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  • Museo della carta di Amalfi

    Il Museo della carta di Amalfi, situato nella Valle dei Mulini, è un’ex cartiera trasformata in museo nel 1969.

    La Valle dei Mulini è stata descritta e raccontata da scrittori come Henry Longfellow, e ritratta da artisti di ogni tempo, come l’amalfitano Pietro Scoppetta, il cui acquarello si ammira nel museo di Capodimonte a Napoli.

    Il museo della carta di Amalfi, ospita i macchinari e le attrezzature restaurati e perfettamente funzionanti, utilizzati nell’antica cartiera per realizzare la carta a mano. Questa struttura, unica al mondo, offre ai suoi visitatori la magia di tornare indietro nel tempo e di sperimentare, grazie al funzionamento delle macchine azionate durante la visita con la forza e la potenza delle acque del torrente Canneto, l’emozione di creare un foglio della pregiata carta a mano di Amalfi. Tra le prime città in cui è stata scoperta nei secoli XII e XIII l’esistenza della carta, ci sono , oltre ad Amalfi,gli altri territori delle Repubbliche Marinare, Pisa, Genova e Venezia che avevano magazzini, sia in Siria, sia sulla costa della Palestina, dove si trovavano i maggiori centri per la produzione della carta.

    La scoperta della carta segnò un punto fondamentale per la storia della civiltà umana. Questa scoperta è universalmente attribuita ad un ministro cinese di nome Ts’ai Lun, nel 105 dopo Cristo. Si narra che Ts’ai Lun si trovava sulle rive di uno stagno accanto ad una lavandaia che stava sciacquando nell’acqua alcuni panni piuttosto logori. I panni, che venivano strofinati e sbattuti sulle rocce, si sfilacciavano e le fibrelle galleggianti sull’acqua andavano a riunirsi in una piccola insenatura ai piedi di Ts’ai Lun. Sul pelo dell’acqua si formò dopo qualche tempo, un velo di fibrelle ben feltrate che Ts’ai Lun osservò, raccolse con delicatezza e pose a seccare sull’erba. Il foglio secco e avente una certa consistenza, bianco, morbido, diede a Ts’ai Lun la grande idea, quel foglio poteva ricevere la scrittura.

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  • L’antica Sessa Aurunca

    Sessa Aurunca, merita una visita guidata che ci farà scoprire che ha un’antichissima origine, cosa confermata da ritrovamenti di insediamenti preistorici e da necropoli del VIII secolo a.C. Questa era l’epoca in cui qui si trovavano gli Aurunci, popolazione di origine indoeuropea, che si erano stabilite nel basso Lazio, probabilmente intorno al I millennio a.C. Il loro territorio era compreso nell’area di Roccamonfina ed una delle sue città principali fu Terracina. Quando entrarono nell’orbita dei Romani nel IV secolo a.C., questi li definirono poco civilizzati, perchè costruivano le loro città sempre in cima a un colle a scopo difensivo, con alcune caratteristiche umbro-osche. Diventando colonia di diritto latino, Sessa iniziò a coniare moneta propria diventando un importante centro militare commerciale e rurale. Infatti il nome deriva da Julia Felix Classica Suessa o in breve Suessa, proprio per la felice posizione, ossia, una collina dal clima mite e con una fascia costiera a breve distanza dal golfo di Gaeta. Al declinare dell’Impero Romano, Sessa-Diocesi sin dai primi del Cristianesimo, vive un periodo di decadenza e dopo essere stata interessata alle vicende storiche di Capua, Salerno, Benevento e Gaeta, ritrova la sua importanza verso il XII secolo e riacquista un suo più definito ruolo tra il XIV ed il XV sec. sotto il Ducato Marzano, signori di buona parte di Terra di Lavoro ed appartenenti ad una delle più potenti famiglie del Regno napoletano, fecero di Sessa la capitale dei loro feudi.

    Passeggiando per questo antica cittadina tra le sue vie ed i vicoli del suo centro storico, si posso scoprire le tante testimonianze storiche, che ci raccontano l’origine di Sessa Aurunca.

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  • Il Museo Provinciale di Capua

    Il museo provinciale di Capua è un vero e proprio scrigno di tesori. Fondato dal canonico Gabriele Iannelli, archeologo e intellettuale, nel 1870 venne inaugurato ed aperto al pubblico nel centro storico di Capua, nel quattrocentesco palazzo Antigniano. L’edificio incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito dei tre Seggi nobiliari della città.

    Del palazzo ancora oggi si può ammirare lo splendido portale durazzesco catalano, che reca incastonati gli stemmi degli Antignano e d’Alagno.

    Venne definito da Amedeo Maiuri il più significativo della civiltà italica della Campania.

    La collezione museale raccoglie reperti storici ed archeologici dell’antica Campania e di Terra di Lavoro. La sezione archeologica ospita al suo interno la più importante collezione di Matres Matutae, proveniente dall’area dell’antica Capua, oltre a numerosi reperti pre-romani. All’interno del cortile è presente un grande lapidario oggi intitolato a Theodor Mommsen, storico, numismatico ed epigrafo.

    La sezione medievale raccoglie importanti testimonianze sacre e laiche di Capua, tra le quali i resti della più volte demolita Porta Capuana, mentre la pinacoteca raccoglie, tra le varie opere, la corposa collezione delle opere di Francesco Liani.

    Le Matres Matutae sono sculture in tufo raffiguranti donne sedute con in grembo uno o più bambini in fasce. Le prime Madri furono rinvenute in maniera casuale nei pressi dell’antica Capua nel 1845, raccolte intorno ai resti di una grande area in tufo. Le statue rappresentano molto probabilmente degli ex voto, un’offerta propiziatoria e un ringraziamento per la concessione divina della fecondità. Le madri del Museo Campano formano un complesso unico nel suo genere ed un raro documento in Campania di scultura pre-imperiale. Esse sono la testimonianza più significativa del culto con il quale gli antichi campani onoravano il mistero della vita, considerando la maternità come un dono divino e avvolgendolo di poetica spiritualità l’evento della nascita ritenendola sacra, come tutto ciò che di vitale esce dal seno della natura. Le sculture sono disposte nel percorso museale seguendo criteri esclusivamente estetici.

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  • Acquario Dohrn Napoli

    Il più antico acquario pubblico di Napoli , nato nel 1874 per mostrare ai napoletani e ai visitatori della città le meraviglie della vita marina del Golfo e del Mediterraneo. Entrare all’interno dello storico acquario, significa immergersi nel sogno del suo fondatore, lo zoologo Anton Dohrn. Il suo sogno è sempre stato quello di poter fornire e diffondere la conoscenza del mondo sottomarino. Studiosi, scienziati e ricercatori di tutto il mondo arrivavano a Napoli per studiare ed analizzare gli animali dal vivo nel loro ambiente naturale. Benedetto Croce lo definì “il grande albergo degli scienziati”. Questo luogo nacque con la triplice funzione di osservazione diretta del mare, li a pochi passi, intrattenimento divulgativo e finanziamento della ricerca.

    Al piano terra l’acquario è collegato ancora oggi, direttamente al mare da un canale sotterraneo. L’opera ingegneristica venne affidata all’inglese Alford lloyd, che aveva già elaborato gli acquari di Londra ed Amburgo.

    Il viaggio all’interno dell’Aquarium condurrà il visitatore alla scoperta del mare, e sembrerà una vera e propria immersione nel mondo di Poseidone, un viaggio che si realizza grazie al sogno di Dohrn.

    Il museo ricorda la strettissima relazione tra Anton Dohrn e Charles Darwin.

    Il Museo è stato realizzato nella casina del boschetto, di recentissima ristrutturazione, con la stessa finalità che ha sempre avuto la stazione Zoologica di Napoli, ossia quella di aprire al mondo della ricerca i napoletani e i visitatori di ogni parte del mondo.

    La vita è nata in mare e il DaDoM, mantiene intatta la tradizione della Stazione Zoologica.

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