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  • Valle Aniene, è Antonello De Pierro l’amministatore locale italiano più seguito sui social

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierro, capogruppo a Roccagiovine e consigliere dell’Unione dei Comuni Valle Ustica, con 181.000 follower, è 74esimo nella classifica dei politici nazionali più seguiti sulle pagine Facebook e oggi primo per trend di crescita, sopra Meloni e Berlusconi


    Roma – E’ ormai nota l’importanza dei social network nella comunicazione politica, in cui partiti e big, ma non solo, investono molto al fine di mantenere un contatto costante con i loro follower, che interagiscono sempre di più con i politici che seguono, spesso anche in maniera critica.

    In particolare, il social network su cui puntano maggiormente gli esponenti della politica italica è Facebook, seguito a ruota da Twitter. Il numero di seguaci che un politico riesce a ottenere sulla sua pagina Facebook è ormai diventato un indice di riferimento per valutare la sua presenza sui social, circostanza che è ormai considerata fondamentale anche in occasione delle campagne elettorali, dove ci si affida sempre più alla logica dell’algoritmo per raggiungere gli elettori e racimolare consenso. Esiste un sito dal nome Politica su Facebook , che riporta la speciale classifica, aggiornata quotidianamente, delle pagine dei politici italiani per numero di follower. A oggi, scorrendo lo sguardo sull’elenco si notano sul podio il segretario della Lega Matteo Salvini al primo posto con 5.036.068, il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte al secondo con 4.510,627 e la leader di Fratelli d’Italia e presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni al terzo, l’unica che fa registrare un trend in crescita (+1002), mentre i primi 2 sono in emorragia di follower (rispettivamente – 352 e – 798). Ma continuando a leggere nella top ten, da cui, dopo le elezioni politiche è sparito Luigi Di Maio, ci si imbatte in nomi interessanti e a volte sorprendenti. Al quarto posto figura Vittorio Sgarbi con 2.389.676, poi Beppe Grillo con 1.741.902, Gianluigi Paragone con 1.624.802, Alessandro Di Battista con 1.606.283, il presidente della Campania Vincenzo De Luca con 1.519.752, il leader di Italia Viva Matteo Renzi con 1.134.945, mentre al decimo posto chiude Silvio Berlusconi con 1.131.814.

    Tra i vari esponenti della politica nazionale, che si avvicendano nella classifica, al 74esimo posto campeggia Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro con 180.995 folloower, che oggi ha un sorprendente trend in crescita pari a 1.710 follower, riferito all’ultima settimana, che lo colloca al primo posto, sopra le europarlamentari leghiste Silvia Sardone e Simona Baldassarre, rispettivamente con 1.468 e 1.220. Sotto al podio si scorgono il deputato e sottosegretario leghista Massimo Bitonci con 1.138, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, solo 5^ con 1002, Silvio Berlusconi (6°con 907) e il deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli (7° con 818). E ancora, tra gli altri, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein con 696, il governatore del Veneto Luca Zaia con 486, Gianluigi Paragone con 353, Nicola Fratoianni con 320, Alessandro Di Battista con 318, Imma Battaglia con 292, Marco Rizzo con 286 e Carlo Calenda con 274.

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    Evidentemente l’incessante attività politica del giornalista romano, che da sempre si batte a favore dei diritti delle cellule più deboli del nostro tessuto sociale, l’ha fatto apprezzare tanto che oggi il suo seguito sulla pagina Facebook è di circa lo 0,3 % della popolazione italiana e supponendo che tutti i follower fossero elettori, in base al numero dei votanti registrati alle scorse elezioni politiche la percentuale salirebbe a circa lo 0,6 %. Un risultato che premia un intenso lavoro da giornalista, che l’ha visto alla direzione di Radio Roma per 10 anni, di Italymedia.it e di altre testate locali, prima di dedicarsi quasi esclusivamente alla politica e fondare il movimento Italia dei Diritti-De Pierro, lanciando un progetto etico e legalitario, che ha permesso di eleggere decine di consiglieri in seno a molti consigli comunali. Un impegno iniziato tra le file dell’Italia dei Valori, dove ha anche ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa a Roma. Fu allora che decise di creare un nuovo soggetto politico, che ben presto raccolse adesioni in tutta Italia. Nel 2013, decise di seguire Massimo Donadi e Nello Formisano, i quali erano confluiti nel progetto denominato Centro Democratico, promosso da Bruno Tabacci, con cui si candidò al Senato nella circoscrizione Molise, in quota Italia dei Diritti. La legge elettorale dell’epoca assegnava al Molise l’elezione di 3 deputati e 2 senatori. Insieme a De Pierro per quei 2 posti concorrevano anche Silvio Berlusconi nella lista del Popolo della Libertà e Roberto Ruta in quella del Partito Democratico, risultati entrambi eletti. Ma il leader dell’Italia dei Diritti ha sempre rivendicato una straordinaria circostanza: in alcuni comuni della provincia di Campobasso, in cui il movimento aveva più seguito, Centro Democratico ottenne più voti al Senato, dove gli elettori erano in numero minore, essendo previsto il diritto di voto a 25 anni, che alla Camera, la cui lista vedeva capolista Bruno Tabacci, capo politico di Centro Democratico. La grande abnegazione con cui De Pierro affronta a testa alta ogni distorsione sociale, sempre alla ricerca della legalità e denunciando ogni accenno di illiceità l’ha portato a essere molto esposto e pertanto soggetto a ritorsioni. Come a gennaio del 2007, quando, a seguito di alcuni esposti presentati per degli abusi edilizi, i destinatari, che, come ha poi ampiamente dimostrato De Pierro, avevano goduto di omissioni istituzionali,accompagnarono con la loro automobile, sotto casa sua, il noto boss mafioso di Ostia Armando Spada. Nell’ormai nota vicenda De Pierro fu minacciato di morte e aggredito dallo Spada insieme a suo fratello e finì in ospedale. Poi per l’Italia dei Diritti-De Pierro sono iniziate le esperienze amministrative, una fra tutte quella del 2016 ad Ariccia, dove De Pierro volle candidare a sindaco Luisa Sallustio, la dimissionaria presidente Pd del consiglio comunale. La lista Idd, che vedeva come capolista l’attuale segretario provinciale romano Carlo Spinelli,, ottenne un dignitoso 3,4 %, risultato che spinse poi il direttivo a proseguire sulla strada delle elezioni amministrative , ottenendo molti eletti nei comuni, tra cui lo stesso De Pierro, candidato a sindaco a Roccagiovine, è entrato in opposizione a guidare il gruppo IdD, fino ad arrivare alle scorse elezioni politiche, dove lo stesso giornalista, a seguito di vari accordi politici, aveva ottenuto la candidatura in un collegio uninominale semiblindato alla Camera, con elezione quasi certa, sfumata poi per divergenze interne con il partito che l’avrebbe ospitato in quota Italia dei Diritti-DePierro.

    La battaglia a favore dei vaccini, che lo vede impegnato da oltre 2 anni, l’ha esposto a reiterati insulti e minacce, che non si sono mai placati, ma gli ha fatto indubbiamente acquisire consenso. Come un attacco ricevuto da Matteo Salvini, che l’aveva definito “povero ominicchio” da tutti i suoi profili social, lo ha reso bersaglio di vari insulti e critiche da parte di tanti sostenitori leghisti, compresi alcuni parlamentari, ma l’ha reso meritevole di solidarietà da parte di quanti fossero contrari alla politica del leader leghista, o quantomeno avessero ritenuto il suo attacco inopportuno. Come una critica mossa nei confronti del calciatore della As Roma Nicola Zalewski ha suscitato l’indignazione da parte di tanti tifosi giallorossi, con insulti e minacce anche gravi, che l’hanno costretto a recarsi a Poli scortato in occasione di una manifestazione calcistica. Tutti episodi che hanno esposto il numero uno dell’Italia dei Diritti – De Pierro ad atti di violenza, ultimo quello subito lo scorso 17 marzo a Roma, mentre si recava in Campidoglio, quando, per motivi ancora da accertare, è stata distrutta l’autovettura che lo trasportava, ha subito un trauma cranico alla regione occipitale e, prontamente soccorso, è stato trasportato in ospedale in codice giallo.

    Ma prima di tutto il merito va al lavoro svolto da tutti gli esponenti dell’Italia dei Diritti – De Pierro sul territorio, eletti e non, i quali, magistralmente coordinati dal responsabile nazionale per la Politica Interna e segretario provinciale di Roma Carlo Spinelli, svolgono un’attività costante nell’interesse dei corpi collettivi. Da quando De Pierro ha lanciato l’iniziativa dei consiglieri ombra tutte le amministrazioni hanno i riflettori accesi sul loro operato e pertanto se non sono virtuose, a giudizio degli esponenti Idd, sono costrette a subire la critica dei rappresentanti del movimento, sia che siedano sugli scranni istituzionali, sia che non siano presenti nelle aule dibattimentali.

    Grazie al numero di circa 181.000 follower raggiunto su Facebook (su Twitter ne conta circa 77.000) il giornalista presidente dell’IdD, che attualmente oltre a essere capogruppo in consiglio a Roccagiovine è anche consigliere presso l’Unione dei Comuni Valle Ustica e capogruppo dell’Italia dei Diritti-De Pierro presso la X Comunità Montana dell’Aniene, ancorché al momento commissariata , si laurea come l’amministratore locale più seguito sui social in Italia.

    La sua 74esima posizione in classifica, con 180.995 follower registra il suo maggior seguito sui social rispetto a vari big, tra cui il neo eletto governatore del Friuli – Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, 76esimo, che conta 164.426 follower, Marco Cappato, 82esimo, con 154.204, Nicola Fratoianni, 83esimo, con 153.788, Riccardo Fraccaro, 85esimo, con 151.208, Enrico Letta, 86esimo, con 150.902, Federico Pizzarotti, 89esimo, con 147.318, Marco Rizzo, 90esimo, con 146.880, il presidente della Repubblica Sergio Mattarela, 96esimo,con 139.042, Teresa Bellanova, 98esima , con 137,263 e Massimiliano Smeriglio, 110esimo, con 122.716. E scorrendo ancora la classifica si scorgono il ministro Raffaele Fitto, in 112esima posizione con 121.606 follower, il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana in 113esima con 119.621, Elisabetta Gardini in 114esima con 118.080, mentre solo 118esima, con 114663, per Monica Cirinnà, 119esima, con 113.717, per l’europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi e 120esima, con 112.621, per il ministro Francesco Lollobrigida. Ancora più distaccati altri big come Davide Faraone (122esimo), Vincenzo Spadafora (124esimo), Emma Bonino (125esima), Federica Mogherini (129esima), Maurizio Gasparri (130esimo), Simone Pillon (134esimo), Pierpaolo Sileri (135esimo), Paolo Gentiloni (136esimo), Andrea Orlando (139esimo) e il presidente del Senato Ignazio La Russa addirittura 144esimo con 96.191. Tra gli amministratori locali solo un 149esimo posto, con 92.893 follower per il sindaco di Firenze Dario Nardella, 159esimo, con 86.684 per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e 160esimo, con 85813, per quello di Palermo Leoluca Orlando, comunque in posizione migliore rispetto a big del calibro di Antonio Tajani (163esimo), Roberto Giachetti (164esimo) e Dario Franceschini (172esimo).

  • Liste civetta, De Pierro risponde a Rieti Life e a Fabio Melilli

    Dopo l’articolo apparso sulla testata reatina e le dichiarazioni del deputato del Partito Democratico il presidente del movimento Italia dei Diritti si pronuncia deciso sull’argomento

    Antonello De Pierro

    Roma – In occasione delle elezioni amministrative previste per il prossimo 12 giugno anche quest’anno, in sede di presentazione delle liste, c’è stato chi è tornato a parlare di liste civetta. E puntualmente, in maniera esplicita o più velatamente, qualcuno ha eletto a bersaglio il movimento Italia dei Diritti, la compagine politica che fa capo al giornalista romano Antonello De Pierro, noto alle cronache anche per essere stato vittima in passato di un’aggressione da parte del boss di Ostia Armando Spada.
    Fabio Melilli
    Tra i tanti figura la testata reatina Rieti Life, che, in un articolo dal titolo “Casaprota, 5 liste per 700 abitanti. Ecco tutti i candidati a sindaco e a consigliere”, facendo apoditticamente riferimento alla lista IdD, pur non citandola, e sottolineando la circostanza che vede “una lista” contenere “molti nomi che si sono candidati in un altro comune ma con un altro candidato sindaco”, afferma che “sì può fare, ma ovviamente torna alla mente l’appello del deputato Melilli sulle liste civetta, consuetudine deprecabile in danno dei nostri piccoli comuni ormai da diversi anni”. Ma in cosa consiste il richiamato appello del deputato Melilli? E’ stato proprio Rieti Life a pubblicarlo, qualche ora prima del prefato articolo su Casaprota. Fabio Melilli, ex presidente della provincia di Rieti dal 2004 al 2012 e segretario regionale del Partito Democratico nel Lazio dal 2014 al 2018 aveva dichiarato: “Come accade ormai da qualche anno anche in questa tornata di elezioni amministrative i nostri piccoli comuni, sono invasi da liste di soggetti sconosciuti alle comunità e composte per lo più da militari in servizio. Il periodo di congedo, previsto per legge per chi si candida, spinge alla presentazione di liste e di candidati a Sindaco solo per avere la possibilità di non recarsi al lavoro per più di un mese. Tutto ciò, oltre a determinare un aggravio di lavoro per gli uffici comunali, mortifica ed offende le comunità che vengono utilizzate per esclusivi fini privati. Credo sia arrivato il tempo di porre fine a tali comportamenti a salvaguardia della dignità delle istituzioni e dei nostri comuni”.

    Non si è fatta attendere la risposta dell’Italia dei Diritti, che è intervenuto sulla questione per bocca del suo presidente De Pierro, capogruppo a Roccagiovine, consigliere in seno all’Unione deì Comuni Valle Ustica e già capogruppo IdD nel consiglio della X Comunità Montana dell’Aniene, attualmente comnissariata. Il leader del movimento non le manda a dire e rispedisce al mittente ogni accusa di lista civetta: “E’ arrivata l’ora di finirla di etichettare il nostro movimento come lista civetta. E’ già successo in passato, pur avendo ampiamente dimostrato il contrario sul campo, e in questo caso mi rivolgo soprattutto alla testata Rieti Life. E’ stato scritto che in 2 liste compaiono molti nomi simili. Infatti è accaduto nelle nostre liste a Casaprota e a Nespolo. In merito c’è una previsione normativa specifica che prevede la candidatura della stessa persona in non più di 2 comuni e noi ci siamo attenuti al dettato della norma. A quanto pare sembra sia bastata questa congiuntura per far tornare alla mente al redattore della testata reatina il concetto di ‘liste civetta, consuetudine deprecabile in danno dei nostri piccoli comuni ormai da diversi anni’. L’aver concesso ad alcuni candidati ritenuti più validi la doppia possibilità di elezione è bastato a rispolverare l’assunto concettuale che è espresso dal binomio liste civetta. Forse si ignora che ciò avviene a volte anche nelle file di grossi partiti a Roma, dove, per esempio, ci sono candidati al Comune, i quali figurano anche nelle liste municipali e spesso in ben 2 municipi. Per ciò che afferisce al richiamo alle parole del deputato Fabio Melilli, parlando di noi credo sia alquanto improprio e inopportuno. e voglio sperare che quest’ultimo non facesse riferimento al nostro movimento. In ogni caso se qualcuno ci etichetta come lista civetta non sa davvero di cosa parla. La realtà fattuale che ci vede protagonisti nei territori dice esattamente il contrario. Nei comuni del perimetro territoriale della Città Metropolitana di Roma Capitale abbiamo eletto ben 23 consiglieri e tutti si sono distinti fin dall’inizio per l’impegno profuso nell’onorare l’attribuzione mandataria ricevuta tramite l’espressione di voto da parte degli elettori. Se altre liste si comportano diversamente non è una cosa che ci riguarda, l’importante è che il comportamento che pretendiamo dai nostri candidati, specie se poi vanno a sedere sugli scranni delle assise consiliari, si traduce in una manifestazione esemplare di rispetto per le istituzioni e di conseguenza per i corpi collettivi che queste rappresentano. Abbiamo invece assistito a esternazioni comportamentali da lista civetta proprio da parte di compagini elettorali formate da candidati locali, con sindaci eletti che si sono dimessi dopo qualche giorno condannando i comuni al commissariamento. E nemmeno mi pare che i nostri eletti si siano candidati, come afferma Melilli riferendosi alle ‘liste di soggetti sconosciuti alle comunità’ e composte per lo più da militari in servizio’, offendendo e mortificando ‘le comunità che vengono usate per esclusivi fini privati’. Voglio pensare che Melilli non si riferisse a noi, perché in caso contrario siamo noi a essere mortificati e offesi di fronte a una lapalissiana mistificazione della realtà fenomenica e pretendiamo delle scuse. In centinaia di nostre liste sono stati finora candidati solo 2 militari, un sottufficiale della Marina Militare, che risponde al nome di Marco Zoppini ed è uno dei punti di forza sotto il profilo politico informatico del nostro movimento e negli anni scorsi un carabiniere. E’ stato candidato qualche poliziotto, di cui 3 sono stati eletti, onorando con tutti i crismi il mandato e facendo registrare la loro presenza a ogni convocazione , ma Melilli dovrebbe sapere che i poliziotti non sono militari, ancorché sia prevista l’applicazione d’ufficio dell’istituto dell’aspettativa e non del congedo, come lui erroneamente lo chiama, che è tutta un’altra cosa. Ma tra i nostri eletti figurano soprattutto 2 commercialisti, Dario Domenici e Maria Condrò, 2 infermieri, Massimo Pacico e Teresa Trerotola, un assicuratore, Sandro Taraborrelli, un’ex hostess dell’Alitalia, Paola Torbidoni, un medico, Marco Del Monaco, 2 imprenditori, Angelo Lori e Tony Gallo, una docente, Angela Malaspina, una lavoratrice precaria, Sabrina Ragucci, un ex ispettore capo della Polizia di Stato, Francesco Palmisano, un’eccellenza nel diritto amministrativo e candidato senza usufruire di alcuna aspettativa, un pensionato delle Poste Italiane, Aurelio Tartaglia, un pensionato del Cotral, Angelo Barnaba, il nostro responsabile provinciale romano Carlo Spinelli, impiegato nel campo della tutela ambientale , un impiegato del Ministero dei Beni Culturali, Roberto Porcacchia, un impiegato di un’azienda privata, Giovanni Ziantoni. Tutti i nostri eletti sono impegnati quotidianamente sul territorio e quasi mai sono stati assenti a una seduta consiliare. Molti di loro peraltro non sono estranei ai territori che rappresentano, ma vivono in loco o nei dintorni. Pertanto ogni tentativo di screditarci con la definizione di ‘lista civetta’ è smentito dai fatti e può essere tranquillamente rispedito al mittente. La verità è che non siamo graditi proprio perché troppo presenti e soprattutto competenti. Per fortuna non a tutti. Molti amministratori locali intelligenti hanno colto al volo la straordinaria opportunità da noi rappresentata e hanno recepito il nostro proporci ad adiuvandum. E sono nate delle importanti e proficue collaborazioni, che hanno arricchito le comunità di un valore aggiunto e non hanno certo leso ‘la dignità delle istituzioni’ e dei ‘comuni’, per riprendere ancora il concetto espresso da Melilli. Non ci faremo intimidire da nulla e da nessuno. Il nostro esercito in continua crescita di esponenti e attivisti continuerà a salvaguardare i principi fondanti del movimento, basati sulla legalità, sulla giustizia e sull’etica. Continueremo ad apprezzare e a fare un plauso a tutte le maggioranze virtuose e terremo accesi i riflettori su chi non è in grado di porre in essere un’efficace azione gestionale. Sono gli amministratori incapaci, che siano del luogo o meno, a offendere e mortificare le comunità che rappresentano, spesso costrette a subire per mancanza di una valida alternativa una gestione insufficiente o inerte della cosa pubblica, spesso dettata da una sola persona e avallata dal voto di maggioranze di figuranti, i quali si limitano per 5 anni ad alzare la mano per votare, obbedendo come scimmie ammaestrate agli ordini di scuderia. Che piaccia o no con l’Italia dei Diritti queste aberrazioni istituzionali non passeranno più inosservate. Le amministrazioni non virtuose dovranno rassegnarsi a subire la nostra critica mirata a svegliare le coscienze anestetizzate del tessuto collettivo. Infatti da quando abbiamo lanciato l’iniziativa denominata ‘opposizione ombra’ sarà pressoché ininfluente la nostra presenza o meno nei consessi consiliari, ma i nostri consiglieri ombra denunceranno con tutti i mezzi mediatici disponibili le lacune amministrative. La pacchia è finita”.

  • Elezioni 2022, la battaglia per la legalità di De Pierro a Casape, Camerata Nuova, Nespolo e Casaprota

    Il movimento Italia dei Diritti, presieduto dal giornalista romano, anche quest’anno lancia la sfida per le amministrative, con la novità dei consiglieri ombra
    Antonello De Pierro

    Roma – Dopo 2 anni in cui le elezioni amministrative sono state rinviate a causa dell’emergenza pandemica indotta dalla diffusione del contagio da virus Sars-Cov2, responsabile della patologia Covid 19, alla cui presenza abbiamo dovuto, nostro malgrado, abituarci, il ritorno alle urne in occasione dell’appuntamento elettorale del prossimo 12 giugno, che vedrà il rinnovo di molti consigli comunali, ritorna ad aver luogo nella canonica fascia temporale che va dal 15 aprile al 15 giugno.

    Anche quest’anno il movimento Italia dei Diritti, già in passato protagonista di ottimi risultati, specie nei comuni del territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale e in particolar modo della Valle dell’Aniene, tanto da vantare il primato di lista con più eletti a livello provinciale romano nei paesi sotto i 15.000 abitanti, ha schierato la sua squadra e si prepara a un’avvincente campagna elettorale . Qualche giorno fa, presieduto da Carlo Spinelli, segretario provinciale di Roma e capogruppo a Capranica Prenestina, con la partecipazione del presidente del movimento Antonello De Pierro, si è svolto il direttivo provinciale, che ha approvato all’unanimità le liste poi successivamente presentate. La compagine che fa capo al giornalista romano, noto per le tante battaglie combattute a beneficio delle cellule più deboli del nostro tessuto sociale, specie nel decennio trascorso da direttore di Radio Roma, e per essere stato vittima di un’aggressione mafiosa da parte del famigerato boss Armando Spada, anche quest’anno ambisce a ritagliarsi un ruolo da protagonista nella competizione amministrativa in atto, specie dopo che il leader ha lanciato ovunque l’iniziativa denominata “opposizione ombra”, mirata a lodare le amministrazioni virtuose e a criticare duramente quelle che non riescono a soddisfare le esigenze dei corpi collettivi. Ed è così che il simbolo dell’Italia dei Diritti campeggia nei manifesti elettorali di Casape e di Camerata Nuova nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale e di Casaprota e Nespolo nel Reatino. Una crescita territoriale ormai inarrestabile per la squadra di De Pierro, che ogni giorno registra nuove adesioni da parte di cittadini entusiasti del progetto politico dell’IdD, i quali hanno voglia di mettersi in gioco e impegnarsi per garantire il rispetto delle norme giuridiche, ma anche morali, spesso disattese da chi amministra la cosa pubblica, producendo attività gestionali insufficienti a garantire pienamente la tutela degli interessi dei cittadini.

    L’impegno futuro dell’IdD è rappresentato da candidati sindaci accuratamente selezionati, persone competenti che da Primi Cittadini saranno capaci di fare la differenza e attuare quel cambiamento annunciato da tempo dal presidente De Pierro, che nei territori già si sta appalesando, ancorché gli eletti siano all’opposizione. A Casape a scendere in campo è Carlo Collarino, commissario della Squadra Mobile della Questura di Roma e personaggio emblematico del mondo sindacale della Polizia di Stato, prima col Siulp, poi con la Uil Polizia e ora con l’Usip. A sostenerlo una squadra di tutto rispetto in cui spiccano, tra gli altri ,il capolista Marco Zoppini, esperto informatico della Marina Militare, Antonio Steggi, vice segretario provinciale di Roma dell’Italia dei Diritti e noto esponente sindacale dell’Atac, la commercialista Maria Condrò, già consigliera del movimento a Sambuci, il vice responsabile per Tivoli e Guidonia Montecelio Enrico Pernié e Monica Persiani, cantante dello storico gruppo musicale Milk and Coffee. E proprio a Casape non passa inosservata una candidatura voluta fortemente da De Pierro, quella del candidato più giovane d’Italia, 18 anni appena compiuti. Si tratta di Christian Egidi, studente liceale e giovane promessa del calcio, militante nel Tivoli, il quale sogna di seguire le orme del già celebre calciatore della As Roma Nicola Zalewski, nato a Tivoli e cresciuto a Poli, comune che confina proprio con Casape. Egidi è il figlio di Monica Persiani ed è candidato con l’IdD anche a Camerata Nuova, dove sua madre guida al primo posto una lista che sostiene la candidatura a sindaca della nota pittrice e giornalista Ester Campese, responsabile provinciale di Roma per la Cultura e responsabile territoriale per il IX Municpio. E a Camerata Nuova è presente in lista anche qualcun altro dei candidati di Casape. Da Marco Zoppini ad Antonio Steggi, da Maria Condrò, a Enrico Pernié, da Massimo D’Offizi a Emanuele Di Gianfelice.

    A Casaprota, in provincia di Rieti, la candidata sindaca dell’Italia dei Diritti è Irene Pastore, di professione docente e titolare, nell’organigramma del movimento, dell’attribuzione mansionale di vice responsabile provinciale romana per la Scuola e l’Istruzione e responsabile territoriale per il XV Municipio. Capolista è l’attivissimo Giancarlo Villani, responsabile per il V Municipio di Roma, mentre scorrendo la lista ci si imbatte nell’infermiera in pensione Letteria Anastasi, nel giovane Emmanuele Di Leo, già candidato alle scorse elezioni comunali di Roma con un’ottima cifra elettorale,sebbene non risultato eletto, e in Manolo Bencivenghi, laureato in giurisprudenza e poliziotto presso l’Ufficio di Polizia di Frontiera di Fiumicino. A Nespolo il movimento punta su un candidato sindaco che è ormai una garanzia sotto il profilo della gestione amministrativa. Risponde al nome di Paolo Nanni e di professione fa il poliziotto presso la Polizia Stradale di Carsoli. E’ stato eletto con la lista Italia dei Diritti nel 2018 a Roccagiovine, dove è attualmente consigliere, insieme al presidente De Pierro, il quale nella circostanza era candidato a sindaco. Prima di approdare al movimento capeggiato dall’ex direttore di Radio Roma Nanni era già stato consigliere comunale.

    Piena soddisfazione è stata espressa da De Pierro, il quale ha sottolineato l’esponenziale incremento consensuale e di adesioni, che stanno facendo dell’Italia dei Diritti una realtà politica sempre più presente sul territorio.

    “Sono molto soddisfatto — ha esordito — dei risultati che il nostro movimento sta facendo registrare. Quotidianamente ci contattano cittadini, i quali, lamentando inefficienze amministrative, ci incoraggiano a continuare nella nostra azione politica. E finché una sola persona avrà bisogno del nostro ausilio, o quantomeno della nostra vicinanza, noi ci saremo. Qualcuno tra gli amministratori locali non gradisce la nostra presenza, ma con la maggior parte abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione. C’è chi, qualche volta, ha cercato di ostacolarci con mezzi che francamente non esito a definire ridicoli e dilettantistici, da politicanti paesani, con una visione politica pressoché inesistente, in occasione delle elezioni amministrative. Sorrido di fronte a tutto ciò perché credo che abbiamo ampiamente dimostrato che il fatto di sedere, o meno, sugli scranni consiliari, è assolutamente ininfluente rispetto al dispiegamento di efficacia della nostra incessante macchina operativa. Lo era prima, ma lo è ancora di più ora che , da qualche tempo, abbiamo ufficializzato quella che abbiamo definito “opposizione ombra”. Siamo felici di avere ottenuto nei comuni del territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale 23 eletti, di cui 20 nella sola Valle dell’Aniene, e lo siamo ancora di più quando ci accorgiamo che molti sindaci e consiglieri apprezzano la nostra presenza ritenendoci un valore aggiunto. Ma il nostro fiore all’occhiello è rappresentato da un esercito, in continua espansione, di centinaia di consiglieri ombra, i quali tengono puntati i loro riflettori critici sull’operato delle amministrazioni, pronti a denunciare ogni inefficienza istituzionale, ma altresì a valutare positivamente le gestioni virtuose. In conclusione chi amministra bene non avrà nulla da temere, ma riceverà il nostro plauso. Se qualcuno non è in grado di mettere in atto un’azione gestionale soddisfacente dovrebbe avere il coraggio di rinunciare. D’altronde nessuno obbliga qualcuno a candidarsi. Se non lo farà dovrà rassegnarsi a subire la nostra disapprovazione, che giungerà puntuale e pungente. Siamo stufi di vedere i corpi collettivi in balia di incapaci, con gruppi di maggioranza composti da consiglieri che per l’intero mandato si limitano ad alzare la mano, a volte perfino inconsapevoli di cosa stiano votando, seguendo come scimmie ammaestrate gli ordini di scuderia. Sono quelle che io chiamo maggioranze di ‘figuranti’, che a volte, ancora peggio, seguono le indicazioni di chi, a sua volta non è idoneo ad amministrare adeguatamente gli enti a beneficio della collettività. E il nostro progetto, certamente ambizioso, ma non irrealizzabile, mira proprio a un ricambio in termini qualitativi di chi siede nelle assise consiliari”.

  • De Pierro, a Percile ha vinto l’Italia dei Diritti

    Il presidente del movimento commenta il 30% ottenuto alle ultime elezioni nel comune della Valle Ustica e spiega perché considera questo risultato un successo

    Antonello De Pierro
    Roma – Ad alcuni giorni dallo spoglio delle elezioni amministrative 2020, che hanno visto il movimento Italia dei Diritti partecipare con una lista in più comuni, il presidente Antonello De Pierro, il giornalista ex direttore e voce storica di Radio Roma che lo fondò alcuni anni or sono, si avventura in una disamina del voto. E lo fa con riferimento a Percile, incantevole borgo della Città Metropolitana di Roma Capitale, dove la formazione politica da lui presieduta ha incassato un’espressione consensuale pari al 30%, che ha permesso di eleggere 3 consiglieri (il candidato a sindaco Giovanni Ziantoni, Roberto Porcacchia, nipote d’arte in quanto suo zio è Oscar Tortosa, attuale vice presidente del movimento e noto politico di lungo corso, e il dottor Marco Del Monaco, medico presso l’ospedale di Subiaco) grazie a un magistrale lavoro di squadra che ha visto impegnati senza soluzione di continuità e con un ingente impiego di energie tanti dirigenti territoriali, a iniziare dal responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli, che tanti applausi ha riscosso durante il suo intervento in occasione della chiusura della campagna elettorale, facendo impennare verso il rosso il termometro dell’entusiasmo.

    Fondamentali per il risultato ottenuto sono stati altresì il responsabile per la Valle Ustica Mattia Cola e quello locale Daniele Vitelli, che hanno supportato magistralmente il candidato sindaco Giovanni Ziantoni, uno degli esponenti più attivi nelle file del movimento capeggiato da De Pierro, già consigliere comunale a Sambuci e sempre in prima linea come responsabile territoriale per Vicovaro. Ma anche lo stesso numero uno dell’Italia dei Diritti,capogruppo nell’assemblea consiliare della vicina Roccagiovine e consigliere nell’Unione dei Comuni Valle Ustica (di cui fa parte anche Percile), nonché a capo di un gruppo di ben 8 membri in seno alla Comunità Montana dell’Aniene (attualmente commissariata per favorire la trasformazione in Unione dei Comuni Montani), ha dato il suo contributo a ciò che i pronostici della vigilia annunciavano come una vittoria epocale e senza precedenti, chiudendo trionfalmente proprio a Percile la campagna elettorale, tra un fiume di applausi scroscianti e risonanti ovazioni, di fronte a una platea numerosissima, nonostante le misure restrittive imposte dalle norme anticovid.

    Tra i tanti sostenitori dell’Italia dei Diritti presenti, accorsi anche da altri comuni, in particolare dalla limitrofa Licenza, dove il movimento si prepara a lanciare la sfida per la prossima tornata amministrativa, si è infilato qualche elettore di altre liste, che lasciandosi andare a qualche contestazione dal sapore triviale ha fatto sfiorare la rissa, scongiurata fortunatamente dall’intervento delle forze dell’ordine presenti.

    Anche il grande successo riscontrato nella piazza dell’ultimo scorcio di campagna elettorale aveva disegnato, nelle convinzioni di chi auspicava finalmente quel cambiamento proposto dal movimento di De Pierro da circa 2 anni anche nella Valle dell’Aniene, i contorni illusori di una straordinaria e storica vittoria, in virtù del fatto che sarebbe stata ottenuta da una lista senza nessun candidato del luogo, cosa che rende clamoroso anche quel 30% ottenuto, come spiega lo stesso leader: “Vincere le elezioni a Percile, come da più parti si asseriva con cauto ottimismo, avrebbe rappresentato un esito elettorale da affidare agli annali storici delle competizioni politiche italiche. La nostra lista era composta da candidati non percilesi, anche se amanti del luogo o legati in qualche modo al territorio, e si scontrava con un gruppo composto da persone locali e pertanto con solidi legami familiari. Nel terreno della logica del buonsenso, in virtù di ciò che stiamo mostrando nei comuni in cui sediamo sugli scranni istituzionali, il risultato avrebbe dovuto essere scontato. Noi rappresentiamo il cambiamento, un nuovo modo di fare politica, avulso dal muoversi su percorsi clientelari, dove le parole d’ordine sono giustizia, legalità ed etica e, in chiave post ideologica, miriamo solo a soddisfare le istanze dei corpi collettivi e alla risoluzione del problema. Purtroppo però, specie nei piccoli comuni, ci si imbatte nella logica atavica del voto familiare e pertanto questi paesi sono condannati a gestioni amministrative dal sapore feudale, dove prima ci si chiede se c’è un legame familiare e poi se il candidato è in grado di amministrare un comune. e’ su questo paradigma concettuale che si è consumata la supremazia consensuale della lista locale e siamo stati relegati all’opposizione. Dall’altra parte avevamo una compagine che aveva mostrato segni di debolezza già dal momento della presentazione della candidatura. Infatti schierava 8 candidati sui 10 massimi previsti Mi sono sembrate lapalissiane le difficoltà incontrate nel completare la squadra. Pertanto, visto che a Percile, nonostante l’esiguo numero di residenti, c’è un’offerta politica di qualità, probabilmente chi ama la buona politica non si è trovato d’accordo con l’espressione del passato. Dal nostro canto, nelle condizioni che ho descritto posso parlare di una nostra vittoria. Noi a Percile, con il 30% ottenuto, abbiamo vinto. Che risultato positivo è quello di una lista locale che supera di poco il 60% e permette a una lista di persone estranee al territorio di far registrare il 30% dei consensi? Liberi di festeggiare l’ingresso in maggioranza, gridare al trionfo, come la formalità burocratica detta, ma la realtà guarda questo risultato con la lente di ingrandimento della riflessione oggettiva e lo vede offuscato da tante ombre che ne sminuiscono l’esatta entità. Tributo i miei migliori auspici al neo sindaco Claudio Giustini e offro la nostra collaborazione ogni volta che saranno rispettati a nostro avviso gli interessi della popolazione. Infatti ho sempre considerato il lavoro di opposizione dell’Italia dei Diritti ad adiuvandum. Ma se non dovessimo riscontrare nell’attività amministrativa quei principi fondanti del nostro movimento e vedremo anche un solo abitante di Percile penalizzato, la nostra opposizione sarà dura e intransigente. Dentro e fuori dalle stanze istituzionali. Perché ormai in tanti sanno che noi rappresentiamo i cani da guardia che vigilano sul rispetto del principio del buon andamento della pubblica amministrazione, come recita puntualmente la codifica dell’art. 97 della Carta costituzionale e lo sappiamo fare anche senza sedere nell’assise consiliare. Quando abbiamo evitato l’istituzione del pedaggio sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’autostrada Roma-Fiumicino, l’abbiamo fatto fuori dalle istituzioni. Quando abbiamo fatto realizzare, contro la corruzione, la rotazione intermunicipale dei vigili urbani a Roma, dopo ben 18 miei incatenamenti, non sedevamo nell’assise consiliare capitolina. Posso elencare tanti risultati raggiunti dal nostro movimento e sono certo che prima o poi libereremo anche i piccoli comuni dalla morsa del voto di famiglia che tanto detrimento cagiona al parenchima amministrativo. Mi piacerebbe chiedere agli elettori se quando devono ricorrere a qualsiasi prestazione professionale si rivolgono a un parente che ha deciso di avventurarsi in un’improbabile improvvisazione oppure fanno ricorso a un professionista qualificato. La medesima elaborazione concettuale andrebbe attivata in sede di espressione del consenso nel segreto della cabina elettorale quando si decide di affidare le sorti della propria comunità a chi si propone per amministrarla .Purtroppo, a quanto pare, i nostri consiglieri hanno già dovuto, loro malgrado, rilevare un mancato rispetto delle norme che regolano il canonico insediamento del nuovo consiglio comunale. Entro 3 giorni dalla proclamazione degli eletti, il primo adempimento del neo sindaco è la pubblicazione dei risultati elettorali, nonché il perfezionamento notificatorio degli stessi ai consiglieri eletti. Ebbene, sul sito internet del Comune tale pubblicazione, ancorché il manifesto riportasse la data del 25 settembre, è avvenuta solo il 1 ottobre, ben 9 gironi dopo la proclamazione, e per giunta con un errore nell’ordine degli eletti in afferenza alla cifra elettorale ottenuta. Per quanto attiene alla notificazione dell’esito elettorale agli eletti non mi risulta che a oggi, 1 ottobre, sia ancora avvenuta, sebbene sia stato già convocato proprio in data odierna il consiglio comunale di insediamento, questa volta entro il dies ad quem perentorio prescritto dal dettato dell’articolo 40 del Tuel,, ma senza che i nuovi consiglieri siano stati formalmente edotti dell’avvenuta elezione. Naturalmente, chiederò ai nostri rappresentanti in seno al consesso consiliare, di formulare un’interrogazione per essere messi a conoscenza dei motivi ostativi che hanno determinato questo ritardo, con l’auspicio che il sindaco Giustini vigili affinché il rispetto delle regole venga garantito e in futuro non si ripetano più simili inottemperanze burocratiche“.

  • Italia dei Diritti in Valle Aniene, cambiamento di De Pierro passa per Percile, Roiate e Marano Equo

    Il presidente del movimento esorta i cittadini a votare secondo coscienza ripudiando i “percorsi clientelari” e “le logiche del voto familiare”

    Antonello De Pierro
    Roma, – E’ quasi in dirittura d’arrivo la campagna elettorale con cui le forze politiche stanno cercando di intercettare e orientare il consenso dei cittadini chiamati alle urne il 20 e il 21 settembre prossimi per esprimersi sul referendum inerente al taglio dei parlamentari, sul rinnovo del presidente e del consiglio regionale di ben 7 regioni e dei sindaci e dei consessi consiliari di 962 comuni.

    Anche il movimento Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro, come di consueto ha presentato le sue liste in diversi comuni italiani. L’attenzione è particolarmente focalizzata sulla vicenda elettorale che porterà a eleggere i sindaci e l’assise consiliare di 3 comuni facenti parte della Valle dell’Aniene, dove è lapalissiano l’impegno profuso dal presidente De Pierro, trattandosi di un territorio a cui è particolarmente legato. Infatti il leader dell’Italia dei Diritti, è capogruppo della lista facente capo al movimento nel consiglio di Roccagiovine, è consigliere presso l’Unione dei Comuni Valle Ustica e già capogruppo, sotto il simbolo dell’Idd, di una squadra composta da 8 consiglieri presso la Comunità Montana dell’Aniene, subito dopo commissariata (appena 1 giorno, esattamente nell’ultimo dell’anno), con una tempistica quantomeno sospetta, per procederne alla liquidazione ai fini della trasformazione in Unione dei Comuni Montani. Una dedizione costante pertanto quella di De Pierro, che quest’anno passa per Percile, Roiate e Marano Equo, dove sono state presentate ben 6 liste. Solo a Percile una è stata ricusata dalla Commissione Elettorale e a concorrere ne sono rimaste dunque 5.

    “Cambieremo Roccagiovine e tutta la Valle dell’Aniene” — aveva tuonato il giornalista romano dopo l’elezione a Roccagiovine, insieme ai consiglieri Dantina Salzano e Paolo Nanni. La frase pronunciata destò qualche preoccupata reazione da parte di qualche esponente politico locale, ma il Numero Uno dell’Italia dei Diritti non si scompose e continuò senza sosta l’attività intrapresa, al fine di tener fede alla promessa annunciata, che gli eventi successivi hanno tradotto nella realtà del tessuto sociopolitico della vasta zona, che comprende ben 31 comuni, costringendo a ricredersi coloro i quali l’avevano tacciata di essere il solito proclama retorico. A iniziare da Roccagiovine, dove “abbiamo trovato ­— rivela De Pierro — una situazione poco istituzionale,quasi “conviviale”,come la definì lo stesso sindaco in consiglio. Un’amministrazione che per 5 anni aveva trascinato la macchina amministrativa nella palude dell’inerzia e dell’immobilismo. Prima del consiglio di insediamento ci accorgemmo che non esisteva il regolamento consiliare, al quale il Tuoel, che regolamenta tutta l’attività degli enti locali, rimanda per la definizione di molti precetti ivi contenuti. Il sindaco Marco Bernardi stava giurando sulla Costituzione italiana, ma incredibilmente questa non era presente sotto il palmo della sua mano. Mi rendo conto che la cosa può risultare esilarante, ma la triste verità è questa. Chiedemmo immediatamente che ne venisse procurata una copia per ottemperare con tutti i crismi e secondo le prescrizioni normative in vigenza all’atto del giuramento. Dopo quest’esperienza salutai con grande entusiasmo il giuramento di Flavio De Santis, il neo eletto sindaco di Vallepietra, comune dove lo scorso anno siamo entrati a far parte dell’assise consiliare con 3 eletti e dove il clima collaborativo si è instaurato fin dal primo giorno. Questi non solo giurò, come prescritto sulla Carta Costituzionale, ma, con ampio senso delle istituzioni, distribuì una copia della legge fondamentale dello Stato a tutti i consiglieri insediandi. A Roccagiovine abbiamo offerto un’opposizione ad adiuvandum, all’insegna della piena collaborazione. Noi avevamo un’altra idea di come si fa politica. All’inizio abbiamo trovato molto contrasto da parte della maggioranza, ogni nostra proposta veniva categoricamente bocciata. ma poi devo riconoscere al sindaco Bernardi di aver iniziato a recepire qualche volta le nostre iniziative atte a migliorare l’assetto strutturale del paese, e sotto il profilo prettamente urbanistico e sotto quello sociale, e di conseguenza la qualità della vita dei cittadini roccatani. Sia ben chiaro che la nostra idea di benessere dei corpi collettivi è ancora molto lontana dall’attività esplicitata da parte della maggioranza capeggiata da Bernardi, ma è già un inizio di luce che illumina il buio amministrativo a cui si è assistito prima che noi venissimo eletti in consiglio. Purtroppo si tratta di competenze e di capacità gestionali di cui la maggioranza attualmente in carica a Roccagiovine non sembra molto dotata, risultando pertanto alquanto inadeguata a soddisfare compiutamente le istanze promananti dalla popolazione, ma non possiamo non prendere atto favorevolmente di una maggiore disponibilità al confronto dialogico con l’opposizione e di una formazione di volontà, di gran lunga superiore rispetto al passato, nell’espletare l’attività amministrativa”.

    Il progetto innovativo lanciato dal presidente De Pierro e partito da Roccagiovine si è consolidato lo scorso anno, quando l’Italia dei Diritti ha ottenuto l’elezione di molti consiglieri nei comuni di Sambuci, Rocca Canterano e Vallepietra nella Valle dell’Aniene, e Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano e Pisoniano nel resto della Città Metropolitana di Roma Capitale. E se “in alcuni di questi — sottolinea il Numero Uno del movimento — in consiglio vige un clima di intesa e collaborazione, con l’unico obiettivo di perseguire gli interessi della cittadinanza, in altri la linea politica tracciata dalla maggioranza non è condivisibile con i principi fondanti e i valori dell’Idd. Pertanto se, per esempio, a Vallepietra e Rocca Canterano il nostro spirito ad adiuvandum è stato recepito dai sindaci Flavio De Santis e Fulvio Proietti e i cittadini possono godere di questo sodalizio collaborativo, quel valore aggiunto che opera solo a beneficio della collettività, obiettivo finale della nostra azione politica, ciò non posso dire, per esempio, per Sambuci e per Capranica Prenestina. A Sambuci, grazie a un’encomiabile presa di coscienza da parte di una fetta della maggioranza in consiglio, siamo stati costretti, con i nostri consiglieri Dantina Salzano, Maria Condò e Giovanni Ziantoni, a sfiduciare il sindaco Francesco Napoleoni, in quanto l’abbiamo ritenuto assolutamente inadeguato alla gestione amministrativa di un comune come Sambuci. A Capranica Prenestina, il nostro responsabile provinciale romano Carlo Spinelli, capogruppo dell’Idd in consiglio, è impegnato quotidianamente a contrastare l’attività della maggioranza guidata da Francesco Colagrossi, che, in base ai nostri parametri valutativi, ottimali per perseguire il benessere del parenchima sociale, non riteniamo capace di rispondere alle esigenze della popolazione.

    Quando mi ero candidato a sindaco di Roccagiovine avevo dichiarato che avremmo cambiato Roccagiovine e tutta la Valle dell’Aniene e lo ripeto ancora con estrema convinzione. Il nostro progetto sta proseguendo senza sosta. Gran parte degli abitanti è imprigionata nelle logiche del voto familiare o peggio in percorsi clientelari che non permettono di esprimere liberamente il loro consenso. Noi stiamo cercando di liberare i cittadini della Valle dell’Aniene, ma anche del resto dell’Italia, da queste metastasi della democrazia, che attanagliano la loro coscienza espressiva. Quest’anno mi rivolgo agli elettori di Percile, Roiate e Marano Equo, dove siamo presenti con i candidati a sindaco Giovanni Ziantoni, Aurelio Tartaglia e Tony Gallo. Avete una grande opportunità di cambiare le cose. Noi abbiamo già dimostrato come quando si persegue solo l’interesse della cosa pubblica, evitando ogni distorsione di pensiero che possa deviare verso un tornaconto personale, la macchina amministrativa funziona. Sono solito dividere chi ambisce a occupare gli scranni istituzionali tra politici e politicanti. I politici sono quelli che come noi hanno a cuore gli interessi dei corpi collettivi. I politicanti sono tutta un’altra cosa, parrucconi e vecchie volpi, che mirano solo all’utilità soggettiva. E noi questi li cacceremo via. Serve un atto di coraggio per votare secondo coscienza e non seguendo il diktat imposto dai legami di sangue. Ora la scelta è degli elettori. Se nel segreto della cabina elettorale sapranno affidare alla razionalità l’espressione del loro voto allora assisteranno alla realizzazione delle loro legittime aspirazioni. Se invece seguiranno la logica del gregge, continueranno a schiantarsi sugli scogli della malapolitica e allora non avranno nemmeno il diritto di lamentarsi. Noi dell’Italia dei Diritti ci siamo. Percile, Roiate e Marano Equo meritano di più”.

  • De Pierro, Italia dei Diritti a Marcetelli per vincere

    Il presidente del movimento, che schiera Giuliana Rainaldi come candidata a sindaco, ritorna sulla polemica delle “liste civetta” e spiega perché i cittadini del borgo reatino non possono perdere questa “straordinaria opportunità” per far rinascere il paese

    Antonello De Pierro

    Roma – Dopo la polemica sollevata nei giorni scorsi circa la definizione di “lista civetta” da parte di alcuni quotidiani, in riferimento alla presentazione della candidatura di Giuliana Rainaldi a sindaco di Marcetelli, sostenuta da dieci aspiranti consiglieri, il presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro è ritornato sull’argomento, rivendicando con decisione la scelta di concorrere per amministrare il comune più piccolo del Lazio, in provincia di Rieti.

    Giuliana Rainaldi

    “Come ho già avuto modo di chiarire — esordisce De Pierro — la nostra candidatura a Marcetelli non nasce per caso. Da presidente dell’Italia dei Diritti seguo personalmente, molto spesso, o delego a tale scopo i segretari provinciali, persone di estrema fiducia, il vaglio delle candidature nei territori, prediligendo sempre l’inserimento nelle liste di persone residenti in loco, e solo quando ciò non risulta possibile ci orientiamo verso uomini e donne non dimoranti in ambito comunale, ma sempre con un legame molto forte con la zona e un marcato impulso motivazionale a impegnarsi nelle istituzioni, espletando con tutti i crismi l’attribuzione mansionale affidata loro dall’espressione consensuale degli elettori, sempre nell’interesse supremo dei corpi collettivi. Così è avvenuto con Giuliana Rainaldi, per la cui designazione mi assumo ogni responsabilità, avendone appurato personalmente le qualità professionali e morali idonee per chi aspira a rivestire cariche elettive sotto l’egida del nostro movimento. E non solo. Giuliana, residente a Riofreddo, a soli 35 chilometri, da sempre frequenta il territorio di Marcetelli e dintorni, a cui è legatissima e ha deciso di scendere in campo proprio per colmare quelle lacune amministrative che chi ha occupato finora gli scranni decisionali ha permesso che si producessero, lasciando orfani i cittadini, i pochi che sono rimasti, di elementi fondamentali atti a soddisfare le esigenze più ovvie del divenire fenomenico della quotidiana esistenza”.

    Poi il leader del movimento tiene a fugare ogni dubbio circa gli obiettivi della lista “Italia dei Diritti a Marcetelli: “Se a qualcuno non è ancora chiaro voglio puntualizzare che noi siamo qui per vincere. Marcetelli è un paese che fa registrare uno spopolamento di circa l’81%, un record in Italia. A nostro avviso chi ha amministrato finora non ha saputo rispondere pienamente alle esigenze gestionali di cui la realtà locale aveva bisogno. E se una maggioranza non riesce a soddisfare le istanze territoriali è giusto che lasci il posto a chi ha una competenza maggiore per assicurare il corretto espletamento delle attribuzioni mansionali che l’ordinamento giuridico pretende da chi riceve la fiducia mandataria da parte degli elettori .D’altronde se una maggioranza che ha gestito per cinque anni la macchina istituzionale di Marcetelli si sfalda a fine mandato con il risultato di dividersi e ripresentarsi all’elettorato con ben tre liste e pertanto tre nuove proposte politiche il fallimento è lapalissiano. Dal sindaco uscente, come dalle altre due liste che fanno riferimento a candidati del posto e, come già detto, a esponenti dell’ormai defunta maggioranza, francamente non vedo margini di miglioramento rispetto alla situazione attuale .Ciò mi preoccupa maggiormente perché significa che l’offerta politica nel paese è molto limitata .In pratica i cittadini si sono dovuti accontentare di ciò che si sono trovati a valutare senza poter optare per una valida alternativa

    .

    Noi, con la candidatura a sindaco di Giuliana Rainaldi, proponiamo quell’alternativa che a Marcetelli è finora mancata e un modo nuovo di fare politica, pressoché sconosciuto da quelle parti. Un’amministrazione comunale che si ritrova a fare i conti con uno spopolamento di queste dimensioni ha fallito sotto il profilo socioculturale e degli impulsi occupazionali. Per di più ci troviamo a dover prendere atto di una rete viaria stritolata dal degrado e pertanto pressoché impraticabile, che produce una sorta di semiisolamento di uno dei borghi più belli della provincia di Rieti. Mi riferisco alla strada provinciale Sp 29, che da tempo immemore non conosce attività manutentiva e impone a chi vuole recarsi a Marcetelli o a chi vuole raggiungere da Marcetelli l’autostrada A24 di cercare percorsi alternativi, con conseguente dilatazione dei tempi di percorrenza. E’ chiaro che sono tutti elementi ostativi che scoraggiano gli automobilisti. Ciò vale sia per i turisti che vogliono visitare il borgo, ma anche per tanti residenti che, desolati, optano per andare a stabilire altrove la propria dimora abituale. A me personalmente è stato sconsigliato da più parti di percorrere la Sp 29 a meno che non l’avessi fatto con un suv. E’ incredibile. Non siamo in Africa. I cittadini di Marcetelli, che pagano regolarmente le imposte, hanno tutto il diritto di raggiungere agevolmente e in sicurezza il loro paese. Qualcuno obietterà che la competenza amministrativa della provinciale 29 non è comunale. Certamente. Ma un’amministrazione comunale che, dopo tanti anni, non riesce a ottenere la messa in sicurezza di una strada nodale per la vita della comunità che è chiamata a governare, vuol dire che non è in grado di dialogare esaustivamente con gli altri enti per garantire i bisogni basilari della cittadinanza. Quest’anno i cittadini di Marcetelli hanno una straordinaria opportunità. In passato non era mai avvenuto. Possono scegliere la nuova linfa vitale rappresentata dall’Italia dei Diritti, con Giuliana Rainaldi sindaco, e pertanto un radicale cambiamento che possa donare al paese opportunità insperate finora, esprimendo il loro consenso con l’apertura di profonde e lunghe parentesi riflessive e affidandolo alla razionalità e non alla logica del voto familiare. Altrimenti potranno scegliere di accontentarsi, come hanno fatto in passato, e condannare il paese in cui vivono all’immobilismo a cui l’amministrazione uscente li ha abituati. Per quanto il sindaco abbia criminalizzato l’ingresso in consiglio di ‘forestieri’, posso solo affermare che nei molti paesi in cui sediamo in consiglio comunale stiamo facendo soffiare il vento del cambiamento e demolendo sistemi dall’antico sapore feudale fornendo il nostro contributo ad adiuvandum per rendere più efficace la macchina amministrativa, con un enorme vantaggio per la cittadinanza”.