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  • Trauma e Dissociazione nel Borderline

    Tra le proposte avanzate dagli esperti per la stesura del DSM-5, c’era anche quella di includere un capitolo denominato Disturbi Dissociativi e Post-Traumatici, che però non fu introdotta nella edizione finale (Vermetten e Spiegel, 2014).  Comunque i Disturbi Dissociativi sono stati messi vicino ai disturbi da trauma e legati allo stress, per indicare una relazione tra le due categorie. Nel caso del Disturbo Borderline (DBP) solo un riferimento  è stato fatto alla dissociazione, sotto la dicitura “gravi sintomi dissociativi legati allo stress”.

    La dissociazione si presenta come un fenomeno complesso che comporta sintomi diversi e implica fattori molteplici. La depersonalizzazione, la derealizzazione, la distorsione temporale, episodi dissociativi con flashback e percezione di sé alterata (Vermetten e Spiegel, 2014), fanno tutti parte del quadro. In generale lo sviluppo di forme di dissociazione patologiche è stato collegato a qualità di abuso grave e precoce, specialmente l’abuso sessuale infantile, così come a quadri di attaccamento disorganizzato nell’infanzia (Korzekwa et al., 2009).

    I soggetti con DBP solitamente riportano tassi più alti di abuso sessuale infantile e forme multiple di abuso nell’infanzia, rispetto a individui con altre diagnosi, sia di Asse I che di Asse II. In particolare l’abuso sessuale infantile apporta un contributo significativo, ed indipendente, alla diagnosi DBP. La dissociazione si verifica in più dei due terzi dei pazienti con DBP, quindi va considerata attentamente, come fenomeno non episodico ma essenziale del disturbo. La dissociazione rappresenta uno stato di interruzione delle normali funzioni integrative della coscienza, della identità, della memoria.

    Questi fenomeni sono presenti nel DBP, associati a un alto tasso di traumatizzazione infantile (Watson et al., 2006).  Alcuni autori sostengono che la dissociazione sia una componente nucleare del disturbo, supportando così la validità dei criteri diagnostici del DSM (al punto 9). Mentre ipotesi alternative la indicano come risposta adattiva rispetto ad esperienze traumatiche, sotto forma di difese, che poi persistono in età adulta[1], sottolineando la coincidenza della dissociazione col DBP, ovvero il fatto che disturbi dissociativi e DBP possono avere una comune origine in esperienze di trauma precoce, come fattore eziologico.[2]

    Lo studio di Watson et al. (2006) cerca di indagare il rapporto che intercorre fra trauma infantile ed esperienze dissociative in età adulta, in un campione di pazienti con DBP, attraverso la somministrazione del Childhood Trauma Questionnaire, suddividendo i risultati del campione in due categorie, alti e bassi dissociatori. Secondo gli autori lo studio avvalora la tesi di una relazione di causa tra dissociazione e trauma infantile, supportata dalla scoperta di un tasso di incidenza significativamente maggiore di abuso fisico ed emozionale, e neglect fisico ed emozionale, nella comparazione tra grandi e bassi dissociatori. Gli alti dissociatori riportavano, infatti, livelli più elevati di abuso fisico ed emozionale, nonché di neglect fisico ed emozionale, ma stranamente non di abuso sessuale, che invece è da molti considerato uno dei fattori di rischio principali per lo sviluppo del DBP. I pazienti con DBP dimostravano quindi livelli di dissociazione che aumentavano all’aumentare dei livelli di trauma infantile.[3]

    Secondo Loffler-Stastka et al. (2009) il nesso tra dissociazione e trauma è stato oggetto di molte ricerche, mentre la relazione tra dissociazione, trauma infantile, e caratteristiche di personalità, non è stata ancora indagata nel dettaglio.  Alcune ricerche hanno rilevato che la più forte correlazione con la dissociazione nel DBP è stata trovata con l’abuso emozionale (Watson, 2006; Loffler-Stastka et al., 2009), rispetto ad altri tipi di trauma e di abuso. Questo dato rende evidente l’importanza di un’adeguata relazione emozionale con i caregiver primari, come indicato anche dalle teorie psicoanalitiche, che descrivono il modo in cui forme di attaccamento disorganizzato (abuso, trascuratezza, caregiver spaventati-spaventanti, intrusivi e insensibili, e una comunicazione affettiva disturbata), influiscono sulla strutturazione di stati dissociati del sé.

    Ma soprattutto, com’è stato ampliamente descritto da Ferenczi, nell’ambito delle sue considerazioni su trauma e splitting della personalità. Anche se Ferenczi utilizzava il termine di scissione, egli descriveva quello che oggi si intende per dissociazione. Il contributo che egli ha apportato alla teoria del trauma è di averle fornito strumenti che permettono di pensare al fenomeno della dissociazione, all’interno di una concezione relazionale della psicopatologia, prospettando, attraverso la teoria del trauma, un modello relazionale della mente, che enfatizza il ruolo dell’ambiente nella nascita psicologica dell’individuo (Albasi, 2006, p.85).

    Articolo redatto dal Dott. Edoardo Ballanti, Psicologo Clinico

    Ulteriori info sul lavoro del dott. Ballanti al sito: www.terapiacorporea.com

    [1] La dissociazione può avere una funzione protettiva in risposta a stress acuti, anche a livello di interruzione della continuità della memoria e dell’identità personale. Comunque nel tempo questo tipo di difesa può impedire di elaborare l’esperienza traumatica a livello sia cognitivo che emotivo.

    [2] Secondo Goodman e Yehuda (2002) ci può essere un gruppo di individui con DBP in cui la dissociazione è parte di una risposta adattiva a situazioni ambientali stressanti, compreso il trauma infantile. Ma ci sono anche individui con DBP in cui le esperienze dissociative sono mediate da altri fattori. I contributi genetici alle esperienze dissociative sono rilevati in numero sempre maggiore.

    [3] A livello evolutivo vanno considerati anche i meccanismi biologici che influiscono nel rapporto fra trauma infantile e dissociazione, che sono piuttosto complessi e in corso di analisi. Il trauma infantile è causa di complesse trasformazioni a livello della neuroanatomia, che perdurano anche in età adulta, es., disfunzioni dell’attività dell’asse ipotalamo-pituitario (Watson et al., 2006).