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  • Ripresa economica, ci sono dei fattori che ancora non ci fanno stare tranquilli

    Ancora una volta l’andamento della ripresa economica finisce per smorzare l’ottimismo di fondo, a causa della sua progressione a singhiozzo. Molti speravano di non assistere neppure a una terza ondata di Covid, e invece siamo addirittura alla quarta.
    Ma se la pandemia continua ad essere il primo fattore che pesa sulla ripresa economica, ce ne sono altri che pure vanno considerati.

    La risalita dei contagi e la ripresa economica

    ripresa economicaLa risalita dei contagi purtroppo è un duro colpo a chi sperava che ormai la ripresa economica fosse instradata in modo definitivo sui binari della crescita. La nuova accelerazione del contagio, soprattutto nei Paesi che hanno già vaccinato larga parte della popolazione, ha il potenziale di rallentare le riaperture e frenare il recupero macro.
    La variante Delta ha costretto anche la Cina – la locomotiva della ripresa post Covid – a introdurre nuove restrizioni e fare i conti con il rallentamento economico.

    La Fed e l’inflazione

    Lo scenario che si evolve di nuovo in peggio, ha spinto la FED a cambiare un poco registro. Qualche settimana fa la banca centrale americana aveva cominciato a pensare alla riduzione dello stimolo monetario, dichiarando l’intenzione di anticipare il rialzo dei tassi dal 2024 al 2023. Senza sbilanciarsi troppo, però, perché non c’erano ancora segnali affidabili e sicuri che il peggio è alle spalle.
    E ha fatto bene, perché da allora non sono stati fatti passi avanti sul terreno della ripresa economica. La frenata della FED, visto il mercato ancora fragile, quindi è stata indolore.

    Intanto l’inflazione continua ad avanzare. Essendo determinata da problemi dal lato produttivo, e dal momento che non è accompagnata da un corrispondete aumento dei salari, alla fine fine si traduce come una “tassa” sui consumatori. E alla fin fine frenerà i consumi.

    L’incertezza e l’autunno “caldo”

    La situazione complessiva dunque genera un intreccio che a sua volta produce incertezza, soprattutto per chi opera sui mercati attraverso strategie trading intraday.
    L’autunno sarà la stagione decisiva per la ripresa economica. Se la crescita dei contagi ci darà tregua, se i colli di bottiglia che generano l’inflazione si scioglieranno, allora potrebbero esserci di nuovo le condizioni per parlare di minori stimoli delle banche centrali. Insomma, di maggiore normalità.
    In caso contrario invece ci aspettano ancora tanti mesi complicati.

  • ETF, che boom. Il volume d’affari è cresciuto del 19%

    Il fiume di liquidità che ha inondato i mercati (frutto delle politiche espansive delle banche centrali) ha portato una conseguenza importante: la ricerca di remunerazioni interessanti, anche a scapito di un rischio maggiore. Anche per questo motivo s’è accentuata l’attenzione attorno a strumenti che in passato avevano meno appeal. Tra questi si possono inquadrare gli ETF (Exchange-traded fund). La loro popolarità è cresciuta nel tempo, al punto che i gestori di questi fondi hanno registrato una crescita del volume di affari del 19% rispetto ai gestori più “tradizionali”.

    I numeri degli ETF

    etfIl fatto che ci siano stati nel 2017 più investimenti in ETF che non in fondi di gestione attiva è un dato da analizzare con attenzione. Nell’ultimo decennio il mercato europeo ha assistito a una forte crescita dell’offerta di prodotto e di patrimonio di gestione. Basti pensare che nel 2007 – alla vigilia della crisi – c’erano circa 400 ETF in Europa. Oggi invece ci sono più di 1500 ETF, e come detto il trend continua a essere in aumento. Se guardiamo invece non al numero bensì all’ammontare degli investimenti, la crescita in questo decennio è stata di 6 volte, giungendo a centinaia di milioni di dollari.

    Come detto, buona parte del merito di questa crescita è da ricercare nelle politica espansive della BCE. Il programma di quantitative easing condotto dalla EuroTower ha portato importanti iniezioni di liquidità sui mercati. Soldi utili ai governi dei Paesi Ue più deboli (tra cui l’Italia), ma al tempo stesso sono soldi che devono trovare una collocazione sul mercato. La crescita del popolo dei rader, che cercano strategia e tecniche forex intraday, non è che possano assorbirlo tutto. Ecco perché gli ETF hanno rappresentato lo “sfogo” ideale.

    Il punto però è che il continuo aumento dei volumi di scambio, si ripercuote anche sulle quotazioni. Infatti dà vita a delle forti oscillazioni delle quotazioni, che presentano a volte figure molto rare come triplo massimo e triplo minimo trading. Questo perché quanto più è alto il volume di denaro mosso dagli ETF, tanto più si manifesta il pericolo di una accentuata volatilità. E di conseguenza cresce il rischio di grandi cadute in brevi intervalli temporali. Questo timore al momento non è ancora tanto avvertito in Europa, e bisogna sperare che molti lo facciano in tempo.