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  • Mercato del Litio, la Cina resta leader ma il Canada vuole insidiare il primato

    Il futuro della mobilità e senza ombra di dubbio nei veicoli elettrici. Che tutto passa per la produzione di batterie sempre più capienti ed efficienti. Sotto questo punto di vista, il mercato del litio è diventato estremamente vivace perché questo metallo è l’elemento indispensabile per la produzione delle batterie.

    La corsa in atto sul mercato del litio

    litioLa scarsità di litio rispetto alla richiesta di mercato ha acceso la corsa agli investimenti nelle miniere dove si può ricavare. Finora la parte del leone l’ha recitata la Cina, che si è conquistato il predominio nella catena di forniture delle batterie per veicoli elettrici.
    Sul mercato del Litio ha fatto però irruzione anche il Canada, perché nella zona Nord del paese esiste una miniera che potrebbe diventare una delle principali fonte di materie prime e componenti per i veicoli elettrici.

    La miniera canadese

    Ha una strana storia questa miniera, perché la sua proprietà è passata di mano diverse volte e spesso le società proprietarie hanno dovuto dichiarare bancarotta. Ma ora che la richiesta di Litio è schizzata verso l’alto, la storia potrebbe completamente cambiare.
    Per capire quanto importante potrebbe essere questa miniera per il mercato del litio, basta dire che diventerebbe la seconda fonte nordamericana del metallo. Inoltre si trova in una posizione estremamente strategica, perché è ad un tiro di schioppo dalle fabbriche automobilistiche più importanti come Ford e Chrysler.

    La corsa del Litio

    La richiesta di metallo ha fatto schizzare il prezzo sul mercato del Litio, più alto di oltre 5 volte rispetto ai valori del 2021. Il famoso imprenditore il proprietario di Tesla, Elon Musk, non ha esitato a dire che “essere fornitore di litio equivale ad avere una licenza per stampare denaro“, vista la price action così vivace.
    Chi meglio di lui può dirlo, visto che le batterie Tesla hanno Litio del Nevada, ma la produzione annuale del sito è sufficiente per circa 80.000 veicoli mentre gli americani hanno acquistato 370.000 auto a batteria nei primi sei mesi del 2022. E le vendite sono in crescita.

    Rischi e opportunità

    È altrettanto vero però il mercato del litio presenta alte caratteristiche di rischio. Infatti gli indicatori di volatilità sono sempre tra i più elevati, inoltre fin quando la miniera canadese non entrerà in funzione, non si potrà sapere quanta concentrazione di litio c’è nella terra e quindi quanto potrebbe essere redditizio. Bisogna Infatti ricordare che il Litio va estratto da una roccia che lo contiene.
    Ad ogni modo la battaglia per conquistarsi il predominio nel mercato del litio è in pieno svolgimento e anche il Canada si è iscritto alla corsa.

  • Materie prime, la fine della crisi può spalancare un nuovo super ciclo

    Quando si parla di ripresa economica, ci sono diversi segnali che possono farla cogliere. Se generalmente si guarda alla curva dei tassi come mezzo perché si manifesti la ripresa, c’è un altro elemento che è altrettanto indicativo. Stiamo parlando dell’andamento dei prezzi delle materie prime.

    Il valore indicativo delle materie prime

    materie primeLe materie prime sono elementi essenziali per la produzione. Sono in sostanza la vera benzina della ripresa. E quando vanno in rally, non è difficile immaginare che le cose stiano migliorando.
    Secondo molti analisti, siamo ormai prossimi a vivere il quinto super ciclo degli ultimi 100 anni.

    In primis si può pensare al petrolio. Il prezzo (quello della versione europea Brent) ha superato i 60 dollari al barile, toccando un livello che non si vedeva da gennaio 2020, ossia da prima che si entrasse nella fase acuta della pandemia. Da allora c’è stata una figura di inversione del trend, che ha rovesciato la situazione.

    Il Rame come barometro della ripresa

    Ma c’è un altra materia prima che viene presa, anche più del petrolio, come indicatore della stato di salute dell’economia. E’ il rame. Il prezzo del metallo rosso ha toccato i massimi da 8 anni (futures a 3,84 dollari per libbra, come non accadeva da settembre 2012). Il rame è il metallo industriale per eccellenza, e il suo prezzo viene spinto dalle prospettive di una maggiore domanda industriale sulla scia degli stimoli e della ripresa economica alimentata dai vaccini. E’ considerato un barometro economico.

    Super ciclo oppure no?

    In generale da novembre scorso, sia l’indice dei prezzi delle materie prime che quello dei metalli di uso industriale si sono apprezzati del 17%. Le previsioni sullo zinco ad esempio sono molto ottimistiche.
    Va precisato che siamo molto distanti dalle vette raggiunte dall’ultimo super ciclo, quello che caratterizzò il periodo antecedente la grande crisi del 2008 (che era cominciato nel 1996). Però lo sprint è importante e incoraggiante. Soprattutto dal punto di vista dei mercati emergenti, visto che la produzione di commodity e materie prime è concentrata in questi paesi.

  • Offerta di rame in calo, il mercato torna a temere il deficit

    Se in generale il mercato delle commodities sta risentendo del clima teso tra USA e Cina, quello in particolare del rame è nuovamente entrato in fibrillazione, sulla scia delle notizie che vorrebbero sempre più imminente un deficit di approvigionamento e quindi un calo dell’offerta.

    Mercato del rame e offerta

    offerta rameIl timore di una carenza di rame è una costante degli ultimi anni sul mercato delle materie prime. Già un lustro fa circolava una notizia del genere, e la cosa si è poi ripetuta periodicamente. Ma molti analisti ritengono che il problema potrebbe essere più lontano di quanto si pensa. Quello che è certo però, è che una certa carenza è incombente, e probabilmente si farà presto sentire sui prezzi, forse entro la metà del 2020. E molti sperano che ciò accada, visto il crollo dei prezzi dell’ultimo anno. A giunto del 2018 il metallo aveva raggiunto 7.261,50 dollari a tonnellata, con l’awesome oscillator che puntava ancora al rialzo, mentre in questo periodo viene scambiato a circa 6.450 dollari per tonnellata al London Metal Exchange (LME).

    Fattori critici per l’offerta di rame

    Un paio di fattori hanno già messo sull’allerta i mercati. Anzitutto le condizioni meteorologiche sfavorevoli nei principali paesi produttori di rame. In secondo luogo la produzione balbettante in alcune importanti miniere, come quella di Las Bambas in Perù. Tuttavia, nuovi progetti minerari sono all’orizzonte, e questo dovrebbe ritardare la possibile carenza globale di rame. A livello di domanda invece, sia la frenata dell’economia globale sia la guerra commerciale USA-Cina potrebbero incidere al ribasso.

    Ipotesi a lungo termine sulla domanda

    Se il nostro time frame trading viene spostato sul lungo termine, ci si aspetta invece una crescita della domanda di rame scatenata dalla crescita del mercato dei veicoli elettrici (EV). Questo dovrebbe mettere pressione al mercato, anche se il ruolo del rame in questo ambito è stato già ridimensionato dalla diffusione di metalli come il litio e il cobalto. Ad ogni modo, secondo la Copper Development Association, la domanda di rame per i veicoli elettrici dovrebbe aumentare a 1,7 milioni di tonnellate entro il 2027.

  • Commodities, la spinta può arrivare dal capolinea del dollaro

    Lo scorso anno ha visto il dollaro grande protagonista dei mercati, e questo ha finito per deprimere tanto i mercati emergenti quanto quello delle commodities. Questo stato di cose però secondo molti è vicino alla fine, perché la corsa della valuta statunitense sarebbe prossima al capolinea.

    Dollaro e materie prime

    commoditiesA sorreggere la corsa del dollaro nel 2018 sono stati diversi fattori. La riforma fiscale voluta da Trump, che ha ridotto le imposte per le società, ma anche la politica monetaria portata avanti dalla FED e lo scoppio della tensione commerciale con la Cina. Alcune di questi eventi sono stati “indotti” dalla volontà di aiutare i repubblicani nelle elezioni di metà mandato (quelle di novembre scorso). Adesso questa necessità non c’è più, e inoltre sono misure che non potranno comunque avere un effetto positivo duraturo.

    Il Financial Times ha fatto inoltre notare un dato di fatto. Dal 2010 ad oggi, il dollaro ha recuperato il 35% in termini generali e il 50% rispetto alle valute dei mercati emergenti. Parliamo di migliaia e migliaia di pips, se sapete i forex pips cosa sono. Tutto ciò a causa anche delle politiche di Quantitative Easing (QE), che hanno reso più appetitoso disinvestire dai mercati emergenti e approfittare del fiume di liquidità immesso dalle banche centrali sui mercati. Adesso che questo scenario cambia, anche l’esito dovrebbe essere il contrario.

    Materie prime, ripresa vicina?

    Ma anche per le commodities lo scenario dovrebbe mutare. Gli investitori che seguono la strategia MACD Bollinger trading, stanno aspettando che il “coccodrillo” apra le fauci per divorare acquisti sul mercato. Sanno che l’andamento del greenback è una delle variabili cruciali che incidono sul prezzo delle materie prime. Nel 2018 la forza del dollaro ha depresso in generale le quotazioni di queste ultime. Se il dollaro dovesse davvero confermare questo indebolimento, allora si potrebbe avere un effetto inflazionistico sui mercati delle commodities. La grande incognita è quanto velocemente si manifesterà questo indebolimento del dollaro.