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  • Spoleto Arte: Valcarlo Drensi e il futuro dell’arte a partire dalla quarantena

    Roma, 27 aprile. Il Maestro Valcarlo Drensi è reduce da un recente servizio del Tgcom24 a lui dedicato. S’intitola Osservare, non guardare, per l’innovativa piattaforma Arte in quarantena. Nell’entusiasmo contenuto dalla situazione, ci concede una breve ma illuminante intervista. Pittore della rosa di Spoleto Arte, l’artista fa il punto sulla situazione dell’arte in questa fase di crisi. Ma non solo. Guarda con lungimiranza anche il suo futuro.

    Venerdì scorso è uscito sulla piattaforma di Tgcom24 il servizio su di lei per Arte in Quarantena. Che ne pensa di questa finestra mediatica?

    Mala tempora sono questi, in cui l’arte sta sospesa, confinata per obbligo e necessità. Tempi in cui musei, gallerie, mostre, eventi culturali sono in quarantena e la socialità è costretta in spazi domestici e interiori. Sono tempi in cui la realtà vitale è sopravanzata da quella virtuale, per questo occorre fare di necessità virtù e utilizzare al meglio quella che non è solo una finestra ma un portone aperto verso il mondo, in senso lato e letterale, per mantenere alta la capacità di fruire l’arte in tutte le sue espressioni e forme, non ipocritamente escludendo i personali percorsi creativi. Ben venga dunque questa vostra iniziativa e questa “finestra” da spalancare.

    Valcarlo Drensi

    Nel 2006 ha fondato il Movimento Artistico e Culturale dell’Affabulazione Italiana e successivamente il Movimento Metaformale. Che cosa cerca nell’arte oggi?

    L’attuale panorama artistico ha raggiunto la saturazione delle proposte espressive per cui nuovi movimenti hanno l’onere di stimolare la creatività sopita e l’impegno di indicare alcuni possibili obiettivi. Tra i molti proponibili e proposti, anche dal movimento Affabulante, alcuni sono imprescindibili e vanno, sia pur sempre criticamente, perseguiti. Nell’Arte, dunque, a maggior ragione in questi tempi si potrà e dovrà cercare:

    * la felicità della bellezza;

    * la libertà dell’immaginazione;

    * la saggezza  della memoria,

    * l’espressività dell’essenziale;

    * la capacità di sottrarre animo e mente al “mala de vivre” esistenzialista, senza tuttavia rinunciare ad affrontare le tematiche più ostiche e scottanti del quotidiano.

    Che evoluzione prevede?

    Il Vico individua nella storia un’alternanza di corsi e ricorsi, così è pure per l’Arte.  Dopo un predominio della non forma per tutta la seconda metà del secolo scorso, pur con i dovuti distinguo ed eccezioni, oggi si può rilevare una tendenza a recuperare terreno da parte della forma. Questo non vuol dire rinnegare ma inglobare l’esperienza dell’astrattismo concettuale, all’interno del figurativismo formale, secondo l’ipotesi  Meta-formale.

    C’è un’opera a cui è particolarmente legato?

    Ogni opera, bella o brutta che sia, è per ciascun autore come un figlio e, pertanto, un piezzo ’e core direbbe Edoardo. Ma se devo proprio indicarne una, ritengo Inno alla gioia, ovvero Europa. È quella che mi rappresenta di più, non solo per il risultato visivo ma anche per la concettualità simbolica di quel rebus. Simboleggia, infatti, i tre livelli dell’Europa: quello degli ideali, quello delle istituzioni e quello dei popoli. Come meglio si esplicita nella didascalia associata al quadro, di cui è parte integrante.

    Valcarlo Drensi

    Nei suoi lavori ci sono molti simboli. Qual è il più ricorrente?

    Non uno ma almeno due sono i più frequentemente usati, perché particolarmente significativi:

    – la Bicicletta come simbolo di libertà, del viaggio, non solo in senso fisico, del cammino nel suo evolvere, ma anche della fatica del vissuto quotidiano, insomma, della vita nella sua interezza.

    – l’Ombrello, invece, assume significati più protettivi e, pertanto, simboleggia un sicuro rifugio, la casa, sebbene non raffigurata esplicitamente, la sicurezza della famiglia e, in fondo, la certezza degli affetti sia che sotto ci si ripari in coppia, in gruppo o da soli.

    L’individuo e la folla: come li rappresenterebbe in questo periodo?

    La  “Folla” non è scomparsa ma si nasconde in attesa dentro di noi, che di essa siamo contenuto e allo stesso tempo contenitore. Di questo abbiamo conferma tanto letterariamente, quanto filosoficamente e biologicamente. Per Pirandello ognuno è “uno, nessuno e… centomila”. Il Microcosmo che Democrito, Aristotele e tutta la filosofia Rinascimentale vede nell’uomo quale rappresentazione dell’Universo (macrocosmo) non è sufficientemente “affollato”? E ancora, biologicamente non siamo forse una folla di centinaia di miliardi di cellule, ciascuna singolo individuo vitale? Come vede non siamo mai soli, anche per altri versi, ma sempre parte e tutto di folle diverse. Per questo e perché siamo animali sociali, possiamo essere sicuri che torneranno file e folla, croci e delizie, nel nostro futuro.

    Per concludere, come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

    Per precedenti collaborazioni artistiche, del tutto soddisfacenti.

  • Spoleto Arte: il pittore Valcarlo Drensi al Tgcom24

    Scrutare, domandarsi, riflettere. Valcarlo Drensi chiede all’osservatore partecipazione attiva. Guardare non è sufficiente quando serve darsi delle risposte, sebbene ponderate. Solo allora si contemplerà effettivamente la bellezza dell’insieme. L’artista ne è certo e lo dimostra attraverso le sue opere, oggetto di uno dei prossimi servizi del Tgcom24. Al format “Arte in quarantena” dunque un altro grande pittore contemporaneo dalle fila di Spoleto Arte.

    Valcarlo Drensi

    Nato a Roma nel ’53, Drensi si forma sotto la guida del maestro salentino Raffaele Giurgola, da cui eredita e rielabora i caratteri figurativo-impressionisti. È il ’92, quando espone alla galleria Munch di Amsterdam e alla Ensen Gallery di Dresda. Torna poi in Italia per il Festival dei Due Mondi di Spoleto (’94 e ’96) continuando a raccogliere menzioni speciali e riconoscimenti in casa e all’estero. La svolta tuttavia arriva nel 2006 con il Movimento Artistico e Culturale dell’Affabulazione Italiana. Per Drensi l’artista affabulante è colui che non riproduce la realtà, ma ne propone una alternativa e verosimile. È chi “attraverso la memoria elabora il verso con l’immaginazione”.

    Valcarlo Drensi
    Italiani in gita di Valcarlo Drensi

    Valcarlo Drensi e il Movimento Metaformale

    Segue il Movimento Metaformale nel 2009. Il pittore ne è, ancora una volta, il fondatore. In particolare, parla di “sintetismo espressivo” per cui è possibile offrire un’interpretazione ulteriore della realtà rendendola rappresentazione di quella concettualità “immaginabile, leggibile e sintetica”. Niente fronzoli e orpelli, semmai un figurativo che renda più fruibile l’esperienza concettuale informale.

    Valcarlo Drensi
    Inno alla gioia (particolare) di Valcarlo Drensi – Gli ideali volano alto indifferenti, le istituzioni pesano aggrappate alle spalle dei popoli che, come al solito, pedalano

    L’individuo, la folla, i simboli

    Interessante poi scoprire come dietro le creazioni di Valcarlo Drensi si nasconda anche una profonda analisi sociologica. Si prenda ad esempio la folla, un elemento spesso presente nei suoi lavori. Una folla dove il singolo individuo genera un movimento conflittuale o meno nei confronti degli altri e viceversa. Ciascuno dei personaggi è raffigurato in azione, in un moto di libertà ed espressione. Ciascuno si staglia su uno sfondo rarefatto che desidera passare inosservato per far emergere massimamente i suoi abitanti. Proprio a questi ultimi viene data particolare attenzione così come alla loro integrazione nel gruppo. Ecco allora che il pittore si aiuta, nella caratterizzazione sintetica dei personaggi, con l’utilizzo di simboli che connotino il soggetto e allo stesso tempo stimolino l’immaginazione del fruitore. Una bicicletta diviene metafora della gioia di muoversi e allo stesso tempo della fatica impiegata nel raggiungere un obiettivo; una barca simboleggia il viaggio e la speranza, così come una borsa il bagaglio di esperienze e conoscenze…

    Il messaggio di Valcarlo Drensi

    L’opera in questo modo si riveste di un significato palese e, al contempo, segreto. Ne nasce una suggestione tale da rielaborare il senso della realtà in un messaggio tanto concreto quanto comprensibile. O, come direbbe Vittorio Sgarbi:

    «gli uomini vengono esibiti quasi sempre nella loro pluralità, in disposizione orizzontale o verticale che sia, con la strutturalità decomposta della pittura a fare da perfetta metafora del loro essere un insieme comunque inseparabile, anche in una condizione permanente di annebbiamento che non è solo visuale, ma, probabilmente, anche esistenziale. È questo, forse, il messaggio più forte dell’arte di Valcarlo Drensi».