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  • Cercare la felicità: il romanzo rosa di Susanna Diamanti sul senso della vita

    copertina Bologna (BO) – Quando la vita ti pone di fronte a grandi sfide la scelta più coraggiosa è l’amore. Un assunto che affiora dalle pagine di Cercare la felicità di Susanna Diamanti. Il romanzo rosa della scrittrice bolognese è stato pubblicato lo scorso maggio da Sicrea Libri in seguito al conferimento della menzione speciale “Il senso della vita”, per la seconda edizione del concorso letterario Emanuele Ghidini indetto nel gennaio 2022 dalla Fondazione PesciolinoRosso in collaborazione con la casa editrice bresciana.

    Susanna Diamanti è un’imprenditrice, titolare di un’azienda vitivinicola sulle colline di Bologna. La sua è una storia vincente, fatta di rinunce e sacrifici, di scelte forti e di grande entusiasmo. La passione per i libri nasce da giovanissima. Avrebbe voluto intraprendere gli studi letterari ma ha dovuto affiancare il padre nell’attività di famiglia. Dopo tutto, una laurea in economia e marketing del sistema agro-alimentare le avrebbe consentito di seguire al meglio la sua futura azienda. Oggi è una donna realizzata, è appassionata di scrittura e la sua opera prima assomiglia all’immagine di una vita caratterizzata da momenti controversi ma anche da grandi soddisfazioni.

    L’autrice bolognese sceglie il romanzo rosa come genere speculare di uno spaccato femminile altamente contemporaneo. Il testo in parte ripesca il senso di leggerezza, passionalità, fatalismo, tipici del genere storico nato negli anni Trenta e divenuto famoso con Liala grazie al grande interesse dannunziano, e in parte segue una nuova corrente di influenza nordamericana con sfumature meno esotiche e più realistiche e qualche punta di drammaticità. Di fatto il racconto che narra le vicende di Laura, una ragazza benestante di La Spezia, e della sua formazione psicologica e realizzazione sociale, a un certo punto va a toccare il tema della pandemia che entra nel viaggio esistenziale della giovane caricandola di responsabilità e soprattutto di una visione più concreta e profonda della vita.

    La narrazione che mette in campo Susanna Diamanti è semplice ma ricca di sfumature di intensa umanità. Inizia con l’infanzia di Laura, una bambina orfana di madre ed estremamente legata a un padre molto facoltoso che, pur di renderla felice, soddisfa ogni suo capriccio. Una casa meravigliosa fa da sfondo alla vicenda, insieme a personaggi familiari come la matrigna, con la quale Laura ha un rapporto conflittuale, e una tata dal fare rassicurante e molto attenta ai suoi desideri. Paolo, invece, è il compagno di scuola e di giochi della bambina: di ceto meno abbiente, fin dalle prime battute si mostra sincero, affettuoso e leale. Con la scelta di iscriversi alla facoltà di medicina di Bologna, l’esistenza della protagonista comincia a diventare più intrigante, tra nuove amicizie e impegni accademici, una travolgente passione amorosa che metterà a dura prova la sua personalità, e certi fatali colpi di coda che le consentiranno di crescere in direzione del vero amore, dell’unica reale felicità.

    Il senso psicologico aderisce perfettamente alla trama del romanzo. Cercare la felicità offre diversi spunti di riflessione sul senso esistenziale, sull’accettazione della morte e del dolore, sulla costruzione dei sentimenti più autentici e la speranza di un futuro basato su valori e solide passioni. Per l’appunto l’amore si pone come il giusto collante di tutta una vita in corsa verso l’autorealizzazione, non solo personale ma anche all’interno del tessuto sociale di un mondo in cambiamento.

  • Come la Fiducia negli Affari Aumenta le Vendite

    La Via della Felicità applicata al mondo del lavoro.

     

    Comportamenti che una volta si pensava inaccettabili come mentire, ingannare e nascondere errori sono diventati una normalità nel mondo del lavoro di oggi. In aggiunta a questi i problemi dell’aumento di abuso di sostanze stupefacenti, i conflitti interpersonali, il morale basso, l’assenteismo e l’avvicendamento del personale, non c’è dubbio che è necessaria una soluzione efficace a questa crisi.

    Alla radice di tutto questo troviamo la perdita dei valori morali fondamentali necessari a mantenere l’integrità nel mondo del lavoro.

     

    Per aiutare a ripristinare la fiducia e l’onestà c’è La Via della Felicità, scritta dall’umanitario L. Ron Hubbard, una guida basata sul buon senso per una vita migliore. La presente pubblicazione non religiosa con i suoi 21 precetti fondamentali guida un individuo verso scelte etiche, soprattutto quando si trova di fronte a decisioni difficili.

     

    Riconoscendo l’efficacia del libro, le aziende sponsorizzano i propri seminari della Via della Felicità ai dipendenti per promuovere un ambiente di lavoro più etico.

     

    Per questo i volontari de La Via della Felicità, organizzano un webinar gratuito che si terrà Giovedì 1 Ottobre alle ore 20:30 intitolato “Come la Fiducia negli Affari Aumenta le Vendite”.

     

    Lo scopo di queste attività è quello di informare sull’esistenza di uno strumento che possa ripristinare i valori morali che al giorno d’oggi si stanno perdendo, anche nel settore aziendale e creare quindi ambiente di lavoro più collaborativo e produttivo.

     

    “In effetti, la società si basa su uomini e donne di buona volontà. Le persone che lavorano nei settori pubblici, gli opinion leader, le persone impegnate nel settore privato che fanno il loro lavoro, sono, nella stragrande maggioranza, persone di buona volontà. Se così non fosse, avrebbero smesso da molto tempo di fornire il loro servizio.” – scrisse l’autore L. Ron Hubbard nella guida al buon senso La Via della Felicità.

     

    Per ricevere il link di partecipazione contatta il numero 391.438.1933 o scrivi a [email protected] .

     

    Ufficio Stampa

    La Via della Felicità

  • Heply: il codice della felicità

    Heply è la “happy company” che ridisegna l’approccio al mondo del lavoro in modo rivoluzionario, facendo leva sulla cultura della positività

    La felicità sul lavoro esiste. E’ ormai provata la correlazione tra il benessere del lavoratore e il suo livello di rendimento: i dipendenti felici sono più motivati, produttivi e creativi, più collaborativi con i colleghi e inclini al lavoro di squadra, favorendo così una migliore performance dell’intera struttura. Le energie positive fanno la differenza sul mercato ed è per questo che la felicità è considerata una delle chiavi del successo di molte organizzazioni moderne.

    Lo sanno bene aziende come Lego, Ikea e Google, e lo sa bene anche Heply, giovane software agency pioniera del “business felice” votata a ridisegnare l’approccio al mondo del lavoro in modo innovativo ed evoluto rispetto a quello tradizionale, facendo leva sulla cultura della positività.

    Con sede a Udine, una quindicina di collaboratori “Happy Coders”, 31 anni di età media e il più giovane Chief Happiness Officer (Manager della Felicità) del Friuli Venezia Giulia, HEPLY si pone come una realtà unica a livello regionale. Qui i professionisti del mondo del coding possono trovare un ambiente di respiro internazionale, all’interno del quale sviluppare le proprie competenze e apportare il proprio contributo senza necessariamente puntare all’estero o ai grandi big del settore, dove un programmatore non è niente più che un numero.

    Heply realizza software per i propri clienti, ma sviluppa e rivende anche progetti software di proprietà tra i quali, ad esempio, Hello James e Habitus. Hello James è una soluzione per il monitoraggio e la misurazione della customer satisfaction, mentre Habitus è un servizio integrato con il quale le aziende aiutano i loro collaboratori ad assumere abitudini che migliorino la qualità della vita, con effetti positivi anche sul posto di lavoro.

    “Avere collaboratori felici significa avere un team motivato e fortemente coinvolto nella missione aziendale – spiega Andrea Virgilio, AD e CHO (Manager della Felicità) di Heply -. E un lavoratore è felice quando si sente appagato professionalmente e quando lavora su qualcosa che gli piace, all’interno di un ambiente positivo, sereno e stimolante”.

    31 anni appena, ma con una carriera imprenditoriale iniziata quando era solo diciannovenne, Virgilio ha fondato Heply a gennaio del 2019 con il supporto e la fiducia di Timenet (rappresentata nel board da Franco Iorio e Paolo Visintin), storica azienda di telecomunicazioni attiva su tutto il territorio nazionale specializzata nella fornitura di servizi di telefonia e connettività internet, e punta entro la fine dell’anno ad incrementare ulteriormente il proprio organico.

    “Trovare risorse valide è difficile, e dare loro una ragione per restare lo è ancora di più, soprattutto se mancano spirito aziendale e senso di appartenenza – continua Virgilio -. Per questo motivo in Heply crediamo in qualcosa che va oltre lo stipendio, i programmi di welfare e i benefit aziendali. Offriamo ai nostri collaboratori un plus che non è monetizzabile: un ambiente di lavoro felice, dove potersi sentire sempre a proprio agio, apprezzati e motivati, un luogo in cui ogni mattina si è contenti di andare. Sono convinto che il successo di un’azienda passi attraverso la felicità, la soddisfazione e il coinvolgimento dei membri del team”.

    Ma quali sono i segreti della felicità di Heply?

    Il rispetto di ogni persona, contratti di lavoro adeguati, la possibilità di esprimere idee e critiche costruttive con la garanzia di essere sempre ascoltati, valori aziendali veri, condivisi e apprezzati, la libertà di gestire la propria quotidianità lavorativa e la possibilità di avere il giusto tempo da dedicare a famiglia e vita personale, opportunità di crescita sempre nuove, un lavoro di squadra efficace ed un luogo di lavoro confortevole e informale.

    Fantasia? Non in Heply. Per ogni nuovo arrivato c’è il “kit di benvenuto” brandizzato, con materiale di cancelleria, borraccia, tazza, maglietta e felpa Heply per sentirsi fin da subito parte del team. Acqua e caffè sono a disposizione di tutti; gli spazi sono organizzati per garantire le migliori condizioni lavorative possibili, anche grazie alle scrivanie regolabili di ultima generazione che permettono di lavorare da seduti o in piedi per una corretta postura.

    Ma in Heply si può scegliere dove si preferisce stare, grazie all’utilizzo diffuso dei computer portatili: un’area appartata se si ha bisogno di silenzio e concentrazione, una zona condivisa per avere momenti di confronto e contatto con gli altri.

    E, ancora, un coach motivatore con il quale potersi confrontare liberamente, che opera per il team building, supporta la crescita del gruppo e con costanza testa i livelli di felicità aziendale tramite indagini di gradimento anonime.

    Senza dimenticare la formazione, sia attraverso la partecipazione a corsi di specializzazione lungo tutto il corso dell’anno, sia a livello interno: ogni due settimane appuntamento imperdibile è l’“Heply Hour”, un’ora in cui ogni collaboratore, a turno, spiega agli altri un argomento utile per la crescita professionale di tutti, dinamica fondamentale per creare consapevolezza sul lavoro altrui all’interno del team.

    In Heply il tempo di lavoro si spezza in modo attivo, con una partita a calcetto, playstation o freccette. E infine, per scaricarsi della giornata lavorativa, perché non approfittare di una bella partita con i colleghi a “nerf”, le pistole con proiettili gommosi che sono già un must negli USA?

     

    In fondo, la Silicon Valley non è poi così lontana.

     

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    Che cosa vuol dire essere un HAPPY CODER nelle parole dei diretti interessati.

    Afro – Crescere assieme e convogliare energie valorizzando i talenti. Sviluppare progetti in armonia con persone stimolanti che ti fanno sentire che ne vale davvero la pena.

    Alessandro – Essere un Happy Coder è svegliarsi sempre con il piede giusto, è l’inconfondibile profumo di una pizza in compagnia, è una lunghissima risata in pausa caffè, è portare a termine un lavoro senza accorgersi di essere effettivamente al lavoro.

    Andrea F. – Un Happy Coder per me è un programmatore che lavora in maniera più tranquilla e quindi più attenta, con metodologie e tecnologie nuove che magari ha imparato tramite momenti di apprendimento personali o fatti assieme ai colleghi in ufficio.

    Andrea V. Per me essere un Happy Coder è il realizzarsi di un sogno, avere la possibilità di costruire un modo di fare azienda diverso con al mio fianco delle persone che rispetto, stimo e con le quali mi diverto come quando ero bambino.

    Emanuele – Lo sviluppo di soluzioni software è un lavoro difficile. Farlo bene richiede molta attenzione e cura al dettaglio. Rimanere al passo con la tecnologia e i competitor richiede costante aggiornamento. E gli incidenti accadono. Spesso. Ma affrontare tutto questo in un ambiente che cerca di metterti a tuo agio e insieme a colleghi che rispetti e che sai che sono pronti a correre in tuo soccorso, beh, rende tutto questo decisamente più umano!

    Fabrizio – Come il noto viandante del dipinto di Friedrich davanti al mare di nebbia, osservo con amore l’affascinante e vasto mondo della tecnologia con la voglia e la passione di imparare quanto più possibile, per poter crescere come sviluppatore e contribuire a portare un valore aggiunto nell’azienda in cui lavoro. Essere un Happy Coder è riuscire a fare questo, con la massima tenacia e perché no… con un sorriso sul volto.

    Federica Essere un Happy Coder per me significa fare il lavoro che ti piace, che ti stimola e ti fa crescere. Vuol dire collaborare in maniera serena e propositiva con i colleghi.

    Significa far parte di un gruppo di cui essere orgogliosi, e dove le proprie idee vengono rispettate. È anche sinonimo di impegno, e qualche volta richiede uno sforzo in più, perchè bisogna avere il coraggio e la voglia di mettersi in gioco. Ma se sei un Happy Coder lo sai che alla fine ne varrà la pena. Alla fine essere un Happy Coder significa svegliarsi la mattina e pensare che non è poi cosi tanto male andare a lavoro!

    Francesco – Essere un Happy Coder per me vuol dire svegliarsi la mattina e non lamentarsi perché anche quel giorno si deve andare al lavoro. Vuol dire non guardare l’ora ogni minuto sperando che il tempo passi più velocemente. Essere un Happy Coder é lavorare seriamente in un ambiente formativo, ma allo stesso tempo accogliente e divertente, che cerca di tirare fuori il meglio di me.

    Franco – Essere un happy coder vuol dire saper far diventare i sogni degli altri una felice esperienza tecnologica, vuol dire applicare il proprio ingegno per codificare un percorso che genera qualcosa di gratificante. Un happy coder è curioso, non ha paura di evolvere, sa ascoltare e fare domande.

    Martina – Essere un Happy Coder significa avere l’opportunità di crescere come professionista del digital design svolgendo un lavoro che mi piace, traendo soddisfazione dalle sfide di ogni giorno e sentendomi parte di un gruppo di persone che condividono la stessa passione e la stessa voglia di arricchire e perfezionare il team.

    Simone – Che cosa vuol dire per me essere un Happy Coder? Essere una persona felice di lavorare in un ambiente molto amichevole, stimolante e con grandi opportunità di crescita.

    Paolo – Poter dare forma alle idee con il proprio tocco, seguendo la passione creativa per riuscire a costruire qualcosa di veramente utile.

  • HAPPINESS ON THE MOVE 2019 | Il premio dedicato alla felicità va a Stephanie Gengotti

    La fotografa italo-francese Stephanie Gengotti vince con il progetto Circus Love – The Magical Life of Europe’s Family Circuses il premio internazionale Happiness ONTHEMOVE realizzato in collaborazione con il Consorzio Vino Chianti. 

    Il premio Happiness ONTHEMOVE, alla sua ottava edizione, chiedeva agli artisti di rappresentare la felicità attraverso il linguaggio fotografico e ha registrato la partecipazione di centinaia di fotografi da tutto il mondo.

    Circus Love – The Magical Life of Europe’s Family Circuses (amore da circo: la magica vita delle famiglie circensi d’Europa) è un progetto a lungo termine sul ‘Nouveau Cirque’, iniziato nel 2016. Il lavoro è suddiviso in capitoli, e ogni capitolo racconta la storia di una diversa famiglia. Queste famiglie nomadi incarnano molto più di uno stile di vita bohemien. Sono circhi moderni, artisti che hanno ridefinito i confini del circo tradizionale. Vivono viaggiando per il mondo e si esibiscono in festival internazionali di street art, offrendo il loro spettacolo a chi vuole ancora osservare la realtà con meraviglia e fascino. Possono essere considerati parte degli ultimi eredi di un mondo quasi scomparso. Una conferma che l’umanità esiste ancora in questo mondo ipertecnologico, un grido di ribellione per riaffermare la dimensione umana. Come romanziere, Fabio Stassi ha scritto ne L’Ultimo ballo di Charlot: Solo in quel disordine chiamato Amore, ogni acrobazia è possibile. Siamo tutti funamboli in equilibrio precario su un filo sottile, quasi impercettibile.

    Stephanie Gengotti riceverà il premio il 13 luglio a Cortona da Lorenzo Tersi, Marketing manager del Consorzio Vino Chianti e il suo lavoro sarà esposto al festival Cortona On The Move nel 2020.

    Della giuria internazionale hanno fatto parte: Peggy Sue Amison – East Wing; Alexa Becker – Kehrer Verlag; Elena Boille – Internazionale; Arianna Rinaldo – Cortona On The Move; Andreas Trampe – Stern Magazine; James Wellford – National Geographic.

    Le motivazioni della giuria: “Il tempo si dilata e un passo dopo l’altro, con l’aiuto del giusto respiro, il funambolo avanza alla costante ricerca dell’equilibrio. Partendo dal circo come metafora della vita, Stephanie Gengotti si è immersa nella quotidianità dei piccoli circhi itineranti, per esplorare la possibilità di un’esistenza diversa, in cui la centralità dei legami affettivi e la libertà di muoversi ed esprimersi in armonia con l’ambiente ripagano degli sforzi e della situazione di precarietà. Con immagini dalla luce accogliente, sapientemente costruite nella loro spontaneità, Circus Love – The Magical Life of Europe’s Family Circuses restituisce quel senso di pace che viene voglia di chiamare felicità.”

    I lavori vincitori delle passate edizioni del premio internazionale Happiness ONTHEMOVE

    2012 Roll Whatever – Asbjorn Sand 

    2013 Lina & Mengchun – Albert Bonsfills

    2014 Hannah & Alena – Carla Kogelman

    2015 Futuristic Archaeology – Daesung Lee

    2016 Golden Days Before They End – Klaus Pichler

    2017 #Instagrampier – Pierfrancesco Celada

    2018 Santa Barbara – Diana Markosian

  • Le attività sociali di Scientology nel 2018

    Le attività a sostegno della comunità

    Anche nel 2018, un folto gruppo di volontari, ha sostenuto le campagne sociali istituite dalla Chiesa di Scientology. Con la convinzione che solo partendo dalle singole persone, si possa davvero migliorare la società, i volontari si sono armati di materiali informativi. Li hanno divulgati distribuendoli ai passanti in centro città o per le strade della provincia o ancora organizzando incontri informativi nelle sale civiche.

    Con questi semplici metodi ed in modo del tutto disinteressato hanno distribuito 45.000 libretti informativi di prevenzione dalla droga, 10.000 opuscoli sugli effetti collaterali degli psicofarmaci, 4.000 pubblicazioni che illustrano i Diritti Umani e la loro storia e oltre 5.000 testi “La Via della Felicità” a sostegno dei valori morali.

    I contenuti delle campagne

    I materiali dedicati alla prevenzione dalla tossicodipendenza sono costituiti principalmente da una serie di opuscoli intitolata “La Verità sulla Droga” con specifiche versioni dedicate a varie sostanze come Alcol, Marijuana, Cocaina per citare le più diffuse.

    La campagna informativa sugli psicofarmaci, in costante crescita in città e provincia, ha informato le persone sugli importanti effetti collaterali degli ansiolitici, sedativi, stabilizzatori dell’umore, antidepressivi e psicostimolanti. Questi composti chimici possono arrivare addirittura a suscitare azioni violente sia su sé stessi che sulle persone vicine. D’altra parte, l’aumento delle “stragi della follia”, ahimè troppo spesso evidenziate anche dalla cronaca locale, vedono spesso coinvolte persone che hanno assunto tali pillole. Uno studio su questa relazione sarebbe davvero auspicabile.

    I Diritti Umani sono stati diffusi attraverso due pubblicazioni. La prima elenca i 30 Diritti con immagini ed una esposizione sintetica. La seconda illustra la nascita e l’evoluzione dei Diritti Umani. Questi principi fanno parte del sentimento di ogni essere umano fin dall’antichità. Il Cilindro di Ciro del 539 A.C. contiene i principi in base ai quali il re persiano liberò gli schiavi, dichiarò che ognuno aveva il diritto di scegliere la propria religione e stabilì l’uguaglianza tra le razze. Sono temi su cui ci confrontiamo ancora oggi.

    La promozione dei valori morali è basata su un testo non religioso di L. Ron Hubbard. Facendo ricorso esclusivamente al buon senso, ha esposto in 21 precetti, completamente condivisibili da chiunque. Quei valori morali, a ben guardare, sono comuni a diverse popolazioni e fedi che oggi vivono nel territorio bresciano, proprio perché basati sul comune buon senso. In effetti si sente sempre più la necessità di portare questi principi al centro della vita.

    L’aiuto dalla Chiesa di Scientology

    Questi numerosi materiali sono stati messi a disposizione dalla Associazione Internazionale degli Scientologist che raccoglie fondi da destinare ad azioni sociali. In questo modo i volontari hanno potuto dar corpo alle attività, sopra elencate, di sostegno alla comunità.

    L’aiuto disinteressato offerto alla comunità, è un tratto distintivo di tutte le religioni. Gli scientologist inoltre, desiderano dare compimento al pensiero di L. Ron Hubbard “Una società può sopravvivere solo quando è costruita su pilastri costituiti da uomini volenterosi”.

  • LA TERAPIA DELLA FELICITA’

     

    Una ricerca sondaggio sulla tecnica meditativa con il MahaMantra

    In un’epoca di globalizzazione estrema e di appiattimento ed omologazione delle diverse civiltà e culture, la letteratura e i metodi conoscitivi veicolati dai Veda restano un esempio eccezionale di conservazione e trasmissione di un Sapere plurimillenario, pieno di riferimenti a teorie, tecniche e strumenti psicologici ben conosciuti da illustri studiosi della psiche umana.

    La bellezza letteraria di queste scritture “di straordinaria profondità e di sorprendente accuratezza psicologica” –  come sosteneva Jung – si accompagna tuttavia ad una non facile assimilazione dei contenuti, che richiedono una formazione, uno studio adeguato e un training esperienziale lungo e costante.

    Tra i metodi e gli strumenti di realizzazione del Sé di immenso valore e di ineguagliabile raffinatezza, ce n’è tuttavia uno di facile applicabilità e di sorprendente efficacia: è il Mahamantra

     

    HARE KRISHNA HARE KRISHNA

    KRISHNA KRISHNA HARE HARE

    HARE RAMA HARE RAMA

    RAMA RAMA HARE HARE.

     

     

    La parola Mantra è un sostantivo maschile sanscrito che significa “veicolo o strumento del pensiero”.  Può corrispondere ad un verso dei Veda, ad una formula sacra indirizzata ad un essere celeste, ad una preghiera, ad un canto sacro o a una pratica meditativa.

    Un’etimologia tradizionale fa invece derivare il termine mantra dal verbo “man”, (pensare),  collegato al sanscrito “tra” (che protegge),  con il significato di “pensiero che offre protezione”.

    Nella più antica letteratura vedica, il Rigveda, il mantra ha essenzialmente il significato e la funzione di “invocazione” agli dei (deva)  per ottenere la vittoria in battaglia, beni materiali oppure una lunga vita.

    Essendo tradizionalmente considerati come non composti da esseri umani,  bensì trasmessi ai saggi cantori in epoche storicamente lontane, i versi dei Veda furono considerati dalle tradizioni induiste come mantra “increati” ed “eterni” che mostravano la vera natura del cosmo.

    I testi risalenti alla fine del secondo millennio a.C. e inerenti al  Samaveda affermano che l’importanza di questi mantra non risiedeva tanto nel loro significato quanto piuttosto nella loro sonorità.

    Un mantra può essere recitato ad alta voce, sussurrato o anche solo enunciato mentalmente, nel silenzio della meditazione, ma sempre con la corretta intonazione.

    L’atto di enunciare un mantra è detto uccara; la sua ripetizione rituale va sotto il nome di japa, e di solito avviene su di un mala, cioè un rosario in legno di sandalo formato da 108 grani.

    OM è il bija mantra (formato da un solo monosillabo) più noto. Considerato il suono primordiale, forma fonica dell’Assoluto, è utilizzato sia come invocazione iniziale in moltissimi mantra, sia come mantra in sé. Le lettere che compongono il bija sono A, U ed M: nella recitazione A ed U si fondono in O, mentre la M terminale viene nasalizzata e prolungata fonicamente e visivamente. La recitazione dell’OM è molto comune, ed è considerata di grande valore e potenza.

     

    Il Mahamantra (letteralmente “il grande mantra”), è composto da sedici parole:

    hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare hare rama hare rama rama rama hare hare.

    Raccomandato per l’era di kali dal grande Maestro Sri Caitanya  Mahaprabhu, il Mahamantra, secondo la Tradizione Bhaktivedantica, se praticato regolarmente, possiede la proprietà di “ripulire” la mente dai pensieri “tossici” e di illuminare le zone buie del nostro inconscio.

    Può essere recitato sul mala (japa), cantato individualmente (kirtana) oppure cantato collettivamente (sankirtana).

     

    Il Mahamantra, come tutti i mantra, non è strutturato come un discorso speculativo, con un inizio, uno svolgimento ed una conclusione; esso non spiega, poiché dà già per scontata la conoscenza dei contenuti cui si riferisce. E’ efficace di per sé, ma ancora più nella misura in cui chi lo invoca è profondamente consapevole di ciò che sta pronunciando e della motivazione per cui lo fa.

    Ogni sillaba è densa di energia spirituale, e può trasformare l’energia psichica da disecologica ad ecologica.

     

    Le caratteristiche, la storia, le origini e le modalità pratiche di recitazione del Mahamantra sono riportate nel libro “La Terapia della Felicità – un sondaggio sui benefici della meditazione – La pratica del MAHAMANTRA”, edizioni CSB, che contiene i dettagli di una ricerca condotta nel mese di ottobre 2016,  promossa dal Centro Studi Bhaktivedanta e curata dalla Dr.sa Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicosomatico.

    Lo studio, presentato il 22 novembre 2017 presso la sala conferenze dell’Ordine degli psicologi del Lazio e finalizzato a verificare il livello di soddisfazione di coloro che praticano la meditazione con il Mahamantra, ha raccolto le testimonianze di 509  persone maggiorenni e residenti in Italia.

    La raccolta delle risposte al questionario è avvenuta interamente online, tramite il social network facebook e altri canali informativi tra cui newsletter, email e pubblicazioni varie.

     

    Il questionario è stato suddiviso in 5 sezioni:

    • Presentazione;
    • dati personali (età, sesso, regione di residenza, occupazione ecc.);
    • meditazione con i mantra (conoscenze teoriche);
    • la pratica del Mahamantra (motivazioni, approccio e modalità di svolgimento degli esercizi);
    • i benefici del Mahamantra (livello di soddisfazione e benefici percepiti dai praticanti).

     

     

    Ecco una sintesi dei risultati:

    La pratica meditativa del Mahamantra è attualmente diffusa in modo trasversale tra individui di sesso sia maschile che femminile, di età prevalentemente compresa tra i 35 e i 55 anni, residenti in tutta Italia e con livelli di istruzione medio-alti.

    Il settore d’impiego è diversificato, con una lieve predominanza di occupati nell’ambito del benessere e delle discipline olistiche.

    Solo una lieve percentuale (15%) ha dichiarato di non conoscere il significato della parola “mantra”, mentre la maggioranza ha definito con proprietà di linguaggio e in modo particolareggiato sia l’etimo che le varianti terminologiche.

    Oltre al Mahamantra, i partecipanti al sondaggio dichiarano di conoscere anche altri tipi di mantra, sia vaishnava che di origine buddhista, tibetana e shivaita.

     

    La maggioranza assoluta dei partecipanti (52%) dichiara di essere venuto a conoscenza di questa pratica meditativa attraverso altri praticanti.

    Il desiderio di crescita personale rappresenta la motivazione elettiva (ben il 62%), e questa stessa motivazione  sembra essere anche positivamente correlata con il livello di soddisfazione derivante dalla pratica stessa.

    Il 40% dei partecipanti medita sul Mahamantra da almeno due anni e il 35% da almeno dieci anni.

    Il tempo dedicato alla pratica è variabile: per il 36% va da un’ora a due ore giornaliere, mentre altri (39%) praticano solo mezz’ora o meno al giorno.

    I praticanti di “lungo corso” (dai 5 anni in su) dedicano proporzionalmente più tempo alla meditazione rispetto a chi la pratica da poco tempo (dai sei mesi a un anno).

     

    Il momento della giornata scelto per la pratica meditativa, per il 71% dei partecipanti, è l’alba oppure la mattina. Il luogo prescelto è la propria casa (72%) e la meditazione si svolge prevalentemente in solitudine (73%).

    La metà degli intervistati dichiara di aver sospeso la pratica (49%) per almeno due mesi; tale percentuale si abbassa leggermente man mano che aumenta la costanza e la regolarità  nella dedizione alla pratica.

    Il motivo di queste “pause” dipende soprattutto da difficoltà pratiche e di tempo (48%) oppure da conflittualità di varia natura (27%).

     

    Gli effetti benefici della pratica meditativa vengono unanimemente riconosciuti (95%).

    La modesta percentuale in controtendenza dedica meno di mezz’ora al giorno alla meditazione e tende a meditare in modo poco costante. Inoltre, la motivazione alla pratica è più orientata al desiderio di superare un momento difficile e alla curiosità rispetto agli intervistati che hanno risposto SI’, la cui motivazione prevalente è il desiderio di crescita personale.

    I benefici percepiti come effetto della pratica meditativa sul Mahamantra sembrano riguardare soprattutto la sfera emotiva (69%) e relazionale (48%).

    Gli intervistati hanno dichiarato inoltre di riscontrare un senso di benessere generale a livello fisico (82%), maggiore calma ed equilibrio (75%), lucidità e concentrazione (59%), più immaginazione ed intuito (50%), oltre ad un miglioramento generale dei rapporti sociali ed interpersonali (80%).

    Molti intervistati hanno avuto piacere di raccontare la loro personale esperienza nel percorso di crescita realizzato grazie alla pratica meditativa e ne è risultato un bellissimo, spontaneo e sentito affresco delle più profonde ed inesprimibili emozioni scaturenti da dimensioni coscienziali percepite come  elevate ed espansive.

    In conclusione:

     

    1. La molla che spinge la maggior parte delle persone ad avvicinarsi alle pratiche spirituali come quella oggetto della nostra ricerca è il genuino desiderio di crescita personale. Ciò è avvalorato dai livelli medio-alti di istruzione e dalle buone capacità elaborative e intellettuali mostrate dai partecipanti al sondaggio nelle domande aperte.
    2. I benefici dichiarati dagli intervistati, derivati dalla pratica meditativa con il Mahamantra, si collocano su percentuali altissime (95%) e mostrano un andamento crescente, proporzionale alla continuità, alla durata nel tempo e alle ore dedicate giornalmente a recitare il Mahamantra. Tali benefici riguardano soprattutto la sfera emotiva (69%) e quella relazionale (48%).
    3. Le caratteristiche delle persone che si dedicano alla recitazione del Mahamantra non consentono di trarre un profilo specifico ma sembrano riferite a tratti, abitudini, interessi ed attività estremamente varie e estese.
    4. La ricerca evidenzia che la continuità e la regolarità della pratica sono direttamente proporzionali ai benefici percepiti dai praticanti e che la motivazione alla crescita personale è altresì correlata al livello di soddisfazione derivante dalla pratica stessa.
    5. La recitazione con il Mahamantra assicura un netto miglioramento della vitalità psicofisica, una maggiore resistenza emotiva e una più spiccata capacità d’interagire positivamente con gli altri.
    6. La ricerca conferma, in sintesi, quanto già evidenziato in studi analoghi circa la validità delle tecniche di meditazione. In particolare, la meditazione con il Mahamantra, se praticata regolarmente, assicura un migliore autocontrollo, calma, equilibrio, lucidità e concentrazione.

     

     

    Recitare il Mahamantra è oltretutto facile e non richiede nessuna particolare competenza. I benefici sono molti, verificabili e senza controindicazioni.

     

    La storia della psicologia insegna che, a partire dai suoi albori, con la nascita nel 1879 del primo laboratorio sperimentale di Wilhelm Wundt a Lipsia, fino ad oggi, passando per autori del calibro di  Freud, Watson, Lewin, Jung, Rogers, Hillman, con i quali sono nate e si sono sviluppate le cosiddette “forze” del cambiamento (comportamentismo, psicanalisi, psicologia umanistica e transpersonalismo)  abbiamo assistito ad una progressiva crescita di interesse scientifico verso quelle aree della realtà psichica che si estendono oltre l’identificazione con la personalità individuale.

    La salute psicofisica degli individui è di fatto il risultato di un armonico scambio tra  diverse istanze dalle quali nessuna componente può essere esclusa: fisica, psichica, sociale, relazionale e spirituale.

    Quest’ultima area di studio sembra determinare, più di ogni altra, la qualità e il livello dello stato di benessere individuale, rinforzando e proteggendo il percorso di evoluzione del singolo e della collettività.

     

     

    “Anche se qualcuno distribuisse dieci milioni in carità durante un’eclissi di sole, o vivesse per milioni di anni alla confluenza del Gange e della Yamuna, oppure offrisse una montagna d’oro in sacrificio ai sacerdoti, non guadagnerebbe neanche una centesima parte dei meriti derivanti dal canto del mantra Hare krishna” (Sanatana Goswami).

     

     

     

    Caterina Carloni