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  • Mercato delle materie prime, ecco perché le dinamiche di prezzo non sono uguali per tutti

    Negli ultimi mesi l’andamento dell’inflazione è stato complessivamente calante, segno che gli sforzi fatti dalle banche centrali di tutto il mondo stanno avendo effetto. Tuttavia, se ci spostiamo sul mercato delle materie prime possiamo osservare delle dinamiche contrastanti tra le varie commodities. A tutto questo c’è una spiegazione.

    C’è differenza tra mercato e mercato

    materie primeSoprattutto nell’ultimo periodo, si stanno intensificando le dinamiche differenti nella formazione dei prezzi sul mercato delle materie prime. Questo avviene sia per l’andamento della tendenza precedentemente in corso (al rialzo o al ribasso), sia per fattori strettamente attinenti ai fondamentali che contribuiscono alla formazione dei vari prezzi.

    L’energia cresce

    Il mercato delle materie prime energetiche è quello che più di tutti è sensibile alle fluttuazioni di breve periodo, diventando terreno fertile per tecniche di scalping 5 minuti. In particolar modo, questo settore sta risentendo soprattutto delle tensioni a livello geopolitico, che vanno ad influenzare in primo luogo il prezzo del petrolio. Questo avviene perché crescono i timori di una riduzione dell’offerta, e la conseguente formazione di un deficit sul mercato. Per questo motivo, da metà febbraio l’indice finanziario delle materie prime energetiche è andato verso l’alto.

    I metalli in ordine sparso

    Sul mercato dei metalli invece il driver principale dei prezzi sono i fattori fondamentali relativi alla domanda e all’offerta. Per questo motivo, le tendenze all’interno del settore possono essere molto differenti a seconda del tipo di metallo preso in considerazione.

    Nel mercato dei metalli ferrosi la tendenza è principalmente ribassista, perché risente della scarsa crescita economica della Cina che indebolisce la domanda di metallo.
    Sul versante opposto invece ci sono i metalli non ferrosi. Su questo mercato invece, dopo aver segnato un doppio minimo, i prezzi sembrano indirizzarsi verso il rialzo, principalmente grazie al traino del rame per il quale si prevede una deficit di offerta (cosa che rappresenta un fattore rialzista per il prezzo).

    L’oro fa un settore a sé stante

    Un discorso a parte merita invece l’oro, che viene considerato un bene rifugio. Questo significa che il suo prezzo è molto sensibile tanto all’andamento delle politiche monetarie quanto alle escalation delle tensioni sul fronte internazionale.

  • Materie prime, ecco l’impatto di un anno di guerra in Ucraina

    Poco più di un anno è passato dallo scoppio del conflitto in Ucraina, da quando cioè la Russia decise di sconvolgere il mondo invadendo il territorio vicino. Le conseguenze della guerra si sono viste anche dal punto di vista economico. Ad esempio nel settore delle materie prime.

    Un bilancio degli effetti del conflitto sulle materie prime

    materie primeIn generale la guerra ha provocato una fiammata di volatilità per tutte le commodities. Va precisato però che nell’ultimo anno ci sono stati anche altri fattori che hanno reso il mercato delle materie prime molto instabile.

    Ad esempio i rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, oppure i timori di una recessione globale e quindi di calo della domanda delle materie prime. I prezzi hanno risentito dell’andamento del dollaro e delle restrizioni sanitarie in Cina, la seconda potenza mondiale.

    Quello che è interessante notare è l’andamento a seconda del tipo di materie prime.

    I metalli preziosi

    Per quanto riguarda il segmento dei metalli preziosi, e in special modo loro l’andamento delle politiche monetarie è stato l’elemento più influente. Soprattutto le mosse della Federal Reserve hanno impedito al lingotto di correre e lo hanno spinto verso un ribasso.
    Un contesto analogo lo ha vissuto anche l’argento, che però ha risentito anche della frenata dell’economia, trattandosi anche di un metallo industriale.

    I metalli industriali

    I timori di approvvigionamento hanno caratterizzato il 2022 spingendo i prezzi dei metalli industriali inizialmente al rialzo. L’inasprimento delle politiche monetarie non è stato un fattore positivo per le materie prime industriali, penalizzate per altro anche dalle restrizioni cinesi che sono durate fino all’inizio del 2023.

    Le materie prime energetiche

    Senza dubbio e nel settore delle materie prime energetiche che si ha avuto l’impatto più violento della guerra in Ucraina. I prezzi del gas e del petrolio sono schizzati alle stelle sul mercato Quotex, non solo per le difficoltà di approvvigionamento ma anche e soprattutto per le sanzioni contro la Russia da parte dell’Occidente.

    Le materie prime agricole

    Anche in questo caso l’impatto della guerra in Ucraina è stato violentissimo. Russia e Ucraina chiave di alcune prodotti come ad esempio il grano, l’orzo e il mais. La guerra ha improvvisamente stroncato il mercato, aggravando le tensioni che c’erano fra domanda e offerta. Alla fine del 2021 i prezzi di alcune materie prime già erano altissimi, con gli indicatori leading che erano sballati verso l’alto, ma dopo l’invasione russa in Ucraina sono schizzati ulteriormente in alto. I prezzi sono infatti diminuiti grazie all’accordo sul grano raggiunto tra Russia e Ucraina in agosto.

  • Economia agricola penalizzata dalla guerra come il settore energetico

    L’invasione della Russia in Ucraina ha provocato un contraccolpo violento sull’intera economia globale. Il vero tsunami si è abbattuto soprattutto sul settore energetico. Ma qualcosa di analogo sta accadendo anche nell’economia agricola.

    La guerra e l’economia agricola

    economia agricolaAlla base del problema c’è una scelta scriteriata di fondo, ossia quello di basare la propria strategia di approvvigionamento su un unico fornitore. L’aver reso la Russia il nostro principale partner energetico ci è costato carissimo nell’ultimo anno.

    Adesso che questo problema sembra in via di risoluzione, o quantomeno attenuazione, sta emergendo chiaramente che lo stesso sbaglio è stato condotto anche nell’economia agricola.

    La corsa dei prezzi

    Troppo focalizzati sulla fiammata dei prezzi dell’energia, non abbiamo prestato sufficiente attenzione all’analoga corsa che hanno avuto i prezzi dei fertilizzanti e delle colture.

    Il grano è schizzato dai 740 dollari al bushel che aveva a febbraio 2022, prima cioè dell’invasione russa in Ucraina, alla cifra record di 1290 dollari.
    Discorso analogo si può fare per il mais, il cui prezzo era già schizzato verso l’alto a causa del Covid e della siccità, ha proseguito lungo quel momentum rialzista. Era a quota 600 dollari al bushel a febbraio dello scorso anno, ma già nel mese di aprile era arrivato ad 800 dollari.

    La nuova minaccia

    Negli ultimi mesi la situazione è migliorata, perché quelle quotazioni shock sono andate in discesa. Tuttavia all’orizzonte c’è una nuvola nera che minaccia di far fallire tutti i progressi in tal senso, che già ha fatto aumentare gli indicatori di volatilità dei prezzi, preannunciando scenari nuovamente turbolenti.

    Lo scorso anno c’era stato un accordo sul grano del Mar Nero, che aveva consentito un contenimento dei prezzi. Quell’accordo tra Mosca e Kiev necessita di un rinnovo che dovrebbe arrivare nel mese di marzo, ma al momento non si vede un lampo di ottimismo.
    Se il patto dovesse naufragare si innescherebbe una nuova fiammata dei prezzi. A ciò si aggiunge anche il rischio climatico, provocato dalle temperature record dello scorso anno. Va sottolineato che le scorte previste per l’annata agraria sono appena sufficienti per 58 giorni, ossia il dato più basso dal 2008.

  • Materie prime costose e introvabili, gli ordini saltano e la ripresa ne risente

    Ci sono centinaia di elementi molto diversi tra loro, uniti in questo momento da un fattore comune: sono costosi e introvabili.
    Materie prime che è sempre più difficile portare in Italia.
    Parliamo di componenti elettronici come semiconduttori e chip, materiali semi-lavorati, l’acciaio inox ma anche di prodotti più insospettabili come il lino, il cotone, le fibre sintetiche e la seta.

    Lo scenario delle materie prime

    materie primeA innescare questi problemi è stata soprattutto la pandemia, perché con i lockdown le produzioni / estrazioni si sono fermate. Quando sono cominciate le riaperture, la conseguente impennata della domanda ha reso sempre più complesso smaltire tutti gli ordinativi rimasti in sospeso.
    In pratica la disponibilità di queste materie prime è diventata più ridotta ,e questo ha esercitato una fortissima pressione sui prezzi.

    Forniture ridotte

    Molti importatori che prima ordinavano diversi lotti di materie prime, hanno dovuto accontentarsi di minilotti e microlotti e poi risolvere in parte con le scorte che già avevano (se l’avevano). Anche se il caso più eclatante è quello del settore tech e del mercato dell’auto, in realtà questa situazione affligge tutti i settori.

    Costi di trasporto e speculazione

    Ad aggravare il problema è stato poi l’iperaffollamento dei container e i costi enormi di trasporto, che in alcuni casi è sette volte più alto rispetto al 2019.
    Significa che anche là dove le materie prime sono disponibili, diventata complicato farsele recapitare. E quando si riesce, non si può scaricare più di tanto il costo sul prezzo finale.

    In questo scenario caratterizzato da grande volatilità, deve poi inquadrarsi il fenomeno della pura speculazione sui prezzi delle materie prime. In sostanza anche là dove il mercato (domanda e offerta) potrebbe generare un certo prezzo, c’è chi ci marcia e lo gonfia artificiosamente.

    A rischio l’intero sistema produttivo

    Questo comporta ricadute pesanti sull’intero sistema produttivo, già messo in ginocchio da ripetuti problemi legati al Covid e ai lockdown. Il risultato a cui porta infatti sono consegne mancate e rischio concreto di perdere i propri clienti, proprio mentre la ripresa potrebbe invece far decollare gli ordini.

  • Materie prime, la fine della crisi può spalancare un nuovo super ciclo

    Quando si parla di ripresa economica, ci sono diversi segnali che possono farla cogliere. Se generalmente si guarda alla curva dei tassi come mezzo perché si manifesti la ripresa, c’è un altro elemento che è altrettanto indicativo. Stiamo parlando dell’andamento dei prezzi delle materie prime.

    Il valore indicativo delle materie prime

    materie primeLe materie prime sono elementi essenziali per la produzione. Sono in sostanza la vera benzina della ripresa. E quando vanno in rally, non è difficile immaginare che le cose stiano migliorando.
    Secondo molti analisti, siamo ormai prossimi a vivere il quinto super ciclo degli ultimi 100 anni.

    In primis si può pensare al petrolio. Il prezzo (quello della versione europea Brent) ha superato i 60 dollari al barile, toccando un livello che non si vedeva da gennaio 2020, ossia da prima che si entrasse nella fase acuta della pandemia. Da allora c’è stata una figura di inversione del trend, che ha rovesciato la situazione.

    Il Rame come barometro della ripresa

    Ma c’è un altra materia prima che viene presa, anche più del petrolio, come indicatore della stato di salute dell’economia. E’ il rame. Il prezzo del metallo rosso ha toccato i massimi da 8 anni (futures a 3,84 dollari per libbra, come non accadeva da settembre 2012). Il rame è il metallo industriale per eccellenza, e il suo prezzo viene spinto dalle prospettive di una maggiore domanda industriale sulla scia degli stimoli e della ripresa economica alimentata dai vaccini. E’ considerato un barometro economico.

    Super ciclo oppure no?

    In generale da novembre scorso, sia l’indice dei prezzi delle materie prime che quello dei metalli di uso industriale si sono apprezzati del 17%. Le previsioni sullo zinco ad esempio sono molto ottimistiche.
    Va precisato che siamo molto distanti dalle vette raggiunte dall’ultimo super ciclo, quello che caratterizzò il periodo antecedente la grande crisi del 2008 (che era cominciato nel 1996). Però lo sprint è importante e incoraggiante. Soprattutto dal punto di vista dei mercati emergenti, visto che la produzione di commodity e materie prime è concentrata in questi paesi.

  • Materie prime, la corsa dell’argento potrebbe spingere più dell’oro

    La tempesta Covid ha travolto tutti i settori economici, paralizzando l’attività industriale globale e spingendo al ribasso la domanda di materie prime. Prima che cominciasse l’estate però, quasi tutti gli analisti erano convinti che i prezzi sarebbero cresciuti, a seguito della ripresa dell’attività economica. Questo discorso valeva principalmente per il rame, ma anche per l’argento.

    La ripresa dell’economia e le materie prime

    materie primeProprio riguardo al silver metal, va detto però che in pochi si aspettavano una crescita così sostenuta. La “price action” di questa materia prima è stata infatti molto più aggressiva del previsto.
    Dai 19 dollari per oncia che valeva all’inizio di luglio, si è arrivato a un prezzo massimo di circa 29 dollari all’inizio di agosto. Dopo alcune oscillazioni, il prezzo dell’argento sembra esseri stabilizzato ai livelli attuali di circa 27 dollari.
    Non stupisce quindi che si sia sviluppata una forte sete di argento negli investitori. Una sete che ha finito per attingere anche al bacino degli ETF che, nel solo 2020, hanno visto le partecipazioni aumentare di 8800 tonnellate.

    I driver della crescita

    La convinzione che il prezzo di questa materia prima si sarebbe gonfiato nasceva da diversi fattori.
    Anzitutto l’anomalo rapporto oro-argento (troppo sbilanciato a favore del gold). A luglio tale rapporto era intorno a 100, il che significa che un’oncia d’oro poteva acquistare 100 once d’argento. Ad agosto è sceso poi verso 70.
    In secondo luogo le limitate forniture di argento fisico per la consegna agli investitori.
    Infine il miglioramento delle prospettive globali dell’industria manifatturiera. Bisogna infatti ricordare che l’argento è un metallo che trova largo impiego in ambito industriale.
    Anche dal punto di vista tecnico, c’erano segnali importanti. L’indicatore alligator evidenziava infatti che il “coccodrillo” era pronto ad aprire le sue fauci.

    Prospettive ancora interessanti

    Va infine aggiunto che, malgrado i recenti balzi di prezzo, le prospettive continuano a rimanere rosee. La minaccia di un aumento dell’inflazione e la nuova posizione di politica monetaria della Federal Reserve per mirare all’inflazione media del 2%, finirà per mantenere i tassi di interesse reali più bassi. Ciò dovrebbe contribuire a sostenere i prezzi dell’argento a lungo termine, anche se chi sa che cos’è la volatilità dei mercati, se ne aspetta ancora parecchia.
    Potrebbe quindi essere solo una questione di tempo, prima che l’argento segua le orme dell’oro e spingendosi ai massimi storici.

  • Offerta di rame in calo, il mercato torna a temere il deficit

    Se in generale il mercato delle commodities sta risentendo del clima teso tra USA e Cina, quello in particolare del rame è nuovamente entrato in fibrillazione, sulla scia delle notizie che vorrebbero sempre più imminente un deficit di approvigionamento e quindi un calo dell’offerta.

    Mercato del rame e offerta

    offerta rameIl timore di una carenza di rame è una costante degli ultimi anni sul mercato delle materie prime. Già un lustro fa circolava una notizia del genere, e la cosa si è poi ripetuta periodicamente. Ma molti analisti ritengono che il problema potrebbe essere più lontano di quanto si pensa. Quello che è certo però, è che una certa carenza è incombente, e probabilmente si farà presto sentire sui prezzi, forse entro la metà del 2020. E molti sperano che ciò accada, visto il crollo dei prezzi dell’ultimo anno. A giunto del 2018 il metallo aveva raggiunto 7.261,50 dollari a tonnellata, con l’awesome oscillator che puntava ancora al rialzo, mentre in questo periodo viene scambiato a circa 6.450 dollari per tonnellata al London Metal Exchange (LME).

    Fattori critici per l’offerta di rame

    Un paio di fattori hanno già messo sull’allerta i mercati. Anzitutto le condizioni meteorologiche sfavorevoli nei principali paesi produttori di rame. In secondo luogo la produzione balbettante in alcune importanti miniere, come quella di Las Bambas in Perù. Tuttavia, nuovi progetti minerari sono all’orizzonte, e questo dovrebbe ritardare la possibile carenza globale di rame. A livello di domanda invece, sia la frenata dell’economia globale sia la guerra commerciale USA-Cina potrebbero incidere al ribasso.

    Ipotesi a lungo termine sulla domanda

    Se il nostro time frame trading viene spostato sul lungo termine, ci si aspetta invece una crescita della domanda di rame scatenata dalla crescita del mercato dei veicoli elettrici (EV). Questo dovrebbe mettere pressione al mercato, anche se il ruolo del rame in questo ambito è stato già ridimensionato dalla diffusione di metalli come il litio e il cobalto. Ad ogni modo, secondo la Copper Development Association, la domanda di rame per i veicoli elettrici dovrebbe aumentare a 1,7 milioni di tonnellate entro il 2027.

  • Commodities, la spinta può arrivare dal capolinea del dollaro

    Lo scorso anno ha visto il dollaro grande protagonista dei mercati, e questo ha finito per deprimere tanto i mercati emergenti quanto quello delle commodities. Questo stato di cose però secondo molti è vicino alla fine, perché la corsa della valuta statunitense sarebbe prossima al capolinea.

    Dollaro e materie prime

    commoditiesA sorreggere la corsa del dollaro nel 2018 sono stati diversi fattori. La riforma fiscale voluta da Trump, che ha ridotto le imposte per le società, ma anche la politica monetaria portata avanti dalla FED e lo scoppio della tensione commerciale con la Cina. Alcune di questi eventi sono stati “indotti” dalla volontà di aiutare i repubblicani nelle elezioni di metà mandato (quelle di novembre scorso). Adesso questa necessità non c’è più, e inoltre sono misure che non potranno comunque avere un effetto positivo duraturo.

    Il Financial Times ha fatto inoltre notare un dato di fatto. Dal 2010 ad oggi, il dollaro ha recuperato il 35% in termini generali e il 50% rispetto alle valute dei mercati emergenti. Parliamo di migliaia e migliaia di pips, se sapete i forex pips cosa sono. Tutto ciò a causa anche delle politiche di Quantitative Easing (QE), che hanno reso più appetitoso disinvestire dai mercati emergenti e approfittare del fiume di liquidità immesso dalle banche centrali sui mercati. Adesso che questo scenario cambia, anche l’esito dovrebbe essere il contrario.

    Materie prime, ripresa vicina?

    Ma anche per le commodities lo scenario dovrebbe mutare. Gli investitori che seguono la strategia MACD Bollinger trading, stanno aspettando che il “coccodrillo” apra le fauci per divorare acquisti sul mercato. Sanno che l’andamento del greenback è una delle variabili cruciali che incidono sul prezzo delle materie prime. Nel 2018 la forza del dollaro ha depresso in generale le quotazioni di queste ultime. Se il dollaro dovesse davvero confermare questo indebolimento, allora si potrebbe avere un effetto inflazionistico sui mercati delle commodities. La grande incognita è quanto velocemente si manifesterà questo indebolimento del dollaro.

  • Come Fare Trading sul Petrolio

    Il petrolio è probabilmente il bene di commercio più scrutinato al mondo. È da ormai molti anni oggetto di fluttuazioni di prezzo, dovute a innumerevoli fattori. Inutile ricordare l’importanza che esso ha avuto anche in termini di gueere e rapporti diplomatici fra paesi produttori e paesi interessati al prodotto. Viene considerato alternativamente la cosa migliore mai successa all’umanità e la cosa peggiore. Investire nel petrolio può essere allo stesso tempo estremamente profiittevole, così come tremendamente rischioso.

    Il petrolio è una sostanza che occorre naturalmente e che può essere trovata nelle formazioni geologiche sotto la superficie della Terra. In una forma o nell’altra il petrolio viene usato da millenni.

    Un barile di petrolio è equivalente a quarantadue galloni americani. Una volta raffinato un barile dà vita ad approssimativamente venti galloni di benzina e sette di diesel. In più ci sono anche diciassette galloni di sottoprodotti come propano, ammoniaca, e materiali plastici. Il processo di raffinamento quindi produce un guadagno netto di due galloni.

    Il prezzo del petrolio tende a scendere e salire a seconda di ragioni economiche, geopolitiche e sociali. Questo non fa che confermare una certa instabilità di mercato, che lo rende di conseguenza una delle materie prime con i guadagni più alti. Per investire al meglio, ciò che serve è una conoscenza base di analisi del mercato. Con l’evoluzione di piattaforme di trading online, di opizioni binarie e via dicendo, oggi anche un trader inesperto può ricevere grandi profitti con pochi click.

    In questo preciso momento storico, il petrolio ha un ottimo prezzo, l’ideale per chi vuole cominciare a fare trading. Il prezzo al barile, nonostante non più ai picchi in ribasso degli ultimi anni, è ancora ad un prezzo molto attraente per potenziali investitori. Un principiante potrebbe cominciare adesso e ricevere guadagni in tempi estremamente brevi. Questo è uno dei grandi vantaggi di investire in un bene volatile come il petrolio.

    È inutile negare che ci sia un certo pessimismo riguardo la risalita dei prezzi, nonostante il quale, le nazioni dell’OPEC si stanno mobilitando per riportare in alto i prezzi. Come dimosta una recente risalita dei prezzi e una generale ripresa dei mercati delle commodities, il petrolio si dimostra ancora forte. Il prezzo del barile è infatto tornato a cinquanta dollari, cifra a cui non eravamo più stati abituati. Mentre è vero che il prezzo è ancora dimezzato rispetto alle vette di alcuni anni fa, è comunque un buon segnale di ripresa.

    Una volta conosciuti i vantaggi e gli svantaggi del trading del petrolio, rimane solo una cosa da fare, cominciare a vendere e comprare. Il modo migliore per farlo è puntare su una piattaforma di trading, soprattutto per il trader inesperto. Le piattaforme di trading offrono un supporto maggiore, così come utilissime fonti di informazioni e interessanti articoli per capire meglio l’andamento di un prodotto come il petrolio.  E’ necessario trovare una piattaforma seria e affidabile per fare trading sul petrolio che sia facile e intuitiva da usare, adatta a tutti i trader di qualsiasi livello.

  • Comprare Oro per Investimento

    Comprare oro per investimento è uno dei metodi più sicuri per preservare il valore dei propri risparmi, come per ogni altra forma di investimento anche per l’oro vale la regola di conoscere bene tutti gli aspetti di questa operazione prima di procedere all’acquisto di oro.
    Di seguito proviamo a dare alcune consigli utili per quanto riguarda i vari aspetti del comprare oro e indicarci il futuro dell’oro sui mercati finanziari.
    Nonostante siano lontani i tempi della crescita continua del prezzo dell’oro iniziata nel 2008, che porto il prezzo di questo prezioso metallo giallo a raddoppiare il proprio valore, ancora oggi ci sono molti buoni motivi che indicano che l’investimento in oro sia ancora un ottimo metodo per mettere al sicuro i propri soldi dai dissesti finanziari che in una fase come quella attuale tendano a ripetersi in modo costante.
    I motivi per comprare oro sono sono vari, la politica economica della Federal Reserve è stata giudicata come favorevole ad ulteriori apprezzamenti dell’oro, a questo bisogna aggiungere la debolezza del dollaro e la volontà da parte degli altri paesi di voler riconvertire le ingenti riserve di denaro in dollari accumulate in altre forme di riserve più al riparo dalla svalutazione del biglietto verde
    Tra le varie diversificazioni possibili l’oro è sicuramente una di quelle favorite dai paesi che vogliano riconvertire le proprie riserve economiche, anche se la relativa scarsità di reperibilità di questo prezioso metallo lo rende utile solo parzialmente a coprire l’enorme valore necessario per poter sostituire le riserve in dollari accumulate.
    Questo problema di diversificazione viene sentito in special modo da quei paesi emergenti che annualmente traggano grossi profitti dalla crescita delle proprie economie o dalla vendita di materie prime come nel caso dei paesi arabi con il petrolio.
    La domanda attuale di oro supera notevolmente l’offerta che la produzione rende ogni anno disponibile sul mercato contribuendo a fare salire la quotazione dell’oro, la crisi dei paesi Europei non favorisce certo molte alternative agli investitori che tendano a puntare sulle più importanti materie prime.
    Tra le varie materie prime che vengano acquistate per investimento i metalli in generale e quelli preziosi in modo particolare sono attualmente gli investimenti più sicuri, oltre all’oro anche il rame è salito alle stelle toccando record mai raggiunti prima.
    Anche gli analisti vedano il continuare di un trend positivo per oro e altri metalli più o meno preziosi, dopo gli dei fallimenti delle maggiori banche americane e le conseguenti gravi perdite di denaro, gli investitori hanno modificato le proprie strategie d’investimento decidendo di affidarsi a beni più reali e tangibili.