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  • Esportazioni di gas russo in aumento, altro che sanzioni occidentali!

    La reazione dei paesi occidentali nei confronti della Russia si è manifestata attraverso una serie numerosa di sanzioni economiche. Sotto questo punto di vista, il capitolo energia è il più importante. Eppure le esportazioni di gas russo sono addirittura cresciute.
    La dipendenza dell’occidente dalla Russia per quanto riguarda gas e petrolio è infatti il vero motivo per cui al momento le sanzioni non stanno ancora avendo grandi effetti.

    Il paradosso del gas

    esportazioni di gasC’è soprattutto una situazione che risulta paradossale. L’Europa che vuole ridurre la dipendenza da Mosca, ha importato più gas rispetto a quanto faceva in precedenza.
    Le esportazioni di gas russo verso il vecchio continente sono cresciute notevolmente, dal momento che i flussi sono regolati dai contratti. Questo significa flussi di denaro che viaggiano verso Mosca, e che inevitabilmente alimentano lo sforzo bellico.

    Pochi risultati

    Questo scenario rende evidente che finora l’Europa non è riuscita a scalfire gli scambi commerciali di gas naturale rosso con le economie europee.
    La situazione è diversa per il mercato del petrolio, anche perché già prima della guerra (e quindi già prima dell’embargo) la Russia aveva difficoltà nelle vendite verso il vecchio continente. Le esportazioni erano così complessa al punto di costringerla a rallentare la produzione.

    Per il gas invece il discorso è diverso. Almeno per il momento il flusso continua a scorrere rapidamente. Anzi, come detto come detto sta addirittura accelerando. Dai circa 60 milioni di metri cubi entrati nell’ultima settimana di aprile, e i 50 delle settimane precedenti, ci si è avvicinati ai 100 milioni.
    Tutto questo succede perché i flussi delle esportazioni di gas seguono un percorso economico e non politico.

    Cosa c’è dietro all’export di gas

    L’accelerazione delle esportazioni di gas dipende dall’andamento dei prezzi spot. Gli importatori di gas naturale decidono se aumentare o ridurre i quantitativi dei flussi in base al prezzo. Infatti contrariamente a quel che si crede, non è la Russia a decidere quanto gas deve viaggiare nei gasdotti, bensì gli importatori. Questi ultimi decidono in base ai contratti ed alle scelte dei clienti europei.

    Dopo l’invasione dell’Ucraina il prezzo spot del gas è schizzato verso l’alto, con l’indicatore awesome oscillator che ha evidenziato una forte volatilità. Questo perché lo spot è più reattivo alle situazioni geopolitiche. Questo ha reso più conveniente la stipula di contratti di lungo periodo, che hanno innescato un aumento dei volumi e di conseguenza l’accelerazione dei flussi in arrivo proprio dopo la guerra.

    Prospettive

    Questo incremento delle esportazioni di gas russo potrebbe ripetersi anche nel mese di aprile, durante il quale i prezzi spot sui mercati otc e mercati regolamentati sono rimasti altissimi. Va ricordato che c’è stata anche la notizia dell’interruzione delle forniture a Polonia e Bulgaria per il contenzioso sul pagamento in rubli. Ciò significa che anche in questo caso sono stati incentivati i contratti di lungo periodo.

    Bisogna inoltre sottolineare come l’aumento delle esportazioni di gas russo derivi anche dalla intenzione di riempire le infrastrutture di stoccaggio, in previsione di un possibile blocco delle forniture.

  • Offerta di rame in calo, il mercato torna a temere il deficit

    Se in generale il mercato delle commodities sta risentendo del clima teso tra USA e Cina, quello in particolare del rame è nuovamente entrato in fibrillazione, sulla scia delle notizie che vorrebbero sempre più imminente un deficit di approvigionamento e quindi un calo dell’offerta.

    Mercato del rame e offerta

    offerta rameIl timore di una carenza di rame è una costante degli ultimi anni sul mercato delle materie prime. Già un lustro fa circolava una notizia del genere, e la cosa si è poi ripetuta periodicamente. Ma molti analisti ritengono che il problema potrebbe essere più lontano di quanto si pensa. Quello che è certo però, è che una certa carenza è incombente, e probabilmente si farà presto sentire sui prezzi, forse entro la metà del 2020. E molti sperano che ciò accada, visto il crollo dei prezzi dell’ultimo anno. A giunto del 2018 il metallo aveva raggiunto 7.261,50 dollari a tonnellata, con l’awesome oscillator che puntava ancora al rialzo, mentre in questo periodo viene scambiato a circa 6.450 dollari per tonnellata al London Metal Exchange (LME).

    Fattori critici per l’offerta di rame

    Un paio di fattori hanno già messo sull’allerta i mercati. Anzitutto le condizioni meteorologiche sfavorevoli nei principali paesi produttori di rame. In secondo luogo la produzione balbettante in alcune importanti miniere, come quella di Las Bambas in Perù. Tuttavia, nuovi progetti minerari sono all’orizzonte, e questo dovrebbe ritardare la possibile carenza globale di rame. A livello di domanda invece, sia la frenata dell’economia globale sia la guerra commerciale USA-Cina potrebbero incidere al ribasso.

    Ipotesi a lungo termine sulla domanda

    Se il nostro time frame trading viene spostato sul lungo termine, ci si aspetta invece una crescita della domanda di rame scatenata dalla crescita del mercato dei veicoli elettrici (EV). Questo dovrebbe mettere pressione al mercato, anche se il ruolo del rame in questo ambito è stato già ridimensionato dalla diffusione di metalli come il litio e il cobalto. Ad ogni modo, secondo la Copper Development Association, la domanda di rame per i veicoli elettrici dovrebbe aumentare a 1,7 milioni di tonnellate entro il 2027.