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  • Memorial Livatino Saetta Costa – Premio Speciale in ricordo dei giudici Francesca Laura Morvillo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e degli uomini delle loro scorte

    ENNA – È il riconoscimento all’impegno sociale, alla difesa della legalità, del rispetto delle regole, della divulgazione di un’informazione libera e corretta, e celebra la memoria di tre magistrati vittime di mafia: Antonino Saetta, Rosario Livatino e Gaetano Costa.

    Un evento itinerante il Memorial Livatino Saetta Costa, che ha voluto ricordare in questa nuova edizione – approdata qualche giorno fa nella sala conferenze intitolata a Falcone e Borsellino della Procura di Enna – i giudici Francesca Laura Morvillo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e gli uomini delle loro scorte, con un premio speciale a loro dedicato.

    Ad organizzare l’evento, alla presenza di autorità civili, ecclesiastiche e militari, e ad un pubblico di oltre trecento persone, il presidente del Comitato Spontaneo Antimafia “Livatino Saetta Costa”, Attilio Cavallaro, anima della kermesse e del Comitato, fondato 23 anni fa insieme al padre di Rosario Livatino: un’attività che fino ad oggi ha sensibilizzato più di 50.000 studenti delle scuole medie e superiori di tutta la regione, ritenendo prezioso strumento nella lotta alla mafia, la divulgazione attraverso una giusta informazione dei principi di legalità e giustizia sociale.

    “Ringrazio il dott. Massimo Palmeri, Procuratore Capo della Repubblica di Enna – ha spiegato Cavallaro – che, come già avvenuto per la presentazione del libro di Nicola Gratteri, ha supportato il Comitato nell’organizzazione di questo evento.

    Abbiamo voluto ricordare tra i magistrati vittime di mafia anche Francesca Morvillo, moglie del giudice Giovanni Falcone, uccisa, insieme a lui e a tre uomini della scorta, nella strage di Capaci. Una donna di grande spessore e umanità, che ha dimostrato profonda attenzione verso i giovani nella sua funzione di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo.”

    A prendere poi la parola il prof. avv. Corrado Labisi, Magnifico Rettore dell’Università telematica Unisanraffaele con sede a Zurigo, e presidente dell’Istituto medico psicopedagogico “Lucia Mangano” di S. Agata Li Battiati, nonché presidente onorario del Premio “Livatino Saetta Costa”.

    “Forza, coraggio, determinazione e perseveranza sono i valori ai quali il Comitato si ispira – ha detto – e che il prof. Cavallaro interpreta pienamente, con il suo impegno e l’opera di sensibilizzazione verso i più giovani. Laddove manca la politica, sono i singoli che devono intervenire, così come abbiamo fatto noi, acquistando diverse copie del libro denuncia del generale Angiolo Pellegrini “Noi, gli uomini di Falcone”, e donandoli alle scuole, in modo che gli studenti possano conoscere quella parte della storia che ci appartiene e che non si insegna in aula. Pagine piene di commozione e significato, che ci permettono di entrare in quella maledetta stagione delle stragi, e rendere onore a coloro che hanno contribuito a fare la storia della lotta alla mafia.”

    L’evento è stato infatti anche occasione per presentare il testo-denuncia contro chi ha protetto la mafia durante gli anni del maxiprocesso, “Noi, gli uomini di Falcone”, del generale Angiolo Pellegrini, comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985, uomo di fiducia del pool e più stretto collaboratore di Giovanni Falcone, di ritorno dal Canada dove recentemente ha promosso il suo ultimo lavoro.

    “La mafia – ha continuato il prof. avv. Corrado Labisi – si nasconde dentro attività lecite, e colpisce laddove c’è miseria ed ignoranza. Falcone e Borsellino sono stati uccisi da una classe politica mafiosa e corrotta, che ancora esiste, quella dei colletti bianchi, della quale parla senza filtri il generale Pellegrini, e che di recente ha attaccato anche me.

    Per sradicare la cultura della mafia bisogna quindi partire dalle radici, educare alla giustizia i giovani che andranno a formare la nuova classe dirigente. Non esiste pace senza giustizia sociale: il benessere individuale passa attraverso il benessere della collettività.”

    Il ricordo del prof. avv. Corrado Labisi è andato anche alla nobildonna Antonietta Labisi, eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia, fondatrice dell’Istituto Lucia Mangano, struttura d’eccellenza nel settore della neurofisiatria e neuropsicologia, accreditata presso il Parlamento Europeo, per la quale è in corso un processo di beatificazione.

    A moderare la seduta il giornalista Josè Trovato. Presente in sala il Presidente del Cda dell’Università Kore di Enna, prof. Cataldo Salerno, e tra le autorità intervenute anche il dott. Antonio Pietro Romeo, questore di Enna, il dott. Sebastiano Runza, comandate dei Carabinieri di Enna, il colonnello Giuseppe Pisano, comandante della DIA della Guardia di Finanza di Caltanissetta, il vice comandante provinciale della guardia di Finanza dott. Carella, il dott. Massimo Palmeri, procuratore capo di Enna, il Sindaco del Comune di Tremestieri Etneo dott. Santi Rando, insieme con il comandante della polizia Municipale e gran parte della giunta comunale.

    Durante la cerimonia sono state consegnate le pergamene all’impegno sociale. Tra i premiati il Procuratore capo di Trapani dott. Alfredo Morvillo – fratello di Francesca Morvillo, alla quale è stato intitolato il riconoscimento speciale –, Saverio Rizza, presidente di un’associazione anti bullismo di Catania, la dott.ssa Maria Rita Leonardi, prefetto di Enna, la dott.ssa Maria Teresa Cucinotta, prefetto di Caltanissetta, il dott. Francesco Tagliente, già Questore Capo di Roma, Firenze, e Prefetto di Pisa, il prof. Nicola Milizia, docente in criminologia presso l’università Kore di Enna, i magistrati del Tribunale di Enna, dott.ssa Stefania Leonte e dott. Giovanni Romano, e il dott. Francesco Averna, vice presidente ANCRI, Associazione Nazionale Cavalieri della Repubblica Italiana.

    Alla fine della manifestazione l’associazione ANCRI, rappresentata in sala dal presidente dott. Tommaso Bove, dal presidente regionale dott. Matteo Neri, e dal vice presidente regionale cav. Giovanni Renzoagli, ha voluto omaggiare il prof. avv. Corrado Labisi con un alto riconoscimento per l’impegno costante  nel campo della Legalità, del Sociale e della Cultura.

  • XXIII Memorial Livatino Saetta Costa

    Il Premio Internazionale Memorial “Livatino Saetta Costa” arriva alla sua ventitreesima edizione, e conferma i suoi valori di giustizia, verità e fede.

    Riconoscimento all’impegno sociale, alla difesa della legalità, del rispetto delle regole, della divulgazione di un’informazione libera e corretta, il Premio celebra il ricordo di tre magistrati vittime di mafia, Antonino Saetta, Rosario Livatino e Gaetano Costa, e di tutti coloro che hanno perso la vita in difesa della legalità, ed è destinato a magistrati, giornalisti, sportivi, artisti, agenti di polizia, carabinieri, finanzieri, e a quanti si siano distinti per l’attività lavorativa svolta nel sociale. Ad organizzare l’evento itinerante – approdato qualche giorno fa al Museo Diocesano di Catania, alla presenza di autorità civili, ecclesiastiche e militari, e ad un numeroso pubblico – il Comitato spontaneo antimafia “Livatino Saetta Costa”, nella persona del prof. Attilio Cavallaro, anima della kermesse e del Comitato, fondato 23 anni fa insieme al padre di Rosario Livatino: un’attività che fino ad oggi ha sensibilizzato oltre 50.000 studenti delle scuole medie e superiori di tutta la regione, ritenendo prezioso strumento nella lotta alla mafia, la divulgazione attraverso una giusta informazione dei principi di legalità e giustizia sociale.

    Il premio ha anche voluto ricordare il brigadiere dell’arma dei carabinieri Gioacchino Crisafulli, ucciso nel 1993 a colpi di arma da fuoco a Palermo dopo aver intercettato un carico  di casseforti con ingenti somme proventi da commercio di stupefacenti, e la nobildonna prof.ssa Antonietta Labisi, fondatrice dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati – struttura d’eccellenza nel settore della neurofisiatria e neuropsicologia, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles) – e antesignana della lotta alla mafia. Una donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei meno fortunati, soprattutto nel quartiere di San Cristoforo dove per diversi anni ha operato, portando assistenza ai piccoli e agli anziani, rappresentando un modello da seguire per numerosi bambini e soggetti svantaggiati. Una figura carismatica quella della prof.ssa Labisi, per la quale è in corso un processo di beatificazione.

    A prendere la parola il prof. avv. Corrado Labisi, Magnifico Rettore dell’Università telematica Unisanraffaele con sede a Zurigo, e presidente dell’Istituto “Lucia Mangano”, nonché presidente onorario del Premio “Livatino Saetta Costa”.

    “Sono felice ed onorato della presenza degli illustri premiati di questa edizione”, spiega. “Forza, coraggio, determinazione e perseveranza sono i valori ai quali il Comitato si ispira e che il prof. Cavallaro interpreta pienamente, con il suo impegno e l’opera di sensibilizzazione verso i più giovani. Laddove manca la politica, sono i singoli che devono intervenire, così come abbiamo fatto noi, acquistando centro copie del libro denuncia del generale Angiolo Pellegrini “Noi, gli uomini di Falcone”, e donandoli alle scuole, in modo che gli studenti possano conoscere quella parte della storia che ci appartiene e che non si insegna in aula.

    “La mafia – continua – si nasconde dentro attività lecite, e colpisce laddove c’è miseria ed ignoranza. Per sradicare la cultura della mafia bisogna quindi partire dalle radici, educare alla giustizia i giovani che andranno a formare la nuova classe dirigente. Non esiste pace senza giustizia sociale: il benessere individuale passa attraverso il benessere della collettività.”

    Tra i premiati di questa ventitreesima edizione il dott. Vito Danilo Gagliardi, questore di Cagliari, il dott. Carmine Esposito, questore di Bari, il dott. Giuseppe Spampinato presidente dell’Ordine degli Avvocati di Enna, il dott. Giuseppe Chinè, capo di gabinetto del Ministero della Salute, il maresciallo Carmelo Bartolo Crisafulli, figlio di Gioacchino Crisafulli, il dott. Tommaso Bove, presidente nazionale ANCRI. E ancora il dott. Francesco Bretone, magistrato della Procura di Bari, il tenente colonnello Nicola D’Alessandro, ufficiale superiore della Guardia di Finanza e i sindaci Nicola Gemmato (Terlizzi), Pasquale Chieco (Ruvo di Puglia), Francesco Miglio (San Severo), Francesco Tavaglione (Peschici), Santi Rando (Tremestieri Etneo), Ernesto La Salvia (Canosa), avv. Giovanni Zara (Casapesenna) per il loro impegno nel rispetto della legalità.

  • Consegnato attestato di merito dal Comune di Tremestieri Etneo al prof. avv. Corrado Labisi

    “Per l’innata vocazione e l’ineguagliabile impegno profuso sul territorio nel campo sociale, della ricerca, della scienza, della cultura e della legalità, sempre al servizio dei più deboli e dei meno fortunati.” È con questa motivazione che è stato consegnato al prof. avv. Corrado Labisi, Magnifico Rettore dell’Università telematica Unisanraffaele e presidente dell’Istituto Medico Psico Pedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, un attestato di merito dal Comune di Tremestieri Etneo.

    Struttura d’eccellenza nell’ambito della riabilitazione e del recupero funzionale dei diversamente abili e accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles), l’istituto fu fondato nel 1956 dalla Nobildonna prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, donna attenta ai bisogni della gente, da sempre pronta a donarsi a favore dei meno fortunati, che ha speso la sua vita ispirandosi al motto da lei stessa coniato: “L’uomo vale per quel che sa rendere a favore dell’umanità sofferente”.

    Un impegno ed una vocazione ineguagliabili nei confronti dei più deboli e degli oppressi, che il figlio prof. avv. Corrado Labisi, da anni continua a portare avanti con abnegazione.

    A consegnare la pergamena il sindaco di Tremestieri Etneo dott. Santi Rando, alla presenza del capo di Gabinetto dott. Francesco Scrofani, il segretario generale del Comune dott.ssa Anna Bongiorno, il comandante della Polizia locale dott. Giovanni Scardaci, la dott.ssa Concetta Furia, Funzionario Responsabile della 1^ Direzione AA.G.G., l’assessore ai servizi sociali Giuseppe Monaco, l’assessore alla Pubblica Istruzione Evelyn Garofano, il vice presidente del Consiglio comunale dott. Santo Nicosia, i consiglieri comunali Pietro Cosentino, Michelangelo Costantino, e Alessio Firrincieli, i dirigenti dott.ssa Letizia Scannaliato e Virginia Caruso, l’ispettore capo della Polizia municipale Sergio Russo, la dott.ssa Claudia Labisi e una rappresentanza dei dipendenti comunali.

    Durante la consegna è stato elogiato l’impegno del prof. avv. Labisi, l’attività dell’istituto, ed è stata ricordata la madre Antonietta, figura carismatica per la quale è in corso un processo di beatificazione.

    Un’attività, quella del prof. avv. Labisi, che va oltre l’impegno accademico e socio-sanitario. Come presidente onorario del Comitato Antimafia Lavatino Saetta Costa, ha tenuto anche lezioni di legalità ed etica presso i licei e gli istituti superiori di Catania e provincia, esortando i giovani a destare le proprie coscienze, e a seguire gli esempi di grandi uomini come Rosario Livatino e Antonino Saetta, la cui opera deve restare per sempre un monito e soprattutto non cadere nell’oblio. Fondato 23 anni fa dal prof. Attilio Cavallaro insieme al padre di Rosario Livatino, il Comitato ha ad oggi sensibilizzato oltre 50.000 studenti delle scuole medie e superiori di tutta la regione, ritenendo prezioso strumento nella lotta alla mafia, la divulgazione attraverso una giusta informazione dei principi di legalità e giustizia sociale.

     

     

  • Una delegazione ucraina incontra il prof. avv. Corrado Labisi per la consegna di due prestigiosi riconoscimenti

    Un sodalizio lungo ormai diversi anni, quello tra Sicilia e Ucraina, stabilito dal prof. avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psico pedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, e Pro Rettore dell’Università telematica con sede a Zurigo Unisanraffaele – nella quale è anche docente di Diritto Internazionale nelle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza –, che ha scelto di sostenere la crisi umanitaria che si consuma nel cuore dell’Europa.

    Un conflitto iniziato nel 2014, del quale oggi nessuno parla più, e che ha provocato oltre novemila morti e centinaia di persone traumatizzate.

    Per rendere omaggio all’impegno di Labisi, una delegazione ucraina, in rappresentanza del Patriarca di Kiev, Filaret, e del Metropolita di Parigi e di tutta la Francia, Michel Laroche, Decano di Italia, Sardegna e Sicilia, si è recata negli scorsi giorni a Catania per consegnargli brevi manu due prestigiosi riconoscimenti. Si tratta della più alta onorificenza della Chiesa ortodossa ucraina e di un attestato di gratitudine, per il sostegno morale, materiale e spirituale che il prof. avv. Corrado Labisi ha dato al Decanato.

    A consegnare i riconoscimenti il Prodecano in Italia Egidio Calì e il sacerdote Yaroslav Bogodist, che sono stati accolti nella cappella dell’Istituto Lucia Mangano, creata nel 1998 e dedicata a San Francesco d’Assisi. Fondato da Antonietta Labisi, donna attenta ai bisogni dei più deboli, eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia, scomparsa prematuramente, e per la quale è in corso un processo di beatificazione, l’Istituto è accreditato presso il Parlamento Europeo come struttura d’eccellenza nel campo della neurofisiatria e neuropsicologia.

    Per suggellare la sinergia tra i due mondi, presenti anche i collaboratori del Centro, a testimoniare un simbolico scambio di chiavi, le une che aprono la Chiesa cattolica, le altre la Chiesta ortodossa.

    “Sono estremamente commosso – ha dichiarato il prof. avv. Labisi – questi riconoscimenti mi gratificano e aprono la strada ad un cammino cristiano da percorrere insieme. Stimo molto il popolo ucraino, per la sua dignità e gentilezza, sempre accogliente con lo straniero.”

    Un’intesa nata già dagli accordi con il Ministro degli affari esteri ucraino Pavlo Klimkin, per lo sviluppo di progetti culturali ed economici, così come già accaduto precedentemente in altri Paesi: in Georgia, per esempio, con un progetto nel campo medico psicopedagogico, per riproporre un modello uguale alla Lucia Mangano nell’attività riabilitativa dei diversamente abili; e ancora in Costa d’Avorio, dove è stato costituito l’Asse Afro-mediterraneo per unire la Sicilia all’Africa, e far nascere una nuova imprenditoria in grado di ridare dignità ed energia ad un continente per secoli sfruttato ed oppresso. Un percorso imprenditoriale, sociale, spirituale e culturale, volto al recupero dell’immagine e dell’economia della Costa d’Avorio, uno degli Stati più prosperi dell’Africa occidentale, iniziato con la costruzione di un ospedale di Ostetricia e Ginecologia di quaranta posti nel villaggio di Akradio/Dabou.

    Adesso è tempo però di raggiungere Kiev, dove il Patriarca attende il prof. avv. Corrado Labisi per redigere e siglare un programma di collaborazione, un patto di solidarietà, che in un momento di crisi dei valori, guerre e miserie, da speranza per un mondo diverso.

  • XXIII Premio Internazionale Antonietta Labisi

    Sarà presentata alla stampa sabato 25, alle 10.30, presso l’Hotel Nettuno di Catania, la XXIII edizione del Premio Internazionale Antonietta Labisi, assegnato ogni anno a personalità ed organismi distintisi nel campo sociale, della ricerca, della scienza e della cultura, per ricordare Antonietta Azzaro Labisi, fondatrice e direttrice dell’Istituto Medico Psico pedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, donna dalla grande umanità, scomparsa prematuramente in un incidente automobilistico, per la quale è in corso un processo di beatificazione.

    Dodici i premiati che lo stesso sabato, dalle 19, si alterneranno sul palco a bordo piscina dell’Hotel Nettuno, nella kermesse condotta da Nino Graziano Luca e Simona Pulvirenti: il Sottosegretario al turismo del Regno dell’Arabia Saudita Waleed M. Alhemaidi (Premio alla Cultura), il Rettore del Collegio Lateranense Mons. Roberto De Odorico (Premio alla Cultura), l’Ambasciatore del Senegal in Italia Mamadou Saliou Diouf (Premio per i Rapporti Diplomatici), la giornalista conduttrice del Tg1 Marina Nalesso (Premio Giornalismo), l’avv. Giovanni Magrì (Premio per le battaglie legali), la scrittrice e giornalista Susanna Schimperna (Premio per la Scrittura), l’attrice Anna Maria Spina (Premio per la lotta al Femminicidio), il Colonnello Angelo Jannone (Premio per la lotta alla mafia), il docente di Neurologia Giuseppe Pero (Premio per la Neurologia), il magistrato della Suprema Corte di Cassazione Domenico Platania (Premio alla Carriera), il presidente provinciale ACLI Lazio Lidia Borzì (Premio per l’impegno sociale), il primario del reparto di Ematologia Ospedale San Vincenzo Taormina Giuseppe Longo (Premio per la Medicina).

    Alla conferenza stampa parteciperanno alcuni dei premiati, tra i quali il dott. prof. Waleed M. Alhemaidi, Mons. Roberto De Odorico, e dott.ssa Marina Nalesso.

    Organizzato dal prof. avv. Corrado Labisi, figlio di Antonietta e presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” – struttura d’eccellenza, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68, 1050 Bruxelles) – il Premio Internazionale Antonietta Labisi è sponsorizzato dall’Università Unisanraffaele di Zurigo, nella quale l’avv. Labisi, oltre ad essere docente di Diritto Internazionale nelle Facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza, è anche Pro Rettore, nominato recentemente dal senato accademico.

    Finestra sul mondo della cultura, nonché occasione di nuove relazioni internazionali, il Premio Antonietta Labisi conferma, anche nella ventitreesima edizione, la sua profonda vocazione verso il sociale.

     

     

  • Il Comitato spontaneo antimafia Livatino Saetta Costa incontra il vice questore Manfredi Borsellino

    C’è un legame molto forte che lega il Comitato spontaneo antimafia Livatino Saetta Costa alla famiglia Borsellino, e in particolare al figlio di Paolo Borsellino, Manfredi, vice questore aggiunto della Polizia, a capo del commissariato di Cefalù.

     

    Già qualche mese fa il Comitato gli aveva consegnato il Premio Internazionale Livatino Saetta Costa, per le alte doti morali e umane, ma anche per onorare la memoria del magistrato Paolo Borsellino e stabilire così idealmente una continuità tra passato e presente.

     

    E adesso il prof. Attilio Cavallaro, presidente del Comitato, ed il prof. avv. Corrado Labisi, presidente onorario, insieme con la dott.ssa Francesca Labisi ed il fotografo del Comitato Graziano Luciano Massimino, si sono recati presso il commissariato di Cefalù ad incontrare ancora una volta il vice questore Borsellino e fargli dono del libro denuncia “Noi, gli uomini di Falcone. La guerra che ci impedirono di vincere”, del generale dell’arma dei Carabinieri Angiolo Pellegrini, il più stretto collaboratore del giudice Falcone, del quale custodiva tutti i segreti processuali e delle indagini che all’epoca portarono alle più importanti operazioni su Cosa Nostra.

     

    Il dott. Manfredi Borsellino, nell’incontro durato oltre due ore, ha accolto con grande affetto gli ospiti, e dopo essersi detto felice nel ricevere il libro, ha elogiato l’attività del Comitato spontaneo antimafia, che nei suoi 22 anni di attività, ha sensibilizzato oltre 50.000 studenti delle scuole medie e superiori di tutta la regione, ritenendo prezioso strumento nella lotta alla mafia, la divulgazione attraverso una giusta informazione dei principi di legalità e giustizia sociale.

    Durante la visita, il vice questore di Cefalù ha parlato al telefono con Angiolo Pellegrini, ricordando i momenti che il padre ha vissuto con il generale, tra i quali il viaggio in Brasile nel 1984, insieme a Falcone, Cassarà e De Luca, per interrogare il pentito Tommaso Buscetta: “Potevamo arrestarli tutti, mafiosi e pezzi infedeli dello Stato – scrive a questo proposito Pellegrini nel suo libro – ma qualcuno, in alto, si è tirato indietro sul più bello”.

     

    Manfredi Borsellino ha poi espresso il suo personale augurio per la riuscita del prossimo imminente Premio Internazionale Livatino Saetta Costa.

     

  • L’Università Europea di Studi Internazionali “Uniesi” nomina l’avv. Corrado Labisi direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed Esterne

    L’avv. Corrado Labisi, Presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza nell’ambito della riabilitazione e del recupero funzionale dei diversamente abili, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles), fondata nel 1956 dalla Nobildonna prof.ssa Antonietta Azzaro Labisi, già docente universitario di Diritto Internazionale per le facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università Europea di Studi Internazionali Uniesi, con sede a Ginevra, è stato insignito di una nuova e prestigiosa carica: direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed esterne di Uniesi.

    Da sempre attento al sociale, l’avv. Labisi è anche presidente onorario del Comitato Antimafia Livatino Saetta Costa, con il quale da anni si batte affinché i valori di giustizia, verità e fede, salvaguardati dalle tante vittime di mafia che hanno perso la vita in difesa della legalità, non siano dimenticati.

    Avv. Labisi, l’internazionalizzazione del sistema universitario è una sfida che possiamo dichiarare vinta da Uniesi?

    Assolutamente si. L’Università Europea degli Studi Internazionali, in coerenza con i principi generali previsti dal proprio statuto e dalla commissione europea promuove e favorisce la dimensione internazionale degli studi, della didattica e della ricerca scientifica. Considera tra i propri compiti fondamentali lo sviluppo degli scambi internazionali di docenti, ricercatori e studenti mediante programmi europei di alta formazione, accordi di cooperazione universitaria, azioni integrate di cooperazione didattica e scientifica, con il rilascio del doppio titolo di studio e la partecipazione a consorzi universitari finalizzati a specifiche azioni di cooperazione.

    Lei ha già ricevuto diversi incarichi istituzionali da governi stranieri, ma per la prima volta è direttore del Dipartimento delle Relazioni Internazionali ed Esterne, carica che per importanza segue solo quella del rettore. Quali sono le sue mansioni?

    Fondamentalmente, nel rispetto dello Statuto e Regolamento dell’Università Uniesi, ricoprirò un ruolo di rappresentanza istituzionale, e mi occuperò dei rapporti diplomatici internazionali ed esterni.

    Quali sono le caratteristiche dell’Università svizzera Uniesi?

    Uniesi è un’università libera e privata, apolitica e aconfessionale, con personalità giuridica riconosciuta ai sensi dell’art. 52 del codice civile svizzero, in conformità degli articoli 20 e 27 della Costituzione federale svizzera, riconosciuta dall’ordinamento giuridico nazionale come appartenente al settore universitario svizzero (LPSU entrata in vigore il 1 gennaio 2015).

    I titoli conseguiti sono validi ai fini del riconoscimento, secondo la Convenzione di Lisbona del 1997 del Consiglio d’Europa ratificata dalla Svizzera il 1 febbraio 1999 e dall’Italia con la legge n. 148 dell’11 luglio 2002. UNIESI inoltre è Campus Universitario di alcune importanti Università Europee, in linea con i dettami del trattato di Bologna, aventi sede in Spagna, Portogallo, Slovenia, Romania, Albania, svolge corsi universitari Master in convenzione con Università a livello internazionale Europeo.

    Quali sono i corsi di laurea attivi?

    Uniesi utilizza le tre lingue ufficiali elvetiche, Italiano, Francese e Tedesco, unitamente all’Inglese, e offre quattordici corsi di laurea. I corsi di studio sono on/off line, quindi le lezioni, i chiarimenti sugli argomenti, colloqui con docenti e tutor, discussioni tra alunni, prove in itinere si svolgono interamente in rete. Questo consente agli studenti di seguire il corso di laurea senza rinunciare all’attività lavorativa e senza spostarsi da casa.

  • Presentato il libro denuncia del generale Angiolo Pellegrini “Noi, gli uomini di Falcone”

    In una stanza del carcere di massima sicurezza dell’Asinara, in Sardegna, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino passarono insieme per ben 29 giorni. Era l’estate del 1985, ed il trasferimento arrivò improvvisamente dopo una soffiata sui preparativi di un attentato di Cosa Nostra ai due giudici impegnati nella stesura dell’ordinanza del primo maxi processo alla mafia.

    All’interno di quella stanza Gianluca Barbagallo ha immaginato i magistrati-eroi raccontare ad un’ideale platea la storia della mafia. Così, ripercorrendo quasi 150 anni di storia italiana, Barbagallo ha scritto uno spettacolo multimediale forte e intenso, “Giovanni e Paolo, storia di due eroi moderni”, messo in scena abilmente con Nicola Diodati, l’uno nei panni di Borsellino, l’altro di Falcone, e rappresentato sabato scorso all’interno dell’evento organizzato all’Auditorium Carlo Alberto Dalla Chiesa di San Gregorio, dal Comitato spontaneo antimafia Livatino Saetta Costa e fortemente voluto dal suo presidente onorario avv. Corrado Labisi, per presentare il libro del generale Angiolo Pellegrini “Noi, gli uomini di Facone. La guerra che ci impedirono di vincere”. Uno spettacolo che ha fatto da prologo ad una serata dedicata interamente alla legalità, svolta alla presenza di autorità civili, militari ed accademiche, che ha registrato il tutto esaurito, e nella quale il Comitato, rappresentato dal presidente, prof. Attilio Cavallaro e dal presidente onorario, avv. Corrado Labisi, ha come sempre dato spazio alla riflessione e al dibattito sui temi dell’antimafia e della giustizia sociale. Assente l’ex colonnello dei ROS Angelo Jannone – autore con Giovanni Falcone delle indagini sul patrimonio di Totò Riina, per due anni infiltrato all’estero in organizzazioni di narcotrafficanti colombiani legati a camorristi – che ha inviato una lettera al caro amico avv. Labisi per esprimere il suo rammarico per non aver potuto presenziare ad un evento di così grande spessore morale. A testimoniare una stagione sanguinosa e incancellabile, il generale Pellegrini, comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985. Come uomo di fiducia del pool e più stretto collaboratore di Giovanni Falcone, Pellegrini ha portato a termine le più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra, raccontate per la prima volta nel libro “Noi, uomini di Falcone”, che è una denuncia contro chi ha protetto la mafia durante gli anni del maxiprocesso.

    “Non è solo un libro, ma un pezzo di storia che non va dimenticata – ha commentato l’avv. Labisi – attraverso queste pagine, piene di commozione e significato, riusciamo ad entrare in quella maledetta stagione delle stragi e a rendere onore a coloro che hanno contribuito a fare la storia della lotta alla mafia. La mafia si cela anche dietro i colletti bianche e la maschera dell’antimafia, ed è per questo che il Comitato Livatino Saetta ha avanzato al Capo dello Stato la proposta di non concedere più finanziamenti pubblici alle associazioni antimafia, così che non si possa più parlare di un’antimafia di professione ”

    A prendere la parola poi il prof. Cavallaro: “Non avevo inizialmente esperienza della mafia. Pensavo che lo scontro fosse tra stato e mafiosi. Ma ho poi scoperto che tra i due non c’è una contrapposizione e che la politica è il terzo livello della mafia. Il libro del generale Pellegrini è un monito per chi vive nelle maglie della malavita. E’ nel ricordo del loro sacrificio che le idee di Falcone e Borsellino continueranno a perdurare e la mafia verrà sconfitta.”

    L’intervento di Valentina Rosana, studentessa di Scienze Politiche che sul testo di Pellegrini ha redatto una relazione, ha introdotto il dibattito con il Generale, moderato dalla giornalista Simona Pulvirenti. L’omicidio di Rocco Chinnici, quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il rapporto dei 162, il maxi processo, l’amicizia con Giovanni Falcone: un racconto dentro il racconto, fatto di retroscena e particolari inediti che Pellegrini ha voluto regalare alla memoria dei suoi lettori.

    “Ho scritto questo libro – ha dichiarato il Generale – soprattutto per lasciare una memoria di Falcone e Borsellino alle nuove generazioni. Anche io a volte ho avuto paura, ma non mi sono piegato. Gli insegnamenti dei due magistrati e di quanti come loro si sono immolati, continuano nella quotidiana affermazione dei valori della legalità”.

    Presente con la sua testimonianza anche il sindaco di Corleone, Leoluchina Savona, vittima di intimidazioni e diffamazione da parte della mafia.

    “Sono stata eletta non dalla politica, né dalla mafia, ma dalla gente”, ha spiegato. Sono convinta che il pensare mafioso sia peggiore dell’essere mafioso. La mia è una lotta dura. Sono ritenuta sindaco antimafia, ho rinunciato a tutti i miei privilegi, mi sono trovata ad amministrare una città senza soldi, forse non ho potuto realizzare grandi opere ma ho sempre svolto il mio dovere con onestà e così continuerò a fare nonostante i tentativi da parte di alcuni di denigrarmi. Il calore di questa serata mi da ulteriore coraggio, per proseguire nella strada della legalità da me intrapresa”.

    Un pensiero è andato anche alla nobildonna Antonietta Labisi, antesignana della lotta alla mafia e fondatrice dell’Istituto Medico Psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza nel settore della neurofisiatria e neuropsicologia, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles).

    Alla fine del dibattito l’intervento del dott. Giuseppe Agosta, figlio del valoroso maresciallo capo dell’Arma dei Carabinieri Alfredo Agosta, ucciso dalla mafia, e la consegna delle pergamene del Premio Livatino Saetta Costa e Premio Speciale Antonietta Labisi agli attori Gianluca Barbagallo e Nicola Diodati, premiati dal sindaco Savona e dal generale Pellegrini, al dott. Rosario Grasso, Presidente 4° sezione Penale del Tribunale di Catania, premiato dall’avv. Salvatore Ragusa del Foro di Catania; al dott. Salvatore Costa, Presidente 1° sezione Penale e della sezione Provvedimenti Speciali Corte d’Appello di Catania, premiato dal colonnella della Guardia di Finanza Giuseppe Pisano, dirigente della DIA di Caltanissetta; al Gen. Carmine Canonico, ex Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa e al prof. dott. Francesco Patti, docente universitario presso Facoltà di Medicina di Catania, entrambi premiati dal generale Pellegrini; al dott. Carlo Alberto Tregua, editore e direttore del Quotidiano di Sicilia, premiato dal generale Pellegrini; ed infine a Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria, per il quale ha ritirato il premio il sindaco di Corleone Leoluchina Savona.

    Il giorno successivo all’evento il prof. Attilio Cavallaro e l’avv. Corrado Labisi, hanno voluto consegnare personalmente la pergamena alla dott.ssa Elvira Tafuri, sostituto procuratore generale vicario del Tribunale di Catania, e regalare il libro del generale Pellegrini ad alcuni magistrati presso la Procura, impegnati nella lotta alla mafia.