Tag: economia circolare

  • Nel 2021 riciclati oltre 150.000 rifiuti

    Grazie alla rinnovata adesione al progetto RiVending, One Express contribuisce attivamente alla cura dell’ambiente secondo i principi dell’economia circolare. I materiali recuperati nel 2021 contribuiranno alla produzione di righelli che verranno distribuiti alle scuole elementari per sensibilizzare i bambini alla raccolta intelligente

     

    One Express conferma la propria attenzione per l’impatto ambientale abbracciando iniziative ecofriendly capaci di ricadere positivamente sulla collettività. Nel 2022 il primo Pallet Network per Qualità ha rinnovato l’adesione a RiVending, il progetto di economia circolare promosso da Confida (Associazione Italiana Distribuzione Automatica), Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) e Unionplast (Unione Nazionale Industrie Trasformatrici Materie Plastiche – Federazione Gomma Plastica).

    Nel 2020 la scelta di sostituire i bicchierini di plastica a favore di quelli in PS aveva coinvolto tutti i dipendenti, collaboratori e fornitori della sede bolognese, dove i distributori automatici sono molto attivi, vista la turnazione h24 che coinvolge i trasporti e i loro utenti. Un cambiamento accolto con favore e che nel 2021 ha dato importanti risultati in termini di recupero e di produzione di “zero rifiuti”. Secondo le stime fornite dai referenti del progetto infatti sono stati raccolti 60.000 bicchierini in PS, 60.000 palettine in PS e 30.000 bottiglie in PeT. Questi contribuiranno alla produzione di righelli in materiale riciclato che verranno distribuiti alle scuole elementari per sensibilizzare i bambini alla raccolta intelligente.

    A sposare l’iniziativa è Roberto Taliani, Responsabile Marketing e Comunicazione di One Express: “Un piccolo gesto per rendere il mondo meno inquinato e donarlo ai nostri figli più pulito insieme alla consapevolezza che ciascuno è chiamato responsabilmente a fare la propria parte. Noi di One Express siamo orgogliosi di aver abbracciato nuovamente questo progetto innovativo che ci permette di dare contributo all’ambiente con un’azione semplice come bere un sorso di caffè. Il mondo dei trasporti è molto più sensibile di quanto si pensi ed è ben lontano dallo stereotipo della realtà inquinante. Anzi, One Express da sempre punta sul concetto di Qualità che si declina in tutti gli aspetti della vita del Network, anche la pausa caffè”.

    Se il settore dei trasporti viene spesso additato come una realtà inquinante, infatti, One Express è la dimostrazione di come si possa operare in maniera attenta e sostenere progetti a vantaggio della società. Non è certo nuova a iniziative di valore come l’adozione di veicoli a gas in sostituzione della trazione convenzionale, nel tentativo di sviluppare un trasporto su gomma capace di ridurre le emissioni inquinanti, pur garantendo performance del tutto parificabili a quelle dei mezzi a gasolio. La responsabilità sociale resta alla base della cultura e della vision di One Express, come valore fondante che si concretizza attraverso precisi interventi, con l’obiettivo della diffusione di principi etici e di politiche aziendali sostenibili.

     

     

    One Express è dal 2008 il corriere espresso punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet. Con 3 Hub localizzati in tutto il territorio nazionale (a Bologna, Milano, Napoli) e una fitta rete di collegamento, One Express garantisce consegne in 24/48/72 ore in Italia e in Europa, in base alla destinazione, grazie alla rete sinergica composta da oltre 150 membri tra Affiliati italiani e Partner europei.

  • DUNAPACK® – Total Environment Care

    Il nuovo impianto di rigenerazione degli imballi di formulati chimici arricchisce il programma TOTAL ENVIRONMENT CARE della divisione DUNAPACK®: esempio di efficienza, economia circolare e sostenibilità.Total Environment Care by DUNAPACK®

    Nel 2017 la divisione DUNAPACK® di DUNA-Corradini, specializzata in soluzioni per l’imballaggio protettivo in aria, carta e schiuma poliuretanica, ha dato il via all’ ambizioso progetto TOTAL ENVIRONMENT CARE, ovvero ad una serie di iniziative volte allo sviluppo di soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale dei suoi prodotti e servizi e migliorare l’ambiente di lavoro presso il Cliente.

    La prima delle azioni intraprese aveva interessato il FIP (Foam In Place), ampiamente utilizzato nel packaging protettivo ad alte prestazioni. Parlando coi Clienti, si erano rilevate crescenti richieste di informazioni relative alle emissioni del FIP nell’ambiente di lavoro. Il team DUNAPACK® non si era limitato a rispondere tecnicamente e puntualmente ad ogni quesito ma aveva incaricato uno studio indipendente, accreditato e certificato per le rilevazioni e le analisi ambientali. Il risultato della campagna di rilevazioni? Dati alla mano, il rischio da esposizione ai prodotti DUNAPACK® FIP era ed è irrilevante.
    Questa era stata la risposta DUNAPACK® ad una concorrenza che troppo spesso fa della disinformazione la propria (impropria) leva marketing

    Oggi, dopo questo primo successo, il progetto TOTAL ENVIRONMENT CARE conquista una nuova significativa tappa: il primo impianto di rigenerazione in autonomia degli imballi di formulati chimici DUNAPACK®. Ancora una volta dalla parte del Cliente per rispondere ad una reale esigenza: il trattamento dei contenitori vuoti di formulati, siano essi cisternette o fusti. Il nuovo servizio consiste nel ritiro presso il Cliente, la bonifica ed il lavaggio presso il sito modenese di DUNA degli imballi usati DUNAPACK® ed il riutilizzo dei contenitori vuoti, centrando in un solo colpo gli obiettivi di efficienza, economia circolare e sostenibilità e fornendo al contempo un servizio completo e “scacciapensieri” al Cliente che desideri attivarlo.

    «Dare una seconda vita ai materiali pare essere uno dei talenti italiani» afferma Andrea Corradini, Responsabile Ambiente & Sicurezza. «Siamo infatti il primo paese in Europa per il riciclo di rifiuti pro-capite, superando ed anticipando gli obiettivi dell’Unione Europea (*) e questo progetto rappresenta un’altra importante tappa sulla via della sempre maggiore attenzione dell’azienda verso i Clienti ed il “waste management” ove “smaltimento” diventa sinonimo di “riutilizzo”».

    La vita utile di fusti e IBC viene dunque allungata del 300-400% permettendone diversi cicli di riutilizzo tracciati e garantiti DUNA che ha ottenuto il via libera per questa attività dall’AGENZIA REGIONALE territorialmente competente in materia. L’impatto sull’ambiente? Ogni anno vengono risparmiati 3 milioni mg/PM10, 8.000 Kg CO2 e 12.000 Km netti di trasporto su gomma.

    «L’attenzione all’ambiente è imprescindibile nel tempo in cui viviamo e rappresenta uno dei più importanti stimoli per la ricerca di nuove soluzioni che siano sostenibili da ogni punto di vista» sottolinea Mirio Brozzi, Board Member. «L’installazione di questo impianto è l’iniziativa più recente ma non la sola che abbiamo attivato in DUNA-Corradini in questi anni: reagenti ed espandenti a basso impatto ambientale, schiume eco, carta riciclata, materiali biodegradabili o rigenerati per l’imballaggio, programma “SFRIDO ZERO”, illuminazione a led della maggior parte degli stabilimenti in Italia ed all’estero, aumento della produttività del 60% delle linee di produzione a pari consumo energetico sono solo alcuni esempi del nostro impegno quotidiano nel rispetto del pianeta, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. E tante altre idee sono oggi oggetto di studio o già in fase di realizzazione».

    Se siete interessati al servizio di raccolta degli imballi usati DUNAPACK® contattate il vostro commerciale di fiducia.

    DUNA-Corradini si trova a Soliera (Modena) e progetta e produce schiume poliuretaniche e poliisocianurati, sistemi, adesivi poliuretanici e resine epossidiche, con le quali serve una varietà di mercati tra cui isolamento, oil&gas, nautica, arredamento tecnico, industria automobilistica, edilizia e molti altri.

    Capofila di siti produttivi situati in USA ed Emirati Arabi, (DUNA-USA e DUNA-Emirates), Soliera è anche la sede della Ricerca & Sviluppo di tutto il gruppo, specializzato nel servire l’industria e le applicazioni industriali per il continuo miglioramento di materiali, processi, macchine ed impianti.

    Visita https://www.dunagroup.com/it/home per ulteriori informazioni.

     

    (*) Fonte: Ansa.it; Repubblica.it

  • Una partnership a servizio della collettività e dell’ambiente

    Dal 9 aprile all’11 aprile Ortisti di Strada distribuirà gratuitamente 300 alberi da frutto donati da Geoplant Vivai. Il punto di ritiro presso il Frutteto Sociale Ravenna

     

    Riavvicinare i cittadini alla terra e allo stesso tempo riqualificare il tessuto cittadino attraverso il rinverdimento di luoghi pubblici, scuole e aree parzialmente o totalmente abbandonate. È il progetto che da diversi anni vede coinvolti Geoplant Vivai, azienda vivaistica di Ravenna, e Ortisti di strada, associazione no profit nata nel 2015 con lo scopo di ricongiungere la collettività e soprattutto le nuove generazioni alla natura. La partnership ha già visto a Ravenna la realizzazione del Frutteto Sociale dietro le case popolari di via Patuelli e durante il primo lockdown la donazione di alberi da frutto agli educatori dell’età evolutiva.

    Una collaborazione nata per rendere la città più verde e fiorita e che anche quest’anno si rinnoverà all’insegna di valori condivisi come sostenibilità, solidarietà e inclusione sociale. Ortisti di Strada è infatti pronta a distribuire gratuitamente 300 alberi da frutto donati da Geoplant Vivai. Le piante saranno donate alle associazioni o enti nel sociale che ne faranno richiesta. Considerando la situazione pandemica attuale, è necessario comunicare il giorno e l’orario del ritiro precisi compilando il form al link per gestire al meglio l’arrivo delle persone: https://forms.gle/thhWJJQVv5XCVdK77

    Purtroppo essendo piante a radice nuda, non vi è la possibilità di rimandare oltre la messa a dimora per la primavera già inoltrata. Il motivo dello spostamento per il ritiro può essere indicato all’interno dell’autodichiarazione.

    Le giornate disponibili per il ritiro saranno:

    • Venerdì 9 aprile dalla 15 alle 18
    • Sabato 10 aprile dalle 15 alle 18
    • Domenica 11 aprile dalle 10 alle 13

    Sono tante le realtà che negli anni hanno aderito a questa iniziativa mettendo a dimora nuove piante come Legambiente, Arci, Fridays for Future, Centro Sociale Spartaco, Croce Rossa, HumuSapiens, Consorzio Selenia insieme a diverse scuole del territorio.

    La filosofia promossa dagli Ortisti di Strada e condivisa da Geoplant ha le sue radici nella volontà di combattere gli sprechi di materiale ecologico, nell’ottica del suo pieno recupero e di un’economia circolare: tutto deve essere riconsegnato al terreno e ricollocato per regalarne un beneficio all’intera comunità. Le piante rimanenti saranno destinate alla valorizzazione di aree verdi presenti in città nella prospettiva di preservare gli spazi comuni e rendere le città sempre più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici e alimentare la biodiversità.

     

    Ortisti di Strada è un’associazione no profit nata nel 2015 per accorciare le distanze tra la campagna e la città, promuovendo pratiche di agricoltura naturale all’interno dei centri urbani.

    Geoplant Vivai è una società agricola romagnola presente sul mercato da quasi quarant’anni, specializzata nella coltivazione di piante di fragola e da frutto. Consapevole che le piante non rappresentino un bene di consumo, ma di investimento, l’azienda agisce su più direttrici per interpretare le esigenze dei clienti, impegnarsi a migliorare la struttura e la morfologia delle cultivar, controllare tutti i processi per la sicurezza sanitaria e proporre le migliori varietà provenienti dalla ricerca mondiale.

  • CESME, il progetto sull’economia circolare verso la conclusione

    L’Agenzia di sviluppo degli enti locali della Tessalonia orientale, ANATOLIKI S.A., in collaborazione con la Regione della Macedonia centrale ed il suo Fondo per lo sviluppo regionale, ha ospitato a Salonicco, il 12 novembre 2019, la riunione conclusiva del progetto CESME.

    Realizzato all’interno del programma Interreg Europe, le azioni promosse da CESME hanno portato alla diffusione tra le piccole e medie imprese europee di nuovi modelli industriali basati sull’economia circolare e la sostenibilità ambientale.

    Per quanto riguarda il territorio della Città Metropolitana di Bologna, CESME ha animato diverse iniziative e stimolato il tessuto imprenditoriale locale con azioni in grado di coinvolgere soggetti altamente differenziati, sia per quanto riguarda la tipologia dei loro prodotti che per la natura e le dimensioni della loro struttura organizzativa e societaria.

    È possibile consultare una rassegna delle buone pratiche sviluppate durante i suoi 24 mesi di implementazione nella sezione, recentemente creata all’interno di questo sito, riguardante la documentazione prodotta dal progetto 

    L’incontro ha coinvolto delegati provenienti da tutti i membri del suo consorzio (9 organizzazioni appartenenti 6 paesi europei) ed il suo comitato direttivo.

    Il rappresentato è composto da:

    – l’Agenzia di Sviluppo e del Centro-Nord della Danimarca (CAPOFILA) (DK)

    – la Regione del Nord della Danimarca (DK),

    – la Città metropolitana di Bologna (IT),

    – l’ART-ER S. cons. p. a. (IT)

    – il Consiglio regionale del Sud Ostrobothnia (FI),

    – JPYP Business Service (FI),

    – l’Associazione bulgara degli esperti ambientali comunali (BG),

    – il Governo gallese (UK),

    – l’Agenzia di sviluppo degli enti locali della Tessalonia orientale (GR),

    – la Regione della Macedonia centrale (GR).

    Data la tematica dell’incontro, gli interventi dei suoi relatori si sono incentrati sulle iniziative che verranno intraprese da oggi fino alla chiusura del progetto (prevista per il 31 marzo 2020). Sono state inoltre affrontate le questioni relative a quali saranno i prodotti ed i risultati finali di CESME e quali potranno esserne i riflessi amministrativi e gestionali.

    I partner hanno presentato l’implementazione dei loro Piani d’Azione che sono stati compilati durante la Fase 1 del progetto (1/4/2016-31/3/2018) e riguardano azioni concrete per influenzare gli strumenti di politica regionale al fine di rafforzare le PMI ad adottare pratiche di economia circolare e sfruttare le risorse della c.d. “crescita verde”.

    Il progetto si concentra difatti sul concetto di Economia Circolare che è un parametro fondamentale della Green Economy e della Green Growth. In questo quadro si cerca di passare da un modello di economia lineare ad un modello di economia circolare, dove il flusso in uscita di un processo produttivo viene riutilizzato come flusso in entrata verso un ulteriore processo produttivo.

    Per quanto riguarda le singole relazioni sulle concrete realizzazioni finora compiute in CESME, sono stati presentati dei report da parte delle delegazioni danese e finlandese. Rispettivamente, mentre i primi hanno presentato gli aspetti della sua implementazione in Danimarca, indicando come loro ulteriore obiettivo quello di far diventare il Business Development Centre realizzato un Hub della conoscenza per tutta la loro regione, i secondi hanno esposto i risultati del loro Green Assessment Tool.

    I partner si sono inoltre confrontati in un dibatto riguardante: 1) quali saranno le conseguenze se non tutte le azioni finanziate verranno realizzate nei termini del progetto; 2) che cosa succederà in caso di modifiche ai preventivati livelli di bilanciamento tra Fondi Europei di Sviluppo Regionale ed altre tipologie di finanziamento.

  • Geoplant e gli Ortisti di Strada per un frutteto sociale nel cuore di Ravenna

    La società agricola romagnola riconferma il sostegno all’Associazione impegnata nella riqualificazione green del tessuto urbano e nella gestione di orti sociali sul territorio, che il 6 e 7 aprile darà il via alla piantumazione di un frutteto sociale a Ravenna. 

    Arte e orto: parole linguisticamente assonanti, concettualmente mai così vicine.

    La Geoplant Vivai di Savarna (RA) – player di punta nel mercato ortofrutticolo in virtù della sua intensa attività di innovazione varietale e miglioramento genetico – anche quest’anno sceglie di sostenere concretamente un’Associazione giovane (per fondazione ed età dei suoi membri) con una chiara missione di riavvicinamento alla terra e di riqualificazione del tessuto cittadino, preservandone bellezza e coerenza paesaggistica.

    Il progetto – che si estrinseca tramite la donazione ad altre associazioni, la gestione di orti sociali locali sinergici e di food forest e l’organizzazione di incisive azioni con scopo di sensibilizzazione sul tema dell’ecosostenibilità – coinvolge realtà del territorio che, come Geoplant, decidono di destinare parte del proprio prodotto al rinverdimento di luoghi pubblici, scuole e aree parzialmente o totalmente abbandonate.

    Sull’onda del successo e dell’alto tasso di partecipazione dello scorso anno, sabato 6 e domenica 7 aprile gli Ortisti di Strada celebreranno la piantumazione a spirale di oltre 100 alberi da frutto a Ravenna, nell’area di pertinenza delle case popolari di via Patuelli, alla quale potranno intervenire tutti coloro che vorranno vivere in prima persona un’esperienza comunitaria, green e dal forte valore sociale. Un anno fa la zona prescelta, e concessa dai permessi comunali, coincise con lo spazio tra il parco Teodorico e il Centro Sociale Spartaco, non molto distante dall’area selezionata per l’edizione 2019.

    Nel 2018 Geoplant donò numerose centinaia di piante di melo, pero, ciliegio, pesco, susino e altre drupacee arrivate in buona misura, tramite gli Ortisti di Strada, ad altri Enti e Associazioni: HumuSapiens, Croce Rossa Italiana Comitato di Ravenna, Dormitorio Re di Girgenti, Scuola Materna Mani Fiorite, Associazione dei Genitori Scuola Elementare di Classe Vincenzo Randi, Associazione Teranga, Coop. Sociale Persone in Movimento, Volontari Forestali della Protezione Civile di Ravenna, Scuola elementare Galliano Camerani, Legambiente Ravenna – Circolo Matelda, Coop. Sociale Don Sandro Dordi, Coop. Sociale e Onlus Kirecò, Associazione culturale A.Di.P.A.

    Ortisti di Strada ha poi impiegato parte delle piante per rinverdimenti di alcuni punti urbani e degli orti comunitari dalla stessa gestiti, presso il Centro Sociale Autogestito Spartaco e la Coop. Kirecò.

    La filosofia, promossa dai giovani Ortisti di Strada e condivisa da Geoplant, ha le sue radici nella volontà di combattere gli smaltimenti e gli sprechi di materiale ecologico, nell’ottica del suo pieno recupero e di un’economia circolare: tutto deve essere riconsegnato al terreno e ricollocato per regalarne un beneficio all’intera comunità.

    L’obiettivo è quello di creare frutteti sociali, per avvicinare le persone al territorio e agli spazi verdi e, al contempo, per sviluppare il concetto di comunità, convivialità e condivisione. L’orto sinergico prende forma a partire da bancali ricoperti di paglia, in una cornice bucolica che favorisca la cooperazione di tutti, agevolando anche chi è portatore di disabilità tramite il ricorso a cassoni di frutta sopraelevati e riempiti di terra pronta per essere coltivata. Infine, l’importanza di rendere i frutti disponibili a tutti i concittadini, attori protagonisti e principali fruitori di questo contributo socialmente utile.

    www.geoplantvivai.com

  • CON I-SET FOTO E RIPRESE PROFESSIONALI ALL’INSEGNA DELLA CIRCULAR ECONOMY

    Foto, video ed economia circolare. C’è un intreccio importante tra questi tre elementi: è infatti in arrivo sul mercato italiano un dispositivo che permette di utilizzare le foto e videocamere già in possesso potenziandone le funzioni.

    Economia circolare è il termine che definisce un sistema economico progettato per potersi rigenerare da solo. Nasce dal concetto secondo cui i rifiuti non esistono e che modularità, versatilità e adattabilità sono da privilegiare in un mondo in veloce evoluzione. È in questo contesto che si va a porre I-Set, un kit componibile a seconda delle esigenze, che si aggiunge e si adatta ad attrezzature video già in possesso, ne permette il controllo da remoto attraverso l’app, e automatizza compiti di regia, come far ruotare con precisione la telecamera, azionare e spegnere la registrazione, regolare la messa a fuoco, visualizzare un’anteprima delle riprese, scattare foto e motorizzare uno slider, controllando direttamente la velocità di movimento. Il risultato è una ripresa professionale con l’apparecchiatura già in possesso.

    Come prevede la circular economy, si va ad innovare qualcosa che c’è già.  Portando a nuova vita le attrezzature foto e video, I-Set punta infatti a ridurre i costi di produzione e cercare soluzioni a prezzi ragionevoli per ottimizzare le proprie risorse. Le case di produzione indipendenti e i videomaker non professionisti (come youtubers, bloggers, coach), infatti, hanno sempre più bisogno di produrre video di alta qualità a prezzi contenuti.

    I-Set consente così di rispondere a due esigenze: rendere più performanti attrezzature video senza dover rinnovare il proprio hardware e contestualmente contribuire all’economia circolare ed alla sostenibilità ambientale prolungando la durata di attrezzature esistenti; questo perché si propone come soluzione low cost all’interno di un mercato caratterizzato da prezzi molto elevati.

    «Ci rivolgiamo – spiega Ilaria Chiesa, ideatrice di I Set e fondatrice di Rec Tv Produzioni –  a quella grande fetta di mercato rappresentata da un’utenza di appassionati e semiprofessionisti che, scegliendo I-Set non solo potranno fare un upgrade delle loro attrezzature spendendo un terzo di quanto spenderebbero per cambiare hardware, ma potranno anche incidere sensibilmente sulla circolarità dell’economia continuando ad utilizzare le proprie attrezzature».

    Il kit I-Set è formato da 1 dispositivo core che permette tutti i movimenti e le funzioni e 2 adattatori per camere e slider. Le funzioni sono completamente e facilmente controllate da smartphone, sia per Android che per Ios. Sarà disponibile sul mercato a partire dal 30 marzo in pre-order sul sito www.i-set.it . Il costo finale è di 799 euro, ma per alle prime 100 prenotazioni è riservato uno sconto pari all’IVA.

    Le azioni che I-Set fornisce per le telecamere sono:

    • Scatta foto
    • Anteprima foto (se previsto dal produttore della telecamera)
    • Imposta timelapse in rotazione
    • Gira motore
    • Inizia video
    • Fine video
    • zoom ottico (dipende dal produttore della telecamera).

    I-Set permette inoltre di motorizzare uno slider, ovvero un’asta o un binario orizzontale su cui scivola la telecamera, aggiungendo la possibilità di programmare dei movimenti in autonomia e controllare direttamente la velocità di movimento.

     

  • Intervista al Presidente del COBAT

    Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360° nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L’intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it

    Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)

    Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un’attività particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?
    Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell’ambito dell’economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perché la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati è in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenterà ulteriormente l’elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sarà l’ultimo passaggio: la Comunità Europea integra periodicamente l’elenco, e l’Italia si adegua.

    Di quali prodotti maggiormente vi occupate?
    Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati “pile”, cioè quelle dell’uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All’interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l’oro, l’argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.

    Nel 2018 si concluderà il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?
    Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, è stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l’acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell’accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.

    Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all’interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attività e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un’esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L’attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscirà a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui è indispensabile trovare il modo di recuperarlo.

    A proposito delle auto elettriche. Energy storage è un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilità del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E’ davvero possibile immaginare che una batteria da un’autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?
    Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un’auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bensì quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.

    Intervista integrale suRinnovabili.it

  • Olio lubrificante usato: Paolo Tomasi CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%

    Mauro Spagnolo – direttore di Rinnovabili.it – intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realtà nazionale a difendere l’ambiente dal potenziale inquinamento generato dall’olio lubrificante usato.

    CONOU

     

    Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell’olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l’Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?

    In effetti l’Italia da tempo è considerata un modello per questo tipo di attività. Per prima cosa perché noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell’olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni ’40 quando, per problematiche di altra natura, cioè l’autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S’iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si è immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre più efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.

    Quali sono queste Aziende?

    Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attività che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.

    Facciamo un po’ di conti. Da quando è nato il Consorzio quanto si è risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?

    Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all’olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva così a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attività. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.

    Qual è l’attuale limite di raccolta dell’olio usato imposto dalla normativa europea?

    In realtà la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto più avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell’olio lubrificante usato raccoglibile.

    Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in più o meglio, agli attori del vostro sistema?

    Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di più la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il “fai da te”, cioè il cambio dell’olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilità molto più elevato.

    E’ questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.

    Intervista integraleRinnovabili.it

  • Raccolta riciclo accumulatori: Cobat, 30 anni di eccellenza

    Nel 2017 Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, ha compiuto 30 anni: un anniversario festeggiato all’insegna dei buoni risultati passati e della corsa al futuro

    Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

    Trent’anni di attività capillare nella raccolta e riciclo dei prodotti tecnologici. Trent’anni di risultati concreti e ricerche continue che hanno portato l’Italia in prima fila in uno dei più ostici settori dell’economia circolare. Sono quelli compiuti in questo 2017 da Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo è più di una semplice ricorrenza e i numeri del Rapporto annuale presentato stamane a Roma lo dimostrano. Unico consorzio multifiliera operante in Italia nella seconda vita dei rifiuti pericolosi e non, Cobat ha lasciato che i dati 2016 parlassero per sé. Un anno, quello passato, in cui sono stati raccolti, e quindi trattati e trasformati in nuove risorse, ben 140 milioni di rifiuti hi-tech, tra pile, accumulatori, pannelli fotovoltaici e RAEE in genere. Nel dettaglio, il sistema Cobat, recupera e tratta oggi il 51% dell’immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile e degli accumulatori portatili. Concentrando la lente solo sulle batterie al piombo, questo significa quasi 120 milioni di kg evitati alla discarica. La gestione dei RAEE, in cui rientrano anche i moduli fotovoltaici a fine vita, ha superato nel 2016 i 17 milioni di kg raccolti.

    Il tutto attraverso una rete capillare di aziende che percorrono l’intero territorio italiano e che contano oggi di 70 Punti Cobat (le sezioni operative del Consorzio) e ben 26 impianti di trattamento e riciclo specializzati nel recupero di materia, gestisce l’intera filiera del rifiuto. “Il valore e la solidità del nostro modello di economia circolare” spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat “sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo, dove siamo già stati invitati a raccontare la nostra storia”.
    Ma la forza del sistema sta anche la capacità di guardare al futuro e anticiparne i bisogni di un mercato, quello dell’economia circolare, giovane e in continua evoluzione. “Nel futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti già maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, e a un potenziamento delle filiere avviate recentemente, quella dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie”, commenta Michele Zilla, Direttore Generale di Cobat.

    COBAT riciclo RAEE

    Una delle prime mosse attuate dal Consorzio è stata quella di lavorato assieme all’ICCOM, l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, sul recupero delle batterie al litio. L’obiettivo era trovare una tecnologia affidabile e ambientalmente sostenibile per trattare questo tipo di rifiuti. Le batterie al litio sono infatti ormai dovunque, dalle auto elettriche agli smartphone ma le loro caratteristiche tecniche le rendono oggi difficilmente riciclabili in sicurezza, economia e rispetto dell’ecosistema. Lo studio si è appena concluso fornendo risultati particolarmente incoraggianti, tanto da condurre Cobat alla decisione di affidare un altro studio al CNR-ITIA di Milano, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, per la progettazione di un impianto di macinazione da cui ottenere la componente attiva degli accumulatori (“black mass”) oggetto del trattamento idro-metallurgico definito da CNR-ICCOM. Dal 2018 pertanto, il Cobat sarà in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.

    FonteCobat

  • LE AZIENDE INCONTRANO MATREC: CICLO DI INCONTRI SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

    L’Economia Circolare rappresenta un’opportunità per le imprese verso lo sviluppo di nuovi modelli di mercato e per la salvaguardia delle risorse. Per far fronte a questa opportunità Matrec – Sustainable Materials & Trends – organizza un ciclo di incontri gratuiti sull’Economia Circolare rivolti alle imprese di diversi settori: calzatura, mobile, elettrodomestico, abbigliamento e alimentare.
    Gli incontri hanno l’obiettivo di presentare i principali aspetti dell’Economia Circolare, dei trend di mercato e delle opportunità che ne derivano. Per ciascun settore di riferimento, saranno presentati sia casi internazionali di imprese che hanno già avviato strategie di economia circolare raggiungendo significativi profitti, sia nuovi modelli di sviluppo che vedono il passaggio dall’acquisto del prodotto all’acquisto del servizio. La scelta dei materiali, la valorizzazione degli scarti di produzione, l’applicazione del modello pay-per-use o della sharing economy, la manutenzione e la gestione del fine vita, sono i principali temi affrontati durante gli incontri. Inoltre durante gli incontri sarà presentata una innovativa metodologia per misurare la circolarità dei prodotti per permettere alle aziende di quantificare costi e risorse disperse lungo il ciclo di vita di un prodotto.
    Matrec da anni si occupa di Economia Circolare e di eco-innovazione grazie al proprio Osservatorio Internazionale per l’Innovazione Sostenibile di Materiali e Prodotti al servizio delle imprese, attraverso il quale quotidianamente svolge un’azione di monitoraggio per mappare nuovi materiali e trend della sostenibilità.

    Calendario degli incontri:
    – 16 marzo 2017, ore 16:00-18:00 | calzatura
    – 23 marzo 2017, ore 16:00-18:00 | mobile
    – 30 marzo 2017, ore 16:00-18:00 | elettrodomestico
    – 06 aprile 2017, ore 16:00-18:00 | abbigliamento
    – 13 aprile 2017, ore 16:00-18:00 | alimentare

    Tutti gli incontri sono gratuiti e si svolgono presso la sede di Matrec ad Ancona.
    Gli incontri sono riservati alle aziende ed è necessaria l’iscrizione.

    Gli incontri sono organizzati in collaborazione con lo studio professionale Marco Capellini sustainable design & consulting

    Iscrizione e maggiori informazioni: [email protected]
    www.matrec.com

  • LA TANICA IN PLASTICA RICICLATA ECOPLEN OMOLOGATA PER TRASPORTO ADR DI MERCI PERICOLOSE.

    Le taniche in plastica ECOPLEN, realizzate con non meno del 70% di plastica riciclata da rifiuti post-consumo, hanno ottenuto l’omologa ADR da parte del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, per il trasporto delle merci pericolose.

    Un grande risultato per la sostenibilità nel campo della produzione di materie plastiche.

    Ci siamo. Anche la tanica in plastica riciclata Ecoplen riceve l’omologa per il trasporto ADR e si mette al servizio di merci pericolose.

    Cos’è L’ADR

    L’European Agreement concerning the International Carriage of Dangerous Goods by Road, detto ADR  è l’accordo siglato dai Paesi dell’Unione Europea per i trasporti su strada di merci pericolose.  Le disposizioni indicate nella normativa indicano le varie caratteristiche, dal punto di vista di forza e resistenza alle sollecitazioni dei liquidi, che gli imballaggi e i contenitori in plasticadevono avere per poter superare quest’esame e quindi essere ritenuti idonei al trasporto di merci particolari.

    Ecoplen a Gennaio 2016 ha ricevuto dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture l’omologa ADR per le taniche in plastica riciclata da 5,10, 20 e 25 lt.

    È la prima volta in Italia che una tanica in polietilene rigenerato ottiene questa importante autorizzazione. È un successo della intera filiera del recupero da rifiuti di plastiche post-consumo. ECOPLEN dimostra che l’utilizzo opportuno e controllato di polimeri rigenerati, in particolare il RILENE ®, permette la realizzazione di prodotti non solo ecosostenibili ma anche tecnicamente performanti tale da consentirne l’utilizzo in applicazioni particolari in cui è richiesto un elevato grado qualitativo.

    In questo contesto, la mission di Ecoplen sposa appieno la filosofia della green economy che pone al vertice della scala dei valori nella produzione di materie plastiche il rispetto per l’ambiente che ci circonda. L’obiettivo di introdurre nel sistema aziendale delle metodologie di lavoro è in linea  con i dettami della UE sull’economia circolare e, vieppiù, con il c.d. Collegato ambientale alla Legge di Stabilità, recentemente approvato dal Parlamento Italiano, in cui tra l’altro sono contenute norme in tema di acquisti verdi della Pubblica Amministrazione (GPP), rendendoli obbligatori in alcuni settori e fissandone una quota del 50% delle forniture per altri.

    Le taniche in plastica riciclata di Ecoplen presentano proprietà meccaniche superiori a quelli realizzate con granuli vergini, grazie alla particolare struttura multistrato e diventano, così, nel mercato del soffiaggio delle materie plastiche garanzia dellasostenibilità ambientale e della tutela della natura. L’utilizzo di polietilene ad alta densità prodotto dalla rigenerazione di rifiuti post-consumo fornisce al sistema economico e produttivo mondiale metodi e mezzi per affrontare la sfida della sostenibilità con idee innovative ad impatto zero.