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  • Marcatura CE percorso tattile per ipovedenti

    marcatura ce percorso tattile per ipovedenti

     

     

    La marcatura CE dei percorsi tattili per le persone ipovedenti è obbligatoria, anche se non è sempre facile individuare esattamente in quale categoria rientrino questi prodotti.

    Come si inquadrano i percorsi tattili per ipovedenti?

    Consideriamo l’uso previsto di questi prodotti.

    Sono destinati “all’uso sull’uomo” per fornire una funzione fisiologica, pertanto possono essere considerati dispositivi medici ai sensi delle normative.

    Un altro uso previsto ha a che fare con il ruolo protettivo che svolgono per evitare che i non vedenti incontrino pericoli nel loro sport; pertanto, possono essere considerati dispositivi di protezione individuale.

    Anche se consideriamo prodotti generici, le modifiche sono minime, in quanto devono comunque predisporre un fascicolo tecnico comprovante la loro sicurezza, con l’unica differenza in quest’ultimo caso che la marcatura CE non può essere applicata.

    Nel caso siano considerati dispositivi medici, cosa deve fare il fabbricante?

    Ricapitolando, il produttore è colui che immette il prodotto sul mercato UE, non necessariamente il produttore, che deve preparare la scheda tecnica secondo il Regolamento (UE) 2017/745 e poi registrarla presso il Ministero della Salute.

    ATTENZIONE:

    Nella scelta della destinazione d’uso di un prodotto, è sempre consigliabile leggere attentamente le leggi che regolano il prodotto, in quanto molti funzionari non sono a conoscenza delle leggi e altri interpretano le leggi in modo personale, piuttosto che farle rispettare; quindi, al fine di essere in grado di affrontare eventuali controversie, è meglio Completamente preparato.

    Sembra ridicolo, ma anche se è dichiarato per iscritto, c’è spazio per l’interpretazione nel nostro paese. Ad esempio, “destinato all’uso sull’uomo” non ci sembra voler dire “destinato all’uso su un malato”; inoltre, non è chiaro come prevenire un malato, ma questa è una tecnica interpretativa di alcuni pubblici ufficiali .

    Chi definisce la destinazione d’uso di un prodotto?

    La definizione della destinazione d’uso di un prodotto è prerogativa esclusiva del produttore, che deve attenersi alle direttive e ai regolamenti. Ad esempio, è illegale dare giocattoli pericolosi a bambini di età inferiore a 3 anni, ma non è mai illegale proibire giocattoli per bambini di età inferiore a 3 anni.

    LO SAPEVI CHE:

    Potrebbero esserci prodotti che sono sia dispositivi medici che dispositivi di protezione.

    Ad esempio, i guanti utilizzati dagli operatori sanitari che curano i pazienti in altri contesti o quando lavorano negli ospedali.

    I percorsi tattili sono un obbligo?

    Come in molti altri casi, abbiamo leggi che proteggono le persone bisognose e cerchiamo di usare le parole “politicamente corretto” con molta attenzione. Eppure dimentichiamo sistematicamente di rispettare le vie di comodo, occupando spazi riservati quando esistono, e ignorando i bisogni di chi è meno fortunato di noi. Ma se vengono chiamati “ciechi” o “sordi”, ce ne risentiamo, come se il problema riguardasse la definizione piuttosto che la nostra indifferenza nei loro confronti, o piuttosto la nostra indifferenza nei loro confronti.

    Progettare strade per non vedenti dovrebbe essere un must per tutti coloro che progettano città e case, ma quante persone incontriamo ogni giorno?

    La marcatura CE dei percorsi tattili per ipovedenti è necessaria?

    Se il percorso tattile per ipovedenti è considerato un dispositivo medico o un dispositivo di protezione individuale, deve essere marcato CE.

     

     

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    Noi di CEC.Group possiamo assisterti in tutto il percorso necessario per immettere i tuoi prodotti in modo legale nel Mercato Europeo.

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    • traduzione tecnica in lingua inglese dei documenti del fascicolo tecnico
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    • molte altre opzioni utili.

     

  • Il ruolo del linguaggio nello sviluppo delle potenzialità del bambino ipo e non-vedente. Intervista alla Prof.ssa Paola Gravela

    Il bambino videoleso, fin dalla più tenera età, deve vivere una vasta gamma di esperienze per sviluppare le proprie potenzialità senso-percettive e psicomotorie.
    Ma se è fondamentale l’apporto dell’ambiente nell’influenzare il processo evolutivo di ciascuno, lo è in misura ancora maggiore nel caso del bambino ipo o non-vedente.
    Se la famiglia e la scuola, dunque, sono i primi contesti sociali che devono adoperarsi al massimo affinché il bambino possa esprimere le proprie potenzialità, fondamentale si pone la questione del linguaggio.

    Prof.sa GravelaNe parliamo con la Prof.ssa Paola Gravela: già docente a contratto presso l’Università di Basilicata: Supervisore di Tirocinio; Conduttrice dei Laboratori dei Linguaggi non verbali (Braille) e di Educazione Logica-Matematica presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria. Già VicePreside nella Scuola dell’Obbligo. Autrice di saggi, articoli e pubblicazioni sull’argomento. Attualmente docente e coordinatrice presso INPEF

    – Prof.ssa Gravela, si parla ormai da parecchi anni di “Codice Braille”, ma le informazioni in proposito sono alquanto approssimative. E’ un vero e proprio linguaggio? E quanto è conosciuto?

    “Il codice Braille è un linguaggio universale, che consente a ipovedenti e non vedenti di essere autonomi nella ricezione delle informazioni, restituendo a queste persone una piena dignità e favorendone il pieno inserimento nel contesto sociale.
    Purtroppo si tratta allo stesso tempo di un linguaggio ancora poco noto e poco insegnato tra i normovedenti”.

    – Questo significa che sia i familiari che gli addetti ai lavori non sono sempre dotati delle opportune conoscenze?

    “Esatto. Ed è per questo che l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare ha sviluppato ormai da tempo un prezioso Corso, proprio dedicato alla formazione di chi è o vorrebbe entrare in relazione con persone videolese, per favorire la comunicazione e le relazioni.
    E’ pensato per le figure da lei appena citate ma è anche particolarmente indicato per chi opera nel contesto scolastico, nell’ottica dell’inclusione dei soggetti più deboli”.

    – Vista la natura particolare di tale linguaggio, che taglio ha il Corso INPEF “Codice Braille”?

    “La formazione ha un taglio assolutamente  pratico, essendo orientata in special modo all’esplorazione aptica, ovvero ad esercitazioni che stimolino la sensibilità del tatto, per avvicinare l’esperienza delle persone normodotate a quella delle persone videolese ed affinare la capacità di riconoscere oggetti anche senza l’ausilio della vista”.

    Gli obiettivi del Corso Intensivo INPEF “Codice Braille” – la cui prossima edizione con la Prof.ssa Gravela è prevista il 4 e 5 giugno 2016 presso la sede di Via dei Papareschi, 11 a Roma – sono dunque lo sviluppo dello schema corporeo, il movimento e il suo rapporto con lo spazio, il sostegno alla famiglia, la guida per l’ingresso del bambino videoleso nella scuola dell’obbligo, la percezione aptica (tattile), la comunicazione, produzione e fruizione attraverso la lettura e scrittura del codice Braille, con l’uso della apposita Tavoletta, l’uso del cubaritmo (matematica per non vedenti) e la disposizione dei numeri.

    Per informazioni ed iscrizioni:
    Contatti:  [email protected]
    06.55302868 – tel/fax 06.5803948 –  329.9833862