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  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte provocatoria e di provocazione

    L’arte provocatoria e di provocazione ha acquistato e acquisito un ruolo sempre più influente e rilevante e nel tempo ha consolidato la sua posizione intoccabile e inviolabile nel palinsesto contemporaneo. Si pone da un lato come orientamento artistico di denuncia e di protesta sociale diventando strumento di resistenza e di resilienza, utilizzato soprattutto dai giovani creativi e dalle nuove generazioni di artisti, che fanno simbolicamente “sentire la propria voce” e diffondono il proprio pensiero libero e indipendente, sfidando la disciplina perpetuata dalla tradizione accademica e irrompendo con incalzante, intenzionale irriverenza per scardinare e frantumare, rompere e scindere, disturbare e turbare il cosiddetto “ordine sovrano dominante”. I web e i social fanno poi da collante di connessione interspaziale e vengono sfruttati per dare vita a communities di artisti-creativi, che sono accomunate da questa motivazione di traino e vogliono allineare il proprio operato a una prospettiva di provocazione mirata su livelli precisi per meglio canalizzare e indirizzare il clamore popolare e pubblico suscitato e ottenere traguardi e obiettivi ben precisi. Niente è mai pensato a caso o improvvisato senza premeditazione, fungendo da “liberi battitori” attivamente sul pezzo per sostenere e perorare il senso della provocazione come plus valore aggiunto al talento artistico e alle risorse creative. Poi, su una scia parallela spopolano esempi a modello di provocazione più sottilmente concertata per trovare nella sua radicale stranezza (o originale stramberia) un motore di richiamo enorme e diventare testimonial per antonomasia di una formula di provocazione, dove alla resa dei conti niente è come sembra e niente come appare e di rimando diventa vero tutto e il contrario di tutto, lasciando un segno comunque profondo destinato a protrarsi e perpetrarsi nel tempo tra stupore curioso e protesta sdegnata. Esempio a modello calzante di recente evoluzione è la famosissima (per alcuni famigerata, per altri fantomatica) opera “Banana” di Maurizio Cattelan, che ha ricevuto un mix micidiale di critiche negative e di commenti dispregiativi, per poi entrare a buon conto e a buon diritto agli onori della gloria durante una prestigiosa asta internazionale, essendo stata acquistata de iure e de facto da un facoltoso acquirente per una cifra strabiliante, che come fulmen in clausula finale ha persino voluto mangiarsela di gusto, accogliendo in toto e facendo suo appieno lo spirito di provocazione assoluto e la volontà provocatoria borderline dell’autore, che così ha potuto cavalcare l’onda con il vento in poppa (in barba e alla faccia dei suoi molteplici detrattori sentenzianti) sprezzante di ogni giudizio sfavorevole. In tal modo ha conseguito una consacrazione solenne nell’olimpo dei Guinness World Record delle vendite in asta pubblica, mentre con astuzia scaltra ha rimarcato ancora una volta il suo successo mondiale con uno scettro di artista “re della provocazione”. A tal riguardo è stato interpellato il giovane Daniel Mannini per manifestare le sue riflessioni.

    D: Una tua considerazione valutativa sul concetto di arte provocatoria e di provocazione.
    R: L’arte provocatoria è un concetto affascinante e complesso che si colloca al confine tra espressione creativa e contestazione sociale. Essa ha il potere di sfidare le convenzioni, mettere in discussione le norme e stimolare il dibattito su temi scomodi. La provocazione diventa uno strumento per sollevare interrogativi, stimolare riflessioni e, talvolta, indurre al cambiamento. Gli artisti che adottano questo approccio spesso si trovano in una posizione di rischio, poiché la loro opera può suscitare reazioni forti, sia positive che negative, costringendo il pubblico a confrontarsi con le proprie convinzioni e, in alcuni casi, a riconsiderare il proprio punto di vista. Quando l’arte perde il suo significato profondo e si riduce a un semplice strumento per sensazione lo spettatore, rischia di perdere la sua capacità di comunicare messaggi significativi. L’arte provocatoria deve mantenere un obiettivo chiaro e una profondità che vada oltre la superficie, affinché possa realmente contribuire a una comprensione più profonda della condizione umana e delle problematiche sociali. La sua capacità di sfidare, interrogare e trasformare il dialogo pubblico è ciò che la rende un elemento vitale nel panorama culturale contemporaneo.

    D: Un tuo commento sulla famosa “Banana” da record di Maurizio Cattelan.
    R: La “Banana da record” di Maurizio Cattelan è un’opera d’arte provocatoria e simbolica che ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’arte contemporanea. La vendita dell’opera ha attirato l’attenzione non solo per il suo prezzo elevato, ma anche per il modo in cui sfida le convenzioni artistiche. L’artista gioca con l’idea di cosa costituisca l’arte e il valore ad essa associato, sfruttando l’assurdità e il senso dell’umorismo, sollevando questioni sul mercato dell’arte, sull’autenticità e sull’interpretazione. Il fatto che una banana potesse essere considerata un’opera d’arte ha portato a riflessioni più ampie sulla cultura contemporanea e sulla percezione del valore. In un certo senso essa è diventata un simbolo della nostra epoca, in cui il concetto di arte si intreccia con la viralità e il consumismo, specchiando perfettamente quello che è il mondo di oggi e di come viene data importanza all’estetica e all’originalità rispetto al suo reale significato.

    D: In che modo l’arte provocatoria e di provocazione può rendersi funzionale al concetto di arte per il sociale e in che modo invece di contro può costituire una visione distorta o fuorviante a livello collettivo e comunitario?
    R: L’arte provocatoria può avere un ruolo complesso e sfaccettato nel contesto dell’arte per il sociale. Da un lato, può essere uno strumento potente per stimolare riflessioni critiche su temi sociali, politici ed economici, spingendo il pubblico a confrontarsi con questioni scomode e a mettere in discussione le proprie convinzioni, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mobilitare le comunità su temi importanti come i diritti umani, l’uguaglianza, l’ambiente e la giustizia sociale. Essa ha il potenziale di essere uno strumento efficace per il cambiamento sociale, ma deve essere utilizzata con attenzione. La sua capacità di stimolare il dibattito e la riflessione deve essere bilanciata con la consapevolezza delle possibili reazioni e delle distorsioni che possono sorgere. L’arte per il sociale deve quindi cercare di mantenere una connessione autentica con le comunità e le questioni che intende affrontare, evitando di cadere nel rischio della provocazione fine a se stessa. Questo è riportato all’interno di ogni mio lavoro, dove la mia rappresentazione, che sia astratta o figurativa, è data dal mettere in luce quelle che possono essere temi attuali riguardanti la società odierna.

  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte dissacrante e dissacratoria

    Da sempre assistiamo a fasi cicliche di evoluzione artistica e creativa, che producono e alimentano in parallelo il concetto (peraltro sempre attualissimo e molto sentito) di arte dissacrante e dissacratoria. trovando delle frequenze espressive davvero sferzanti e incisive per colpire nel centro del bersaglio e scuotere e mobilitare non soltanto gli addetti esperti di settore, ma anche l’intera opinione pubblica più o meno preparata e predisposta ad accogliere e comprendere a fondo le radici viscerali di tali manifestazioni sui generis. Diventa pertanto molto interessante confrontarsi con le cosiddette nuove generazioni di artisti contemporanei, che vengono in modo diretto e o indiretto messe a contatto con tutto ciò, che si rende intenzionalmente fuori schema dottrinale e fuori dogmatismo più tradizionalista, lanciando dei messaggi sottesi e insiti, che deviano l’attenzione dalla semplice esercitazione creativa e perizia strumentale fine a se stessa e vogliono appunto fungere da dimostrazione visibile e tangibile di significative e paradigmatiche dialettiche comunicative alternative e anticonformiste, talvolta volutamente spinte in una dimensione di limite estremo e in una visione borderline di inaspettata e inattesa prorompenza, per infondere e imprimere un ulteriore elemento di impatto percettivo e un fattore di vero e proprio coup de théâtre, accentuandone al massimo la portata nel suo potenziale. A tal riguardo, non si possono non menzionare esempi a modello passati alla storia e diventati eccellenze iconiche senza tempo come la famosissima “Merda d’artista” di Piero Manzoni e l’altrettanto famosissimo “Orinatoio” di Marcel Duchamp, che hanno rappresentato delle opere epocali di rottura netta e di grandi sparti acque, volendo entrare nel merito contenutistico di valenza intrinseca e al contempo volendo inculcare una presa di coscienza e di consapevolezza sociale e collettiva proprio mediante e attraverso questo tipo di proiezione concettuale di impronta dissacrante e dissacratoria, per rafforzare la potenzialità di quanto racchiuso dentro queste formule artistiche così inusuali e anomale nella concezione comune vigente. Su questo fronte di pensiero è stato interpellato come esponente di promettente talento Daniel Mannini con alcune domande apposite.

    D: Un tuo commento di riflessione sul concetto paradigmatico di arte dissacrante e dissacratoria.
    R: Il concetto di arte dissacrante e dissacratoria si colloca in un ambito complesso e sfaccettato, che invita a riflettere su come l’arte possa sfidare, interrogare e, in alcuni casi, destabilizzare le convenzioni sociali, culturali e religiose. Questi termini evocano la capacità dell’arte di rompere con le tradizioni consolidate, di mettere in discussione le narrazioni dominanti e di provocare reazioni emotive e intellettuali forti. Attraverso la satira e l’ironia, gli artisti possono evidenziare le contraddizioni della società, portando alla luce questioni scomode e talvolta ignorate. Questo tipo di arte può rivelarsi liberatorio, spingendo lo spettatore a riconsiderare le proprie convinzioni e a riflettere su temi rilevanti come la giustizia sociale, l’identità, il potere e la libertà individuale. Il confine tra arte dissacrante e provocazione è sottile perché non tutte le opere, che cercano di scuotere le fondamenta della cultura e la coscienza, riescono a produrre un dialogo costruttivo anzi, alcune possono cadere nella banalità. È quindi fondamentale che l’arte dissacrante non si limiti a offendere, ma che abbia una dimensione critica e riflessiva per stimolare una discussione significativa. Questa tipologia d’arte è un potente strumento di analisi e riflessione delle molteplici sfaccettature della condizione umana.

    D: Una tua valutazione sull’opera iconica “Merda d’artista” di Piero Manzoni.
    R: Questa è un’opera iconica di Piero Manzoni che ha suscitato ampie discussioni e riflessioni nel mondo dell’arte contemporanea, ponendo domande su cosa possa essere considerato arte e sul valore stesso dell’opera d’arte. La scelta di Manzoni di utilizzare un materiale così scandaloso è una critica alle convenzioni artistiche dell’epoca e una sfida alla commercializzazione dell’arte. La sua opera mette in discussione il concetto di autenticità e di valore, suggerendo che il significato di un’opera d’arte possa derivare più dal contesto e dalla percezione che dal materiale o dalla tecnica utilizzata. Questa grande provocazione ha portato a riflessioni profonde sulla natura dell’arte e sulla sua fruizione, rendendola un’opera fondamentale nel panorama dell’arte contemporanea, dove la sua ironia continua a influenzare anche gli artisti di oggi ed essere un esempio di come l’arte possa sfidare le convenzioni sociali e culturali, un invito a riflettere sul significato dell’arte e sulla sua capacità di provocare e disturbare.

    D: Un tuo commento di valutazione sull’opera iconica “Orinatoio” di Marcel Duchamp.
    R: Questa è una delle opere più rivoluzionarie e provocatorie della storia dell’arte, dove oggetto quotidiano viene elevato a opera d’arte semplicemente attraverso il suo cambio di posizione naturale e la firma dell’artista, sfidando le convenzioni tradizionali nel riguardo di quello che possa essere considerato arte. Duchamp invita a riflettere sul ruolo dell’artista e sull’atto creativo, ponendo domande fondamentali sulla natura dell’arte stessa. L’opera è un esempio di ready-made, un concetto che rompe con le tecniche artistiche tradizionali mettendo in discussione il valore estetico. La scelta di un oggetto così banalmente utilitario come soggetto d’arte sottolinea l’idea che l’arte può essere ovunque e che il significato può essere costruito attraverso il contesto, l’intenzione e l’interpretazione. Ha suscitato dibattiti e controversie che perdurano fino ad oggi, dimostrando la sua capacità di provocare pensiero critico e discussione, segnando una rottura con il passato e influenzando la concezione contemporanea dell’arte e il modo in cui interagiamo con essa. Questo si congiunge perfettamente con l’opera di Manzoni.

  • Casa della Venere in conchiglia Pompei

    La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei.

    La casa della venere in conchiglia è famosa  per il dipinto della Venere dai capelli ricci distesa su una conchiglia. La casa della Venere in conchiglia, venne scoperta tra il 1933 ed il 1935. La casa ha un grande peristilio, che è in pratica il centro della domus.

    Sul peristilio affacciavano vari ambienti della casa con pareti decorate in IV stile. Solo una piccola eccezione la notiamo per il grande oecus , ossia una stanza utilizzata come ambiente di ricevimento della casa romana. L’oecus, costruito ad ovest dell’atrio, è particolare perchè le pareti non hanno decorazioni. Questa assenza è dovuta al fatto che al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. era stato messo in opera solo il pavimento.

    La casa degli scavi archeologici di Pompei, prende il nome, come detto sopra, dal famoso affresco della Venere in conchiglia. L’affresco si trova sulla zona di fondo della domus. La Venere adagiata in una conchiglia è nuda ricoperta di gioielli. E’ accompagnata nella sua nascita, da un amorino e un bimbo, che rappresenta, presumibilmente Marte fanciullo. La straordinarietà dell’affresco è dato dal lussureggiante giardino, che si pone come prosecuzione di quello reale del viridarium.

    A sinistra si incontra un affresco che raffigura Marte, mentre sulla destra una fontana dipinta. Il giardino che incornicia tutto questo era diviso in aiuole, dove sono stati impiantati esemplari di mirto, tassi e rose galliche. Al centro si trova un vialetto centrale che ci conduce, come un tappeto rosso, all’affresco famoso nel mondo.

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  • Teatro Grande degli scavi di Pompei

    Il Teatro Grande di Pompei, è una costruzione teatrale di epoca romana.

    Il Teatro venne sepolto, anch’esso dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, promossi da Carlo III di Borbone. Al suo interno venivano rappresentate commedie, mimi, pantomimi e atellane.

    Il Teatro Grande negli scavi archeologici di Pompei,  viene ancora oggi utilizzato, per spettacoli di ogni tipo, così a testimoniare la continuità tra la città antica e quella moderna. Nelle città greche e romane, il teatro era un divertimento collegato alla religione. Partecipare ad uno spettacolo era segno di appartenenza civica , però solo i cittadini liberi andavano a teatro e di festività religiosa , gli spettacoli avvenivano per lo più, durante le festività. Infine si partecipava agli spettacoli anche per puro divertimento.

    A sottolineare l’aspetto religioso è il fatto che il Teatro Grande sorge nelle vicinanze del Tempio Dorico.

    Edificato sulle pendici di una collina, dove viene sfruttato il costone per la gradinata, ha una forma a ferro di cavallo, distinguendosi dal modello tradizionale romano ad emiciclo, e fu costruito interamente in opera incerta. Partecipare ad uno spettacolo al Teatro Grande era un occasione per tutti. Lo testimonia il fatto che, come tutti gli spettacoli nelle arene dell’antica Roma, lo spettacolo era gratuito.

    A pagare gli allestimenti erano i cittadini più ricchi, che così si ingraziavano gli elettori e si candidavano a ricevere incarichi politici. La parte riservata al pubblico era la cavea e questa è divisa in tre parti.

    Ima cavea, rivestita in marmo, era riservata ai decurioni. La media cavea, la più ampia e la meglio disposta per la visione dello spettacolo, era destinata alle corporazioni. La summa cavea, con posti limitati. Della summa cavea, rimane solo un piccolo tratto, in quanto crollata a seguito del terremoto del 62 d.C.

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  • Le terme degli scavi di Pompei

    Le terme degli scavi di Pompei, erano uno dei passatempi preferiti degli antichi pompeiani.
    Luoghi di divertimento, tra i più amati dai cittadini, le terme, erano posti che si frequentavano sia per motivi igienici e soprattutto per ritemprarsi. Ma si frequentavano anche per incontrare amici, per fare affari, per fare politica e per corteggiare e farsi corteggiare.
    Molti abitanti frequentavano quotidianamente le terme, sia uomini che donne. Anche a Pompei questa tendenza di frequentare le terme, è visibile ancora oggi.
    Negli scavi archeologici di Pompei incontriamo almeno tre stabilimenti termali: le Terme del Foro, le Terme Stabiane, e le terme Suburbane.
    Le Terme del Foro erano le più grandi e prestigiose. Le Terme Suburbane invece erano le più nuove, mentre le Terme Stabiane erano le più antiche.
    Le terme più antiche erano divise in una zona maschile ed in una femminile. Ma in un secondo momento la divisione architettonica dei due ambienti terminò. Con la fine di questa divisione, si arrivò probabilmente ad una divisione per orario, che però tutti facevano in modo di arginare.
    Le terme a Pompei erano terme pubbliche, cioè aperte a tutti e a pagamento. Ma le ville romane private e più grandi, erano dotate di terme private, cosa importante perché indicano il massimo lusso. Un esempio fra tutti di terme in un abitazione privata è la Villa di Poppea di Oplonti.
    Tra le terme più visitate oggi, ci sono le terme del Foro, in quel luogo in cui davvero accadeva di tutto nelle città romane. La zona meglio visitabile è la sezione maschile.
    Nel frigidarium c’è una grande vasca in cui fare il primo bagno, nel tepidarium, si riescono ancora oggi ad ammirare le decorazioni in stucco, stessa cosa che accade nel calidarium. La vasca per il bagno caldo poteva contenere sino a dieci persone.
    Delle terme Suburbane , è curioso e particolarmente interessante, scoprire le decorazioni sopra gli armadietti degli spogliatoi. Su ogni armadietto è dipinta una scena erotica abbastanza esplicita. Probabilmente il gestore delle terme, voleva aggiungere un elemento osè per richiamare i clienti.
    Questa nuova moda si era diffusa in epoca imperiale e scandalizzava molti, ma come si è sempre detto, il commercio richiede innovazione e già allora l’ingegno dei proprietari, faceva la sua parte.
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  • Davide Quartucci. L’intima materia

    Davide Quartucci inaugura la sua prima personale assoluta intitolata L’intima materia presso Boccanera Gallery Trento, all’interno della project room della galleria, esplorando l’immaginario simbolico del riposo e il processo esistenziale della morte attraverso un profondo atteggiamento ludico.

    Le opere raccontano un’esistenza organica ed essenziale, un’indagine della terra, che divengono un’indagine dell’intimità umana, fatta di gesti semplici e lenti, amplificati da una narrazione contrastante, mortuaria ma canzonatoria.

    Davide Quartucci è nato a Senigallia (Ancona, IT) nel 2000.
    Vive e lavora tra Milano e Senigallia.

    Quartucci frequenta attualmente il terzo anno del corso di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

    La ricerca di Davide Quartucci indaga una visione altra del mondo e delle cose che lo compongono servendosi del simbolo e dell’immaginario collettivo, lasciando immergere lo spettatore in scenari fiabeschi popolati da bizzarri personaggi.

    I suoi soggetti, ibridi tra infanti e vecchietti, dialogano in armonia con la natura attraverso atteggiamenti e portamenti ludico-demenziali e inebriando di contrasti perturbanti gli scenari in cui sono avvolti. L’homo ludens diviene homo “ultra-ludens”.
    Ricorrendo a un’immaginazione materiale, i personaggi che abitano queste visioni, così goffi, dai nasi fallici, rugosi e pelati, vivono una rêverie perenne, mantenendo un costante dialogo con la fragilità umana, la decomposizione e la morte. Con uno sguardo pittorico e musicale, il suo immaginario prende vita attraverso pittura, scultura, video, fotografia e disegno.

    A cura di Giorgia Lucchi Boccanera
    Catalogo con testo di Eva Adduci

    Inaugurazione 29.09.2023
    18:00 – 21:00

    30.09.2023 – 30.11.2023

    Project Room, Boccanera Gallery Trento
    Via Alto Adige 176
    Trento

    INFO: https://boccaneragallery.com/exhibitions/davide-quartucci-intima-materia/

  • I romanzi di Lella Dellea in promozione estiva

    Cerchi qualcosa di piacevole da leggere durante la tua prossima vacanza?

    Durante l’estate senti l’esigenza di rilassarti e vorresti leggere qualcosa di piacevole ma non “vuoto”?
    I romanzi dell’autrice Lella Dellea fanno al caso tuo e sono in promozione per tutta l’estate!

    Le avventure di Mimì, Cocò e Bubù, Un racconto ironico leggero e frizzante

    Immagina tre ragazze che si accingono ad affrontare una settimana di prova in una libreria molto particolare.
    In soli sette giorni avranno modo di conoscersi e di vivere mille piccole avventure e disavventure, senza contare il finale con il botto!
    La breve storia di Milena, Colette e Bruna (dette Mimì, Cocò e Bubù) è un esempio di come la vita, tra un sorriso e l’altro, può riservarci continue sorprese.
    “Le avventure di Mimì, Cocò e Bubù” ti strapperà un sorriso, o più di uno, attraverso un racconto verosimile e paradossale allo stesso tempo, con sottile ironia e tanta allegria.

    Un racconto leggero ironico e divertente, per rilassarsi e sorridere.

     

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    Conquiste, un romanzo originale, una storia intrigante raccontata a 5 voci

     

    I cambiamenti fanno paura, ma sono necessari per crescere e cambiare.
    Con questo spirito Stella, una giovane mamma sceglie di accettare un lavoro in un paesino delle Prealpi Lombarde e di iniziare una nuova avventura.

    Circondata da vecchi e nuovi amici, lei affronterà situazioni inaspettate, dovrà fare i

    conti con uno spasimante particolarmente insistente e barcamenarsi tra innumerevoli conquiste.

    Questo romance contemporaneo è appunto la narrazione di uno spaccato di vita narrata da cinque voci

    differenti (Stella, Laura, Giulia, Paolo e Michele), per avere un quadro sfaccettato e

    completo degli eventi.

    Il termine “Conquiste” racchiude molti significati, anche mettersi alla prova, superare i propri limiti, sperimentare qualcosa di nuovo è una conquista.

    Ė con questo spirito che l’autrice ha voluto raccontare la storia da ben 5 voci differenti.

    Un’impresa ardua, ma anche intrigante e istruttiva.
    “Conquiste” è un romanzo molto originale nella trama, nei protagonisti, nei contenuti e nelle emozioni che Lella Dellea ha voluto trasmettere.

     

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    Lella (Raffaella) Dellea, biografia

     

    Nata e cresciuta sulle sponde del Lago Maggiore ama leggere e scrivere da quando ne ha memoria.
    Si occupa di crescita personale, formazione e content writing.
    Oltre ad una serie di racconti brevi e a una raccolta di poesie ha pubblicato dei romanzi rosa: “Con l’Africa…nel cuore” nel 2018 e “Conquiste” nel 2021.
    A dicembre 2022 ha pubblicato anche il racconto ironico “Le avventure di Mimì, Cocò e Bubù”.

    Per maggiori informazioni è possibile visitare i profili social o i siti www.raffaelladellea.com  e www.ourfreetime.it

  • Presentazione del libro “La verità del bosco”

    Nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Il Maggio dei Libri”, il 12 maggio alle ore 18.00, sarà presentato presso “La Feltrinelli” di Via Etnea 285, a Catania, il libro dello scrittore Claudio Alessandro Colombrita, “La verità del bosco”, edito da Edizioni Creativa.

     

    Un cane viene abbandonato dal suo padrone, un bambino si perde durante una gita, come scenario l’incantevole paesaggio delle Dolomiti. Lampo e Leo si incontrano per caso e non si lasciano più, il bosco diventa il loro habitat naturale con i suoi continui messaggi.  Il primo non perde mai la speranza e il suo carico d’amore, il secondo dubita sempre più di un padre che si trasforma da esempio a uomo viscido e oscuro. L’ostinazione contro il cinismo, l’ottimismo e la rassegnazione, i due protagonisti mettono in mostra tutto il campionario di emozioni degli esseri viventi.

     

    Parallelamente Christian e Mauro intrecciano le loro storie in un viaggio ricco di sospetti e colpi di scena, il primo ha sterminato la sua famiglia, il secondo dà sfogo alle sue pulsioni in modo subdolo, la loro base è una misteriosa casa in mezzo al bosco. Leo e Lampo si perdono e si ritrovano spesso, superano numerose difficoltà ma ne escono sempre rafforzati fino a quando la montagna li conduce all’amara verità, il ricongiungimento con i propri cari non lenisce ma acuisce le loro ferite, si trovano quindi davanti ad un bivio: ricominciare come se nulla fosse o continuare la loro avventura insieme nei boschi.

    L’autore,  avvocato, giornalista e grande amante delle Dolomiti, sarà accompagnato dalla scrittrice locale Adriana Di Grazia, autrice di libri profondi e ricchi di spunti di riflessione.

     

    Info

    Per acquistare il libro o l’e-book: https://edizionicreativa.it/shop/prodotto/la-verita-del-bosco/

    In alternativa è possibile trovare il romanzo sui principali circuiti di distribuzione come Amazon, Mondadori, Feltrinelli ecc.

     

    Contatti

    Blog: La sensibilità non è un reatowww.claudiocolombrita.wordpress.com

    Facebook, Google+ e Linkedin: Claudio Colombrita

    Instagram: claudio_colombrita

    E-mail: [email protected]

  • La scelta migliore, il romanzo d’esordio di Patrizia De Angelis

    La Casa Editrice GDS presenta il romanzo d’esordio dell’autrice emergente Patrizia De Angelis.
    Una meravigliosa storia d’amore, quelle con la A maiuscola e fatta di scelte e seconde possibilità.
    L’autrice Patrizia De Angelis, con una scrittura fine ed elegante, riesce a mantenere alta l’attenzione sulle vicende del bad boy Kyle e Nicole per tutte le pagine del romanzo.

    Trama del romanzo La scelta migliore

    La vita impone scelte che ne condizionano il corso. Nicole ha già fatto le sue e sa qual è la via che vuole percorrere.
    È alla fine dell’iter accademico all’Università del Vermont e ha ben chiaro il suo futuro lavorativo. Condivide la stanza con Elizabeth, la migliore amica di sempre, ed è serena e sicura di sé, almeno fino a quando non incontra Kyle, un indecifrabile e tormentato coetaneo, rassegnato alla precarietà di una vita sregolata, dominata da amicizie pericolose.
    Nonostante sembrino agli antipodi, i due giovani si avvicinano, si accettano e tra loro sboccia un sentimento forte.
    A seguito di omissioni e incertezze che li portano a ferirsi, però si allontanano con la convinzione che sarà per sempre.
    Quattordici anni dopo, Nicole ha tutto ciò che potrebbe desiderare: il lavoro dei sogni, un compagno affidabile con cui collabora e un delizioso appartamento a New York.
    Eppure, non si sente completa e decide di tornare nel suo paese natale nel Vermont.
    Il fato riporterà Kyle nella sua vita e questo rimetterà nuovamente in discussione tutto quanto, portandola ad un nuovo viaggio interiore, intenso e profondo.

    Biografia dell’autrice Patrizia De Angelis

    Nata ad Ancona alla fine degli anni ’70, vive con il compagno in un paesino della provincia poco lontano dal mare, alternando la vita di città a quella di campagna che tanto ama.
    È un’insegnante di scuola primaria da oltre vent’anni e ha la passione per l’arte e la creatività.
    Il primo grande amore è il disegno, ma con questo romanzo ha voluto provare a dare una forma alla sua fantasia.
    Adora osservare la realtà che la circonda, riproducendola in ogni sua sfaccettatura.

    Il romanzo La scelta migliore dell‘autrice Patrizia De Angelis è edito da Edizioni GDS, disponibile in formato cartaceo e digitale, 300 le pagine.

    Link per l’acquisto

    Amazon: https://amzn.to/42t4YJn
    Edizioni GDS: https://www.gdsbookstore.it/it/la-scelta-migliore/

  • Quando il rap incontra la poesia: “La Voce dell’Anima”, i versi di Enrico Frandino interpretati dal rapper MardRe sulle note di DawwoBeatz

    progetto Biella – Non solo parole e musica, ma profonde armonie sonore che incontrano vera poesia. È “La Voce dell’Anima”, un progetto originale che vede coinvolti il poeta biellese Enrico Frandino e il duo trentino composto dal rapper Fabio Girardi in arte MardRe e dal producer David Girardi alias DawwoBeatz.

    Il loro è un incontro spirituale oltre che artistico. Di fatto la collaborazione si pone l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico alla riscoperta del sé, del proprio mondo interiore, grazie all’unione di arti affini come la poesia e la musica.

    L’Anima è al centro del progetto che vede in uscita due brani musicali prodotti da DawwoBeatz, in cui MardRe interpreta due splendide poesie di Enrico Frandino. Si tratta di “Fede” e di “E tu ci sei”, tracce rispettivamente in uscita il 15 e il 29 aprile sul canale Youtube e sulla piattaforma Spotify. L’accattivante senso ritmico ricalca in modo chiaro e profondo la linea emozionale dei testi di Enrico Frandino, conosciuto sui social come “il poeta dell’anima” proprio perché i suoi versi sono capaci di far risuonare in modo essenziale e diretto le corde più intime dell’animo umano.

    Enrico Frandino, poeta fin da giovanissimo, ha vinto più di cento concorsi internazionali e ha collaborato con accademie e prestigiose istituzioni culturali. La sua spiccata verve lirica è alla base dei successi ottenuti con la raccolta “Pittore dell’anima” (2004), del prestigioso riconoscimento di “Poeta dell’anno” nel 2007 con la silloge “Le voci del silenzio” (2006), e delle collaborazioni sperimentate con l’opera “Momenti” (2008). La ricerca della comunione artistica ha spesso spinto il poeta biellese a condividere sentimenti e idee con artisti di pari sensibilità. È il caso dello spettacolo “Se la vita mia fosse poesia…” dell’attore e regista Marco Di Stefano, presentato in prima nazionale nell’ottobre scorso a Biella, in cui sono stati interpretati alcuni testi delle sillogi “Carezze di Vento” e “Pittore dell’anima” di Enrico Frandino. Inoltre il poeta biellese è da tempo gradito ospite della rubrica “I rintocchi del cuore” nel programma televisivo “Eccellenze Italiane” in onda su Odeon tv, in cui approfondisce temi di carattere culturale e sociale.

    Fabio Girardi, noto rapper trentino, che dedica il suo nome d’arte MardRe alla figura della madre così importante nell’evoluzione dell’artista-uomo, è il giusto compagno di Enrico Frandino: definisce la sua musica “rap dell’Anima” perché concepisce l’arte come mezzo di ricerca interiore. Tra i suoi lavori più autentici ricordiamo l’Ep “Dialoghi” del 2019, “Tentazioni” e “Mai Una Gioia” del 2021. Suo produttore ufficiale è David Girardi ovvero DawwoBeatz che, dopo una lunga attività di rapperdj e beatmaker anche in duo con il fratello Fabio, si distingue in qualità di apprezzato compositore di brani lontani dai canoni del classico hip hop in quanto predilige la composizione musicale al campionamento.

    Il progetto “La Voce dell’Anima” risulta dunque fondato su un connubio altamente creativo. I testi in particolare seguono l’idea di un viaggio esistenziale che nel brano “Fede” si presenta come gestazione di una consapevolezza del sé rivolta al riconoscimento dell’Eterno Amore, mentre in “E tu ci sei” un carattere leggermente più mondano attraversa lo specchio di sottili dolori per giungere alla speranza d’un domani migliore.

    Info
    https://www.instagram.com/voce_dell_anima_/
    https://youtube.com/@VoceDellAnimaMusicaPoesia

  • “Ettore Roesler Franz e Roma Sparita”: un documentario che omaggia la bellezza della città eterna

    Il documentario, realizzato da Francesco Roesler Franz insieme a Noemi Colitti, – che ha curato il montaggio e la colonna sonora, – e a Cinzia Allito, – la voce narrante, – conduce alla scoperta di un’epoca passata e regala una nuova visione della Roma ottocentesca.
    La colonna sonora sottolinea la bellezza delle immagini e completa un’opera di grande valore artistico e culturale.

    Roma, 21 aprile 2023 – Il documentario intitolato “Ettore Roesler Franz e Roma Sparita”, che racconta la storia di uno dei più grandi artisti italiani del XIX secolo e la Roma di un tempo ormai passato, è stato fortemente voluto da Francesco Roesler Franz, pronipote di Ettore, che ha curato il soggetto, la sceneggiatura, i testi e la regia.

    Questo filmato, disponibile su YouTube, è accompagnato dalla voce di Cinzia Allito, attrice poliedrica e raffinata che da anni è considerata una delle migliori docenti di dizione, fonetica e tecnica interpretativa oltre che di recitazione. Grazie alla sua abilità, riesce a trasportare lo spettatore in un viaggio nella Roma di un tempo ormai scomparsa, attraverso le opere e le vicende di uno dei più grandi acquerellisti italiani.

    Il documentario non solo è dedicato a Ettore Roesler Franz e ai suoi due migliori amici Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan, ma, allo stesso tempo, è un tributo alla città di Roma, che grazie alla sua bellezza e al suo fascino riesce ancora oggi a catturare l’immaginazione di milioni di persone in tutto il mondo.

    Nel documentario viene esaltata non soltanto l’importanza della serie denominata Roma Sparita formata da 120 acquerelli di proprietà del comune di Roma che nascondono profondi significati esoterici, ma anche una serie di acquerelli, meno conosciuti ma altrettanto suggestivi, che ritraggono la via Appia antica, gli antichi acquedotti romani e le paludi laziali.

    L’artista è stato analizzato a 360 gradi, essendo stato Ettore Roesler Franz anche uno dei primi pittori fotografi al mondo e le sue foto sono considerate rivoluzionarie, avendo anticipato la tecnica fotografica dei moderni fotoreporter.

    Viene altresì ricordato l’affetto del pittore romano sia con la comunità ebraica di Roma sia con la città di Tivoli, che gli ha concesso la cittadinanza onoraria.

    Così come sono stati evidenziati gli stretti rapporti di amicizia intercorsi tra Ettore Roesler Franz e il mondo artistico britannico, tra cui in particolare il suo rapporto di amicizia con John Ruskin, il più importante intellettuale britannico dell’Ottocento.

    “Ettore Roesler Franz e Roma Sparita” è stato realizzato con la collaborazione di Noemi Colitti, esperta di musica e tecnologia applicata alla sonorità, che ha curato la colonna sonora e il montaggio.

    Il grande lavoro svolto da Noemi Colitti sarà premiato dalla famiglia Roesler Franz l’11 maggio 2023, proprio nel giorno della ricorrenza della nascita del pittore nato a Roma nel 1845, con la consegna alla musicista dell’annuale premio “Roma Sparita”.

    Nella stessa giornata sarà presentato alle ore 17,30 presso la galleria Micro Arti Visive in viale Mazzini 1, il fumetto intitolato “All’ombra della piramide di Caio Cestio Epulone” disegnato da Mauro Moretti e tratto dall’omonima spy story scritta da Francesco Roesler Franz che ha curato anche la sceneggiatura del fumetto.

    Per maggiori informazioni:

    Link del documentario

    Telefono 347 1814499

    Email: [email protected]

    sito: www.francescoroeslerfranz.com

  • Le stanze dell’amore incerto, il nuovo romanzo di Rino Margiotta

    La Casa Editrice GDS presenta il nuovo romanzo di narrativa contemporanea dell’autore Rino Margiotta, intitolato Le stanze dell’amore incerto.
    Un romanzo che si apprezza fin dalle prime pagine, anche grazie lo stile particolare dell’autore, che ha molto da raccontare e lo fa con caparbietà.
    Il livello della narrativa rimane sempre alto, la lettura è scorrevole, l’originalità dell’evolversi della storia mantiene il lettore con la giusta attenzione.

    Sinossi

    “Se i suoi occhi sognanti fossero riusciti a trovarla in una tazza, l’avrebbe trovata in qualsiasi posto, e questa sicurezza non è né speranza né illusione.
    Le ha pensate in quest’ordine, dopo la sicurezza viene la speranza che ha un peso più realistico dell’illusione e significa che anche la speranza di trovarla la farà rientrare a forza nella sua vita, sarebbe arrivata all’improvviso, apparsa come l’illusione di una stella cadente pronta a realizzare un desiderio così forte che Gabriele Fortis stava quasi mordendo il bucchero, e tenendolo coi denti guarda il cielo, se c’è per caso qualche stella… ma fra tutte quelle nuvole non si vedono neanche le normali, figurarsi le cadenti.”
    In mezzo a tante relazioni “ballerine”, l’unica paradossalmente più stabile è quella fra Gilda e Salvino.
    Ed è Gilda la burattinaia del romanzo con la sua storia amorosa che si snoda fra incesto e omosessualità.

    Biografia dell’autore Rino Margiotta

    Rino Margiotta è nato a Tripoli nel 1950, ha una laurea in Scienze Politiche e tre anni di Lettere e Filosofia. Interrotti perché era complicato andare avanti indietro Civitavecchia-Roma.
    Ha vissuto a Londra e viaggiato in Europa, Africa, Stati Uniti, Messico.
    Ha cambiato molte città e moltissimi lavori, cominciando nell’ufficio commerciale dell’ambasciata d’Italia a Tripoli.
    Poi sceso di livello (come dice lu): lavapiatti, facchino, pizzaiolo, manovale, correttore di bozze, autista e molti altri lavori.
    A Bologna negli anni ’70 conosce Roberto Roversi che ha pubblicato opere dell’autore, sulla rivista di poesia “Le Porte” e su “Nuovi Argomenti”.
    A 67 anni, dopo aver lavorato come amministrativo nella scuola, è andato in pensione e ha deciso di cominciare a pubblicare i suoi romanzi.
    Il romanzo Le stanze dell’amore incerto dell’autore Rino Margiotta è edito da Edizioni GDS, disponibile in formato cartaceo e digitale, 320 le pagine.

    Link per l’acquisto

    Amazon: https://amzn.to/3UnqE6F
    Edizioni GDS: https://www.gdsbookstore.it/it/le-stande-dell-amore-incerto/