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  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea contemplativa e riflessiva

    Nell’attuale panorama della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista Cecilia Martin Birsa merita di essere positivamente considerata anche per la stimolante prospettiva a livello contemplativo e a livello riflessivo, che la sua produzione genera e alimenta fin dal primo sguardo. Di recente la Martin Birsa è stata intervistata da Radio Canale Italia e ha raccontato alcuni aspetti caratteristici delle sue pregevoli creazioni, dimostrando una radicata e consolidata competenza e anche una spiccata sensibilità comunicativa. L’intervista è stata occasione di interazione con un target di fruitori a largo raggio, che hanno potuto accostarsi alla sua arte per la prima volta ed essere immediatamente conquistati dall’accattivante e carismatica personalità creativa della Martin Birsa. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue il percorso di ricerca e la supporta nella comunicazione promozionale, ha espresso alcune particolari valutazioni: “Cecilia si muove all’interno di un’articolata piattaforma sperimentale, che viene integrata e rafforzata dalla vibrante dimensione contemplativa e riflessiva, che imprime alle sue sculture in modo avvalorante, caricandole di pathos e di pregnanza sostanziale intrinseca. Alla bellezza della narrazione estetico-formale, pertanto viene sempre accorpata in perfetta fusione armoniosa una potente forza espressiva molto qualificante proveniente dalla portata contemplativa e riflessiva. L’arte scultorea per Cecilia dev’essere sempre improntata a fornire una piacevolezza esteriore d’insieme associata e in coesione con una plus valenza insita e sottesa di matrice concettuale, che contiene e racchiude un corollario di significati e di messaggi codificati e cifrati, che costituiscono dei rimandi allusivi, dei richiami e dei riferimenti di tipo metaforico, che arricchiscono e completano l’intero palinsesto scenico. All’ideale del bello Cecilia congiunge sempre anche una speciale essenza subliminale, che lo spettatore può carpire e fare sua per riuscire a penetrare appieno nella sfera della contemplazione e della riflessione profonda. Per Cecilia dunque l’intento primario del suo operato artistico è riconducibile alla volontà di innescare uno sfaccettato processo di interazione dinamica, che supera la semplice analisi a livello di primo impatto ottico e visivo e si addentra in una sorprendente scoperta percettiva e plurisensoriale, attraverso la quale si ottiene un pieno e totale coinvolgimento recettivo, che catalizza la mente e il pensiero su un piano di contemplazione e di riflessione, che si trasforma in una sorta di appagante stato meditativo. Soltanto così per Cecilia si può davvero parlare di arte condivisibile e condivisa”.

     

     

  • Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea di Cecilia Martin Birsa

    Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea acquista e detiene una valenza primaria e diventa uno strumento necessario e indispensabile di identità e di identificabilità utile per infondere dei parametri di riferimento attendibili e pertinenti. Tuttavia, contestualmente risulta anche un fattore limitante e tarpante, delimitato da vincoli condizionanti, perché collocare la dimensione scultorea in modo restrittivo e costrittivo a livello di spazio e di tempo diventa svilente per la sua idilliaca sublimazione. L’arte scultorea è di per se stessa destinata a proiettarsi in una dimensione libera, ovattata, rarefatta, che costituisce una cornice speciale che ne eleva la sua possente consistenza materica e le conferisce una potente spiritualità elettiva. In virtù di tali considerazioni la Dott.ssa Elena Gollini ha voluto precisare come la scultrice Cecilia Martin Birsa si renda volutamente distante e distaccata dal diktat del concetto spazio temporale inteso in modo rigoroso, rigido e ferreo, accogliendo invece una visionarietà modulata e modulabile, affrancata e indipendente tendendo all’atemporalità e all’assenza di spazialità. Le sue sculture non vanno mai contestualizzate dentro dei binari predefiniti e preconfigurati in senso spazio temporale, ma vanno lasciate librare e volteggiare in una prospettiva di orizzonte che si espande ad infinitum, come se dalla loro posizione potessero magicamente spiccare il volo e farsi sospingere con leggerezza, farsi prendere nella scia senza alcun peso di gravità. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha proseguito nella sua argomentazione analitica soffermandosi ulteriormente nella spiegazione. In particolare ha dichiarato: “Cecilia nella convinzione piena di voler trasmettere e trasferire un respiro vitale alle proprie opere, un respiro che supera e oltrepassa il tempo e lo spazio e fuoriesce dall’ambientazione in cui sono inserite, le modella e le plasma, affinché questo loro potere esclusivo possa espandersi e possa amplificarsi ovunque esse si trovino. E nella brezza di questo respiro risiede proprio la suggestione visionaria della loro condizione. Essere degli autentici artisti contemporanei significa pensare in grande e dispensare a largo raggio. Significa offrire la propria guizzante versatilità creativa con una proiezione senza limiti e senza confini, incarnando appieno il concetto di arte universale al di fuori del tempo e dello spazio. Cecilia certamente con il suo ardore poliedrico ed eclettico rispecchia e ricalca appieno questo ammirevole concetto ideale”. La Martin Birsa è impegnata con mostre ed esposizioni di pregio. Tra esse le sta particolarmente a cuore quella allestita con il Patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella presso l’antica mulattiera del Borgo di Bagneri visitabile con ingresso gratuito, che raccoglie 50 sculture in pietra dura di notevole impatto coreografico, che rappresentano animali del bosco appartenenti al nostro ecosistema. La mostra è rivolta ad un target eterogeneo di visitatori e molto adatta anche per bambini e famiglie. Un altro tassello, che si aggiunge al percorso meritocratico compiuto dalla talentuosa Martin Birsa.