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  • Rendimenti, l’inversione della curva fa temere la recessione

    Quando un ciclo economico si avvicina alla sua fine, gli esperti guardano soprattutto all’andamento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani, ossia i Treasury. Questo strumento è considerato infatti un affidabile indicatore delle prospettive economiche future.

    Perché si guarda alla curva dei rendimenti

    rendimenti e recessioneE’ importante comprendere perché questa curva è ritenuta così affidabile per allertare riguardo al rischio recessione.
    Essa mette a confronto il rendimento dei titoli di Stato a lunga scadenza con quella a breve scadenza. Generalmente l’inclinazione dovrebbe essere verso l’alto. Infatti per tenere il loro capitale bloccato per lungo termine (10 anni), gli investitori dovrebbero chiedere una remunerazione ben più elevata rispetto al caso in cui li vincolino per un periodo più breve (2 anni).

    Quando questo rapporto si rovescia, ossia diventa più conveniente dare in prestito denaro per brevi periodi piuttosto che a lungo termine, vuol dire che il meccanismo dell’economia si è inceppato. Ossia, ci si potrebbe avviare verso la recessione economica.

    Uno strumento predittivo ma da interpretare

    Bisogna evidenziare però un aspetto importante. L’inversione della curva dei rendimenti non significa automaticamente che ci sarà una recessione. Ne’ tantomeno dà indicazioni precisa su quando potrebbe accadere.
    Tuttavia tutte le recessioni del recente passato, erano state precedute di alcuni mesi dalla inversione della curva dei rendimenti.

    Negli ultimi tempi le inversioni sono apparse su diversi punti della curva. Quella di lungo periodo ha “bucato” le Bande di Bollinger sul lato inferiore, mentre quella di breve periodo l’ha fatto sul lato superiore. Questo ha chiaramente mandato in allarme mercati gli investitori.

    L’elemento nuovo

    Tuttavia il quadro complessivo deve essere arricchito di alcune considerazioni.
    Negli ultimi mesi ci sono stati degli avvenimenti di portata planetaria come il Covid e la guerra, che hanno provocato scenari economici mai visti prima. La deviazione standard della volatilità s’è fatta più forte, e questo ha costretto le istituzioni a prendere decisioni senza precedenti.
    Per questo occorre maggior prudenza prima di giungere alle conclusioni.

    La Federal Reserve ha già chiaramente intrapreso un percorso di rialzo dei tassi di interesse, e questo chiaramente incide sulla curva dei rendimenti a breve periodo.
    Inoltre l’inflazione dovrebbe aver raggiunto il suo picco e nei prossimi mesi, dopo di che è lecito aspettarsi una progressiva frenata. Tuttavia è evidente che i rischi economici sono aumentati nell’ultimo periodo, e questo è un aspetto che non può essere ignorato.

  • Mercati scossi dal possibile conflitto in Siria. Prevale la prudenza

    I mercati stanno un periodo decisamente tiepido, dal momento che sono davvero in pochi quelli che si assumono il rischio di sbilanciarsi nelle proprie previsioni. Negli ultimi giorni infatti è scesa giù una vera pioggia di notizie che hanno raggelato gli animi sul fronte geopolitico. Questioni gravi che coinvolgono la potenza economica maggiore del mondo e che logicamente hanno scombussolato previsioni e aspettative degli analisti.

    I mercati e le notizie geopolitiche

    mercati trumpSe fino a qualche giorno fa la schermaglia dialettica Stati Uniti e Cina, che potrebbe portare presto ad una vera e propria guerra commerciale, era l’evento più attenzionato dagli operatori, adesso domina la questione siriana. Le minacce di un imminente conflitto in Medio Oriente inducono investitori alla massima prudenza. Si spiega così l’andamento dollaro sui mercati finanziari. La quotazione del biglietto verde oscilla e pur avendo un alto relative volatility index RVI rimane stabile in una posizione che potremmo definire attendista. Questo vale rispetto ad euro, yen e sterlina.

    Pochi eventi macro

    Non c’è dubbio che il mercato sta studiando ancora le mosse da fare e aspetta l’evoluzione degli eventi. Va anche aggiunto che dal fronte macroeconomico non ci sono grandi dati in uscita in questo periodo, il che giustifica ulteriormente la prudenza, testimoniata da un Dollar Index le cui le bande di Bollinger sono strette (poca volatilità). Il report più rilevante è stato quello dell’inflazione americana, che è vicina al target del 2% in coerenza con le proiezioni del Fomc. Questo fa ritenere che il programma di due ulteriori rialzi dei tassi di interessi sarà confermato.

    Neppure i commenti verbali della riunione dell’organo di politica monetaria della Fed, che generalmente sono molto attesi, hanno scosso più di tanto i mercati che non hanno avuto reazioni particolari. Tutto scorre quindi in attesa che le vicende mediorientali chiariscano bene il quadro di una situazione molto complicata sul fronte internazionale.