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    Dopo il week end sulle strade con il Sottosegretario Nicola Molteni, Ragazzi On The Road torna a Chiavenna il 2-3-4 giugno 2023. Obiettivo: sensibilizzare all’educazione stradale.

    Dal Viminale, “On the Road”. Per una notte di prevenzione e lotta agli incidenti stradali. Una piaga per il Paese. Solo nelle ultime nuove giovanissime vittime.

    Il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Nicola Molteni, è sceso in strada, in una notte segnata da tragici eventi, insieme ai #Ragazziontheroad durante i controlli notturni a Chiavenna (Sondrio) in questo ultimo weekend di maggio. Una presenza importante dello Stato, concreta, di sostegno e incoraggiamento a “proseguire ed estendere al Paese il progetto educativo On the Road” nato oltre 15 anni fa in Valle Seriana (Bergamo) dalla sensibilità tra un giornalista ed un agente di Polizia Locale per salvare vite lungo la strada.

    Sono emozionato. Un Sottosegretario – ha dichiarato Nicola Molteni – si emoziona quando sente dalla voce spontanea dei ragazzi parlare attraverso il cuore, ho sentito dai ragazzi esprimere pensieri semplici ma che sono simbolo di soggetti che vogliono diventare adulti. Chi sta sulla strada rischia la vita e si mette al servizio dei cittadini, ed è bene che i giovani tocchino con mano cosa significa rischiare per controllare il territorio. Questo progetto consente di percepire la distinzione tra legalità e illegalità, tra bene e male, tra bianco e nero. La nostra responsabilità di Governo è quella di aiutare i giovani a capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, a sostenere quello che è legale e contrastare cosa è illegale. L’associazione Ragazzi On the Road garantisce formazione, insegnamento, sensibilizzazione. Investe sui giovani che rappresentano il futuro e la linfa e la crescita del nostro Paese”.

    Per questo il sottosegretario Molteni ha indossato la pettorina insieme ai ragazzi e ragazze di “On the Road”. Con lui il Sindaco di Chiavenna Luca della Bitta (“è un progetto importante in cui abbiamo creduto e continuiamo a credere”) e il consigliere comunale Daniele Ciapponi (“il progetto “On the Road” continua e speriamo presto si estenda, a livello nazionale, nel segno della testimonianza della beata suor Maria Laura Mainetti”).

    “Weekend On the Road” tornerà sulle strade di Chiavenna il 2-3-4 giugno. Promosso dall’Associazione socio-educativa Ragazzi On the Road nei territori di Bergamo, Milano, Brescia, Sondrio e Varese, è un’iniziativa concreta di sensibilizzazione e di educazione alla legalità e alla sicurezza stradale con l’obiettivo di accrescere maggiore consapevolezza, responsabilità e senso civico. In 15 anni di attività ha coinvolto più di 1.000 giovani in 80 comuni della Lombardia. Nel corso dei weekend On the Road a Chiavenna i ragazzi sono stati coinvolti anche sul fronte del soccorso sanitario in collaborazione con l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia (AREU), vivendo la realtà del Pronto Soccorso e di un turno insieme ai suoi operatori, con i volontari della Croce Rossa, tramite un corso pratico sull’utilizzo del defibrillatore, e con l’Associazione Volontari 3 Valli, che ha mostrato ai giovani partecipanti come gestire una disostruzione delle vie aeree. 

     

    Sui social (Instagram, Facebook, YouTube) è possibile seguire le esperienze dei #ragazziontheroad. Per informazioni e candidature spontanee al progetto www.ragazziontheroad.it 

  • Incidenti stradali, 9 su 10 provocati da comportamenti scorretti. Cresce il fenomeno dei “bulldrivers”, i “bulli” della strada

    Aumentano i comportamenti di guida “aggressiva”. L’analisi statistica e le proposte per invertire la tendenza in un libro di Flavio Lucio Rossio, con un “case study” sul progetto bergamasco “On the Road”: ragazzi “nei panni” della Polizia Locale, operatori del NUE 112 e soccorritori su scenari d’incidente

    In Italia fino a 9 incidenti su 10 sono provocati da comportamenti scorretti dei protagonisti e cresce il fenomeno dei “bulldrivers”, i “bulli” alla guida. Aumentano gli episodi di condotta “aggressiva” al volante: comportamenti maleducati, scorretti o addirittura violenti che mettono a repentaglio la sicurezza – e spesso anche la vita – degli altri utenti della strada. E ai quali è altamente sconsigliato reagire, nonostante il senso di frustrazione che si prova, per non rischiare di trovarsi coinvolti in situazioni ancor più pericolose per la propria incolumità.

    Il dato – allarmante – emerge dall’analisi di Flavio Lucio Rossio, criminologo, docente e vice presidente dell’Unione Italiana Polizia Locale, nel suo libro “Bulldriver. Conducenti che aggrediscono” (Ed. Franco Angeli 2022 per la collana Laboratorio Sociologico), presentato venerdì 21 aprile a Perugia nell’ambito di un incontro di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale tenutosi nella sede della Provincia, realizzato con il patrocinio della Provincia di Perugia e della Regione Umbria nonché delle associazioni impegnate in prima linea per la difesa degli utenti e delle vittime della strada e per la promozione della cultura della legalità. Sono intervenuti Stefania Proietti, presidente della Provincia di Perugia, Enrico Melasecche Germini assessore della Regione Umbria alle Infrastrutture, Trasporti, Opere pubbliche e Politica della Sicurezza Urbana e Polizia Locale, Roberta Ricci, vicepresidente del Consiglio Comunale di Perugia. Al dibattito moderato da Sergio Bedessi, esperto di sicurezza urbana, già comandante di Polizia Locale, giornalista, autore di numerose pubblicazioni, hanno partecipato Gioia Bucarelli, curatrice del libro “La strada e la vita” in ricordo del suo compagno e di tutte le vittime di violenza stradale, Gianmarco Cesari, presidente dell’Osservatorio Vittime e avvocato della Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (A.I.F.V.S. APS), Giuseppe Guccione della Fondazione Luigi Guccione Onlus, e Patrizia Ramponi dell’Associazione Andrea Nardini Onlus, Maristella Mancino, responsabile dell’Ufficio di Servizio Sociale Unità Spinale Unipolare “M. Taramelli” – Azienda Ospedaliera “S. Maria della Misericordia”, oltre all’autore del libro Flavio Lucio Rossio e Alessandro Invernici, giornalista e fondatore dell’Associazione “Ragazzi On The Road”.

    Il libro “Bulldriver. Conducenti che aggrediscono” contiene uno studio del fenomeno, con riferimenti statistici, e una serie di proposte per cercare di correggere e prevenire queste condotte antisociali. Un focus in particolare è dedicato al progetto “On the road”, format educativo unico in Italia, nato a Bergamo nel 2007 e attualmente in fase di espansione in altre città della Penisola. L’iniziativa, con la collaborazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni e polizie locali, coinvolge ragazzi e ragazze tra i 16 e i 20 anni facendo conoscere e sperimentare loro le attività svolte da forze di polizia e soccorritori, direttamente “on the road”, affiancando le pattuglie sul campo, anche “nei panni” degli operatori del numero unico d’emergenza 112 di cui i giovani dell’associazione sono testimonial.

    “BULLI” AL VOLANTE

    Ma quali sono i comportamenti dei “bulli” al volante? Non rispettare la precedenza, passare con il semaforo rosso, effettuare sorpassi azzardati, guidare distratti dal cellulare, ma anche ignorare le distanze di sicurezza o eccedere nella velocità: sono solo alcuni degli atteggiamenti di prepotenza e arroganza che le vittime dei “bulldrivers” – neologismo mutuato dal bullismo per identificare i conducenti aggressivi – sono costrette a subire quotidianamente. Individualismo, mancanza di senso civico, crescita dell’aggressività e assenza di empatia sono le cause profonde del fenomeno.

    Scrive Flavio Lucio Rossio: “Sulle strade non si corre solo il rischio di essere vittime, spesso incolpevoli, di questi episodi gravi (sicurezza reale). Si assiste infatti a un aumento di quelle condotte di guida frutto di una maleducazione stradale che non sempre costituiscono illecito amministrativo, tantomeno penale, ma che hanno ripercussioni, più o meno pesanti, sulla percezione di sicurezza. Alcune di queste condotte costituiscono una vera e propria manifestazione di aggressività che trae forza anche dalla mancanza di reazione delle vittime, che per quieto vivere o per paura preferiscono sopportare queste piccole grandi angherie. Anche perché riprendere questi bulldriver può scatenare reazioni difficilmente prevedibili”.

    La prima causa di incidenti stradali è la “distrazione”, seguita dal mancato rispetto della precedenza e dalla velocità troppo elevata (Rapporto Aci-Istat 2020). Questi tre gruppi – ricorda Flavio Lucio Rossio nel suo libro – costituiscono complessivamente il 40,2% dei casi. Fra le altre cause ci sono la mancanza della distanza di sicurezza, manovre irregolari, mancata precedenza ai pedoni. In realtà considerando un’accezione estensiva dell’aggressive driving che include la mancanza del rispetto dei semafori o dei segnali di stop e precedenza, la guida sotto l’effetto dell’alcol o di stupefacenti, e la guida distratta (es. l’uso del cellulare) la percentuale arriva alla quasi totalità dei casi, comprendendo anche il mancato uso dei sistemi di ritenuta obbligatori.

    Anche secondo l’ultimo report dell’Istat, nel 2021 il 92,2% delle cause di incidente (182.294 su un totale di 197.744), praticamente 9 su 10, ha alla base un comportamento scorretto del conducente o del pedone: la distrazione è ancora la prima causa (15,4%), seguita dal mancato rispetto della precedenza o del semaforo (14,3%), e dalla velocità elevata (10%).

    A peggiorare la situazione sono comportamenti ancor più pericolosi e devianti come la guida sotto l’effetto dell’alcol o di sostanze stupefacenti. Sempre secondo report dell’Istat nel 2021 il 9,7% e il 3,2% degli incidenti rilevati da Carabinieri e Polizia Stradale è correlato ad alcol e droga, proporzioni in aumento rispetto al 2020, per lo stato di ebbrezza alla guida, e in lieve diminuzione per la droga (9,2% e 3,5%).

    Come scrive Rossio, le possibili soluzioni passano non solo attraverso il meccanismo sanzionatorio (si pensi al reato di omicidio stradale o la patente a punti) ma soprattutto attraverso la prevenzione, l’educazione, la comunicazione (le campagne pubblicitarie), la giustizia riparativa, fino a soluzioni tecnologiche come la “safe box” (scatola nera) da installare sui veicoli e idee originali per “umanizzare” il veicolo come il “semaforo empatico”, una barra a led da installare su parabrezza e lunotto posteriore che emetta 4 colori per comunicare un “grazie”, “prego” un “rimprovero” o uno ”scusa”-

    IL CASO DEL PROGETTO “ON THE ROAD”

    Sulla strada ci sono troppe morti, ogni giorno, e non tutte sono “tragiche fatalità”: si può fare tanto per sensibilizzare i conducenti. Quasi 21.000 i morti lo scorso anno in Europa secondo i dati della Commissione Europea e oltre 1.500 in Italia, nonostante le politiche decennali che negli ultimi trent’anni hanno più che dimezzato il numero delle vittime. I dati degli incidenti sono in aumento rispetto al periodo delle limitazioni alla mobilità dovute alla pandemia da Covid19.

     

    La prevenzione e l’educazione delle nuove generazioni rimangono la strada maestra. In questo fa scuola l’iniziativa “On the road”, un progetto unico in Italia – promosso dall’associazione socio-educativa Ragazzi On The Road di Bergamo – che ha coinvolto, in oltre 15 anni di esperienza, in una ottantina di Comuni della Lombardia, circa 1000 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 20 anni dando loro l’opportunità di calarsi nei panni di agenti di polizia locale, operatori delle forze dell’ordine, di soccorso e di pronto intervento. Indossando pettorine catarifrangenti, i giovani hanno la possibilità di affiancare per alcuni giorni gli operatori, per sperimentare cosa succede e cosa si prova dall’altra parte della barricata, tra coloro che sono impegnati sul fronte della sicurezza. “On the road” nel luglio 2021 ha ricevuto la benemerenza della Provincia di Bergamo per “l’impegno profuso a favore della comunità bergamasca”. Se ne parla in un “case study” dedicato all’interno del libro di Flavio Lucio Rossio.

    Spiega il fondatore di “On the road”, il giornalista Alessandro Invernici: “Ci impegniamo nel coinvolgimento e nella contaminazione dei più giovani in un percorso di consapevolezza dei rischi che corrono sulla strada, e non solo, per indirizzarli sempre più verso una cittadinanza attiva e cosciente. Dopo aver coinvolto nei primi anni dell’iniziativa i ragazzi alle prese con gli esami per il patentino, dopo essere entrati nelle scuole per “portare” gli studenti dai banchi in strada e aver reso protagonisti i giovani a fianco delle istituzioni, schierando “on the road” anche i genitori, l’obiettivo delle edizioni più recenti è stato invece quello di attenuare alcuni fenomeni e comportamenti considerati fuori dalle righe. Un’esperienza di sensibilizzazione e di educazione alla legalità che nasce dall’esigenza di agire sulla consapevolezza dei rischi della strada e non solo e far crescere un maggior senso civico nelle nuove generazioni. Se uno dei nostri ragazzi si ferma una frazione di secondo e accende il cervello prima di mettersi alla guida, allora avremo fatto il nostro dovere”.

    Ripartire dai giovani, quindi, come segno di riscatto e rinnovata responsabilità, in un’esperienza che “cambia e salva la vita”, soprattutto negli ultimi anni, dopo che la pandemia mondiale ha causato proprio sui giovani nuove fatiche e disagi preoccupanti.

    Il presidente di “On the Road”, Egidio Provenzi: “I ragazzi diventano testimonial in prima persona della prevenzione e sicurezza e la fanno loro, trasmettendola ai propri coetanei, perché vissuta in prima persona, sulla loro pelle, a fianco di polizia locale, forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile, sommozzatori, Areu e associazioni di soccorso per una cittadinanza concreta, sul campo, a vantaggio di una società migliore”.

    “Ragazzi on the road” ha permesso nel tempo a molti giovani di andare sullo scenario di un incidente stradale, di un soccorso, rendersi conto di persona dei rischi, delle conseguenze di una disattenzione o di un comportamento fuori le righe. Ma anche di trascorrere “un giorno da prefetto, un giorno da sindaco” oppure “un giorno in Procura” per rendersi conto di che cosa fanno, e che cosa possono fare, anche con il “nostro” aiuto, le istituzioni pubbliche per la tutela della sicurezza e la promozione della legalità.

  • Rc auto: aumenti in arrivo per 800.000 automobilisti

    Brutte notizie per circa 800.000 automobilisti; secondo l’osservatorio di Facile.it tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2021, vedranno quest’anno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’RC auto.

    Secondo l’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 690mila preventivi raccolti a dicembre 2021 – il numero di automobilisti colpiti dai rincari è in crescita del 12% rispetto allo scorso anno, conseguenza diretta dell’aumento dei veicoli in circolazione e dei sinistri stradali.

    Per il momento, invece, restano ancora su livelli minimi le tariffe per gli automobilisti virtuosi; secondo i dati* dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 427,16 euro, vale a dire il 9,43% in meno rispetto a dicembre 2020 e addirittura il 20,3% in meno se paragonato con lo stesso mese del 2019.

    «Attenzione perché anche questo idillio potrebbe presto finire», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «Le tariffe godono ancora oggi del calo degli incidenti stradali rilevato per tutto il 2020, ma con il 2021 i sinistri hanno ricominciato a salire e, in virtù di ciò, ci aspettiamo che i premi assicurativi tornino a crescere, con rincari che secondo le nostre stime potranno arrivare anche a 35-40 euro per ciascun automobilista.».

    L’andamento regionale

    Se a livello nazionale la percentuale di automobilisti che hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,47%, a livello regionale i valori cambiano sensibilmente.

    Guardando la graduatoria al primo posto c’è la Liguria; nella regione il 3,27% degli automobilisti vedrà aumentare il costo dell’RC auto. Seguono i guidatori di Toscana (2,92%) e Sardegna (2,90%).

    Le percentuali più basse, di contro, sono state rilevate in Calabria (1,56%), Friuli-Venezia Giulia (1,95%) e Basilicata (1,99%).

    Se si confrontano i valori di dicembre 2021 con quelli rilevati l’anno precedente emergono dati interessanti che evidenziano il modo in cui i lockdown hanno influito sulla mobilità. Le regioni dove la percentuale di automobilisti che hanno dichiarato un sinistro con colpa è cresciuta maggiormente sono la Sardegna (+23% rispetto al 2020), la Sicilia (+18%) e il Trentino-Alto Adige (+17%).

    Una sola regione presenta valori in linea rispetto al 2020, l’Umbria dove si è addirittura registrato un lievissimo calo (-0,9%).

    Identikit dell’automobilista colpito dai rincari

    Ma qual è l’identikit di chi vedrà aumentare l’RC auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,72% del campione femminile ed il 2,33% di quello maschile.

    Guardando alle fasce anagrafiche emerge che gli under 24 sono gli automobilisti che hanno registrato il valore più basso (2,15%), mentre gli over 65 quello più alto (3,06%). In assoluto, però, gli assicurati più “attenti” sono risultati essere i neopatentati nella fascia 19-21 anni; tra di loro la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a causa di un sinistro con colpa è pari appena all’1,37%.

    Se quasi tutti gli italiani hanno limitato gli spostamenti nel corso dell’anno, una delle poche categorie professionali che ha continuato a muoversi in auto “normalmente” è il personale sanitario. A riprova di questo, dall’analisi è emerso che medici, infermieri e operatori sanitari sono tra i professionisti che, in percentuale, hanno dichiarato il maggior numero di sinistri con colpa nel corso del 2021 e, fra loro, il 2,85% dovrà far fronte ad un aumento del costo dell’RC auto.

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 9.251.941 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Incidenti stradali: più di 1 testimone su 2 non lascia i propri dati

    Come si comportano gli italiani se sono testimoni di un’incidente stradale? Si fermano e lasciano i propri dati o passano dritti? In barba al senso civico, più di un italiano su due (55,7%) dopo aver assistito ad un sinistro, non ha lasciato i propri dati né alle autorità né alle persone coinvolte nell’accaduto, anche se le motivazioni sono varie; questo il primo dato emerso dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat per capire se, in caso di incidente di cui si sia testimoni, prevalga la solidarietà o l’egoismo.

    Maggiore solidarietà se ci sono i feriti e con gli utenti deboli della strada

    L’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta*, ha evidenziato come la disponibilità a farsi coinvolgere vari notevolmente a seconda del tipo di sinistro di cui si è stati spettatori involontari.

    Quando si tratta di incidenti con soli danni ai veicoli, il 63,7% dei testimoni ha dichiarato di essersi allontanato senza lasciare i dati di contatto, mentre in caso di incidente con feriti la percentuale di chi ha collaborato con le autorità o con chi era coinvolto nel sinistro aumenta notevolmente e solo il 39,9% se ne va senza lasciare i dati necessari per poter poi essere rintracciato.

    La predisposizione a prestarsi come testimoni rimane alta quando il sinistro coinvolge gli utenti deboli della strada; se ci sono pedoni, siano essi feriti in modo grave o meno, il 67,4% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato di essersi fermato per dare la propria disponibilità a testimoniare, mentre se si tratta di incidenti con coinvolgimento di veicoli a due ruote (moto, scooter o biciclette), la percentuale di coloro che si sono offerti di collaborare con le forze dell’ordine per chiarire la dinamica del sinistro supera il 50%.

    Donne, over 65 e residenti al Nord Est hanno testimoniato meno spesso

    Secondo quanto emerso dall’indagine, dopo aver assistito ad un incidente, le donne meno spesso hanno testimoniato; tra loro il 58% se ne è andato senza dare i propri dati contro il 53,3% del campione maschile.

    Dal punto di vista anagrafico, invece, sono risultati i rispondenti con età compresa fra i 60 ed i 74 anni quelli che meno spesso hanno collaborato con forze dell’ordine o incidentati; in questo sotto campione hanno lasciato i propri riferimenti appena il 39,2% dei rispondenti. Di contro sono gli intervistati con età compresa fra i 25 e i 34 anni quelli che, percentualmente, hanno prestato maggiormente la propria disponibilità a testimoniare (52,8%).

    Dividendo il campione per aree geografiche, i residenti al Nord Est con solo il 40,4% dei rispondenti che ha detto di aver dato disponibilità a testimoniare in merito all’incidente cui avevano assistito, sono risultati quelli che meno spesso sono stati coinvolti nelle fasi successive al sinistro. Nel Nord Ovest, invece, risiedono quelli che, proporzionalmente, si sono più spesso trovati a testimoniare l’accaduto (46%).

    Perché gli italiani non testimoniano…

    Nonostante, dati alla mano, oltre 24 milioni di italiani abbiano ammesso di aver assistito ad un incidente stradale e di non aver collaborato con le autorità e con gli individui implicati prestando la propria testimonianza dei fatti, sono molte e diverse le ragioni che hanno portato a prendere quella decisione.

    Il 42% lo ha fatto perché riteneva inutile lasciare i propri riferimenti; il 20,5% perché, semplicemente, nessuno glielo ha chiesto; mentre il 13,1% perché c’erano già altri testimoni o (6% dei casi) perché erano già intervenute le autorità.

    Fa riflettere, invece, il dato di coloro che hanno deliberatamente scelto di non prestare testimonianza perché ritenevano di non aver visto abbastanza (10,7%), non potevano fermarsi (5,5%) o non volevano correre rischi o avere fastidi dopo (3,2%).

    …e perché lo fanno

    Guardando alla sola fetta di testimoni che hanno lasciato i propri dati, la ragione principale dichiarata in fase di indagine è proprio il senso civico (36,3%); da evidenziare anche come circa il 7% lo abbia fatto perché gli sia stato esplicitamente richiesto e, ancora, come appena l’1% dei rispondenti dichiari di aver lasciato i propri dati perché, semplicemente, questo è ciò che prevede il codice della strada, anche se a ben vedere non sempre l’obbligo esiste.

    Conforta un altro dato; il senso civico, quando presente, risulta comunque ben radicato e, fra chi ha lasciato in passato i propri dati per testimoniare in merito ad un sinistro, ben il 95,1% lo rifarebbe ancora.

    Qualcuno si ritira e qualcuno non viene mai contattato

    Da notare come, sebbene abbiano lasciato i propri dati a chi di dovere, il 62,5% dei testimoni disponibili a raccontare l’accaduto non siano poi mai stati contattati dalle autorità o da chi era coinvolto nell’incidente e come, anche, nonostante avesse in un primo tempo dato i propri riferimenti per testimoniare, una volta arrivato il momento di farlo, il 19,4% dei rispondenti abbia cambiato idea e si sia ritirato.

    Cosa prevede la legge

    Dal punto di vista normativo l’obbligo a testimoniare esiste solo in seguito ad una citazione all’interno di un processo; se un soggetto viene chiamato a presentare la propria ricostruzione dei fatti non può tirarsi indietro. Questo, naturalmente, presuppone che il testimone abbia lasciato i propri contatti o sia stato in qualche modo identificato; in caso contrario, la testimonianza resta a discrezione del cittadino.

    Argomento diverso è l’omissione di soccorso, disciplinata dall’articolo 593 del Codice penale. La norma, nel caso in cui un soggetto assista ad un incidente stradale grave, sancisce l’obbligo di fermarsi e soccorrere un individuo “…che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo.” La pena per chi trasgredisce prevede fino a un anno di reclusione o una multa fino a duemilacinquecento euro.

    In caso di incidente di lieve entità, in cui non sussistono le condizioni di gravità previste dal Codice penale, il testimone non è legalmente obbligato a fermarsi… dipenderà solo dal suo senso civico.

     

     

     

    * Metodologia: n. 1.220 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età 18-74 anni.  Indagine condotta a maggio 2019.

     

     

  • I consigli degli autisti di One Express per diminuire i rischi alla guida

    Radio24 e One Express dedicano uno spazio alla sicurezza stradale per informare i radioascoltatori sulle principali cause di incidenti: tanti utili suggerimenti per guidare con prudenza e rispettare il codice della strada.

    Oltre 10 anni di esperienza, condensati in 10 consigli sulla sicurezza stradale per prevenire abitudini scorrette alla guida che spesso si rivelano pericolose.

    60 secondi di confronto con coloro che trascorrono la maggior parte del proprio tempo sulle direttrici di tutta Europa e che contribuiscono al mantenimento di un altissimo standard di servizio: gli autisti del network One Express, il player di riferimento nel trasporto di merci su pallet che ogni giorno collega 41 Paesi nel continente europeo, offrendo consegne in 24/48/72 ore.

    Tanti i temi trattati, per sondare ciascuna delle cause ritenute responsabili dei sinistri e delle abitudini scorrette di parte dei conducenti, spesso motivate da una superficiale conoscenza del codice della strada e delle regole fondamentali per una guida cauta e attenta. Un obiettivo in linea con la politica dell’UE, che ha fissato entro il 2020 il dimezzamento delle vittime rispetto al dato del 2010, che dovrebbe tramutarsi nella cosiddetta “Visione Zero” del 2050: zero morti sulle strade. Un risultato molto ambizioso che, per essere raggiunto, necessita della cooperazione dei principali player del trasporto su gomma come One Express, in prima linea per garantire il rispetto delle regole stradali. La rete leader in Italia nel trasporto su pallet sceglie di veicolare contenuti informativi e di percorrere la via della responsabilità sociale, per dare il proprio contributo alla prevenzione degli incidenti stradali e mettere a disposizione degli automobilisti l’esperienza di trasportatori professionisti.

    Si parte dalla distrazione dei nostri tempi: lo smartphone. Per spiegare le gravissime conseguenze di una semplice e rapida distrazione telefonica, l’autista One Express chiama in causa la velocità tenuta dal veicolo. Nei 7 secondi di deconcentrazione, a 50 km/h, l’automobile avanza di circa 100 metri senza che nessuno controlli il tracciato. Secondo la ricerca condotta da ACI e ISTAT, 1 giovane su 4 ammette di fare uso del cellulare alla guida.

    È convinzione comune ritenere che solo i guidatori di tir debbano osservare delle pause di ristoro presso le piazzole collocate a margine dell’autostrada o nei punti di servizio e rifornimento dedicati. La Legge impone loro una sosta di 45 minuti ogni quattro ore e mezza di viaggio e un massimo di 9 ore di percorrenza nell’arco di una giornata ma, visto il rilevamento dell’ACI – che imputa ai colpi di sonno circa 12.000 incidenti all’anno – questa buona norma potrebbe essere fatta propria da tutti. Stessa estensione meriterebbe il divieto di assumere alcool quando si è alla guida, già in vigore per gli autotrasportatori. Riposo e lucidità sono degli ottimi alleati per una guida sicura.

    One Express non pensa solo alle quattro ruote e dedica il terzo appuntamento radiofonico ai motociclisti. Secondo il rapporto ACI-ISTAT 2018 le vittime di schianti su due ruote sono aumentate dell’11,9%: un dato che spinge a riflettere sulla necessità di un più prudente approccio alla strada. L’autotrasportatore di One Express dispensa tre utili consigli: mai tagliare le curve, mai invadere l’altra corsia e mantenere una posizione regolare all’interno della propria corsia.

    La principale causa di tamponamenti, spesso fatali, è la mancata osservanza della distanza di sicurezza. Gli autisti One Express conoscono l’importanza di questa precauzione e indicano il metodo corretto per calcolarne l’entità: bisogna considerare la propria velocità, dividerla per 10 e moltiplicare il risultato ottenuto per 3. A 100 km/h, quindi, la distanza da tenere per garantire la frenata sarà di 30 metri. A quest’operazione matematica vanno però affiancate le valutazioni sulle condizioni metereologiche, sul veicolo guidato e sulle condizioni del manto stradale.

    Sulla corsia di emergenza, non esistono alibi: non serve a velocizzare il viaggio né a liberarsi di rifiuti. L’unico tratto in cui si è autorizzati a percorrerla corrisponde ai 500 metri prima dello svincolo.

    Riguardo ai semafori, One Express ricorda agli ascoltatori che 32.000 incidenti (secondo l’ultimo rapporto ACI-ISTAT) derivano dal mancato rispetto dello stop.

    Per gli attraversamenti pedonali il discorso si fa ancora più delicato: i dati ufficiali parlano di un incremento del 5,3% degli investimenti. L’autista One Express propone però uno spunto di riflessione ulteriore: se è vero che chi investe il pedone è sempre in torto, le persone impegnate in un attraversamento devono rimanere vigili, togliere le cuffie ed evitare di distrarsi al telefono.

    Molti automobilisti non sanno che il parcheggio in doppia fila non è passibile solo di multa, ma richiama una responsabilità penale: si tratta infatti del reato di violenza privata, in quanto limita la libertà altrui. Ancora peggio se si contravviene all’obbligo di riservare i parcheggi a chi è affetto da disabilità.

    In 10 anni di esperienza, gli autisti di One Express hanno assistito a centinaia di casi di distrazione e indecisione pericolosa: viaggiare troppo lentamente o sterzare di colpo, magari seguendo le incerte indicazioni delle mappe del navigatore, provoca il 20% degli incidenti sulle strade extraurbane.

    Infine, i sorpassi, per cui gli autotrasportatori hanno regole molto rigide: su molte strade non possono compiere la manovra se il peso del tir oltrepassa le 3,5 tonnellate e, nel caso in cui il peso sia superiore alle 5 tonnellate e ai 7 metri di lunghezza, possono occupare solo le prime due corsie. Se si deve superare un camion, assicurarsi di tenere una velocità di almeno 100 km/h, azionare i tergicristalli al massimo in caso di pioggia e prestare attenzione agli sbandamenti quando soffia il vento.

    www.oneexpress.it/it/one-road