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  • Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Questo bel film di Ken Loach, che ormai risale a diversi anni fa, parlava della vita di un membro di Alcolisti Anonimi.

    Bateson aveva analizzato in profondità l’epistemologia dei percorsi basati sui dodici passi, e così si possono riassumere:

    Analisi dell’alcolismo

    • Molto spesso parenti ed amici dell’alcolista lo spingono ad “essere forte” e a “resistere alla tentazione”. Lo stesso alcolista, nei momenti di sobrietà, concorda con questa visione del problema. Si fa riferimento ad un conflitto tra spirito e materia, tra l’Io cosciente e il resto della personalità. Se non sei forte, se non sai resistere allora sei dipendente, non libero!
    • L’ “orgoglio” dell’alcolizzato non si basa su successi avuti in passato, non è l’orgoglio per qualcosa che si è compiuto. L’accento non è su “Io sono riuscito…” ma su “Io sono capace…”. Inoltre l’orgoglio dell’alcolizzato colloca l’alcolismo fuori dall’io: “Io sono capace di oppormi al bere”. Quindi la dimostrazione della indipendenza e libertà sta nella mia capacità di decidere quando essere sobrio e quando bere…
    • Ritenersi “capace di mantenersi sobrio” da parte dell’alcolista è ciò che lo predispone alla prossima sbornia. AA ristruttura questa credenza ripetendo che “Una volta alcolizzati, si è alcolizzati per sempre”.
    • “Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe”.
    • Se lo stato di sobrietà dell’alcolizzato lo spinge in qualche modo a bere, non ci si può aspettare che un metodo che rinforzi il suo particolare modo di essere sobrio (che faccia appello alla sua forza di volontà) possa ridurre o controllare il suo alcolismo. Inoltre in questo particolare modo di essere sobrio ci deve essere un qualche errore o una qualche patologia. Allora il ricorso alla sostanza, dal punto di vista dell’alcolizzato, serve a rimediare a questo errore, rappresenta un correttivo.
    • Importante notare che l’errore alla base del tentativo dell’alcolista di mantenersi sobrio, cioè la retorica del controllo e del conflitto interiore,  è lo stesso che permea il modo di pensare della società occidentale: l’alcolizzato, il dipendente, è solo più sensibile degli altri a queste premesse errate. Premesse che vengono superate dai primi 2 passi:
      1. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
      2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
    • «Il socio [di A.A.] non è mai stato schiavo dell’alcool. L’alcool è semplicemente una fuga dalla schiavitù personale dei falsi ideali di una società materialistica» (B. Smith).
    • Non è che egli si rivolti contro gli insensati ideali che lo circondano, ma piuttosto sfugge alle sue proprie insensate premesse, che vengono continuamente rinforzate dalla società circostante.
    • La “dipendenza dell’alcolista” è la ricerca di uno stato di ebbrezza che è sollievo di sentirsi parte di un tutto più grande sul quale non può esercitare alcun controllo; una sorta di nostalgia di una visione spirituale.

    La filosofia di AA nella descrizione di Bateson

    1. Esiste un Potere più grande dell’io. Il rapporto di un individuo con questo “potere” viene definito nel modo migliore con le parole “l’individuo è parte di”.
    2. Ciascuno si sente intimamente legato a questo Potere. È «Dio, come noi potemmo concepirLo». E il modo di essere in relazione a questo potere è soggettivo. Il rapporto in cui “io” mi trovo rispetto a un qualunque sistema più vasto che mi circondi e che comprenda altre cose e persone, sarà diverso dal rapporto in cui “tu” ti trovi rispetto a un sistema simile che circondi te.
    3. Si scopre un rapporto ”favorevole” con questo Potere, tramite il “toccare il fondo” e la “resa”.
    4. Resistendo a questo Potere, gli uomini, e in particolare gli alcolizzati, si attirano addosso il disastro. La filosofia materialistica, che vede l’uomo ergersi contro l’ambiente, sta rapidamente crollando a mano a mano che l’uomo tecnologico diviene sempre più capace di opporsi ai sistemi più grandi. Ogni battaglia da lui vinta porta una minaccia di disastro. L’unità di sopravvivenza (sia nell’etica sia nell’evoluzione) non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema o  “potere” in cui la creatura vive: se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa.
    5. Tuttavia – e ciò è importante – il Potere non premia e non punisce, non ha “potere” in questo senso: per dirla con la Bibbia, “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Iddio”E, viceversa, di coloro che non lo amano. L’idea di potere nel senso di controllo unilaterale è estraneo all’AA.

    L’articolo contiene ora un contributo si Fabio Anibaldi Cantelli:

    “L’autotrascendenza 


    La parola autotrascendenza mi ha infatti rivelato quello cercavo, e con me milioni di ragazzi che in quegli anni si sono giocati la vita sedotti dal canto delle sirene. Autotrascendenza è la parola giusta perché dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere – come si crede perlopiù – ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato e il cui richiamo si faceva tanto più impellente quanto più sentivamo soffocante il vestito dell’io: armatura più che vestito, pozzanghera che pretende di contenere l’oceano, prigione che a furia di raccontarsi come giardino finisce per credere di esserlo. Ma perché è nell’adolescenza che si avverte quel bisogno di superarsi, di trascendersi? Credo per due motivi, complementari.

    Primo perché da adolescenti si sente per la prima volta la lacerante distanza dal mondo degli adulti e a volte anche dei coetanei, distanza che può diventare conflitto. Secondo, perché nell’adolescenza è ancora vivo il segno – non dico il ricordo, perché in quei momenti non eravamo ancora “noi” – dell’esperienza da cui tutta l’umanità è passata e passerà, il che spiega da un lato l’uso millenario delle droghe in quanto veicoli che quell’esperienza riproducono, dall’altro il loro uso massificato in un mondo che quell’esperienza ha cancellato e poi rimosso. Di quale esperienza sto parlando? Beh, immagino sia chiaro, a questo punto: dei nove mesi passati nel grembo materno. È lì che per la prima volta abbiamo provato quel sentimento di fusione col Tutto che Romain Rolland definì “oceanico” suscitando la perplessità di Sigmund Freud, troppo occupato a sezionare scientificamente l’Io per accettare l’ipotesi di una vita del tutto inconscia, allo stato puro, per di più capace di condizionare quella cosciente fino alla morte.

    Auto-trascendenza è la parola giusta: dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere, ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato: l’esperienza dei nove mesi nel grembo materno

    È questo che abbiamo cercato nelle droghe ed è per questo che non si può affrontare il problema della droga e dei suoi danni senza un radicale ripensamento di una società che in nome della ragione economica ha perso ogni legame col sacro. Non mi si fraintenda: sacro non vuol dire “al di là” ma aldiqua, finestra aperta sull’infinito che permette al nostro povero io ogni tanto di sporgersi e placare la sua sete, sentirsi investito da quel Tutto da cui proviene e a cui spera di tornare. In una parola: di essere felice. Si pensi solo ai “riti di passaggio”, esperienze anche traumatiche che le società avvedute hanno ideato per celebrare la gloria della nascita e ridimensionare la beatitudine di ciò che l’ha preceduta, riti ridotti e poi azzerati in nome del diritto “moderno” a autodeterminarsi. Risultato: la gioventù, che attraverso la durezza del rito scopriva la sua anima e manteneva la sua diversità (sviluppando una vita adulta in sintonia con le sue attitudini), è diventata una pappa indistinta spalmata su tutte le età. Si vuole e si può essere giovani a vita, col risultato di aver ridotto la gioventù a maschera, se non a caricatura.”

    Potete leggere l’articolo completo e recentemente rivisto su www.pragmatica-mente.com

     

  • Alcol: una moda che distrugge giovani vite

    I volontari continuano a fare prevenzione per le strade di Vicenza.

    Anche questa volta i volontari dell’associazione Mondo Libero dalla Droga hanno fatto prevenzione sull’alcol e sulle altre sostanze stupefacenti nel centro storico di Vicenza. Nel week-end erano presenti nel cuore della città e hanno distribuito a tutti i ragazzi e ai commercianti l’opuscolo informativo gratuito “LA VERITA’ SULLA DROGA”.

    Il perché di questa iniziativa è sotto i nostri occhi; specie nei fine settimana dove masse di giovani si ritrovano con il bicchiere in mano tanto per fare qualcosa in compagnia senza neanche rendersi conto della quantità di alcol ingerita.

     

    Sono proprio gli alcolici i “numeri uno” delle classifiche distruttive, attualmente punto di realtà della maggior parte dei giovani.  Dopotutto è legale, è parte della vita sociale ed è perfino consigliato da alcuni medici come salutare se preso a piccole dosi.

     

    Questo opuscolo contiene le statistiche internazionali, spiega chiaramente che cos’è l’alcolismo e la dipendenza, inoltre numerose testimonianze rendono chiara l’idea dei danni che l’alcol può causare.

     

    Ogni anno in Italia circa 40 mila persone muoiono per malattie correlate all’alcol: cirrosi epatica, cancro, infarto, incidenti stradali o sul lavoro, suicidi e omicidi e dato ancora più allarmante sono gli 8,6 milioni a rischio dipendenza.

     

    L’alcol viene assorbito nel sistema circolatorio attraverso dei piccoli vasi sanguigni nelle pareti dello stomaco e dell’intestino tenue. Entro pochi minuti dall’assunzione di alcol, viaggia dallo stomaco al cervello, dove produce velocemente i suoi effetti, rallentando l’azione delle cellule nervose.

     

    Cosa succede se insieme all’alcol vengono usate altre droghe?

     

    I volontari ispirati da anni dalle parole dell’umanitario L. Ron Hubbard, che scrisse: “L’arma più efficace nella guerra contro le droghe è l’istruzione.”, svolgono attività di prevenzione tramite la corretta informazione consegnando opuscoli informativi ai giovani e materiale didattico ad educatori e insegnanti gratuitamente.

     

    Per maggiori informazioni visita il sito www.noalladroga.it o scrivi a [email protected] .

  • Dico No alla Droga Puglia arriva anche a Cerignola con la campagna di prevenzione

    L’operazione di volontariato contro l’uso delle sostanze stupefacenti nel foggiano meridionale.

    Questa mattina, alcuni volontari dell’O.d.V. (organizzazione di volontariato) Dico No alla Droga Puglia, hanno dato vita ad una distribuzione di opuscoli informativi in alcuni locali di Cerignola, in provincia di Foggia. L’operazione è stata portata a termine con tenacia per allargare anche alle città dell’entroterra pugliese le conoscenze e l’informazione come mezzi deterrenti contro l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti.

    Gli opuscoli distribuiti contengono informazioni dettagliate sulle diverse tipologie delle droghe, partendo dalle sensazioni sino ad arrivare a tutti gli effetti dannosi delle stesse sostanze. Varie le tipologie degli opuscoli distribuiti, da quelli generici sino ad arrivare a quelli più specifici incentrati sulle singole sostanze.

    Una campagna, quella di Dico No alla Droga, che va avanti costantemente grazie al contributo dei volontari che si impegnano quotidianamente. L’operazione di distribuzione a Cerignola ha visto alcuni volontari all’opera nelle attività commerciali, presso le quali sono stati lasciati diversi opuscoli informativi a disposizione degli utenti con il sostegno dei commercianti.

    I volontari credono che il deterrente più efficace sia l’informazione e sostengono che, come scrisse l’umanitario L. Ron Hubbard: “L’arma più efficace nella guerra contro le droghe è l’istruzione.”

    Inoltre l’associazione si presta anche da anni a informare i ragazzi tramite gli istituti scolastici, organizzando delle conferenze gratuite all’interno delle scuole, sia media che superiori.

    Ufficio Stampa

    Dico No alla Droga Puglia

  • “Giovani Spiriti” in festa

    Conclusione del progetto di prevenzione delle dipendenze nelle scuole orobiche.

    12 istituti scolastici, 2.750 studenti, 70 docenti. Questi sono i numeri 2018 di #GiovaniSpiriti, il progetto di prevenzione di Ats Bergamo in collaborazione con le  ASST  PG 23 e Bergamo Est, Ufficio Scolastico di Bergamo, Associazione Genitori Atena, Politiche Giovanili Comune di Bergamo, Progetto Safe Driver, Polar Tv e Compagnia teatrale La Pulce, giunto alla sua ottava edizione che ha coinvolto, nel corso di questi anni, scuole superiori, centri di formazione professionale e istituti per un totale complessivo di 18.720 studenti, 570 insegnanti e 950 genitori.

    Il progetto è entrato nelle scuole della città e della provincia con iniziative mirate alla prevenzione delle dipendenze delle giovani generazioni, dalle droghe all’alcool, agli incidenti stradali correlati all’uso di sostanze, fino al gioco d’azzardo e l’utilizzo smodato dismartphone e offensivo dei social network, essendo la prevenzione, da sempre, fra gli obiettivi primari di Ats Bergamo.

    Venerdì 18 maggio allo Spazio Polaresco di Bergamo con la premiazione delle classi che hanno vinto il concorso video (18 quelli partecipanti) e degli studenti che daranno vita al contest dei cocktail analcolici, si festeggerà il momento conclusivo del progetto #GiovaniSpiriti che ha visto momenti di formazione dei docenti, fino ai lavori in classe, con l’obiettivo finale di sviluppare negli studenti alcune importanti abilità di vita, tra cui la capacità di relazionarsi agli altri pensando con la propria testa e sviluppare un senso critico verso le comunicazioni ingannevoli legate a possibili comportamenti a rischio.

    Per informazioni www.ats-bg.it.