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  • Imprese, il settore delle Utility è pronto per una grande ripresa

    Nell’ultimo anno e mezzo, le imprese che fanno parte del settore delle utility hanno sofferto uno scenario economico decisamente poco favorevole. Tuttavia ci sono diversi fattori che fanno ritenere che il quadro complessivo stia per cambiare, generando nuove opportunità di crescita.

    Le difficoltà vissute dalle imprese

    imprese utilitiesLe aziende che si occupano di offrire servizi di pubblica utilità hanno sofferto notevolmente il periodo di tassi di interesse elevati, che le banche centrali hanno dovuto vivere per combattere l’incremento dell’inflazione.

    I costi di finanziamento elevati infatti hanno scoraggiato gli investimenti in infrastrutture, in special modo quelli riguardanti progetti di transizione energetica. Le imprese che hanno sofferto di più sono proprio quelle del settore delle rinnovabili. Allo stesso tempo, tassi di interesse elevati comportano la concorrenza più forte da parte dei titoli di Stato, visto che il loro rendimento è diventato più allettante.

    La mini-crisi

    Le difficoltà delle imprese del settore utility sono evidenti guardando alle performance degli indici azionari corrispondenti.
    A Wall Street, il mercato azionario più importante al mondo, la sottoperformance delle utility rispetto all’indice principale è stata superiore al 30%. In Europa nel 2023 è andata un po’ meglio, ma nel corso di questo 2024 la sottoperformance ha già raggiunto il 13%, e questo accade in tutti gli indici Nazionali (FTSE Mib, Dax Xetra, Ibex, Cac, ecc).

    La debolezza dei prezzi delle utilities tuttavia diventa adesso un’opportunità, dal momento che nella maggior parte dei casi le aziende sembrano sottovalutate. Tutto questo senza considerare lo scenario globale che potrebbe diventare molto favorevole di cui a breve.

    Prospettiva interessante

    Il primo fattore importante è appunto l’andamento dei tassi di interesse. Le banche centrali stanno per cominciare il ciclo di tagli al costo del denaro (la Banca Centrale Svizzera già ha cominciato), e questo spingerà progressivamente le imprese ad investire nei loro progetti.

    Un altro fattore importante riguarda i prezzi dell’energia. Negli ultimi mesi il mercato ha viaggiato su previsioni talmente caute da risultare fortemente pessimistiche. In realtà i prezzi dell’energia elettrica sono calati del 20% da inizio anno, e non dovrebbero scendere ancora molto. Val la pena ricordare che i prezzi dell’energia sono una variabile determinante per le valutazioni delle Utility, a causa delle correlazioni con i prezzi dell’energia elettrica.

    Un altro fattore che potrebbe dare slancio alle utilities è la domanda di energia elettrica. Il recente calo visto negli ultimi mesi è quasi esclusivamente legato alla frenata dell’attività industriale, ma con i tagli e i tassi di interessi e la conseguente crescita economica la domanda potrebbe nuovamente salire.

  • Crisi energetica e inflazione sono le due minacce maggiori per i mercati non sviluppati

    La crisi economica ha colpito trasversalmente tutte le economie, mentre la ripresa continua a procedere a singhiozzo.
    In questo scenaro, la crisi energetica e la crescita dell’inflazione sono le minacce maggiori per i mercati non sviluppati. Per il semplice fatto che hanno meno “armi” per fronteggiare i venti contrari.

    L’impatto della crisi energetica

    crisi energeticaNegli ultimi mesi i prezzi dell’energia hanno cominciato a crescere a ritmi sempre più sostenuti.
    Il simbolo della crisi energetica è il petrolio, il cui prezzo è arrivato a superare la quota degli 80 dollari al barile, come non succedeva da alcuni anni. Ma la corsa dei prezzi ha riguardanto anche il gas e il carbone, dove gli indicatori di momentum evidenziano una forza importante della spinta rialzista.

    L’effetto a cascata

    Il problema è che questo contesto alimenta degli effetti a cascata, perché molti prezzi di prodotti che sono a valle del processo, risentono della crisi energetica. Ad esempio il costo dei fertilizzanti è schizzato verso l’alto, in conseguenza di maggiori costi dell’energia o di interruzioni della produzione dovute alla scarsità di energia. Ma le correlazioni con i processi produttivi sono pressoché totali, per questo motivo tale vortice finisce per coinvolgere anche i prezzi di molti prodotti alimentari. Del resto sono già cresciuti in modo evidente negli ultimi mesi.

    Rischio turbolenze

    Nei Paesi emergenti l’inflazione degli alimentari innesca processi critici, perché il reddito disponibile della popolazione non è elevatissimo. Allora si rischiano turbolenze sociali, che per adesso stanno già apparendo in alcuni paesi. Ma molti si trovano in una situazione analoga, che va quindi monitorata con attenzione.

    Prospettiva della crisi: quando durerà?

    Ma la domanda più importante è quando la crisi energetica è destinata a durare.
    Se da una parte è vero che l’aumento dei prezzi dovrebbe dipendere squilibri temporanei di domanda e offerta, per altri versi invece è connesso a squilibri struttursali, che nel breve periodo sono difficili da eliminare. In sostanza, a lungo termine si rischiano deficit di offerta permanenti e prezzi delle materie prime più alti in diversi settori.

  • Bitcoin nel mirino della Corea: furti per aggirare le sanzioni internazionali

    Nelle ultime settimane il clima di tensione a livello internazionale è cresciuto moltissimo a causa dei test nucleari condotti dalla Corea. Ma ultimamente sta emergendo un ulteriore problema: non ci sono solo le minacce a messo missilistico, ma anche quelle relative alla cyber-finanza. Come è noto, Pyongyang è colpito duramente da forti restrizioni commerciali imposti dal Consiglio di Sicurezza ONU. Per aggirarle starebbe sfruttando i Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa al mondo, nonché le sue sorelle come  Ethereum , Litecoin e via dicendo.

    I tentativi di furto di Bitcoin

    bitcoinA lanciare l’allarme è FireEye, una società specializzata nella sicurezza informatica. Secondo le loro rilevazioni, gli hacker del regime coreano stanno intensificando gli attacchi – al fine di compiere furti – sui mercati. Il motivo di tanto interesse è triplice. In primo luogo la mancanza di controllo da parte degli Stati sulla circolazione di questi asset. In secondo luogo il fatto che sia estremamente complicato rintracciare chi ne fa uso.  Infine l’elemento che rende appetibile il Bitcoin è proprio il suo valore, e il fatto che sia in costante aumento. Basta una semplice strategia bande di Bollinger e Rsi per evidenziare come questo asset finanziario sia fuori da ogni schema mai visto prima.

    Secondo FireEye nel corso di quest’anno ci sono stati molteplici tentativi di furto di criptovalute in Corea, dei quali uno è riuscito ad avere efficacia ed ha portato alla sottrazione di ben 3.800 bitcoin. Tradotto in dollari parliamo di  circa 15 milioni. Va precisato che dalle indagini non è emerso un coinvolgimento del regime guidato da Kim Jong-un. Ma il sospetto c’è e resta anche molto forte (del resto anche l’FBI sta esaminando il coinvolgimento di Pyongyang nel cyber-attacco da 81 milioni di dollari alla New York Fed).

    Lo schema degli hacker

    Una volta rubati i Bitcoin, questi vengono convertiti in dollari o altre valute. Spesso si utilizzano alo scopo delle monete di paese emergenti più difficili da tracciare, come il Monero. Poi vengono ri-commerciate con moneta a corso legale. Spesso viene utilizzata anche una banalissima strategia di correlazioni forex  per convertire le criptovalute in monete Nazionali, senza perderne valore.

    Ma come avvengono i furti? Uno dei metodi è tramite l’invio di e-mail contenenti dei malware al personale dei mercati di scambio. Un altro sistema per rubare criptovalute è il così detto “ransom payment”, cioè il pagamento di un riscatto per la rimozione di un malware.