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  • Roma, omaggio di Antonello De Pierro a Raf Vallone

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ha partecipato, presso la Casa del Cinema, all’evento organizzato dalle figlie Eleonora e Arabella in occasione del centenario della nascita dell’indimenticabile attore

    Roma – Il tenace, incessante e ormai noto impegno, consolidatosi nel tempo, del giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti Antonello De Pierro per la salvaguardia dell’immenso patrimonio culturale rappresentato dal cinema italico, l’altra sera si è concentrato sulla Casa del Cinema di Roma, dove era in programma una serata evento per celebrare il centenario della nascita di uno dei più grandi talenti che l’Italia abbia mai esportato nel mondo, il celeberrimo Raf Vallone. L’appuntamento commemorativo, voluto fortemente dalle figlie Eleonora e Annabella, assente l’altro figlio Saverio per motivi personali, è stato condotto magistralmente da Laura Delli Colli, la quale ha introdotto con dovizia di particolari ogni frangente programmatico dell’avvenimento, che ha fatto registrare un successo andato abbondantemente oltre ogni più rosea previsione. L’enorme affluenza di pubblico, che ha reso necessario aprire anche le altre sale interne alla struttura di largo Mastroianni e chiudere l’ingresso principale con l’affissione di una scritta annunciante il sold out, con un fiume di gente rimasta all’esterno, ha confermato il grande attaccamento, ancora vivissimo, che l’Italia esprime al compianto attore. Un personaggio, Vallone, che ha fatto sempre trapelare, in ogni sua sortita pubblica, il grande spessore culturale su cui aveva edificato la sua straordinaria figura, una piattaforma granitica nutrita al banco di due lauree, lettere e giurisprudenza, e di una fulminea ascesa carrieristica nel giornalismo, che l’aveva condotto alle pagine culturali del quotidiano L’Unità come redattore capo e a La Stampa come critico cinematografico, dopo aver abbandonato una promettente carriera da calciatore in serie A, nelle file del Torino.
    Gli interventi delle figlie Eleonora e Annabella, visibilmente commosse, hanno strappato tanti applausi da parte della gremita platea dove, oltre a già citato De Pierro, erano seduti, tra gli altri, il regista Pupi Avati, l’attore e regista Lino Capolicchio, Francesco Rutelli con la moglie Barbara Palombelli, il principe Guglielmo Marconi Giovannelli, il noto giornalista e attivista per i diritti dei padri separati Giorgio Ceccarelli, Elisabetta Viaggi e l’attore Mario Donatone. Poi la Delli Colli ha sapientemente traghettato l’attenzione dei presenti sul fulcro previsionale dell’evento, la proiezione del film di Sidney Lumet, del 1962, “Uno sguardo dal ponte”, preceduto dalla visione di una recente intervista inedita al regista Peter Brook, che aveva diretto, nel 1958, Vallone nella versione teatrale di “Uno sguardo dal ponte”. E prima di tutto questo le corde emozionali del pubblico sono state sollecitate da una carrellata di spezzoni cinematografici, che hanno ripercorso la florida carriera in celluloide del versatile artista calabrese.
    De Pierro, che si è sempre alacremente prodigato per dare voce al mondo del cinema, specie se made in Italy, anche in passato come direttore e voce storica di Radio Roma e ancora oggi da direttore di Italymedia.it, ha espresso grande soddisfazione per il grande successo della serata.
    “E’ il dovuto e naturale tributo — ha dichiarato — che il pubblico cinematografico ha rivolto a Raf Vallone, artista di grande spessore che ha scritto pagine memorabili negli annali del cinema mondiale, elevando al massimo fulgore l’immagine del nostro paese. La gente ha risposto prontamente al tam tam lanciato dalle figlie Eleonora e Arabella, consacrando la sua grandezza, e questo ci fa comprendere appieno la sensibilità che domina nel nostro tessuto sociale nei confronti della cultura. Questa ricorrenza però ha aperto in me una profonda e dolorosa parentesi riflessiva, che ci fa comprendere quanto in Italia si sia imboccata una deriva orientata sempre più verso un appiattimento della politica e delle istituzioni nei confronti delle espressioni intellettuali. A spalancare le porte alla memoria storica rappresentata dalla figura di Vallone è stata la famiglia. Il mondo politico e istituzionale, fatta eccezione per quello di Tropea, sua città natale, è rimasto silente e questo mi preoccupa alquanto. La nostra classe politica presta sempre meno attenzione ai fermenti culturali e favorisce l’assopimento delle coscienze verso essi. E’ semplicemente vergognoso che non ci siano state celebrazioni istituzionali per ricordare un illustre connazionale come Raf Vallone. A muovere ciò avrebbe dovuto essere un sentimento piacevole e spontaneo, ma visto che ormai l’arido deserto di valori formatosi sul proscenio politico, che trasforma quotidianamente le nostre certezze in disillusioni, ci fa desistere dal pretendere tanto, mi appello al fatto che ciò avrebbe dovuto rappresentare un dovere, atteso che è la Costituzione che ce lo chiede a mezzo dell’articolo 9, che elegge la cultura a valore fondamentale e impone alla Repubblica di promuoverne lo sviluppo e soprattutto di tutelarne il patrimonio, in virtù di una ratio di tipo conservativo. Le tradizioni culturali sono quelle che distinguono un popolo dall’altro. L’Italia non è mai stata avara nel generare eccellenze intellettuali, ma purtroppo nemmeno campioni di ignoranza e incapacità, che spesso vanno inutilmente a popolare le folte schiere della politica e soprattutto del sottobosco che vi ruota intorno, e tutto, purtroppo, a spese dei corpi collettivi. Ringrazio in particolar modo Eleonora, a cui mi lega da sempre un sincero vincolo affettivo, per avermi invitato e avermi dato l’opportunità di corroborare l’apprezzamento, già molto vivo in me, nei confronti del suo immenso padre”.

  • Antonello De Pierro omaggia Claudia Cardinale a Roma

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ha partecipato all’Anica alla presentazione del film “Ultima fermata”, che vede nel cast la celebre star internazionale insieme a Luca Lionello e Francesca Tasini

    Roma – Prosegue senza sosta l’attività del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro a sostegno del cinema made in Italy, specie di quello che si crea e si sviluppa grazie al coraggioso impegno delle produzioni indipendenti.

    Una scelta irriducibile quella del giornalista romano, che affonda le radici nella sua vocazione dnatica di difendere e spalleggiare sempre le cellule più deboli del parenchima sociale, e anche nel campo della celluloide, dove lo strapotere delle produzioni d’oltreoceano impera, spesso a detrimento di prodotti nazionali di indubbio pregio, il suo naturale orientamento resta coerentemente fedele all’inclinazione concepita e donatagli dal suo patrimonio genetico. Una tendenza che si è compiutamente estrinsecata alla direzione di Italymedia.it e nei dieci anni che l’hanno visto direttore e voce storica di Radio Roma, durante i quali tante sono state le puntate della sua trasmissione “La radio dei vip” dedicate all’argomento, con ospiti come Carlo Lizzani, Michele Placido, Claudio Fragasso e molti altri, in cui ha sempre cercato un supporto per propugnare la sua volitiva e passionale battaglia. E ora, da leader del movimento Italia dei Diritti, concretizza l’appoggio alle pellicole italiane che ritiene meritevoli tramite la sua presenza testimoniale alle presentazioni ufficiali delle stesse, alle prime o anche sui set di lavorazione.

     

    Questa volta la scelta di De Pierro è caduta su un film indipendente di grande valore, con una trama intensa e coinvolgente, vettore di emozioni perpetuate a raffica lungo la storia che scorre sullo schermo, e con una realizzazione tecnica e stilistica perfetta, presentato l’altro pomeriggio a Roma presso la sede dell’Anica. “Ultima fermata” il titolo dell’opera, che vede alla regia il debuttante Giambattista Assanti e attori protagonisti Luca Lionello e Francesca Tasini, con la partecipazione straordinaria di Claudia Cardinale, mentre la colonna sonora è firmata da Paolo Jannacci, figlio del compianto Enzo. La produzione è della Genko Productions, mentre la distribuzione è stata affidata alla Stemo Production di Claudio Bucci e Rosa Chiara Scaglione. Si narra la vicenda professionale e privata di un uomo, Domenico Capossela, attraverso il racconto del figlio, che si snoda lungo un percorso filmico che  rapisce e coinvolge lo spettatore, lo induce a pensare e ad aprire frequenti parentesi riflessive, e lungo questo viaggio in pellicola c’è una presenza costante, con il suo carico amarcord di aneddoti ed episodi, la storica linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio,  emblema di un intero agglomerato urbano meridionale, di cui ha per lungo tempo scandito il divenire fenomenico, tra un fischio e l’altro di Capossela, di mestiere capotreno.

    De Pierro, che non ha celato il suo entusiasmo incontenibile, dopo aver tributato i doverosi ossequi alla Cardinale, ha dichiarato: “La visione cinematografica di cui abbiamo appena goduto è la dimostrazione lapalissiana e incontrovertibile delle risorse talentuose che albergano lungo lo stivale italico e si aggirano scalpitanti in cerca di opportunità realizzative. La valorizzazione del cinema di casa nostra è un dovere precipuo della nostra classe politica, che deve attivarsi con previsioni normative chiare ed efficaci al fine di aprire ogni varco possibile all’offerta made in Italy, che spesso viene condannata a morte dall’invasione dei film americani e sacrificata sull’altare degli interessi economici. Ne ho fatto una ragione di vita da molti anni. Non riesco ad accettare che i nostri fermenti culturali di qualità vengano soffocati nella culla dallo strapotere delle grosse distribuzioni che inseguono solo la logica del profitto e a volte addirittura a vantaggio di prodotti scadenti, ma adeguatamente pubblicizzati. Ben vengano le proiezioni straniere, di cui da cultore del cinema so ben apprezzare il pregio, ma senza penalizzare quelle italiane. E’ necessario fissare dei paletti ben precisi e limitare il numero di pellicole d’oltreoceano ammesse alle sale. Per realizzare ciò non occorre attuare un contingentamento della produzione estera, ma ogni struttura proiettiva  deve essere obbligata a riservare una quantità minima di film nazionali. Un po’ come avveniva una volta nel calcio. Vorrei altresì rivolgere un grande plauso a Claudia Cardinale, di cui sono da sempre un grande estimatore e da oggi ancor di più, che, nonostante la sua riconosciuta caratura di monumentale attrice internazionale, ha accettato di far parte del cast di un film indipendente, peraltro opera prima, sinonimo di una spiccata sensibilità professionale e di una coscienza deliberativa permeabile e flessibile, virtù insite solo nei grandi artisti”.