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  • MARKETING: APERTURA SOCIAL CLOUD CHINA IN ITALIA

    Social Cloud China, azienda italiana di ufficio stampa e marketing con sede in Cina, nell’ambito di un potenziamento commerciale e di espansione aprirà a Marzo 2017 la sua prima sede in Italia, a Catania.

    L’azienda italiana rappresenterà un nuovo punto di riferimento per il marketing e la comunicazione dei brand italiani in Asia e dei brand asiatici e non in Italia, con il supporto per l’esportazione, l’importazione e la vendita offline e on line di L3 consulting, società specializzata in Business Development, strategia di mercato e vendite con focus nei settori enogastronomico, fashion e medicale. L’azienda è stata formata in Cina nel 2014 dalla giornalista italiana Ambra Schillirò (figlia dello scomparso giornalista Nuccio Schillirò) e dagli imprenditori milanesi Mattia Visconti e Marco Bettio, già proprietari di un’agenzia di eventi in Cina e di diversi ristoranti italiani in Asia. In Cina la società di Marketing e Ufficio Stampa si è distinta, insieme con l’azienda di eventi “sorella” MVP, per la comunicazione nell’ambito della gastronomia e del fashion. Tra i clienti e partner, passati e presenti, si possono annoverare Lucano, Levi’s, Peuterey, Outback, Celine B., Out of X, 10 Corso Como, FatBurger e Uber Cina. Gli scopi della società italiana saranno quelli di portare e promuovere il made in Italy in Asia e di importare e promuovere i brand stranieri in Italia.

    Il motto di Social Cloud è “let them talk about you” (fateli parlare di voi). Come in Cina anche in Italia Social Cloud punterà sui giovani. La scelta dell’apertura in Sicilia non è un caso. La cofondatrice siciliana di Social Cloud vuole continuare l’opera cominciata dal padre nel dare spazio ai giovani e creare nuovi posti di lavoro. Oggi Social Cloud, dopo avere creato a Marzo 2016 la piattaforma comunicativa e di business development gratuita “China fashion group”, dedicata (e accessibile) solo agli addetti ai lavori del settore moda, è pronta per la nuova sfida in Italia. In questo ambito l’azienda si legherà anche all’Associazione Siciliani in Cina (di cui Ambra Schillirò è presidente) per il progetto di beneficenza “Fondazione Nuccio Schillirò per la lotta contro il cancro”. I soldi ricavati dalle attività in Cina verranno dati ad un ente di riferimento Italiano.

     

     

    IL PARTNER

     L3 lab, azienda fondata da Francesca Filippone, imprenditrice sinologa da 12 anni in Cina,  già fondatrice di Yilu consulting, e Lapo Tanzj, consulente in riorganizzazione aziendale e  partner fondatore di Agenzia Lama. L3 é specializzata in Business development e strategia di mercato per l’Asia, con focus nel settore F&B e medicale. Tra i propri clienti, Lucano, Sem, Tassoni, Zanoni, Shuler wine e varie aziende vitivinicole, insieme con numerosi distributori ed enti cinesi. “Se fosse facile, lo farebbero tutti!” Questa la frase con cui è partito il progetto 5 anni fa.

     

    Per maggiori informazioni

  • I veri segreti della promozione online in lingua russa

    La settimana scorsa ho frequentato l’evento organizzato dal Centro di Documentazione Giornalistica. Abbiamo parlato della gestione dei contenuti editoriali online e ho sentito la domanda, che avevo già ascoltato tante volte: “Ma perché’ il mio sito non ha visite dalla Russia?!”.

    Sperare che il contenuto qualitativo in lingua italiana del sito possa da solo raggiungere il pubblico estero è una grande illusione. Sarebbe bello se lo facesse, ma purtroppo non lo fa. Soprattutto se parliamo della promozione dei contenuti in paesi di lingua russa e russofoni. Non dimentichiamoci, che il russo usa il cirillico, quindi le chance di essere trovati sono irrisorie, specialmente per i marchi privi di fama mondiale.

    Per migliorare la rintracciabilità del contenuto all’estero bisogna seguire almeno queste tre regole:

    • Fare una bella traduzione del sito in lingua russa. Non risparmiare sul lavoro del traduttore e correttore di bozze. Una traduzione fatta con “Google Translate” può solo peggiorare le cose.

    • Fare una campagna di search engine reputation management (SERM) in lingua russa. Se il target audience non sa della vostra esistenza, come fa a trovarvi? Sperare che vi trovi con le parole generiche della vostra specializzazione scritte in italiano è poco promettente. Ci sono moltissimi siti con le stesse parole, ma scritti in cirillico con domini e hosting locali. Risulteranno quindi fra i primi in una ricerca su Google.

    • Se il paese russofono è un target veramente importante per voi, allora bisogna fare una campagna dedicata a questo pubblico, usando siti della zona, strumenti adatti alle realtà locali, messaggi scritti in lingua russa.

    Elena A. Markova

    SLASH Communications

  • Quale futuro per il Made in Italy?

    Sicuramente, di fronte a un mercato interno carente, la parola d’ordine é oggi più che mai l’ internazionalizzazione delle imprese oltre che del marketing online.
    Si è parlato tanto del futuro del Made in Italy e dell’internazzionalizzazione delle imprese dalla chiusura di Expo ’15 lo scorso ottobre, che ha registrato cifre da capogiro che hanno superato di gran lunga le aspettative con 16 milioni e mezzo di visitatori, attese medie di 3 per ogni padiglione e 18 milioni di biglietti venduti.
    Ma cosa significa veramente per una azienda di Made in Italy essere “internazionale” ?
    A quasi sei mesi dalla firma del “Manifesto per il Made in Italy”, firmato stamattina insieme a Confagricoltura e Confartigianato gli obiettivi rimangono gli stessi: investire in formazione, favorire una visione d’insieme che promuova l’Impresa-Italia all’estero, creare sinergia tra tutti i comparti produttivi e le componenti sociali.
    L’opinione delle imprese, invece, sottolineata da una ricerca condotta lo scorso anno da Sanpellegrino su oltre 450 aziende ha visto evidenziare che ciò frena la spinta internazionale delle aziende è in primis, l’incapacità di fare sistema, le difficoltà da parte delle imprese ad aprirsi al cambiamento e alle nuove sfide globali.
    Se la prima mancanza si può imputare a scelte di settore e politiche che non incoraggiano strategie e piattaforme organiche per le imprese, sulla difficoltà delle imprese, soprattutto di piccola e media entità, ad aprirsi al cambiamento si può lavorare già adesso senza aspettare grandi piani e larghe intese.
    Come cominciare?
    Cominciamo col dire che in Italia, infatti, si affidano all’e-commerce sempre più persone: circa 26.000 aziende si affidano ogni anno al web e il 65% di essi ha clienti in tutto il mondo. Così come l’italiano medio, vuoi per tempo, livello di sitruzione o semplicemente comodità, preferisce affidarsi a siti di e-commerce in cui sia presente una versione italiana del sito, soprattutto per poter comprendere a fondo le condizioni di vendita o di utilizzo di un prodotto, non possiamo aspettarci da una clientela straniera che lo stesso comportamento. Localizzare i contenuti di un sito, come di una app per Android o IOS, con traduzioni sommarie tratte da traduttori automatici e non curate per essere oltre che comprensibili, accattivanti per il cliente di lingua straniera è fondamentale, ma non basta.
    Per raggiungere nuovi mercati stranieri è necessario riuscire a ottimizzare la ricerca del proprio sito nelle indicizzazioni dei motori di ricerca attraverso un SEO (Search Engine Optimization) multilingua. I social media, inoltre, sono sempre più importanti per identificare il brand di un’azienda e restare sempre aggiornati sulle sue novità. Localizzare i contenuti di una pagina social deve essere fatto necessariamente da madrelingua, così da poter mantenere intatta la freschezza del linguaggio tipica del messaggio, accattivante e informale. Inoltre viene spesso dimenticato che aprire contenuti in lingua straniera, che si tratti di un sito come di una pagina Facebook, Twitter o Pinterest, deve essere supportato da una regolare attività di web content writing in lingua, oltre che di moderazione. Stessa cosa si può dire di Youtube, apporre sottotitoli o doppiaggio per i contenuti video è un altro passo improtante, sempre da supportare con lo studio delle tag e la moderazione dei commenti in lingua target.
    L’inglese non è la soluzione a tutti i problemi social
    A prima vista sembra che scrivere gli articoli sul blog e i post (o i tweet) sui social in inglese possa dare un’aria automaticamente internazionale e parlare a milioni di potenziali clienti e lettori. E sicuramente le persone che parlano inglese nel mondo sono 1300 milioni. E’ sicuramente un primo passo, ma deve dire anche che per l’approccio informale dei social, a cui è spesso associato un momento di relax, oltre che per motivi politici o di ignoranza della lingua inglese fa sì che la maggioranza degli utenti social tenda a fare clic sui blog e sui post scritti nella propria lingua e che parlano di cose che riguardano il loro Paese, e a lasciare la pagina in caso di pagine in inglese. Per questo per fronteggiare questo problema un numero sempre maggiore di brand ha dato vita a diversi blog e a tanti profili social in base alla nazionalità della clientela.
    Strategie multi network
    È inoltre importante ricordare che localizzare i propri social media in una lingua traget per alcuni mercati significa aprire nuovi profili su social network non usati o poco usati in Europa come VKontakt, Odnoklassniki, Qzone, Facenama, Reddit e molte altri ancora. Studiare tutti questi aspetti e realizzare una totale internazionalizzazione del marketing online può sembrare estremante faticoso e dispendioso, ma i vantaggi sono reali e anche se non di immediatissima nota, sono un investimento sul futuro del brand che con una somma ragionevole e tempi ridotti alcune società di servizi integrati per la traduzione possono fare.
    Per ulteriori informazioni: www.polilingua.it
    made in italy