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  • Poggi sempre più green grazie al nuovo impianto fotovoltaico

    Un impianto fotovoltaico connesso in rete, con una capacità unitaria di 394, 52 kWp. Così l’azienda bolognese, specializzata in organi di trasmissione, prosegue il proprio percorso all’insegna della sostenibilità ambientale

    Prosegue il percorso di Poggi Trasmissione Meccaniche S.p.a. all’insegna della sostenibilità ambientale e delle soluzioni green. L’azienda bolognese, specializzata nella progettazione e produzione di organi di trasmissione ad alto valore tecnologico, ha da poco terminato presso la propria sede, i lavori di installazione di un impianto fotovoltaico con capacità unitaria di 394, 52 kWp. Un progetto fortemente voluto dall’azienda e che, da novembre a marzo, ha visto l’intervento di SIAT, realtà di spicco del settore fotovoltaico, che ne ha curato lo sviluppo in tutte le sue fasi, dallo studio di fattibilità alla realizzazione tecnica.

    L’impianto connesso in rete e installato sul tetto dell’azienda, è composto da 1409 moduli da 280 W e secondo le stime dei tecnici della SIAT avrà una capacità produttiva di 459.853 kWh/annuo. Ciò permetterà a Poggi Trasmissione Meccaniche S.p.a. di ottenere un significativo risparmio energetico e di allocare, di conseguenza, maggiori risorse per la ricerca nell’ambito degli organi di trasmissione. Un’attività quest’ultima che contraddistingue da sempre l’azienda attraverso la progettazione di soluzioni all’avanguardia, in grado di portare innovazione nel settore. Esempi attuali di questa capacità pioneristica sono P-drive®, gamma di pulegge e cinghie sincrone a bassa rumorosità e altamente performanti e il concept P-gear®, sistema di trasmissione del moto con ingranamenti senza contatto, applicato nel campo dei rinvii angolari e dei riduttori: non un semplice prodotto, ma una soluzione rivoluzionaria ed evoluta, capace di ridurre il consumo energetico, la rumorosità e le vibrazioni.

    Siamo molto orgogliosi del progetto – commenta Andrea Poggi, presidente dell’azienda – l‘investimento nel fotovoltaico riflette un impegno radicale nei confronti della sostenibilità, una responsabilità verso l’ambiente che continuerà a caratterizzare la nostra storia anche nei prossimi anni attraverso scelte e decisioni strategiche volte a valorizzare al massimo l’utilizzo di risorse ed energie rinnovabili”.

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  • Pratiche auto, Unasca: Il certificato di proprietà digitale aumenta i fogli da stampare invece di diminuirli

    23 ottobre 2015 – Quella annunciata da Aci come la rivoluzione digitale nel mondo delle formalità del PRA, quindi delle pratiche auto, ha iniziato a fare i conti con la realtà.

    Sono infatti passate due settimane dall’avvio del nuovo sistema del certificato di proprietà digitale (CDPD) che sostituisce quello cartaceo con la promessa dei vantaggi della dematerializzazione (in termini di risparmio di carta, tempo e denaro), e gli operatori del settore rappresentati da UNASCA fanno un primo bilancio degli effetti di questa riforma. Bilancio che mette in evidenza alcune sorprese e paradossi. La prima occasione per parlarne è stato il convegno di FEDERMOTORIZZAZIONE oggi 23 Ottobre, a Milano, presso Confcommercio, di cui Unasca fa parte da quest’anno, e in cui ha preso parte con un intervento Ottorino Pignoloni, segretario nazionale Unasca Studi.

    “Aci racconta Pignoloni –  ha annunciato l’introduzione del CDPD dichiarando che questo porterà il risparmio, oltre che di tonnellate di inchiostro, di circa 30 milioni di fogli, specificando anche il peso della carta in 115 gr/mq. Tuttavia la realtà è che da 14 giorni a questa parte fare un passaggio di proprietà è diventato molto più complesso di prima”.  Innanzitutto è stato  introdotto un pezzo di carta in più, la delega, che il proprietario del veicolo deve firmare per la stampa dello stesso CDP  (2 pezzi di carta) su cui redigere l’atto di vendita che poi sarà autenticato dalle Agenzie abilitate o dal Pra o dalla Motorizzazione. Inoltre i fogli complessivi da stampare per portare a termine il passaggiosono passati da uno (che era il certificato che non viene più consegnato) ad almeno cinque: uno per la delega, due per il CDP (stampato come atto di compravendita), poi l’allegato A che contiene le informazioni aggiuntive all’atto di compravendita ed infine la fotocopia del documento del delegante.

    Questo mette in evidenza Pignoloni –  comporta maggiori tempi di lavoro per gli operatori e di attesa per gli Utenti per portare a buon fine la pratica. E se a tutto aggiungiamo che gli automobilisti continuano a pagare 27 euro per un documento che prima gli veniva consegnato e ora non piu’, senza risparmiare nulla, viene da domandarsi: dove sta questa rivoluzione digitale e soprattutto chi sta risparmiando con il CDP digitale? Solo ACI i cui bilanci non sono certo statali ma la cui unica funzione pubblica è proprio la gestione del PRA. Questa è la risposta e il primo bilancio.

    Sono inoltre maggiori poi le complicazioni sia tecniche che pratiche quando la compravendita dell’auto è a favore di un concessionario che a sua volta la rivende. Blocchi informatici, impossibilità nell’effettuare il doppio passaggio in tempo reale a differenza di come avveniva prima. Questa è una palese limitazione della libera contrattazione e dei rapporti commerciali che lascia stupefatti, così come il nuovo archivio messo in piedi da ACI  che traccia gli atti di vendita non ancora autenticati e ben lungi dall’essere tali.

    “Noi  – conclude Pignoloni – auspichiamo che l’automobilista italiano possa finalmente avere gli stessi diritti dei cittadini comunitari nel pagare un solo documento di circolazione come prevede la riforma Madia affinché si riducano i costi connessi alla gestione pubblica dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi risparmi per l’utenza. Si sta parlando di oltre 300 milioni di euro di risparmio per gli automobilisti e di circa 150 milioni di risparmio strutturale per la spesa pubblica. L’accorpamento dei due sistemi e l’efficientamento della macchina pubblica, 1,5 miliardi in 10 anni”.