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  • Federico Colli: arte per emozionare e per emozionarsi

    Il figurativo pittorico declinato abilmente da Federico Colli denota una particolare e sfaccettata poetica retrospettiva a monte, che lo ispira, lo guida e lo accompagna nella ricerca e nella sperimentazione creativa, alimentando la fantasia e l’immaginazione e facendo affluire una sensibilità empatica e intuitiva, che lo rendono guizzante e frizzante. La Dott.ssa Elena Gollini ha dimostrato una particolare considerazione di apprezzamento per Colli e ne ha commentato le pregevoli virtù e doti pittoriche affermando: “La produzione pittorica di Federico riassume in sintesi e in chiave simbolica uno stile di vita, improntato e canalizzato verso un’assoluta libertà interiore, ma anche verso un’attenta e accorta osservazione riflessiva, un ascolto silenzioso della ragione conciliante con il cuore e il sentimento, verso una spontanea e genuina quasi disarmante propensione ad aprirsi al dialogo confidenziale con i suoi molteplici moti intimistici. La proiezione e l’amore per lo spirito di avventura lo sostengono anche nella fase creativa così come nel suo vivere quotidiano. Per Federico la pittura è come la rivelazione di un grande intrinseco continente in continuo e costante fermento, con un proprio e speciale moto propulsivo, che produce intense suggestioni e forti sensazioni effusive. Ogni opera è un piccolo scrigno ricco di profusioni sensoriali, improntate alla rivelazione interiore del suo universo creativo sempre in evoluzione. La bellezza formale per Federico corrisponde ad un gusto soggettivo e personale e non può essere etichettata e inquadrata, secondo schemi e stereotipi e si intreccia in accordo simbiotico con la sfera emotiva dei sentimenti. Federico ci offre dei transfert di forte impatto, senza ridondanze inutili e arriva permeante e in modo diretto a coinvolgere l’attenzione del fruitore. Le memorie visive vengono rese vitali e dinamiche dal vibrante bisogno di comunicare e di condividere. La pittura per Federico serve a trasmettere qualcosa che va oltre, a trasferire luoghi e incontri che si illuminano e si accendono di nuova teatralità del presente, spazi della rappresentazione e del narrato, riflessi sulla nostra cultura moderna della psicologia di impressione, rivisitati e perpetrati dai grandi maestri dell’animazione. Per Federico l’arte diventa l’occhio incantato nello sguardo stupefatto e meravigliato che si fonde con la sfera emotiva, l’occhio della scoperta e della riscoperta, che si perde nel ricordo, nell’amore e nella passione, nella manifestazione della sottile valenza del bello e del semplice e nel proprio istintivo e pulsante bisogno di inedito, di novità, di innovazione e rinnovamento”.

     

  • La pittura di Davide Romanò nella metamorfosi cromatica

    Nella pittura del passionale Davide Romanò, che unisce poesia visiva a poesia concettuale nella loro sublimazione armoniosa, le tinte e i colori diventano un unicum in una messa in scena, dove la metamorfosi cromatica assume effetti che catturano da subito l’occhio e trasmettono sensazioni di sospensione immaginifica e fantastica tra sogno e realtà. La dottoressa Elena Gollini ha fornito delle interessanti valutazioni in merito commentando: “La metodologica di Davide si sviluppa in un crescendo di equilibrio stratigrafico nelle coloriture e nei pigmenti con continui rimandi segnici mai lineari e mai statici, ma sempre impostati con inusuale e atipica sequenzialità ritmica e timbrica, definendo e scandendo la partitura scenica con originale prospettiva. Per Davide ogni opera deve fare breccia tra i sensi, per vedere, ascoltare, sentire e quasi poter toccare quanto si cela e si nascondo dietro la rappresentazione estetica, entrando in contatto diretto con ciò che non è subito visibile e recepibile e instaurando un rapporto di interconnessione. Davide protagonista tra devozione e ribellione creativa, abile e istrionico maestro di suggestione, viaggiatore del tempo e dello spazio, cronista di una realtà ideale. Il suo occhio critico per vocazione innata non è mai distratto né sprovveduto e cerca un incontro ravvicinato con il fruitore in un piano paritetico. La sua arte apre una botola virtuale di interrogativi disparati rimasti accantonati da chissà quanto tempo, nel desiderio e nella speranza che al disinteresse e all’ignavia si sostituisca una pronta e responsabile reattività e recettività. Per Davide attraverso l’arte si possono sciogliere e dipanare i nodi, che questo mondo beffardo imbastisce e si può tendere alla quiete e alla calma dei sensi e delle coscienze individuali e collettive, perché ogni nodo strappato tempestivamente evita a priori l’impatto irruento con quello successivo, che sarebbe ancora più dannoso. I lavori di Davide trovano il focus in fieri di una riflessione molto ampia e articolata, concepita come humus ideale che deve germogliare al meglio. Il percorso artistico diventa un cammino destinato all’intera comunità umana, composto da tappe di un sentiero che ci accomuna nel nostro viatico terreno. Davide ci insegna che una farfalla può sempre volare via all’improvviso portando con sé l’effimero del materialismo, ma il benessere quello vero e autentico prescinde dalla vulnerabilità del materialismo e si affida a ben altro, a solide basi di valore, a una rettitudine genuina che l’arte può contenere e diffondere a tutto tondo”.

  • Colore dinamico e suggestione visionaria nella pittura di Roberto Re

    Eclettico e poliedrico fantasista dell’arte, Roberto Re si inventa e si reinventa nella sua ricerca creativa, tracciando e solcando un percorso qualificante e distintivo, che lo colloca a buon conto e a buon diritto nel panorama contemporaneo con esiti e soluzioni di particolare cifra stilistica. Attualmente Re si sta concentrando e focalizzando sullo studio pittorico del colore blu con le sue intrinseche valenze concettuali e simboliche. La dottoressa Elena Gollini nel porre l’accento sulle note avvaloranti della sua poetica espressiva ha affermato: “Roberto è un grande esteta dell’arte, un grande perfezionista, che cerca sempre di raggiungere traguardi di resa impeccabile. Anche in questa fase dedicata e indirizzata ad approfondire il fascino ammaliante del colore blu nella sua variegata componente emozionale, dimostra di essere all’altezza di una proposta artistica di elevato spessore e livello. Roberto procede con enfasi appassionata nel dare vita a combinazioni efficaci, dove il blu regge e governa incontrastato la struttura scenica e viene sorretto e sostenuto da essa in coesa alchimia di fusione e profusione. Roberto sogna e fantastica, pensa e riflette, progetta e realizza sempre con la massima coerenza, con un criterio di scelta ponderato e calcolato con estrema accortezza. Pur lavorando nel comparto dell’informalismo astratto non convenzionale, si lascia guidare da linee basiche e da fondamenti cardine, per non rischiare mai di improvvisare e di agire in modo casuale. Roberto è un portento di idee, di stimoli. È un artista di aperte vedute, che guarda verso un’arte di confronto e una cultura di dialogo. Il colore blu traccia un virtuale ponte di congiunzione tra il mondo circostante, la dimensione del reale e l’orizzonte che si staglia ad infinitum e si proietta verso un altrove ancora sconosciuto. Il blu diventa dunque un medium tra realtà visibile e sfera immaginifica, che lo spettatore può cogliere e carpire dentro l’avvolgente fluire cromatico in incalzante divenire. Il movimento materico nella sua corposa densità amplifica la portata plastica tridimensionale. Le opere diventano una sorta di pitto-sculture consentendo anche un approccio tattile oltre che visivo. Si genera in tal modo una intensa interazione con lo spettatore, che diventa attore e al contempo interprete dell’orchestrazione, nell’esplosione vulcanica delle percezioni sensoriali“.

     

  • Federico Colli: pensiero e azione in perfetta sintonia

    Nella poetica espressiva dell’artista Federico Colli pensiero e azione coincidono come un unicum, che suggella e sancisce la sua cifra stilistica connotativa e ne avvalora la portata e lo spessore comunicativo. La Dott.ssa Elena Gollini, apprezzando le qualità sostanziali della sua pittura ha affermato: “Federico si propone come artista di moderne vedute, al passo con il tempo e con la visione attuale della società. La sinergia tra pensiero ideativo e azione esecutiva diventa un tassello basilare e primario per la riuscita ottimale delle sue pregevoli composizioni, dal gusto squisitamente di tendenza Pop Art. La rivisitazione compiuta da Federico agli insegnamenti e alle lezioni magistrali impartite e sancite dagli illustri maestri come Andy Warhol e Roy Fox Lichtenstein, si traduce in rappresentazioni personalizzate con elementi e componenti inediti e inusuali, che danno centralità alla profusione cromatica sempre ben dosata e misurata nella stesura e a un disegno stilizzato ed essenziale nel tratto segnico, quasi riportato in stile caricaturale oppure con impronta fumettista. Federico predilige colori forti e accesi, vividi e corposi, densi e intensi, con una partitura marcata e incisiva. L’uso della tavolozza cromatica sgargiante e sfavillante imprime una potente e prorompente carica energetica vitale alle immagini. La figurazione è sempre improntata in modo importante e sottende significati e messaggi allusivi, da decodificare con attenta e acuta sensibilità di lettura interpretativa. La suggestione visionaria si basa su un impianto compositivo disposto su più piani e su più sequenze percettive, dove lo spettatore può addentrarsi e penetrare in più fasi di approccio recettivo. Federico è un fantasioso e giocoso sognatore e si destreggia abilmente nel multiforme e variegato filone figurale, provando delle peculiari ed esclusive chiavi d’accesso e delle argute e sagaci prospettive di rievocazione. Arte come occasione e come opportunità di crescita ed evoluzione. Arte come modalità di fuga fantastica dalla realtà, pur restando ancorato a solidi appigli reali. Arte come input e incipit per stupirsi e per stupire. Questi assioma riassumono le riflessioni di Federico nel suo incedere e lo guidano e lo accompagnano, costruendo pagina dopo pagina un virtuale diario di bordo, dove a ogni opera corrispondono emozioni e sentimenti speciali”.

  • Davide Romanò fantasista dell’arte

    Il concetto di fare arte per Davide Romanò racchiude in sé la necessità di fare confluire insieme nella creazione armonia, gusto e attenzione per i particolari. Questi elementi devono essere coordinati nella pianificazione a monte e devono unirsi e fondersi insieme alchemicamente. Per Davide questa esigenza performativa soddisfa sia l’assetto strutturale estetico e formale sia la potenza sostanziale insita dentro la narrazione. La dottoressa Elena Gollini ne rimarca i tratti peculiari spiegando: “Per Davide l’arte equivale simbolicamente a uno spazio sacro, che è collocato anni luce lontano e distante dal senso del profano, inteso come distrazione e disattenzione sociale, come superficialità e pressapochismo. La sua produzione diventa un simbolico tempio dell’arte, dove poter comunicare con assoluta sincerità e grande stupore, con meticolosità e massimo rispetto. Il concetto di sacro dell’arte rispecchia riflessioni profonde, che la storia artistica e culturale ha sempre sostenuto con forte convinzione e motivazione. Parimenti Davide è un artista, che ama anche sottilmente provocare attraverso le opere, muovere gli animi e scuotere le menti, innescare dei meccanismi di ragionamento e di meditazione, generando una fitta rete e trama di rimandi e richiami sottesi, che vanno saputi cogliere ed estrapolare con arguzia e intuizione perspicace. La policromia ordinata e composta costruisce idee astratte per entrare in nuovi mondi di ricerca e di sperimentazione indipendente. L’intento non è distorcere la realtà, ma bensì comunicare che essa può essere modificata e trasformata dall’artista capace, saggio e consapevole, entrando in un movimento cosiddetto alienista, un movimento artistico culturale libero, affrancato, che vuole ridare respiro vitale e riaccendere la creatività oltre la deriva degradante della società contemporanea, offrendo un solido appiglio a cui potersi aggrappare. Le opere di Davide possono prestarsi per un percorso sensoriale alla scoperta della vera arte, anche per coloro che vivono nel buio. Se l’uomo manca di unità il mondo giace a pezzi. L’arte armoniosa e completa può intervenire in concreto supporto, con i suoi colori e i suoi suoni, che rispondono agli echi di desiderio di completezza totalitaria e totalizzante. Per Davide l’arte innerva un percorso comunitario che matura lentamente nella consapevolezza e nella lungimiranza di vedute, un senso di appartenenza dove il respiro delle anime si unisce direttamente diventando un unicum, un tutt’uno e dove l’uomo privilegiato potrà osservare, catturare e saziarsi fino in fondo”.

  • Roberto Re: vivere in arte

    Il modus operandi artistico di Roberto Re è senza dubbio strettamente e inscindibilmente legato alle sue concezioni esistenziali e al suo legame con quanto lo circonda, con il suo pregresso di esperienze, con le sue conoscenze acquisite e consolidate nel tempo. Nel contestualizzare la produzione informale si ripropone di coltivare la perizia e la tecnica strumentale, per ottimizzarne al meglio le applicazioni senza mai perdere e disperdere il senso di orientamento critico e coerente, analitico e concettuale. La dottoressa Elena Gollini ha sottolineato alcune peculiari componenti qualitative della sua pittura di sperimentazione, dichiarando: “Nella pittura di Roberto l’emozione ha vita propria, si fa spazio vissuto e narrato nella gestualità dell’azione creativa, compiuta con abile destrezza per ottenere una perfetta sintesi di forma e contenuto. L’atmosfera emotiva viene enfatizzata dall’elemento cromatico e in particolare dall’utilizzo abbondante e consistente del colore blu, scelto come prediletto nella variegata gamma della tavolozza tonale, attraverso un’attenta ricognizione storica e culturale. Il blu è da sempre una costante importante nella storia dell’arte, che anche ai giorni nostri lo mette in evidenza e ne decanta le qualità intrinseche, simboliche e metaforiche. L’illuminazione personale di Roberto lo ha spronato a intraprendere questo approfondito studio, realizzando opere che vibrano e risuonano come scoperte sorprendenti rivolte alla purificazione e alla comprensione del pensiero, dell’emozione esistenziale collegata al senso dello spazio che si dilata oltre la superficie pittorica e diventa il luogo degli attraversamenti, degli incontri, delle rivelazioni individuali e collettive, che nascono sotto quella magica e speciale dimensione del blu. Roberto non satura mai queste pagine pittoriche, ma le lascia fluide e scorrevoli per essere meglio approcciate dal fruitore. Il racconto è al contempo di poesia e di testimonianza nell’incalzare fremente di una memori sensitiva sollecitata dalle percezioni sensoriali, che esplodono all’unisono e si risvegliano potentemente. Il blu accentra e catalizza al massimo tali percezioni, facendole vibrare nella dimensione psichica con evocazioni e atmosfere che danno una continuità eterea alla narrazione e sembrano danzare come ammalianti incantatrici. La commistione degli elementi compositivi uniti insieme produce delle frammentazioni, che possiedono una particolare carica energetica, che avvalora e integra l’inserimento del blu, unitamente a un circuito selezionato ad hoc di un personalissimo codice di segni e chiavi allusive, che inventano una sorta di scrittura cifrata, apprendendo dal passato e aprendo finestre e varchi di continuità evolutiva verso il futuro e il futuribile”.

  • Federico Colli: voli pindarici tra sogno e realtà

    L’intraprendenza creativa appassionata di Federico Colli lo spinge verso funambolici voli pindarici, dove mente e cuore viaggiano insieme in perfetta sintonia e dove si sostanzia e si profila una sospensione, che resta in bilico tra sogno e realtà, tra reale e immaginario. Nell’approfondire i tratti e gli aspetti salienti del suo fare artistico la Dott.ssa Elena Gollini ha dichiarato: “Federico è certamente un artista di grande potenziale. Le sue risorse creative versatili ed eclettiche sono applicabili su più fronti, con esiti e soluzioni ottimali. Federico lavorando con meritato successo anche in ambito sportivo, è abituato a darsi dei traguardi e delle mete di arrivo e anche nell’arte immette questa virtuosa intraprendenza e determinazione, che si riflette e si rispecchia nelle scelte di percorso stilistico. Infatti, rifugge da stilemi standardizzati e stereotipati, banalmente scontati e ripetitivi e approda ad un proprio progetto distintivo, che segue una visione originale e poliedrica, senza vincoli e senza forzature imposte a monte. Federico scommette su se stesso e si mette in gioco a tutto campo, raccontando e raccontandosi senza maschere e senza finzioni. L’arte nella sua appagante libertà di azione ed espressione racchiude per lui una sorprendente scoperta di grande compiacimento e assurge a una sorta di funzione terapeutica per il benessere mentale e spirituale. Federico si rende portavoce di una formula comunicativa di tendenza figurale, che attinge da più fonti e da più sorgenti di ispirazione, senza mai però cadere in una ridondante emulazione copiativa sterile e pedissequa. Se l’arte potesse essere rappresentata con una trasposizione figurale metaforica per Federico potrebbe essere una possente e maestosa montagna, che avvolge rassicurante chi vi sale e al contempo va guardata con estremo rispetto referenziale. Lo sguardo creativo di Federico sovrasta incontrastato questa montagna e supera e oltrepasso l’orizzonte visibile per vedere oltre e scorgere altrove, con una vivace e frizzante curiosità. Il mettersi alla prova in campo artistico equivale anche ad un’avvincente sfida personale ed esistenziale e lo sprona e lo incita a intraprendere una ricerca costante e continua, dove la volontà e il desiderio di sperimentare sono paralleli e speculari a quello di ottenere riscontri di apprezzamento e di sentirsi realizzato, in un complice spirito di condivisione e di sinergia con lo spettatore”.

  • L’intenso paradigma semantico nella pittura di Alessandro Giordani

    Alessandro Giordani è in primis un artista del cuore, un pittore del sentimento, un creativo nel trasporto dell’anima, che non cerca una propria auto celebrazione sterile e un esibizionismo estremo, ma compie una sua selezione semantica ben precisa e ponderata, per trasferire dentro la sua arte pittorica un intenso paradigma di significati pregnanti a cui dare voce e pensiero riflessivo, destinati alla società e alla collettività. La sua formula astratta si presta ad una vasta prerogativa interpretativa e lascia dunque un campo di approccio su più visioni differenziate. La sua è un’arte aperta, per così dire democratica, che non impone e non si impone con autoritarismo e presunzione di sentenza e di giudizio. Alessandro si accosta e si affianca allo spettatore mettendosi a pari livello, per avere un contatto e un afflato empatico immediato, senza proforme e preconcetti. Ecco il segreto della sua pittura, quello che la rende sempre vincente: il dare fino in fondo la possibilità di sentirsi a pieno diritto e a pieno titolo insieme a lui costruttori e promulgatori di visioni, di ideali, promotori di valori, di principi, di speranze, di idee. Questo lo rende davvero speciale come artista e lo qualifica nella sua grande purezza di onestà intellettuale“. Così afferma la dottoressa Elena Gollini nel manifestare il suo elogio verso l’operato artistico di Giordani e anche verso le sue virtù umane traslate nella pittura. E continua: “Scriveva Wolfgang Goethe -Dove c’è molta luce l’ombra è più nera. La pittura di Giordani illumina il nostro presente, rendendo il percorso di approccio uno svelamento di rivelazione, una scoperta sorprendente. Per lui fare arte diventa una “terapia” necessaria per affrontare la realtà e viverla in modo naturale, generando emozioni speciali e situazioni inattese. Scrive Alessandro Baricco -Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto oppure anni e poi la vita risponde-. Lo stesso sentimento si sprigiona nelle opere di Giordani, che recupera nella dimensione narrativa l’idea del racconto che si interrompe, ma poi rinasce e prende altre strade. La vita come l’arte vive di domande senza risposte, che invitano a riflettere e ad interrogarsi. Per Giordani la pittura è dunque un viaggio esteriore con rispondenze e corrispondenze segrete, che ci aiuta a capire il nostro tempo e diventa conoscenza interiore. Per Alessandro dipingere è raccontare la vita, entrando in un tempo sospeso, in un luogo inventato, ma più vero e consistente della realtà”. “Ora voglio assolutamente dipingere un cielo stellato. Spesso ho l’impressione che la notte abbia una ricchezza di colori maggiore del giorno, colorata dei viola, i blu, i verdi più intensi” (Vincent Van Gogh).

  • L’arte di Davide Romanò sulla scia del simbolismo pittorico

    I pittori simbolisti cercarono di fissare sulla tela le emozioni e come scrisse il poeta Jean Moréas di “vestire l’idea in forma sensibile”. Così come i poeti simbolisti erano convinti che ci fosse una corrispondenza tra il suono, il ritmo e il significato delle parole, così i pittori simbolisti pensavano che il colore e la linea potessero esprimere i sentimenti. Nella scia dei simbolisti sono stati instaurati vari parallelismi interessanti. Ad esempio i dipinti di Odilon Redon sono stati accostati alla poesia di Charles Baudelaire e di Edgar Allan Poe e alla musica di Claude Debussy. La tendenza generale caratteristica accomunante dei pittori simbolisti è la predilezione verso formule con ampie campiture di colore in sintonia con il Post-Impressionismo. Liberando la pittura da quella che Paul Gauguin ha definito come “la restrizione della probabilità” ha contribuito a creare le premesse estetiche per molta arte di qualità del ventesimo secolo. In linea con questi paradigmi cardine del simbolismo pittorico si pone Davide Romanò con la sua arte intrisa di orchestrazioni iconiche e semiotiche sottese.

    La dottoressa Elena Gollini ha messo in evidenza questa stimolante comunione dialettica, spiegando: “Le componenti distintive caratteristiche dell’arte simbolista, sono ravvisabili nel tracciato pittorico di Davide e ne avvalorano la portata e lo spessore. Nelle opere traspare una diafana texture, a rivelare l’intenzione dell’anima di personificarsi e farsi corpo visibile dentro la narrazione. Il colore nel suo ruolo dominante e preponderante esalta il pathos e l’atto creativo si trasforma in gesto di accorato abbandono liberatorio, come un moto salvifico, che lo rassicura e lo protegge. Il simbolo e la realtà si fondono insieme in chiave cifrata e codificata, fornendo allo spettatore un’angolazione particolare di comprensione, in cui la fantasia mantiene inalterato il suo incontestabile diritto di prelazione e si avvale della componente emotiva e sentimentale. Davide trova tramite l’uso del segno e del colore il suo linguaggio espressivo ideale e il modo migliore, più appagante, per comunicare con il mondo esterno, in una visione intima e raccolta, riflessiva, indirizzando l’arte in una dimensione di grande potenza espressiva e di preziosissima risorsa semantica. Tutto viene congeniato con una personalissima impronta stilistica, che ne avvalora la maturità creativa raggiunta e rafforzata attraverso la ricerca e lo studio, in cui pensiero e arte si trovano in perfetta fusione, offrendo ampio respiro alla componente fantastica e immaginifica e la possibilità leggere ed estrapolare dentro il dipinto una speciale avvolgente poesia tracciata con il pennello. Davide conferisce forte imprinting al tratto segnico, la cui suggestione visionaria supporta l’afflato cromatico“. E ancora proseguendo ha asserito: “Al segno e al colore viene dato valore assoluto, nella summa e nell’essenza dei valori filtrati dalla psiche, la cui spinta propulsiva produce e alimenta il divenire e l’affermarsi della proiezione narrativa. Lo scenario definisce immagini catturate nella realtà e trasfigurate, immagini vissute nei ricordi e custodite nella memoria, immagini scatenate dall’inconscio, nella sfera onirica del sogno, di quei sogni che fermentano l’esistenza poetica dell’uomo e ne proiettano la forza e al contempo la fragilità. Nei quadri si snoda la coscienza che l’uomo ha della sua fragilità, che lo spinge alla ricerca di un moto di evasione. L’anima fragile si illumina e attraverso il corollario cromatico acceso e vibrante rinasce e si risveglia e ritrova la dinamicità vitale e il lirismo di fondo. Ogni opera prende vita da una densa carica espressiva, che coincide anche con un incontro intellettuale e una suggestione sociologica, filtrata dalla sensibilità acuta, che contribuisce alla resa pittorica ottimale e ne garantisce la qualificante elevazione“.

     

  • L’antica tradizione del colore blu nella pittura di Roberto Re

    Risale alla notte dei tempi l’origine del colore blu. In particolare, si tramanda che furono gli antichi Egizi nel 2200 a.C. a scoprire il suo valore intrinseco connaturato, nel tentativo di creare un pigmento permanente, che potesse essere applicato ad una varietà eterogenea di superfici, con un utilizzo duttile e versatile. Da allora, il blu ha continuato ad evolversi e svilupparsi con svariate tonalità e sfumature affascinanti. Il blu è sinonimo di sentimenti di pace, di calma, di piacere, di beatitudine intima. Il blu associato a elementi naturali come il cielo terso e l’acqua limpida e cristallina è diventato uno dei colori preferiti e prediletti dagli artisti di ogni epoca, che lo hanno scelto come mezzo di espressione fondamentale della loro poetica comunicativa. Tra gli illustri e autorevoli maestri della storia dell’arte, anche Pablo Picasso ha avuto un cosiddetto “periodo blu” in cui tutti i dipinti erano realizzati usando la tonalità del blu e del blu-verde, per imprimere un’atmosfera particolare. Sulla scia di questa tradizione millenaria Roberto Re ha deciso di intraprendere la sua esclusiva e distintiva ricerca sul colore blu.

    La dottoressa Elena Gollini ha commentato la recente mostra di Re all’interno della piattaforma online da lei curata, dove sono presenti in esposizione 20 opere di grande pregio. In particolare, ha affermato: “Insieme a Roberto abbiamo designato la mostra con un titolo davvero speciale, Rhapsody in blue, per fare emergere appieno il potere evocativo musicale sprigionato dal blu, riprendendo e richiamando l’accattivante sonorità melodica del noto brano Rhapsody in blue di George Gershwin. Il blu è per Roberto un colore a se stante, che riesce a infondere allo scenario narrativo astratto lo stesso potere di una formula figurale. Il blu è personificazione, è identità, è connotazione, è preambolo e preludio di emozione pura, catalizzatore di sentimento incondizionato e incontaminato. Il blu ha una sua magia innata, che Roberto trasporta nella costruzione ed enfatizza al meglio con una propria personale e soggettiva rivisitazione e trasfigurazione. Il blu protagonista prediletto nei quadri troneggia nel suo radioso splendore illuminante, come la metafora di una rivelazione misteriosa tutta da scoprire e rivelare, che lo sguardo dell’osservatore deve saper carpire e decifrare, instaurando una coesa sintonia di complicità con Roberto e attivando una spiccata sensibilità intuitiva, che lo trasporta direttamente dentro il nucleo e il fulcro cromatico acceso e vitale“.

  • È online la mostra “Digital Projection” di Marco Raimondo a cura di Elena Gollini

    È online sulla piattaforma curata dalla dottoressa Elena Gollini la mostra la mostra “Digital Projection” con una serie di 20 immagini selezionate in stile photogallery di grande impatto scenico, che testimoniano il pregevole operato di Marco Raimondo nel circuito artistico digitale, con esiti e soluzioni davvero meritevoli di apprezzamento e ammirazione. Il mondo della Digital Art ha varcato e aperto delle nuove frontiere e dei nuovi orizzonti a livello percettivo e recettivo e ha fornito delle innovative e inedite formule espressive di comunicazione estremamente importanti. La dottoressa Gollini nell’analizzare le componenti e i fattori dell’arte digitale di Raimondo ha evidenziato: “In questa mostra sono state inserite opere particolarmente rappresentative e significative, che avvalorano e rafforzano la portata del fare creativo di Marco e danno vita a delle sequenze intrise di contenuti e messaggi molto coinvolgenti per lo spettatore, che viene esortato a interagire e partecipare in prima persona. Le arti visive tradizionali consentono di passare dall’immaginazione alla tela o a un altro supporto o superficie. La Digital Art implica e comporta una procedura e una lavorazione di particolare sfaccettatura, con tempistiche anche parecchio dilatate, che intercorrono tra la maturazione dell’idea e il progetto creativo e la sua trasformazione in immagine visibile compiuta e definita con impeccabile e perfetta resa compositiva d’insieme. Marco oltre alla consolidata conoscenza tecnica dei software possiede un intuito innato e uno spiccato senso di percezione associativa, che lo supportano e lo guidano nelle scelte più oculate e ponderate, che guardano anche al minino dettaglio. Da talentuoso e intraprendente artista digitale compie con attenzione le varie fasi per realizzare le opere, aggiungendo e/o togliendo immagini precedentemente realizzate o parti di esse, avanzando sistematicamente per addizione e sottrazione. Alle prese con la gestione tattica del peso dei pixel e con le ram, si cimenta in costruzioni complesse di accorpamento e stratificazione scenica e riesce ad ottenere delle visioni molto accattivanti, di alta qualità formale e sostanziale. La sua è certamente una forma d’arte a tutti gli effetti e a buon conto e a buon diritto è associabile all’etimologia antica della parola arte, derivante dal greco e concepita nel senso di perizia, di saper fare, di saper operare. Nelle opere l’invenzione sperimentale passa attraverso la tradizione visiva e la supera, la oltrepassa, sfociando in paradigmi e idiomi, in postulati e assiomi, che prendono vita all’insegna di un’evoluzione e di uno sviluppo creativo futuribile, associati ad una profonda riflessione illuminata e lungimirante“.

    VISITA LA MOSTRA:

    https://lemostreonlinedielenagollini.wordpress.com/digital-projection-marco-raimondo/

  • Alessandro Giordani: potenza cromatica ed energia vitale

    Le opere pittoriche realizzate da Alessandro Giordani meritano senza dubbio attenzione e considerazione e denotano una preparazione e una formazione artistica di indiscussa portata. La dottoressa Elena Gollini ha evidenziato le note stilistiche peculiari, che ne palesano i tratti connotativi e lo pongono al centro di stimolanti riflessioni critiche. In particolare, ha asserito: “La ricerca accurata di Alessandro gli permette di acquisire grande destrezza e dimestichezza nell’uso dei colori e delle cromie. Giocando con i colori segue un percorso di ricerca che si basa sull’analisi profonda del dinamismo cosmico, proiettato in uno spazio geometrico-architettonico dove si palesa la variazione continua di processi e di forme. La sua tavolozza investe il fruitore con la ritmica e bilanciata distribuzione di forme e colori, una particolare e accattivante sovrapposizione razionale di figure geometriche, nelle quali si può leggere la sua ispirazione rivolta all’origine del mondo. Un mondo non piatto e uniforme, ma vibrante come un’anima in piena effervescenza cromatica, facendo riflettere lo spettatore sulle interrogazioni della vita con il micro-macrocosmo delle opere. Alessandro è convinto che per ogni atto e per ogni giudizio su di esso occorre accertare e stabilire se è stato compiuto o meno un certo processo tecnico e mentale. Alessandro di coglie la sempre vigile, solerte e incalzante premura e preoccupazione di intendere, giudicare, scegliere, modificare ed ampliare i propri orizzonti cognitivi e conoscitivi, di non accontentarsi di una semplice ricerca condotta tout court. Alessandro è convinto che l’arte non può mai perdere i suoi caratteri fondamentali, nonostante le imposizioni dell’ambiente esterno, in quanto il senso dell’infinito artistico è innato in ogni coscienza. Il superamento dell’atmosfera fisica avviene per gradi. C’è sempre un ritorno alla scomposizione-composizione, un ritorno ad elementi simbolici attraverso un geometrismo coerente, nel quale le varie parti che formano il quadro si armonizzano tra loro con raffinato gusto e consistenti espressioni di colore. Gioca molto con il trasporto cromatico, la cui intensità suggestiva meraviglia, trasporta, conquista lo spettatore, che come per incanto si trova dentro un magico universo dove palpitano all’unisono le forze gravitazionali del creato. La sua analisi include lo scandaglio della condizione umana, nella piena convinzione che oltre il reale c’è l’irreale e con esso il mistero dell’uomo nell’universo. Alessandro attraverso il suo lavoro compie una ricerca spirituale profonda, in cui si avverte appieno il grande mistero della pittura, che nasce in modo magico e che segue strade che neppure l’artista riesce a prevedere a priori. È votato al bello come scelta di stile e al contempo di ribellione. A guidarlo è la ferma convinzione, che rimanere indifferenti di fronte alla bruttura, all’orrore, alla grossolanità equivalga a diventare complici di una gravissima lacuna culturale estesa anche all’arte. Occorre invece, ribellarsi riportando la questione della bellezza al centro del dibattito artistico. La sua opera è una ricerca oculata del bello, che diventa necessità vitale mai per facile compiacimento“.

  • Davide Romanò: originale fantasia creativa nel solco dell’illustre tradizione informale

    Davide Romanò si pone nel solco della grande e illustre tradizione pittorica informale di tendenza astratta e ne ripercorre a suo modo le prerogative principali, con guizzante e sagace capacità trasformista e camaleontica. La dottoressa Elena Gollini apprezzandone le spiccate qualità creative ha affermato: “Davide fissa l’istante della percezione visiva, l’attimo, in cui il dinamismo dell’ambiente e la sensorialità del singolo entrano in contatto diretto, è il momento della consapevolezza, il passaggio dal vedere all’osservare, è entrare dentro la situazione. Attivare questo tratto della percezione è per Davide assolutamente indispensabile per poter catalizzare le percezioni recettive al meglio e approdare ad una propria coscienza e consapevolezza interpretativa completa. Per Davide, osservando un suo quadro lo spettatore deve vivere le proprie epifanie visionarie e prendere coscienza e consapevolezza della propria vita interiore sollecitata dall’ingresso attivo e compartecipe nella narrazione scenica. Si può cogliere nella prospettiva quello speciale simbolismo dell’occhio nel flash della ripetizione modulare e sequenziale, che si traduce nella capacità di fissare nella retina oculare dei messaggi subliminali, dei frammenti di codici cifrati sottesi, come se fossero virtualmente parte di una montatura di occhiali. Il nostro occhio agisce come una periferica di input di stimoli e noi siamo immessi dentro questo gioco di rimandi e sollecitazioni anche senza esserne direttamente consapevoli. In Davide non c’è mai traccia di una gestualità istintuale e incontrollata, non ci sono accenni dell’action painting tipica di una certa parte di informalismo astratto, ma bensì tutto è sempre controllato e razionale e mosso con vigile andamento compositivo. Osservando le opere nella loro sintesi di insieme emerge una sapiente fusione di policromia modulare, che accentua le tessere compositive e le colloca dentro un microcosmo informale, dove il concetto di frammento viene esaltato dall’uso del modulo strutturale e dalla tecnica simile a quella del mosaico nelle sequenze che accorpa e accosta con aggraziata compostezza poetica. Davide concentra la sua fantasia sui giochi pulsanti di colori accesi e marcati, che alimentano tra loro una potente sinergia complementaristica e come nell’immensità sconfinata dello spazio si lanciano verso un utopico infinito ideale, dove predominano il senso della memoria, l’elemento fantastico e la capacità onirica del sogno. Davide fa della pittura un gioco di vita, che corrisponde anche ad un’attenta e coerente ricerca interiore, guardando e scavando dentro il proprio intimo ego. L’armonia globale è apprezzabile non solo attraverso gli occhi e l’impatto visivo, ma tutti i sensi percettivi. Il prodotto finale sempre impeccabile crea e alimenta una sintesi perfetta, figlia della sua ricerca devota e dedita e conquista notevole valenza qualitativa. Come Sigmund Freud parlava di rosa dei sentimenti per descrivere le infinite sfaccettature dell’animo umano, così Davide individua nell’arte pittorica la manifestazione di questo concetto nella sua perfetta sintesi di pura autenticità. Davide personalizza il proprio orizzonte estetico e sostanziale e fornisce una prospettiva astratto-informale frutto di una fertile e feconda progettualità, sorretta da un apporto tecnico strumentale e da un supporto cromatico di elevata valenza. Davide è un vulcano in eruzione di pathos e di emozioni, portavoce di una comunicazione genuina e spontanea. Ogni immagine diventa molto più articolata di quanto può apparire e racchiude un coacervo di immagini, che vengono percepite dall’occhio come un’unica visione, ma in realtà sono stratificate e intrecciate in stretto legame. Ogni quadro racconta più storie particolari e la grandezza di Davide consiste nella capacità di farle sembrare un’unica grande storia universale. Davide rispecchia il pensiero dell’artista moderno, sempre pronto a varcare i confini del contemporaneo, per dare una nuova svolta e un importante contributo all’evoluzione dell’arte futuribile, rendendo ancora più avvincente il suo interminabile viaggio artistico“.

  • L’eterno divenire della pittura di Davide Romanò

    Arte come un continuo incessante divenire. Questo assioma rispecchia la convinzione di Davide Romanò secondo cui ogni quadro rappresenta la tappa di un lungo percorso, un capitolo di un libro infinito, un frammento di un’opera che non può essere mai totalmente completata e limitata nella sua esplicazione interpretativa. La dottoressa Elena Gollini ha descritto analiticamente questo orientamento perseguito da Romanò affermando: “L’arte così come la poesia e la musica possiede un proprio ritmo. I quadri di Davide possono essere percepiti e letti come simbolici spartiti musicali, traslati e trasportati su tela come a formare una colonna sonora alla stessa stregua delle sublimi composizioni di Mozart ed Handel, ideale per guidare e accompagnare il fruitore alla più completa e profonda interpretazione interattiva. Se la pittura rappresenta se stessa, allora il pittore può rappresentare la musica e la poesia in una retrospettiva scenica dalle molteplici sfaccettature sequenziali, che sottolineano ed esaltano il senso di continuità tra l’arte del passato e quella attuale odierna e indicano l’iter coerente di continuità con il futuro. La pittura nel senso più canonico e tradizionale del termine non fa per lui. I dipinti si affrancano e trovano una chiave espressiva, dove domina l’idea di movimento dinamico fluttuante della materia pittorica, dove le tele intrise di colore acquistano effetto plastico e appaiono vitali e mutevoli, rispecchiando una prospettiva di trasformazione costante e assorbendo la luce circostante con i suoi bagliori e guizzi luminosi. La tela diventa un supporto vivo e recettivo e assorbe in totus il colore, lo esalta nelle sue profusioni tonali e chiaroscurali, nella sua lucentezza radiosa e corposa e lo modifica con un intreccio pigmentoso di grande potere e forza comunicativa, trasferendo e sprigionando intensa suggestione e carica energetica e un vibrante e pulsante respiro vitale“. E ancora la dottoressa Gollini entrando nel merito sostanziale spiega: “Davide riprende e recupera le concezioni ispirate al progetto del canone aureo, a sua volta ispirato al concetto matematico della sezione aurea o costante di Fidia, che riassume un ideale assoluto di armonia e proporzioni, affascinando in passato così come ancora oggi filosofi, scienziati, architetti, artisti. Dentro le narrazioni sceniche si possono cogliere e individuare interessanti e stimolanti spunti di riflessione e di analisi, connessi al supremo mistero della conoscenza, dello spazio ignoto e di quel sapere infinito, che la ragione umana non potrà mai completamente afferrare e possedere fino in fondo. Davide si pone come artista al di fuori del tempo lineare in senso lato, che persegue la ricerca con un approccio minimalista senza sovrastrutture troppo complesse e troppo ardite, riportando la pittura ai suoi elementi costitutivi essenziali e primordiali, per riscoprire il giusto pieno e l’appagamento totale di un’ispirazione pura e autentica, frutto di una continua crescita e maturazione personale e artistica e di un desiderio incondizionato di essere sempre se stesso e di palesarsi come tale, senza trucco e senza inganno“.

  • La pittura di Alessandro Giordani nel perfetto connubio tra passione e riflessione

    L’artista contemporaneo Alessandro Giordani procede il suo percorso di ricerca pittorica tenendo ben saldo il motore trainante del perfetto connubio tra passione e riflessione. La dottoressa Elena Gollini ha messo in evidenza le componenti qualificanti del suo fare creativo e ha dichiarato: “Alessandro con la sua pittura di eclettica e multiforme connotazione, deve la sua formazione evolutiva allo studio attento e accurato dei sommi maestri antichi, compiendo un percorso che lo conduce all’astrazione geometrica densa di significati simbolici, formulati in misura differente e versatile, colta, raffinata, elitaria al pari dello stile i contenuto intellettuale di Maurits Cornelis Escher. Alessandro riprende e rivaluta la sapienza della geometria pitagorico-platonica con quel linguaggio volutamente ermetico e al contempo anche magico, che è stato tipico tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, mostrando quale parti misteriose e intriganti sono i poliedri platonici, rivelando ed evidenziando quel multiforme ingegno che ha caratterizzato il Rinascimento. È superbo pittore alla maniera degli antichi, padrone di volumi, ombre, prospettive e chiaroscuro, ma anche delle tecniche del colore e senza mai ricorrere ad altri artifici che non siano la conoscenza profonda dell’arte. Alternando forme, colore, bianco e nero, ombra e luce, alto e basso, svela e rivela le precise corrispondenze ritmiche e aritmetiche che si celano dietro le immagini, mostrandoci vie impensate per muoverci attraverso i mondi del continuum spazio temporale, che soltanto la vera arte può indicare”. E proseguendo nell’analisi approfondita la dottoressa Gollini ha precisato: “Le opere sono sempre improntate alla ricerca del bello e della bellezza che da esso deriva. È continuatore dell’arte dei cosiddetti maestri tracciatori, ai quali dobbiamo i voli architettonici del gotico e l’infinitamente piccolo dei lapidari romanici cosmateschi, sconfinando in un linguaggio che è musica delle sfere riportate sul piano terrestre. Non nasconde e non trascende mai l’aspetto matematico delle proprie opere da quello estetico, operando quasi in maniera simile ad un alchimista con gli strumenti più semplici della natura, in un’armonia di colori, luci, elementi dove nulla è mai casuale. Ed è proprio questa radicata consapevolezza, che fa sì che si scoprano altre nuove forme poliedriche visioni trasversali del suo peculiare linguaggio. Non vi è contrasto e tanto meno discontinuità tra le forme classiche accademiche e le sue sperimentazioni visive bidimensionali, condotte lungo piani euclidei, sconfinando così in altri mondi fino a riconoscere l’esistenza di un possibile multi-universo. L’arte di Alessandro è la capacità di leggere il motus liber della natura e intuirne le verità profonde scritte nel sempiterno codice della matematica e della geometria, che costituisce l’ossatura stessa del cosmo in ogni tradizione e dunque anche in ogni applicazione artistica“.

  • Alessandro Giordani: una pittura astratta di indagine e scandaglio

    L’artista Alessandro Giordani si colloca meritatamente all’interno del paradigmatico filone dell’astrazione geometrica moderna. Artista e creativo dalla mente aperta e dalle ampie vedute intellettuali ci propone una proiezione colta e una prospettiva riflessiva acuta e arguta, che guida il progetto e accompagna l’azione esecutiva nelle varie fasi di esplicazione. Ragione e passione vengono modulate e calibrate in perfetta sintonia, con grande coerenza e consapevolezza di intenti e di intenzioni. Nel cogliere le componenti qualificanti del suo modus creativo, la dottoressa Elena Gollini ha voluto soffermarsi su alcune peculiari tipicità distintive e ha spiegato: “L’Astrattismo nasce quando nei quadri non vi più alcun riferimento alla realtà intesa in senso classico. Il concetto di astrazione è molto generale ed esprime un procedimento, mediante il quale l’intelletto umano descrive la realtà solo in alcune sue caratteristiche trasfigurate e traslate in totus. Nel campo delle immagini, i segni intesi come simboli che rimandano a cose o idee, sono già un modo astratto di rappresentare la realtà. A queste concezioni si orienta e canalizza la pittura di Alessandro, che tende verso l’Astrattismo Geometrico dominato da un rigore e da un controllo razionale dell’espressione assoluti. La matematica e la geometria intese come in indagine dei rapporti numerici e lo studio delle proporzioni e delle misure tra sagome e colori, sono punti di riferimento centrali e irrinunciabili per i pittori che seguono questa strada, a cui anche Alessandro si uniforma. Piet Mondrian è il pittore più rappresentativo dell’Astrattismo Geometrico. Nel suo lavoro porta alle estreme conseguenze il processo di riduzione e di decomposizione dell’immagine cubista, realizzando un’arte in cui gli elementi strutturali si basano su linee verticali e orizzontali, sui colori primari giallo, rosso e blu, sul bianco della tela e sul nero della griglia delle linee. Altri esponenti illustri di questa corrente sono Kazimir Malevich, Van Doesburg, Eugenio Carmi, Carla Accardi. Perseguendo le tendenze espressive e stilistiche tracciate e consolidate da questi autorevoli maestri del passato, Alessandro si costruisce un proprio iter di ricerca personalizzata e soggettiva, con un ritorno alla linea geometrica primaria e fondamentale. Per Alessandro la pittura rappresenta astrattamente, attraverso ciò che è basico, basilare, di base, essenziale, primario, senza l’aggiunta di orpelli ridondanti e virtuosismi inutili e sofisticati, per ottenere un traguardo ideale di bellezza incontaminata, semplice e minimale nella forma estetica, ma altrettanto ricca e pregnante nel contenuto insito sostanziale“.

  • La pittura senza confini di Davide Romanò

    Il poliedrico artista Davide Romanò è senza dubbio una figura di calibro nell’attuale panorama artistico contemporaneo e merita una giusta considerazione di interesse. In lui si riuniscono e si rispecchiano il talento innato e la voglia di sperimentare, come una sfida entusiasmante e avvincente, per andare sempre oltre e al di là del già visto e del già rappresentato. In lui alberga un forte senso di determinazione a procedere in un cammino alternativo, privo e scevro di inutili e sterili conformismi di facciata, scegliendo volutamente e consapevolmente strade alternative e non ancora battute, per ottenere esiti sui generis e inediti. Arte da vivere e da assaporare e respirare fino in fondo, arte da celebrare e portare sempre più in alto nel livello di percezione mentale e spirituale. Arte che trasmette e trasporta con sé i sentimenti più nobili e ammirevoli, che bisogna tutelare e proteggere nel tempo con amorevole cura. Sono questi i valori cardine primari, che spronano Romanò nel suo ruolo di artista moderno.

    La dottoressa Elena Gollini nel far emergere i tratti caratterizzanti della sua pittura ha affermato: “Davide è senza dubbio un esempio a modello di artista dallo spirito indomito, un vero e proprio gladiatore dell’arte, dall’indole sensibile e al contempo intrepida, dal cuore passionale e al contempo fiero e orgoglioso del proprio operato. Per lui fare arte significa proiettarsi verso un impulso che trasforma e stravolge in totus il modo di pensare e agire. Il colore e la materia pittorica diventano dei ponti di trait d’union per diffondere ed espandere con sferzante pulsione una coinvolgente forza vitale, che racchiude tutta l’essenza dell’essere e dell’esistere. Chi come Davide procede cum grano salis compie sempre scelte oculate e ponderate, senza mai osare oltre e troppo, riuscendo comunque a risultare trasversale e affrancato dalle imposizioni accademiche, accostando le sue narrazioni pittoriche a intriganti romanzi di avventura, dove lui da grande ed esperto avventuriero dell’arte ci scorta e ci accompagna tenendoci per mano, per affrontare insieme tutte le sorprendenti e straordinarie emozioni che si prospettano dinanzi e superare insieme la barriera del visibile“.

    L’essenziale è invisibile agli occhi” (Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupery).

  • Lo spazialismo geometrico nella pittura di Alessandro Giordani

    Il percorso artistico compiuto da Alessandro Giordani lascia emergere un’attenta e accorta riflessione sul significato dell’uso della componente cromatica, che assume un importante ruolo nell’insieme strutturale. La trama e l’ordito compositivo generano una narrazione equilibrata e omogenea, dove l’associazione degli elementi esecutivi e strumentali si sposa in perfetta armonia con la finalità comunicativa alla base di ogni opera, lasciando trapelare messaggi sottesi da cogliere e interpretare. Partendo da un’idea e da uno stimolo creativo di base esplora e indaga il multiforme campo applicativo della pittura, con la voglia e lo slancio di sperimentare di continuo e di trovare sempre nuove soluzioni in cui cimentarsi.

    La dottoressa Elena Gollini ha spiegato: “C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire nell’osservare con spirito riflessivo le opere di Alessandro. Dalle reminiscenze e dalle assonanze più o meno esplicite con grandi maestri come Eugenio Carmi, si approda ad una rappresentazione di versatile lettura, dove si instaura una sottile congiunzione di collegamento tra linee, forme e colori, scandita da sequenze, sovrapposizioni, allineamenti di elementi e componenti in armoniosa coesione narrativa. La sua è una pittura di potente richiamo concettuale e di pregnante rimando simbolico che non si abbandona mai alla casuale improvvisazione. Vi si ritrovano impressioni, memorie, da cui scaturiscono vortici emozionali guidati e canalizzati, nell’esigenza di fare ordine e razionalità all’impulso emotivo più istintuale. I colori si fanno strada con una stesura sempre attenta e mirata, per ottenere il massimo risalto nella visione di insieme. È una pittura concepita in chiave libera e affrancata, dettata dalla libera e autonoma ispirazione che rifugge palinsesti e paradigmi a monte“.

    Credo che nulla possa essere più astratto e più irreale di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo” (Giorgio Morandi).

     

  • L’appassionata ricerca artistica di Alessandro Giordani

    Per Alessandro Giordani ogni opera parla da sé, ma al contempo deve anche restare un mistero e lasciare l’opportunità allo spettatore di potersi approcciare ad essa, stimolando più chiavi di lettura e risvegliando sensazioni e percezioni eterogenee, all’insegna della libertà interpretativa per condividere al meglio i messaggi e i significati, inseriti dentro lo scenario narrativo. Propone una pittura spontanea senza filtri che la condizionano e senza frenare l’impulso passionale che lo spinge a dipingere. La sua ricerca ponderata e doviziosa, non tralascia mai alcun dettaglio per ottenere la miglior resa d’impatto visivo ed estetico.

    Sul suo percorso creativo di grande valenza qualitativa la dottoressa Elena Gollini ha sottolineato: “La pittura di Alessandro, che trae la sua ispirazione di spunto ideativo dall’arte astratta di tendenza geometrica e dai suoi parametri espressivi, si compone di vere e proprie riflessioni esistenziali concretizzate nelle visioni proposte. I pensieri, le emozioni e il pathos dell’anima vengono immessi dentro la composizione narrativa e sembrano magicamente fluttuare nel ritmo dinamico d’insieme. Le opere si possono considerare come dei veri e propri enigmi della psiche, con una potenza energetica che si sprigiona a tutto tondo. La sua è una pittura d’azione e di movimento, che gioca sull’effetto ottico illusorio e visionario, rafforzato dalla componente cromatica ed è libera dai condizionamenti facenti capo alla tradizione del figurativo considerato in senso classico. La catena illusoria formata da segni, forme e colori si colloca in sospeso tra realtà e fantasia e possiede una profonda forza comunicativa. Ogni quadro catalizza da subito l’attenzione dello spettatore che rimane coinvolto e quasi ipnotizzato a scrutare e contemplare le rappresentazioni. Un turbinio di forze vitali abita dentro le opere e le vivacizza. Le virtuose capacità di ricerca e di sperimentazione le permettono di conseguire traguardi sempre più qualificanti e di perfezionare sempre meglio la tecnica esecutiva, dando anche il massimo risalto ai contenuti insiti“.

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  • Davide Romanò: arte al potere

    La forte componente di suggestione evocativa amplifica la portata sostanziale dell’arte di Davide Romanò che si rende convinto sostenitore e promulgatore di un concetto di arte sublime e purificata, da quanto di ambiguo e poco edificante può inquinarne e comprometterne la qualità eccelsa. La dottoressa Elena Gollini ha rimarcato: “Abitare lo spazio e al contempo smaterializzare l’arte, liberarsi dall’ingombro dell’oggetto fine a se stesso e dalla vanità dell’ideologia imposta, lavorare sulla trasparenza, sul neutro proprio per togliere neutralità allo spazio in modo mirato. La pittura di Davide segue questi parametri di orientamento per alleggerire l’idea plastica dal peso della materia e dalla concentrazione delle forze che rallentano il flusso energetico. Davide pensa all’arte senza ignorare il disegno optando per una formula stilistica informale di tendenza astratta, che conserva tracce e segni di forme e figurazioni stilizzate. La luce e lo spazio presentano funzioni specifiche nell’orchestrazione scenica complessiva, sono strettamente progettuali alla realizzazione esecutiva, sono alla base del processo creativo che conduce alla genesi di un’idea e diventa il mezzo veicolante e il tramite di trasmissione di importanti concetti e messaggi codificati, componendo un linguaggio semantico esclusivo e distintivo. La pittura è un variegato campo di indagine, scandaglio e sperimentazione che Davide percorre e attraversa in modo trasversale proponendo soluzioni alternative e sui generis, che si di staccano volutamente dai cliché banali e ripetitivi. I quadri sono concepiti con grande apertura e autonomia di vedute e prospettive e sprigionano un senso di libertà e anticonformismo, di indipendenza creativa a tutto tondo. Per Davide fare arte è un termine che spazia e si dilata dalla parola all’immagine, al pensiero. È l’iconografia e il percorso che traccia sempre nel suo operare, come a voler suggellare un simbolico legame indissolubile. Ogni opera contiene un proprio peculiare universo dialettico e possiede vita propria, si anima e si accende di una potente energia dinamica e di intensa vitalità. Questo accentua la visione bidimensionale e garantisce una resa di impatto sempre ottimale. Per Davide ogni opera è un importante traguardo raggiunto, che lo stimola a procedere e dare sempre al massimo con inesauribile e appassionato slancio. È un vero gladiatore che lotta e si batte con tutto se stesso per perorare la giusta causa della diffusione dell’arte e della cultura artistica “.

  • La forma dell’anima nella pittura di Davide Romanò

    L’artista Davide Romanò si muove nel solco tracciato dall’arte concettuale di matrice esistenziale e animista seguendo un proprio eclettico incipit di rielaborazione e trasformazione, per ottenere delle chiavi di visione indipendente e autonoma. Le opere offrono al fruitore una posizione privilegiata di accesso interpretativo, una posizione “mobile” che può variare e essere modulata su più livelli recettivi e percettivi, stimolando una formula di approccio interattivo che si rinnova e si rigenera di continuo. Nel commentarne le qualità intrinseche la dottoressa Elena Gollini ha spiegato: “L’arte di Davide nel suo ampio corollario di significati e messaggi sottesi ha come scopo la distinzione tra vedere e osservare, tra riprodurre e ricreare, tra raffigurare e rappresentare. L’effetto scenico dell’impianto compositivo è sempre armonioso ed equilibrato e al contempo volutamente straniante, proprio perché si inserisce in un contesto ideale, in una cornice capace di ospitare e accogliere un’alchimia in commistione di elementi e componenti eterogenei, di rimandi, di riferimenti, di allusioni, che si uniscono e si intrecciano in perfetta coesione, generando grande forza ed energia comunicativa e innescando una vivace proiezione dialettica che produce un’esperienza sensoriale piena e appagante per lo spettatore e lo coinvolge nel profondo. Ecco dunque come Davide viaggia su piani moderni e sperimentali senza però mai trascendere in astrusi e incomprensibili ricerche fini a se stesse. Il suo intento è in primis quello di mettere la sua arte a disposizione e di condividerne gli aspetti espressivi e le connotazioni distintive, come a comporre una strada virtuale di incontro e di scambio con il fruitore. Davide si incarna perfettamente nel ruolo di artista-mentore che con viscerale vocazione creativa ha intrapreso un percorso di evoluzione, da portare avanti con consapevolezza del proprio ruolo e con coerenza di pensiero e intraprendenza delle proprie azioni. Artista si nasce e il talento va custodito e coltivato con grande dedizione e impegno, senza riserve e senza remore. Per Davide questo è il motto trainante. Per lui fare arte è un dono incommensurabile che racchiude un potenziale di risorse inestimabili da gestire e tutelare al meglio“.

  • Graziano Ciacchini poeta pittore di profonda ispirazione

    Il pittore Graziano Ciacchini, artista contemporaneo di grande talento creativo, è anche un sensibile poeta moderno. Ha ottenuto positivi traguardi e apprezzamenti nel campo poetico e conserva anche nello stile pittorico una soavità raffinata e un’aggraziata eleganza tipiche del suo linguaggio aulico. Queste due componenti sono molto armoniose all’interno delle composizioni e accentuano l’afflato emozionale e lo stimolo emotivo da parte del fruitore.

    Ciacchini con sapiente abilità calibra e dosa nello scenario narrativo rimandi e richiami di portata lirica e costruisce scenari con sequenze percettive articolate su più piani, proprio per consentire una compartecipazione piena. La poesia del cuore e del sentimento, che lo guida nel gesto creativo, è un plus valore aggiunto alla portata d’insieme. Ciacchini riesce dunque a mostrare al meglio nella pittura quel suo pregevole lato poetico, che diventa una connotazione caratterizzante e distintiva della sua corposa produzione, infondendo una speciale e inconfondibile magia di contorno che pervade e avvolge con suadente intreccio.

  • Song’ Swing #2 – Tre giorni dedicati al Jazz da ballare e da ascoltare

    Comunicato stampa
    Con cortese preghiera di pubblicazione e diffusione
    SONG’ SWING
    la 2° edizione dell’evento internazionale partenopeo dedicato allo swing
    Napoli 27 – 28 – 29 maggio 2016
    Milonga Porteña Via Diocleziano, 109
    Hart Via Crispi, 33
    

Swingin’Napoli è lieta di invitarvi alla seconda edizione di Song’Swing.
    L’unico evento organizzato a Napoli, interamente dedicato alla danza, alla musica e alla cultura Swing.
    Saranno tre giorni di puro divertimento per appassionati o semplici curiosi che vogliono avvicinasi a questo affascinante mondo che dagli anni ’30 agli anni ’50 ha infiammato gli States.
    Ci saranno lezioni di Lindy hop, Shag e Authentic Jazz con ballerini di fama internazionale, serate danzati con dj selezionatori e concerti con artisti di fama mondiale.
    

La Handmade Swing Band, di giovane formazione, ma con musicisti appassionati e di grande esperienza, venerdì 27, preso la Milonga Porteña, anche sede dei workshop, darà il via al Song’Swing con un repertorio di brani classici che hanno fatto la storia del Jazz.
    Loro amano definirsi come dei sarti, perché, come dice Alessandra Vitagliano, la vocalist del gruppo, «vedere i ballerini divertirsi e danzare su musiche “rifatte a mano” per loro, è una delle più grandi soddisfazioni che un musicista può provare».
    
E così, con gli strumenti disegnano passi di danza, con la musica cuciono abiti per linda hoppers e con le note ricreano l’atmosfera dei maglifici anni trenta, gli anni dell’hot jazz, gli anni delle ballrooms piene di jitterbugs, gli anni di Lady Day, Armstrong e Ella Jane Fitzgerald.
    Il ritmo, la spinta, l’allegria ed il furore danno il senso alla musica della Handmade Swing Band poiché, come scriveva Irving Mills,  “It don’t mean a thing if it ain’t got that a swing” ovvero “Niente ha senso se non c’è swing”.

    Sabato 28 ci saranno ben due concerti.
    I primi ad esibirsi sul palco dell’Hart, saranno i Dr.Jazz and The Dirty Bucks,  beneventani di nascita ma che suonano la musica di New Orleans come se nelle vene gli scorresse il Mississippi.
    Suonano la musica della tradizione americana, il Ragtime, il Dixieland, lo Swing con il blues nel cuore e nella testa.
    Dr. Jazz & Dirty Bucks Swing Band trasportano negli anni ’20 e ’30 ad ogni concerto, ad ogni canzone, ad ogni nota.
    La loro musica viene da lontano, dalla Louisiana, lì dove è nato il Jazz, per le strade e nei bordelli di Storyville.
    Dr. Jazz & Dirty Bucks Swing Band suonano la musica di Buddy Bolden, di King Oliver, di Jelly Roll Morton, di Sidney Bechet, di Louis Armstrong.
    Loro suonano il New Orleans Jazz.
    Dopo aver riscaldato la pista ed il palco, daranno il benvenuto ai The Speakeasies Swing Band.
    La band, formatasi a Salonicco (Gr), ha fatto la sua prima esibizione allo SwingALONICA nel maggio 2010.
    Da allora ha suonato nei più importanti festival del genere in Europa ed in Asia, condividendo il palcoscenico con artisti di fama internazionale come Parov Stelar, Ray Collins Hot Club, Cherry Poppin’ Daddies, The Hillbilly Moon Explosion, Emanuele Urso e tanti altri ancora.
    
Nel 2012, ha pubblicato il primo EP dal titolo “Bathtub Gin”, ed i  videoclip “Bright Lights Late Nights” e “Black Swamp Village”, quest’ultimo vincitore all’ International Songwriting Competition (ISC).
    Il ritorno discografico è stato nel 2015, con il secondo album “Land of Plenty”, che contiene 10 canzoni con ritmi che spaziano dallo swing al jazz, dal blues al dixieland, album amato sin da subito dai lindy hoppers di tutta Europa.
    Domenica 29 il palcoscenico dall’Hart si infiammerà con la Jam Session Night.
    Ovvero, un concerto che vedrà tutti i musicisti (o quasi) che si esibiranno in quest’edizione, uniti in un’unica grande band diretta dall’ospite d’onore del Song’Swing:Giorgio Cùscito.
    Conosciuto come l’Ambasciatore dello Swing, vanta una carriera impossibile  da sintetizzare in poche righe.
    Pianista, sassofonista, vibrafonista, arrangiatore, compositore ed insegnante, è tra i massimi esponenti italiani del jazz mainstream e tradizionale. 
Giorgio Cùscito ha partecipato a numerosi festival e a migliaia di concerti di rilevanza nazionale ed internazionale. E’ tra i più attivi musicisti della scena jazz e swing romana.
    Vanta collaborazioni con artisti di fama mondiale come Tony Scott, Bucky Pizzarelli, George Masso, Bill Watrous, Kenny Davern, Bob Wilber, Oscar Klein, Wendell Brunious, Sammy Rimington, Michael Supnick, Jimmy La Rocca, Paolo Damiani, solo per citarne alcuni.
Ha suonato con Peter Van Wood, Pino Massara, Fred Bongusto, Gigi Proietti, Bruno Lauzi, Greg & The Blues Willies e fa parte degli “Swing Maniacs” di Renzo Arbore.
    Leader e promotore di numerosi progetti musicali, suona in svariate band ed orchestre di cui è anche direttore come la “SWING VALLEY BAND“, orchestra di punta del mondo del lindy hop internazionale ed il gruppo GOTHA SWING, una vera e propria “All Stars” che comprendente i più grandi musicisti di jazz tradizionale italiano.
    Attualmente ha pubblicato 8 dischi , ma come è facile immaginare, i dischi per i quali ha collaborato superano la trentina.
    
Cùscito è anche un buon ballerino di swing e si dedica attivamente alla diffusione e alla divulgazione del Lindy Hop e alla sua integrazione effettiva con la musica jazz, collaborando con molte delle scuole swing del paese;
 ed è proprio grazie a questo, oltre naturalmente alla sua smisurata passione e alla sua bravura, che oggi è diventato il punto di rifermento nel mondo dello swing.
    Prima e dopo i concerti ci saranno dj Alec, LucieQ djette e dj Tone Cooper con le loro selezione musicali che spaziano dal Rock’n’Roll allo Swing dal Rhythm and Blues al Dixiland.
    Song’ Swing porta finalmente a Napoli alcune delle eccellenze italiane e straniere della scena jazz e per la prima volta permette ad appassionati, cultori o solo curiosi del genere, di immergersi per tre giorni nell’atmosfera swing più autentica.
    Ingresso:
    
15€ in prevendita fino al 26 maggio
    20€ alla porta
    Info – workshop & party
    Swingin’Napoli
    338 792 62 16
    Ufficio Stampa – Info e accrediti
    Eventi facebook:
    https://www.facebook.com/events/1697797037124970/
    https://www.facebook.com/events/727268954078295/
    https://www.facebook.com/events/257531427932530/
    PROGRAMMA SERATE:
    27 Maggio  ore 21:30

    Opening Party @ Milonga Porteña,
    Via Diocleziano, 109  – Napoli
    Live Set:
    Handmade Swing Band (IT)
    Dj Set:
    Lucie Q djette | Alec | Tone Cooper
    28 Maggio ore 21:30

    Saturday Night Party @Hart
    Via Francesco Crispi, 33  – Napoli
    Live Set:
    – Dr.jazz and DirtyBucks (IT)
    –  Speakeasies Swing Band (GR)
    Dj Set:
    Alec | Lucie Q djette | Tone Cooper
    29 MAGGIO 21:30
    
Jam Sassion Night @Hart
    Via Francesco Crispi, 33  – Napoli
    Live Set:
    All Song’Swing Artists with Giorgio Cùscito (EU)
    Dj Set:
    Tone Cooper | Alec | Lucie Q djette