Il 2022 ha consegnato alle banche centrali di tutto il mondo una serie di problemi e di matasse da districare. Secondo la Federal Reserve, all’elenco potrebbe aggiungersi anche Wall Street, ossia il mercato azionario americano.
Perché la Fed teme Wall Street?
Il sunto del pensiero della Banca Centrale americana rispetto a Wall Street, ed in particolare riguardo al rally azionario cominciato a dicembre, è nei verbali della riunione di politica monetaria che si è svolta a il mese scorso.
Si legge infatti che “un allentamento ingiustificato delle condizioni finanziarie, soprattutto se guidato da un’errata percezione da parte del pubblico della funzione di reazione del Comitato, complicherebbe lo sforzo del Comitato di ripristinare la stabilità dei prezzi”.
Tradotto: la Banca Centrale Americana teme che la corsa del mercato azionario potrebbe creare uno scollamento rispetto alla realtà, vanificando in parte gli sforzi che sono stati fatti finora, a suon di aumenti del costo del denaro.
Infatti il rally di Wall Street può innescare un “effetto ricchezza”, ossia nuovi consumi potenzialmente inflazionisti. Proprio mentre la Federal Reserve, come tutte le banche mondiali, sta cercando di combattere l’inflazione che galoppa. Un discroso che potremmo estendere anche alla Eurozona, dove FTSe Mib, DAX40, CAC40, FTSE100 marciano al rialzo nonostante i venti di recessione.
Un tavolo da poker
La Banca Centrale Americana e i mercati azionari è come se si fossero seduti attorno a un tavolo da poker. Da una parte c’è un giocatore che prova ad avvertire che le carte in futuro potrebbero essere molto deludenti, dall’altra c’è un mercato che sembra considerare questi avvertimenti come un bluff.
Potrebbe nascere un tira e molla nei prossimi mesi, che finirebbe spingere verso l’alto tutti gli indicatori di volatilità e alimentare il clima di incertezza sui mercati finanziari.
Lo scenario
Quello su cui si può essere ragionevolmente sicuri è che molte dinamiche che hanno caratterizzato il 2022, proseguiranno anche nel 2023.
L’inflazione non ci abbandonerà di colpo, così come continueranno ad esserci molti dubbi sulla crescita economica, e fin quando ci saranno tensioni geopolitiche, continueranno le incertezze anche sulla questione energetica e di conseguenza sull’andamento dei prezzi. Per questi motivi le banche centrali rimarranno ancora… “centrali” nel 2023.
La scarsità di litio rispetto alla richiesta di mercato ha acceso la corsa agli investimenti nelle miniere dove si può ricavare. Finora la parte del leone l’ha recitata la Cina, che si è conquistato il predominio nella catena di forniture delle batterie per veicoli elettrici.