, 136.570 euro e quelli di Venezia (133.279 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Vicenza (129.984 euro) e Treviso (128.241 euro).

    Chiudono la graduatoria del Veneto i richiedenti mutuo della provincia di Padova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 125.093 euro e Rovigo (101.021 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 24.900 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti veneti tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Sicilia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-9,3%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Sicilia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 14.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 9,3% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 145.619 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato nella parte finale dell’anno, con valori passati dal picco del +6,5% annuo rilevato nel secondo trimestre 2020 al –9,3% del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Sicilia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Trapani, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’85% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’80% nel terzo trimestre 2019), a Siracusa il 66% (era il 60% nel 2019), a Palermo il 47% (era il 42% nel 2019), e a Catania il 68% (era il 64%). Uniche eccezioni sono Enna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’87% (era l’88% nel 2019) e Ragusa, dove la percentuale è passata al 74% (era il 75% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Sicilia?

    La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia dei siciliani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 112.742 euro, valore addirittura in aumento rispetto al 2019 (+2,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Palermo, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 119.490 euro, seguiti dai richiedenti di Catania, che hanno chiesto, sempre in media, 118.169 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Trapani (112.622 euro), Siracusa (111.573 euro), Messina (105.024 euro) e Ragusa (103.763 euro).

    Chiudono la graduatoria della Sicilia i richiedenti mutuo della provincia di Caltanissetta, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 98.035 euro, Agrigento (93.343 euro) ed Enna (84.945 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 14.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti siciliani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Toscana: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,6%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Toscana? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 22.500 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,6% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 210.447 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Toscana; a causa della pandemia, però, si è passati dal +6,2% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,6% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Toscana abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Grosseto, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 70% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 64% nel terzo trimestre 2019), a Firenze il 62% (era il 57% nel 2019) e a Livorno il 60% (era il 57%). Unica eccezione è Siena, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 78% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Toscana?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 139.600 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Firenze, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 151.737 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Siena, che hanno chiesto, sempre in media, 145.613 euro e quelli di Lucca (142.760 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Pisa (135.750 euro), Prato (135.323 euro), Massa-Carrara (133.288 euro) e Grosseto (133.147 euro).

    Chiudono la graduatoria della Toscana i richiedenti mutuo della provincia di Livorno, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 131.287 euro, Arezzo (121.300 euro) e Pistoia (120.260 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 22.500 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti toscani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Liguria: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-8,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Liguria? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 9.300 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito dell’8,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 180.600 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel secondo trimestre 2020 i valori registrati in Liguria, nonostante lo scoppio dell’emergenza sanitaria, erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura dell’8,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo del 2,7% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Liguria, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Liguria abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A La Spezia, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 57% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 53% nel terzo trimestre 2019), a Imperia l’87% (era l’86% nel 2019) e a Genova il 33% (era il 32% nel 2019). Unica eccezione è Savona, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (era l’87% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Liguria?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 127.418 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Savona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.232 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Imperia, che hanno chiesto, sempre in media, 131.646 euro e quelli di La Spezia (131.135 euro).

    Chiudono la graduatoria della Liguria i richiedenti mutuo della provincia di Genova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 120.470 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 9.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti liguri tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Emilia-Romagna: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Emilia-Romagna? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 27mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 186.261 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Emilia-Romagna erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo dell’1,2% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Emilia-Romagna, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città dell’Emilia-Romagna abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Bologna, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 61% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 56% nel terzo trimestre 2019), a Ferrara il 64% (era il 57% nel 2019), a Rimini il 59% (era il 55%) e a Reggio Emilia il 64% (era il 61% nel 2019). Unica eccezione è Ravenna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 51% (erano il 55% nel 2019)

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province dell’Emilia-Romagna?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 134.000 euro, valore in linea con quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Rimini, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.838 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Bologna, che hanno chiesto, sempre in media, 142.931 euro e quelli di Modena (135.176 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Forlì-Cesena (134.054 euro), Parma (129.246 euro) e Ravenna (126.465 euro).

    Chiudono la graduatoria dell’Emilia-Romagna i richiedenti mutuo della provincia di Reggio Emilia, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 122.899 euro, Piacenza (117.260 euro) e Ferrara (109.340 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 27.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Puglia: la pandemia fa diminuire il valore degli immobili oggetto di mutuo (-2,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Puglia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 16 mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 2,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 159.095 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Puglia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, nello specifico, è calato dell’1,6% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 2,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali aree pugliesi abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Lecce, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’83% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 79% nel terzo trimestre 2019), a Foggia il 79% (era il 75% nel 2019) e a Brindisi il 77% (era il 75%). Unica eccezione è Bari, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 79% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Puglia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 114.400 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Bari, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 127.267 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, che hanno chiesto, sempre in media, 115.965 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Foggia (109.405 euro) e Taranto (106.989 euro).

    Chiudono la graduatoria pugliese i richiedenti mutuo della provincia di Lecce, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 104.559 euro e Brindisi (104.018 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 16.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte in Puglia da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • La pandemia abbatte il valore degli immobili richiesti: -5,4%

    La casa è da sempre un bene rifugio per gli italiani, ma la pandemia sembra averne intaccato il valore o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari; secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 80mila pratiche di richiesta di mutuo*, nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare è diminuito del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, stabilizzandosi a 192.985 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato soprattutto a partire dalla seconda metà dell’anno. Nello specifico, il primo e secondo trimestre 2020 si sono chiusi con aumenti nel valore medio degli immobili oggetti di mutuo, rispettivamente, dello 0,4% e dell’1,8% annui, mentre il brusco calo si è verificato nel terzo trimestre (-2,9%) e, soprattutto, nel quarto – quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni – quando si è registrato un pesantissimo -5,4%.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari di mettere in vendita immobili prima destinati all’affitto di studenti, turisti e viaggiatori d’affari, dall’altro il rallentamento delle transazioni, causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown, in parte dalla situazione di incertezza economica. Condizioni che hanno portato ad un aumento dello stock di case di piccolo taglio disponibili sul mercato e, con esso, ad un calo generalizzato del valore medio».

    Un bilancio 2020 in chiaroscuro

    Eppure, come detto, il 2020 era iniziato con un aumento del valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare tramite finanziamento; la brusca discesa degli ultimi mesi, però, ha portato a chiudere l’anno, rispetto al precedente, con un -1,4% nel valore medio degli immobili oggetto di richiesta di mutuo, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente diminuiti anche perché in parte l’offerta si è spostata su immobili di metratura inferiore e in parte perché anche la domanda stessa è cambiata; in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Milano e Roma reggono, almeno in parte, alla crisi

    L’andamento rilevato a livello nazionale si riscontra, seppur con alcune specificità, anche guardando le due maggiori città: Milano e Roma.

    Partendo dal capoluogo meneghino e relativa provincia, è netta la differenza fra pre e post Covid nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo; si è passati dal +8,4% rilevato nel primo trimestre 2020 al -2,9% del quarto. Il forte incremento di inizio ha fatto chiudere il saldo del 2020 con un +3% rispetto al 2019 e un costo medio dell’immobile oggetto di mutuo pari a 247.669 euro.

    Anche i dati su Roma e provincia mostrano una dinamica simile a quella milanese; guardando a tutto il 2020, il valore medio degli immobili che i romani hanno cercato di acquistare è stato pari a 239.501 euro, in aumento dell’1,2% rispetto al 2019, ma anche in questo caso si è passati da un +5,7% rilevato nel primo trimestre 2020 ad un -2,7% nel quarto.

    Gli italiani e la voglia di comprare casa

    La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia degli italiani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 135.537 euro, valore addirittura in aumento, seppur lieve, rispetto al 2019 (+0,4%).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 80.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • La sostenibilità ambientale sta generando un forte impatto economico sul mercato immobiliare in Italia.

    I principali indicatori economici denotano l’inversione di tendenza che si è verificata in Italia nel corso degli ultimi anni per quanto riguarda gli investimenti rivolti alla sostenibilità ambientale in ambito immobiliare.

    Se da un lato il mercato real estate dal 2008 ad oggi ha subito un notevole calo dei prezzi di compravendita, dall’altro lato si sta rivelando invece protagonista di una profonda rivoluzione.

    Infatti sempre più aziende operanti nel settore immobiliare ed anche singoli proprietari si sono resi conto dei vantaggi sociali ed economici derivanti dagli investimenti in immobili sostenibili. 

    Il comparto residenziale in Italia sta facendo registrare significativi segnali direzionati all’ecosostenibilità degli edifici. 

    Si denota inoltre un netto incremento della permanenza sul mercato immobiliare di abitazioni dotate di una bassa efficienza energetica, a differenza delle unità che presentano una classe energetica elevata, le quali risultano le più richieste sia dagli acquirenti che dagli investitori.   

    Nell’articolo l’impatto della sostenibilità ambientale sul mercato immobiliare pubblicato dal Real Estate Specialist Domenico Amicuzi vengono approfondite le opportunità presenti e le prospettive future della sostenibilità ambientale rivolta al mercato immobiliare. 

    I 15 anni di attività svolta nel mercato real estate in Italia rendono Amicuzi uno dei più stimati professionisti in ambito immobiliare, grazie alla sua determinazione ed ambizione, che hanno garantito il raggiungimento di prestigiosi obiettivi professionali.

    Nel corso della sua carriera Domenico Amicuzi ha infatti ricoperto i ruoli di: real estate advisor, imprenditore e real estate manager ed infine di real estate specialist presso le principali società immobiliari operanti in Italia.

    L’esperienza maturata ha permesso inoltre ad Amicuzi di acquisire una approfondita conoscenza degli elementi operativi di marketing immobiliare, ed una consolidata padronanza delle procedure che regolano le dinamiche di business immobiliare.

    Domenico Amicuzi

    Real Estate Specialist

    [email protected]

    www.domenicoamicuzi.it

    https://www.linkedin.com/in/domenicoamicuzi/

  • Numero di compravendite e valori immobiliari residenziali in flessione a Napoli ed in Campania durante il secondo trimestre 2019.

    A Napoli prosegue il calo delle compravendite di abitazioni con un deludente -3.2% rispetto lo stesso periodo del 2018, riscontrando per quanto riguarda i valori immobiliari una leggera flessione del -0.3% che si estende in tutta la Campania.
    La congiuntura economica che penalizza in particolar modo il Sud Italia si riflette inesorabilmente anche sul mercato immobiliare. Infatti in base ai dati diramati dall’Osservatorio del  Mercato Immobiliare nel secondo trimestre del 2019 le regioni meridionali hanno segnato una crescita inferiore del numero di compravendite (+3%) rispetto alla media nazionale.
    Le prospettive future per l’andamento del mercato immobiliare in Campania sono mirate alla prudenza, prevedendo nel corso dei prossimi mesi un leggero incremento del numero di compravendite ed una tendenza alla stabilizzazione delle quotazioni immobiliari che non dovrebbero fare registrare variazioni significative.
    Questo è quanto emerge in base all’analisi relativa all’andamento del mercato immobiliare in Campania svolta da Domenico Amicuzi Real Estate Specialist per Gabetti Franchising Agency, in occasione di un’intervista rilasciata per il magazine on-line Patrimoni & Finanza.
    Profondo conoscitore del mercato immobiliare italiano, Domenico Amicuzi è uno stimato professionista immobiliare, molto apprezzato per la sua determinazione, la forte ambizione mirata all’ottenimento dei risultati e la passione per il proprio lavoro come dimostrano i successi ottenuti in 15 anni di attività.

    Nel corso della sua carriera ha svolto il percorso di crescita professionale presso importanti brand immobiliari nazionali, partendo da consulente immobiliare fino a real estate manager ed imprenditore di una delle più prestigiose società del settore, permettendo lui di acquisire una conoscenza approfondita degli elementi operativi di ogni singolo aspetto del business immobiliare.

    Napoli, 26 Settembre 2019

  • Mercato immobiliare residenziale: prezzi in calo dell’1,2% nel secondo semestre 2016; -2,4% nell’anno

    I prezzi degli immobili residenziali in Italia sono vicini alla stabilità: dopo anni di drastici cali, secondo l’Osservatorio dell’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it),  il secondo semestre 2016 ha segnato un calo dei prezzi dell’1,2%, l’oscillazione più contenuta rilevata dal portale negli ultimi tre anni.

    La strada verso un mercato finalmente più solido è ancora più visibile se si guarda al dato trimestrale, relativo agli ultimi mesi del 2016: in questo caso la variazione dei prezzi resta negativa ma si ferma appena allo 0,7%. Se il 2015 si era chiuso con un -5,1% di calo annuale, il 2016 si dimostra migliore, con prezzi in diminuzione del 2,4% sui dodici mesi.

    Nel mese di dicembre 2016 il costo medio degli immobili residenziali in Italia è stato pari a 1.940 euro al metro quadro. Questo valore varia nelle diverse aree del Paese: la zona più cara si conferma quella del Centro, con valori che arrivano a 2.341 euro al metro quadro; Il Nord cala a 1.952 euro, mentre il Sud rimane l’aerea con costi meno elevati pari mediamente a 1.629 euro al metro quadrato.

    Nel secondo semestre del 2016 il Nord è la zona che più delle altre si avvicina alla stabilità dei prezzi degli immobili, con una riduzione dello 0,8% che diventa -0,5% su base trimestrale. Al Centro e al Sud il calo è più evidente anche rispetto alla media nazionale arrivando rispettivamente al -1,7%  e al -1,4% nel secondo semestre. In entrambe le aree l’analisi sull’ultimo trimestre 2016 registra una riduzione dei prezzi pari allo 0,8%.

    Permane un grande divario fra i grandi e piccoli centri: dove si registrano oltre 250 mila residenti, la cifra media al metro quadro è pari a 2.580 euro; si scende a 1.695 euro per le città con meno di 250 mila abitanti. Guardando però alle variazioni dei prezzi, le due realtà si avvicinano e tendono alla stabilità in maniera praticamente identica, con un calo dei dello 0,9% nell’ultimo trimestre del 2016.

    «Un mercato contraddistinto da prezzi in forte calo per anni fa registrare oggi un aumento delle compravendite residenziali (+17,4% secondo l’ultimo Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate) – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Immobiliare.itViste le cifre che abbiamo rilevato, le oscillazioni dei prezzi sempre meno significative e vista la natura a “nido d’ape” del ciclo immobiliare, ci aspettiamo, per il 2017, un ulteriore incremento delle compravendite, a fronte di una sempre maggiore stabilità dei prezzi

    I capoluoghi di regione

    Come nel primo semestre, anche la seconda metà del 2016 incorona Firenze come il capoluogo di regione più caro d’Italia, con valori al metro quadro pari a 3.428 euro; ma se nella rilevazione precedente i prezzi erano in calo, adesso la tendenza si è invertita e, per l’ultimo semestre 2016, si registra un aumento dello 0,3%, che sale allo 0,4% su base trimestrale (settembre-dicembre 2016). Anche la seconda e la terza posizione della classifica dei capoluoghi rimangono invariate: Roma è seconda, con 3.327 euro al metro quadro (-2,5% nell’anno, ma soltanto -0,6% nell’ultimo trimestre); Milano resta terza con una media di 3.216 euro al metro quadro, valore in calo dell’1,2% nel semestre e più in discesa nell’ultimo trimestre 2016 con un -1,6%.

    Anche la coda della classifica rimane invariata ma emergono alcuni segnali di ripresa da evidenziare. Catanzaro rimane il capoluogo di regione più economico: per comprare un immobile residenziale qui si spendono mediamente 1.129 euro, cifra che è scesa del 5,5% rispetto al 2015 ma che risulta in crescita dello 0,2% nell’ultimo trimestre del 2016. Un segno, questo, di come la ripresa stia coinvolgendo anche le località meno care. Seguono Campobasso, con un prezzo medio di 1.180 euro al metro quadro (-10% rispetto a dicembre 2015, record assoluto dei cali annui in Italia), e Perugia con 1.290 euro/mq,  cifra scesa del 5,4% in un anno.

    L’ultima parte del 2016 ha visto crescere i prezzi in diversi capoluoghi di regione: oltre ai già citati casi di Firenze e Catanzaro, va segnalata la buona performance di Bologna, dove da settembre a dicembre 2016 i costi sono aumentati dell’1%. A Trieste e Aosta si è rilevato un aumento dello 0,8%, ottimo segno soprattutto per la seconda città che nell’ultima analisi era quella in cui i prezzi erano scesi maggiormente in un anno.

  • Immobili residenziali: nel primo semestre 2016 prezzi in calo del 2,1%

    Continua a rallentare la discesa dei prezzi del mercato residenziale italiano e, secondo l’Osservatorio condotto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), nel primo semestre 2016 la riduzione è stata pari al 2,1%.

    Si conferma quindi la tendenza evidenziata nelle rilevazioni precedenti che avevano fatto registrare, per il 2015 un -5,1% sui dodici mesi, diventato poi -2,9% nel secondo semestre dello scorso anno.

    A giugno 2016 il prezzo medio di un immobile italiano è stato pari a 1.964 euro al metro quadrato, anche se con oscillazioni importanti lungo lo Stivale; al Nord il costo evidenziato dall’Osservatorio sul mercato residenziale italiano messo a punto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it è pari a 1.969 euro al metro quadro che diventano 1.652 euro al Sud e addirittura 2.381 euro al metro quadro al Centro.

    Importante anche la differenza in termini assoluti fra grandi e piccoli centri: nelle località con oltre 250.000 abitanti il costo medio al metro quadro è pari a 2.610 euro; 1.721 euro per ciascun metro quadrato nei comuni con meno di 250.000 residenti.

    Le differenze, però, diventano minime se si analizzano i valori, e le relative variazioni, in termini percentuali; tanto al Nord quanto al Sud Italia i prezzi si sono ridotti del 2% su base annua e, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6% da marzo a giugno 2016. Al Centro le diminuzioni di costo sono state pari al 2,5% nei dodici mesi e allo 0,5% nell’ultimo trimestre.

    La situazione varia poco anche se l’analisi viene fatta considerando come parametro la dimensione della città; nell’anno i prezzi si sono ridotti dell’1,9% nei grandi centri, del 2,2% in quelli più piccoli.

    «Come avevamo previsto – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Immobiliare.itdopo anni di forte crisi il mercato immobiliare italiano tende nuovamente alla stabilità e questo non può che essere un bene anche per gli investitori che, infatti, ritornano a guardare con interesse al nostro Paese

    I capoluoghi di Regione

    Anche nel primo semestre del 2016 Firenze conserva il primato di capoluogo di regione più caro d’Italia con un prezzo al metro quadro pari a 3.418 euro, comunque inferiore dello 0,4% rispetto al 2015; seconda, nella classifica dei prezzi, è Roma che registra un calo importante nell’anno (-2,4%) e arriva ad una media di 3.381 euro al metro quadro sorpassando di un soffio Milano che si ferma a 3.255 euro (-0,3% nell’anno).

    Osservando la classifica dal lato opposto, il capoluogo di regione più economico è Catanzaro, dove per comprare casa si spendono mediamente 1.162 euro (-2,7% nell’anno), seguito da Campobasso (1.292 euro/mq; -6,7% rispetto al 2015) e Perugia (1.311 euro/mq; -6,5% rispetto al 2015)

    Il capoluogo di regione che nel corso degli scorsi dodici mesi ha subito il calo maggiore dei prezzi è Aosta: ai piedi del Monte Rosa i costi delle case sono scesi dell’8,2%.

    Uno solo dei venti capoluoghi di regione italiana ha visto invece crescere il prezzo degli immobili: è Potenza che con 1.693 euro al metro quadro porta la variazione al +1,8% su base annua e addirittura al +2,2% da marzo a giugno 2016.

  • Mercato immobiliare: previsione per il 2016

    Le previsioni dell’andamento del mercato immobiliare in provincia di Pordenone per il nuovo anno in corso prendono le mosse da alcuni segnali di cambiamento verificatisi lo scorso 2015 e che hanno in un certo modo interrotto il trend negativo degli ultimi anni 6-7 anni, durante i quali si è assistito ad un progressivo calo delle transazioni e dei prezzi di tutte le tipologie di immobile.

    A metà del 2015 si è registrato un lieve aumento delle compravendite, sebbene non si sia però ancora riflesso sui prezzi che restano sostanzialmente invariati. Si prevede tuttavia che questo nuovo andamento delle transazioni possa determinare le condizioni per una risalita anche dei prezzi a partire da metà o fine 2016.

    La previsione sopra esposta deve però essere differenziata nei tre settori immobiliari principali, ossia il residenziale, il commerciale e l’industriale, i quali hanno conosciuto evoluzioni leggermente diverse e, pertanto, è lecito attendersi che mantengano anche nel prossimo futuro alcune caratteristiche distintive.

    I prezzi medi del mercato immobiliare residenziale per le case in vendita a pordenone hanno interrotto la loro discesa precisamente nel 2014, dopo il quale si è verificata una stasi che perdura tutt’ora e potrebbe mantenersi per tutto il 2016. Al riguardo, alcuni operatori prevedono infatti una possibile risalita soltanto a partire dall’anno 2017, sebbene, per quanto concerne il “quando”, le stime sono ancora piuttosto contrastanti. Diversamente, nell’ambito dei contratti di affitto si assiste già ad una concreta inversione del prezzo medio.

    Girando lo sguardo al settore immobiliare commerciale, occorre innanzi tutto dire che questa tipologia di immobili ha saputo difendersi più efficacemente contro la crisi, grazie alla sua migliore capacità di adattamento che gli ha consentito di contenere il calo dei prezzi, dimezzando approssimativamente le perdite rispetto al residenziale.

    L’anno 2014 è stato significativo anche per il settore commerciale, il quale ha arrestato il suo trend negativo, per poi invertirlo già al termine del 2015, quindi con lieve anticipo rispetto al resto del comparto.

    Per il 2016 si prevede dunque un sostanziale mantenimento della leggera crescita degli immobili adibiti agli esercizi commerciali, a conferma di una possibile ripresa generale.

    Quello industriale è il settore che è stato maggiormente penalizzato dalla caduta delle transazioni e dei prezzi, la quale non si è arrestata neppure lo scorso anno 2015. Tuttavia la sensibile ripresa generale, con particolare riferimento al settore commerciale, potrebbe trascinare anche quello industriale verso un segno positivo per il 2016, sebbene resti comunque a livelli minimi rispetto a circa 5-6 anni fa.

    In conclusione, per il 2016 si parla di una possibile crescita complessiva del numero di transazioni nel territorio provinciale di Pordenone, ma non sarà comunque travolgente, anche perché sul fronte dell’accesso al credito la situazione non è migliorata in modo rilevante. Gli istituti bancari pagano ancora lo “scotto” delle precedenti esposizioni finanziarie, compiute complessivamente in un contesto generale di eccessi e incautele.

    In considerazione delle analisi sopra descritte, il 2016 dovrebbe stimolare anche il settore delle costruzioni edili che versa da molto tempo in uno stato di profonda stagnazione. Ad aiutare la possibile ripresa anche in questo comparto estremamente importante per l’economia del Paese, gioca un ruolo fondamentale la graduale riapertura delle banche alla cessione del credito, in definitiva per chi è alla ricerca di una casa a pordenone questo è forse l’anno giusto per riuscire a comprare una casa in vendita a pordenone prima che mercato immobiliare si riprenda del tutto e che quindi i prezzi iniziano a salire.